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Wasps una spanna più in alto. Il nuovo Benetton paga la tariffa ma non sfigura all’Adams Park
Quando gli Wasps segnavano la prima meta sul cronometro dell’Adams Parks erano trascorsi appena 16” e molti dei tifosi non si erano ancora accomodati sul seggiolino dopo il benvenuto al Benetton letto in italiano da Vincenzo Dallaglio, padre torinese di Lawrence, simbolo della “gold and black army” e dell’Inghilterra. Sull’azione del kickoff Serge Betsen, il capitano francese dei londinesi, aveva stoppato il calcio di Luke McLean e schiacciato in area sul rimpallo.
Un inizio davvero poco promettente per il tradizionale test inglese di Treviso, in una gioiosa atmosfera di festa campestre fra i verdissimi prati del Buckinghamshire. Per Franco Smith era l’occasione per vedere all’opera soprattutto i nuovi acquisti – cinque nel XV di partenza, più il giovane Tommaso Benvenuti – contro un avversario di alto livello, pur privo delle sue stelle Cipriani, Shaw, Worsley, Vickery e Sackey.
La “tariffa” pagata alla fine è meno salata di quanto lasciasse intendere l’avvio del match: 6 mete a 2 per il 38-15 finale. Qualche sbavatura di troppo per il Benetton, pur trattandosi di precampionato. “Siamo stati puniti per alcuni nostri errori, mentre al contrario non siamo stati in grado di capitalizzare in lunghe fasi di possesso e superiorità territoriale”, sintetizzava alla fine l’allenatore Franco Smith. Ma il Benetton ha in ogni caso lottato alla pari dal punto di vista dell’intensità fisica e talora messo in difficoltà gli inglesi in mischia chiusa.
Ha invece dannatamente sofferto l’organizzazione difensiva degli inglesi, risultando sempre costretto ad impegnare troppi uomini nei punti di incontro, e la spettacolare velocità delle ali di colore degli Wasps, da Tom Varndell (nella foto), due volte a segno, al giovane Mark Odejobi). Quando i padroni di casa innescavano la marcia nel gioco in campo aperto, erano dolori per i biancoverdi, mentre le mete per Pavanello e compagni arrivano, una per tempo, per la caparbietà degli avanti, con la firma di Dion Kingi e Michele Rizzo.
Da registrare l’assetto arretrato, con i neoarrivi McLean e Garcia alla ricerca della giusta sintonia con i compagni. Il ritorno di Frazer Waters nel club dove ha speso una lunga e onorevole carriera veniva intanto celebrato con molti autografi ma anche con una ferita al volto nello scontro con il ginocchio di un avversario. Il 5 settembre il via alla stagione ufficiale del Benetton con la SuperCoppa (ma Parma non sono gli Wasps).
Per i biancoverdi un test importante e prestigioso nel percorso di avvicinamento ad una stagione delicatissima, anche e soprattutto per i risvolti fuori dal campo del caso Celtic League. Ad ospitare Treviso uno dei club più antichi e prestigiosi del rugby inglese. I gialloneri, nati nel 1867 all’Eton and Middlesex Tavern, sono stati fra le società a dar vita alla prima federazione che ha codificato le regole del gioco, la Union inglese, anche se non godono dello status di “founder member”: perchè, narrano gli storici, il presidente James Pain scordò l’indirizzo del pub dove i pionieri si dovevano ritrovare per firmare lo statuto, e mancò così all’appuntamento.
Appena qualche anno dopo il primo scudetto tricolore del Faema Treviso gli Wasps festeggiavano quindi il loro centenario. Un dato che dà forse la misura dell’inevitabile divario culturale fra il rugby italiano e quello anglosassone. Oggi il club londinese è una delle potenze europe (4 titoli di Premiership, due Heineken Cup fra il 2002 e il 2007), pur reduce dalle difficoltà della prima stagione dopo il ritiro di Lawrence Dallaglio (nella foto a bordo campo, con Worsley).