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I have just started to work on a research project on visitors at the Natural History Museum in Venice.

My goal is to use a range of qualitative tools along with the traditional questionnaire in order to analyse visitors’ path, visitors’ interaction with the exhibits and their talks about science and technology as mediated by the museum environment.

Interaction, multi-modal analysis, bodily engagement and embodied cognition are the keywords.

The project is led by Ca’ Foscari University, Philosophy and Cultural Heritage Department where I am post-doc research fellow   (http://www.unive.it/nqcontent.cfm?a_id=415&persona=6638402&vista=curr).

 

 

Fotografia di Ruggero Ruggieri

Urban Movements

 Curated by Silvia Casini

 

 

 

Cities in transition, mobile topographies, emotional journeys

 Saturday November 7th in the gallery and inside the former warehouse of the ancient Jewish Ghetto in Vittorio Veneto (Venice area), Parentesi Studia will celebrate the 100th anniversary since the birth of Futurism. In this exhibition moving between video, painting and photography, walking on the crest between real and imaged architecture, the spectators trace their own personal paths.

 In Movimenti Urbani (Urban Movements) the visitor-flâneur wanders about the paintings by Angelo Accardi, the photographic snapshots by Ruggero Ruggieri and the video art by filmmaker Jean-Claude Mocik.

No reassuring spatial-temporal coordinates are offered here, rather the possibility to discover another space, between memory and projection, stillness and movement, private and public, physical and emotional transport.

 On occasion of this exhibition, visitors will have the chance to experience a video-performance realised exclusively for Parentesi Studia by internationally renowned filmmaker Jean-Claude Mocik, already protagonist of a retrospective at the Centre Pompidou.

Mocik’s 60-second-video, shot at the International Airport of Treviso will be projected in looping during the exhibition and will be part of the Parisian video cycle Midi Pile (http://www.vimeo.com/7236415).

 Opening:

Saturday  November 7th 5.30pm

Galleria Parentesi Studia

Artworks exhibited until December 7th 2009

 Info:

http://www.parentesi.it

wodiczko_09

Articolo di Silvia Casini per Digimag numero 47, 2009

 

Nonostante le promesse di una maggior attenzione alle arti figurative e in particolar modo alla pittura, la 53° Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia è ancora una volta concentrata sull’installazione video e sul cinema espanso – che non significa, necessariamente, sperimentale. Nella maggior parte dei casi si tratta di rivisitazioni dello spazio espositivo alla luce dell’esperienza tipica del cinematografo. Lo schermo diventa parete o televisore al plasma e l’installazione assume le caratteristiche di una vera e propria sala di proiezione in cui i dispositivi tipici del film vengono decostruiti – si pensi al moto rotatorio (loop) enfatizzato da Douglas Gordon o alla decomposizione dei propri film in video monitor disposti in successione (Chantal Akerman).

Il cinema inteso come spazio oscurato in cui vengono proiettate immagini in movimento accoglie lo spettatore al suo ingresso nel padiglione della Polonia. L’esperienza che ne risulta, tuttavia, è alternativa a quella della sala cinematografica e mostra le possibilità creative proprie delle installazioni video, come cercherò di illustrare, possibilità troppo spesso negate dalla video arte che affolla gli spazi delle gallerie. Go?cie/Guests è il titolo della mostra allestita con le video proiezioni dell’artista ebreo-polacco Krzysztof Wodiczko. Gli ospiti del titolo sono ombre, silhouettes di immigrati da paesi diversi, rappresentati (proiettati per meglio dire) nell’atto di lavorare, riposarsi, condividere a voce alta ognuno la propria storia così come la preoccupazione collettiva per l’ottenimento del permesso di soggiorno.

La dimensione politica dell’opera di Wodiczko, tuttavia, non è soltanto legata al soggetto dell’installazione, cioè agli immigrati-ombra, al loro essere presenze quasi invisibili ma al tempo stesso reali e vicine al nostro vivere quotidiano. Questa installazione è politica per il tipo di esperienza che crea: un’esperienza radicalmente alternativa a quella passiva del cinema hollywoodiano da blockbuster e alternativa anche a quella del visitatore flâneur che alla Biennale girovaga da un padiglione all’altro in un crescendo di noia bulimica dovuta al fatto che, spesso, i padiglioni-contenitori contengano il nulla, lasciando fuori il mondo. Wodiczko è uno dei pochi artisti presenti alla Biennale Arti Visive che risponde in modo creativo e consapevole all’invito del direttore Birnbaum che chiede di “Fare mondi/Making worlds”. A differenza di quanto avviene per la maggioranza degli altri padiglioni nazionali, infatti, protagonista del padiglione polacco è il padiglione stesso, la messa in questione dell’edificio e della sua funzione espositiva, così come la presa di distanza da un certo tipo di cinema sia esso su supporto analogico che digitale.

Per leggere il resto dell’articolo, clicca su: http://www.digicult.it/archivio/digimag47/