Art in Science Centres: A Challenge to Visitors and Evaluators
Silvia Casini
January 2010 saw the launching of two major new publications that examine how best to disseminate science to the public through a variety of new and traditional media. Together, the more than forty essays they contain provide a stimulating overview of new, innovative and successful initiatives in this field, written by many of the museum community’s most experienced and thoughtful practitioners. The essays draw on cutting-edge experience throughout the world, with contributions from Australia, Brazil, Canada, France, Germany, Greece, Japan, Mexico, Portugal, Singapore, and New Zealand, as well as from the UK and USA. The book is edited by Dr. Anastasia Filippoupoliti, Lecturer in Museum Education at the Democritus University of Thrace, Greece. She writes, “In this book, I wanted to examine the narratives generated in science exhibitions and tackle some of the challenges museums experience in transforming scientific concepts or events into three-dimensional exhibits.”
The two publications, Science Exhibitions: Curation & Design and Science Exhibitions: Communication & Evaluation, are available either separately or together. For full details please visit: www.museumsetc.com/?p=2175
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… from the Scientific Laboratory to an Artwork
A new article published in the peer-reviewed journal Contemporary Aesthetics
KEY WORDS
aesthetics, image-data, image-generating technique, magnetism, optic-haptic vision, potentiality, sculpture, seeing and reading
Read the full article here:
http://www.contempaesthetics.org/newvolume/pages/article.php?articleID=569
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Gennaio 2010
Corpo Automi Robot. Tra Arte, Scienza e Tecnologia
Lugano, 25 ottobre 2009 – 21 febbraio 2010
Recensione:
http://www.digicult.it/digimag/article.asp?id=1721
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April 2010
Exclusive!
An interview with James Johnson-Perkins, artist-in-residence at Emily Harvey Foundation, Venice.
To read the interview please click on
http://www.digicult.it/digimag/article.asp?id=1782
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February 2010
Invited Guest Lecturer
Prokalo Seminar
The University of Edinburgh, School of Architecture
http://ace.caad.ed.ac.uk/Prokalo/2009-10/Prk09-w11.htm
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February 2010
Invited lecturer at the University of Edinburgh, School of Architecture.
Postgraduate Seminar on the Body.
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Urban Movements
Curated by Silvia Casini
Cities in transition, mobile topographies, emotional journeys
Saturday November 7th in the gallery and inside the former warehouse of the ancient Jewish Ghetto in Vittorio Veneto (Venice area), Parentesi Studia will celebrate the 100th anniversary since the birth of Futurism. In this exhibition moving between video, painting and photography, walking on the crest between real and imaged architecture, the spectators trace their own personal paths.
In Movimenti Urbani (Urban Movements) the visitor-flâneur wanders about the paintings by Angelo Accardi, the photographic snapshots by Ruggero Ruggieri and the video art by filmmaker Jean-Claude Mocik.
No reassuring spatial-temporal coordinates are offered here, rather the possibility to discover another space, between memory and projection, stillness and movement, private and public, physical and emotional transport.
On occasion of this exhibition, visitors will have the chance to experience a video-performance realised exclusively for Parentesi Studia by internationally renowned filmmaker Jean-Claude Mocik, already protagonist of a retrospective at the Centre Pompidou.
Mocik’s 60-second-video, shot at the International Airport of Treviso will be projected in looping during the exhibition and will be part of the Parisian video cycle Midi Pile (http://www.vimeo.com/7236415).
Opening:
Saturday November 7th 5.30pm
Galleria Parentesi Studia
Artworks exhibited until December 7th 2009
Info:
http://www.parentesi.it
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Art Controversy in Northern Ireland
There is an echo outside the entrance of the brand-new library at Queen’s University, Belfast: Eco, a layered double-head sculpture by the Breton artist Marc Didou. Eco is haunted by the ghost of its former self which was once located outside Queen’s main entrance – right in the middle of the semicircular space, a few steps behind the War Memorial, available to people passing by. Just like the new library, Eco is going to be inaugurated on 15 October 2009. In brief, the original location of Eco was another one.
