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I personaggi del Sei Nazioni 2009 (e qualche curiosità): Flutey, Vickery, Bastareaud

Riky Flutey (foto a fianco) è risultato assieme a Brian O’Driscoll il miglior marcatore di mete del Sei Nazioni, firmando 4 volte lo score. Una meta l’ha segnata all’Italia, sabato scorso ha fatto lo stesso contro la Scozia venendo premiato come “man of the match”. Ma la sua partita capolavoro è stata quella contro la Francia a Twickenham, quando non solo ha realizzato una doppietta ma ha anche ispirato due delle segnature dei compagni, in una delle quali strappando la palla dalle mani enormi di Chabal.
Flutey è nato in Nuova Zelanda e ha sangue maori nelle vene. Al Te Aute College di Hawkes Bay, già scuola di Norm Hewitt, era compagno di Piri Weepu, poi divenuto All Black. Negli All Blacks under 19 giocava mediano di mischia attorniato da gente come Richie McCaw, Keven Mealamu e Rodney So’oialo. Rischiava di perdersi per strada, poi nel 2005 si è trasferito in Inghilterra (ai London Irish) e ha cominciato a lavorare durissimo per emergere.
“Dopo che i miei due figli si sono addormentati, la notte mi metto al computer e analizzo le mie partite recenti, per capire in cosa posso migliorare”, ha raccontato. Dopo la straordinaria stagione 2007-2008 con i Wasps, è stato chiamato per la Nazionale inglese, per quale è divenuto eleggibile grazie ai tre anni di residenza. Esordio proprio contro i maori Pacific Islanders, l’8 novembre 2008. Oggi è già un punto fisso (uno dei pochi) dei bianchi allenati da Martin Johnson.
Phil Vickery, a distanza di 11 anni dal suo esordio nel torneo (allora ancora Cinque Nazioni), continua ad impressionare per la sua solidità. Curiosità: il pilone 33enne viene chiamato dai compagni “Inseminator”. Figlio di allevatori, prima dell’approdo al professionismo lavorava come fecondatore di bovini (con tanto di diploma di qualifica) nella fattoria di famiglia in Cornovaglia.
Mathieu Bastareaud (foto in alto) ha vent’anni ed è uno dei tanti giovanissimi approdati quest’anno nella Nazionale francese maggiore nella prospettiva dei Mondiali 2011. Nato a Parigi da famiglia originaria di Guadalupa, le sue doti fisiche sono impressionanti: 183 centimetri per 110 chili di pura potenza ed un baricentro basso che lo rende terribilmente difficile da buttare giù. Curiosità: è il cugino del difensore dell’Arsenal e della Francia William Gallas, di dieci anni più vecchio e suo idolo in gioventù, con cui si sente regolarmente per avere consigli.
Simon Danielli (foto), ala della Scozia, ha studiato Teologia ad Oxford.
Alun-Wyn Jones è il 73esimo giocatore con questo cognome chiamato a giocare con il Galles. Neanche i Boscolo a Chioggia…
L’articolo completo nel sito di Radio R101
L’avventura italiana di Waters. “Attratto dalla cultura vincente di Treviso”

Waters festeggia il titolo di Premiership con la maglia dei Wasps
Dal Corriere del Veneto del 21 settembre 2008.
Appena poco più di un anno fa, il 19 maggio 2007, Fraser Waters giocava di fronte agli 81mila di Twickenham la finale della Heineken Cup, la vinceva con la maglia dei Wasps e veniva premiato come “man of the match” per merito soprattutto di un mostruosa serie di placcaggi su Alesana Tuilagi. Al colosso samoano del Leicester pagava un mismatch di 24 chili.
“Ma il placcaggio è soprattutto una questione di testa, ci vuole sì tecnica ma è qui dentro che devono scattarti certi meccanismi”, spiega Waters battendo con l’indice sulla tempia, “i giocatori più grossi non mi fanno paura, mi mettono più in difficolta quelli piccoli ma veloci, come in passato Guscott e Robinson, o come “Dingo” (leggi Brendan Williams, ndr) fra i miei compagni”.