Read the whole article on Ireland’s leading magazine for contemporary art and visual culture:
http://www.recirca.com/cgi-bin/mysql/show_item.cgi?post_id=5026&type=articles&ps=publish
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Articolo di Silvia Casini per Digimag numero 47, 2009
Nonostante le promesse di una maggior attenzione alle arti figurative e in particolar modo alla pittura, la 53° Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia è ancora una volta concentrata sull’installazione video e sul cinema espanso – che non significa, necessariamente, sperimentale. Nella maggior parte dei casi si tratta di rivisitazioni dello spazio espositivo alla luce dell’esperienza tipica del cinematografo. Lo schermo diventa parete o televisore al plasma e l’installazione assume le caratteristiche di una vera e propria sala di proiezione in cui i dispositivi tipici del film vengono decostruiti – si pensi al moto rotatorio (loop) enfatizzato da Douglas Gordon o alla decomposizione dei propri film in video monitor disposti in successione (Chantal Akerman).
Il cinema inteso come spazio oscurato in cui vengono proiettate immagini in movimento accoglie lo spettatore al suo ingresso nel padiglione della Polonia. L’esperienza che ne risulta, tuttavia, è alternativa a quella della sala cinematografica e mostra le possibilità creative proprie delle installazioni video, come cercherò di illustrare, possibilità troppo spesso negate dalla video arte che affolla gli spazi delle gallerie. Go?cie/Guests è il titolo della mostra allestita con le video proiezioni dell’artista ebreo-polacco Krzysztof Wodiczko. Gli ospiti del titolo sono ombre, silhouettes di immigrati da paesi diversi, rappresentati (proiettati per meglio dire) nell’atto di lavorare, riposarsi, condividere a voce alta ognuno la propria storia così come la preoccupazione collettiva per l’ottenimento del permesso di soggiorno.
La dimensione politica dell’opera di Wodiczko, tuttavia, non è soltanto legata al soggetto dell’installazione, cioè agli immigrati-ombra, al loro essere presenze quasi invisibili ma al tempo stesso reali e vicine al nostro vivere quotidiano. Questa installazione è politica per il tipo di esperienza che crea: un’esperienza radicalmente alternativa a quella passiva del cinema hollywoodiano da blockbuster e alternativa anche a quella del visitatore flâneur che alla Biennale girovaga da un padiglione all’altro in un crescendo di noia bulimica dovuta al fatto che, spesso, i padiglioni-contenitori contengano il nulla, lasciando fuori il mondo. Wodiczko è uno dei pochi artisti presenti alla Biennale Arti Visive che risponde in modo creativo e consapevole all’invito del direttore Birnbaum che chiede di “Fare mondi/Making worlds”. A differenza di quanto avviene per la maggioranza degli altri padiglioni nazionali, infatti, protagonista del padiglione polacco è il padiglione stesso, la messa in questione dell’edificio e della sua funzione espositiva, così come la presa di distanza da un certo tipo di cinema sia esso su supporto analogico che digitale.
Per leggere il resto dell’articolo, clicca su: http://www.digicult.it/archivio/digimag47/
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Articolo pubblicato su DIGIMAG numero 46 2009
Un fotografo cineasta, Raymond Depardon, a cavallo tra documentario e fiction, vincitore del premio Pulitzer e autore di numerosi reportage in paesi come Biafra, Ciad, Venezuela, conosciuto anche per aver trascorso un periodo nel 1976 presso l’ex ospedale psichiatrico di San Servolo, a Venezia, gira nel 1996 una sorta di docu-fiction su un viaggio in Africa durato tre anni e sul mestiere stesso di film-maker. William Kentridge: nativo del Sud Africa, un artista la cui matrice espressiva è il disegno ma che spazia dalla scultura all’animazione all’installazione video, da sempre si interroga sulla dimensione sociale dell’arte e sulla responsabilità dell’artista.
Questo breve articolo non tenta una comparazione tra due artisti i cui linguaggi espressivi sono diversi, le cui biografie non si incontrano se non per il fatto di avere in comune Lei – l’Africa.
Quel che segue è un raffronto critico, un’esplorazione di due sguardi, quello di Depardon e quello di Kentridge, due artisti accostati non tanto perché ritraggono l’Africa, ma perché l’estetica del loro sguardo è simile.
Per leggere il resto dell’articolo, clicca qui:
http://www.digicult.it/archivio/digimag46/
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