Il centro dei Wasps in azione difensiva, la sua specialità
Lasciandosi alle spalle la decima stagione da protagonista nella Premiership, con 10 mete in 32 partite, oggi Waters è una delle vedette del Super Ten nostrano e l’uomo di esperienza nella cavalleria del Benetton. Sabato a Monigo si è presentato con una prestazione tutta sostanza, fatta di placcaggi autoritari (of course) e un solo errore nel trattamento dell’ovale che gli ha negato la gioia della meta. “Peccato, il passaggio di De Jager era perfetto, ma alla fine conta la prova della squadra, che è stata decisamente positiva”, ricorda il numero 12 biancoverde, autore comunque dell’assist nella meta d’avvio del connazionale Vilk.

Fraser Waters in versione Benetton Treviso
Fraser è nato in Sud Africa, a Cape Town, e lì a sei anni gli hanno messo in mano una palla ovale, come accade a tutti i bambini sudafricani (bianchi). Papà è inglese, la mamma portoghese, e quando lui ha dieci anni decidono di tornare in Europa.
Lo scopre l’ex nazionale Roger Uttley, suo professore alle superiori a Londra, che lo manda ai Wasps, da cui si separerà solo per un breve intermezzo a Bristol dedicato alla laurea in Economia.
“D’accordo, c’è una bella differenza fra Premiership e Heineken Cup ad alto livello e il campionato italiano”, commenta il 32enne centro, in attesa di un figlio che nascerà a Treviso il mese prossimo, “io però cercavo una società con una cultura vincente e il Benetton lo è, per questo ho scelto Treviso invece dei club francesi dai quali avevo ricevuto delle offerte. Dopo tanti belle soddisfazioni con i Wasps (sei titoli fra Inghilterra e Europa, ndr) era ormai il momento di andarsene, ma non mi sento a fine carriera, credo di essere ancora in grado di dire qualcosa nel rugby. Organizzazione, coaching e squadra qui sono molto qualificate, se il Benetton avesse la possibilità di confrontarsi regolarmente contro avversari di livello superiore potrebbe tranquillamente competere nel campionato inglese”.
Fraser Waters, dalla Premiership un grande placcatore per il Benetton

E’ un dato di fatto che il Super Ten nostrano, pur sempre bistrattato, si stia arricchendo negli ultimi anni di giocatori stranieri di un livello tecnico sempre crescente. Basti pensare, ad esempio, a nomi come Ludovic Mercier, improponibili fino a qualche stagione fa. Senza considerare che i primi anni del decennio hanno visto approdare in Italia un incredibile numero di autentici bidoni, spesso pagati pure a caro prezzo.
Vorrei sottolineare l’importanza – per il Benetton Treviso e per il campionato – dell’arrivo di Fraser Waters, centro dei Wasps. L’inglese, sudafricano di nascita (ma traslocò a soli 11 anni), ha alle spalle una lunga carriera nella Premiership inglese fra Bristol e Wasps e tre caps con la Nazionale della Rosa.
E’ stato a lungo ritenuto uno dei migliori centri del campionato e la pedina-chiave nella blitz defense delle Vespe giallonere, con cui ha vinto due Heineken Cup. L’anno scorso Waters è stato anzi scelto come man of the match della finale contro il Leicester, grazie alla sua capacità di annullare Seru Rabeni e Alesana Tuilagi a suon di placcaggi.
Proprio il placcaggio è ritenuta la dote migliore di Waters. Quando lo scorso maggio la rivista inglese Rugby World si è occupata nella sezione tecnica dell’offensive tackling ha inserito Waters fra i migliori specialisti assieme a Trevor Leota, Thierry Dusatoir e Sébastien Chabal, ed ha chiesto a lui di indicare i segreti di questo gesto. In questa stagione ha anche ricevuto una nomination per i Premiership Awards.