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Nairn McEwan, a Rovigo in kilt. “Oggi diviso tra Italia e Scozia, azzurri troppo prevedibili”
“Sono sempre diviso quando si gioca questa partita, perchè l’Italia è la mia seconda patria e tifo sempre in modo appassionato per gli azzurri. Con la sola eccezione di quando giocano contro la Scozia: in questa occasione non posso proprio mettere da parte il mio orgoglio di highlander”. Nairn McEwan (foto in alto, con Botha) è oggi un cordiale pensionato, che dedica il suo tempo ai nipotini e ai cavalli nella sua tenuta nel nord della Scozia, le “highlands” appunto.
A Rovigo, dove molti lo ricordano ancora passeggiare in centro con il kilt, lasciò il segno come allenatore dall’82 all’84, portando i rossoblù ai vertici quando lo straniero della squadra era il giovane numero 8 sudafricano Nick Mallett. “Un ottimo giocatore”, ricorda, “con carattere e grinta da vendere. Quella di Rovigo fu una splendida avventura, che mi ha lasciato molti bei ricordi e grandi amicizie”.
Sabato Nairn McEwan, ex flanker di livello assoluto (24 presenze con la Nazionale del Cardo) e allenatore della Scozia dal ‘77 all’80, sarà spettatore non disinteressato della trasferta degli azzurri ad Edimburgo per il Sei Nazioni. “Le due squadre si equivalgono, un leggero vantaggio nel pronostico va agli scozzesi solo per il fatto di giocare a Murrayfield“, è l’analisi di McEwan, “dell’Italia mi piace soprattutto l’aggressività, sarà una bella sfida psicologica contro il coraggio e il senso dell’onore che sono parte del carattere scozzese. Abbiamo trascorso secoli a fare la guerra agli inglesi e non ce ne siamo dimenticati. La nostra squadra basa la sua forza su quattro o cinque vecchi generosi soldati, gente come Taylor e White, ma ci manca un po’ di talento. Attenzione comunque a Thom Evans, uno dei giovani migliori”.
Rugbista di vecchio stampo, a McEwan non piace molto la Nazionale azzurra esterofila di oggi. “Capisco che la Fir e Mallett abbiano bisogno di risultati immediati per questioni di sponsor”, commenta, “ma francamente preferirei perdere con una squadra tutta italiana e contemporaneamente far fare esperienza ai giovani. E’ anche un po’ il problema della Scozia. Credo poi che i giocatori azzurri siano troppo robot, troppo dipendenti dalla tattica dell’allenatore. Bisognerebbe trovare un piano di gioco che esalti invece la fantasia degli italiani, le loro capacità individuali, la loro imprevedibilità”.
I personaggi del Sei Nazioni 2009: Leigh Halfpenny, Jamie Heaslip, Thom Evans
Leigh Halfpenny (foto in alto) magari non porterà un cognome da campione: “Mezzosoldino” – così si potrebbe tradurre, a spanne – sembra infatti più che altro un personaggio del Signore degli Anelli. Però Mezzosoldino ha talenti e stoffa del campione, l’ennesimo della straordinaria fabbrica gallese di trequarti attiva fin dagli anni Sessanta con alcuni degli interpreti più spettacolari del gioco, da Barry John e Phil Bennett a Jpr Williams.
La meta di Halfpenny sabato contro l’Inghilterra, a conclusione di un’azione da manuale alle voci “riciclo della palla” e “sostegno”, ha messo il sigillo sull’ottavo successo consecutivo dei Dragoni nel Sei Nazioni. E prima Mezzosoldino aveva messo dentro anche una punizione. L’ala-estremo del Cardiff ha solo vent’anni ed ha debuttato con il Galles appena lo scorso 8 novembre, contro i campioni del mondo del Sud Africa (segnando subito un piazzato). Ne sentiremo parlare ancora. Anche senza Shane Williams, il suo miglior giocatore ed uno dei migliori al mondo, anche senza la creatività di Gavin Henson, ogni volta che il Galles apre palla al largo l’aria si riempe di elettricità, come se qualcosa stesse per succedere. Anche grazie a Mezzosoldino.
Jamie Heaslip (foto a fianco), nato in Israele dove il padre Richard era in servizio come generale per l’Unifil, potrebbe essere immediatamente citato come il migliore numero 8 del Sei Nazioni, non fosse che il torneo non aveva mai visto una tale concentrazione di star nel ruolo: mettiamo primo fra tutti il nostro Sergio Parisse, ma senza dimenticare che il francese Harinordoquy è stato semplicemente mostruoso sabato e che il gallese Andy Powell ci vuole un camion di traverso per fermarlo.
Il povero Heaslip gli irlandesi se lo erano dimenticato fino a questo inverno. Il tecnico O’Sullivan l’aveva lasciato a casa dalla Coppa del Mondo francese del 2007, nonostante le sue otto mete con il Leinster in quella stagione. Heaslip sa cosa fare palla in mano e se non ci fossero i diritti tivù farebbe sfracelli su Youtube la clip della finta con cui si è bevuto Clerc per la meta ai francesi (con l’agilità di un ballerino, lui che è un gigante di 1,93 per 110 chili). Inevitabilmente è stato una spina nel fianco anche per gli azzurri.
Thom Evans (foto), assieme al fratello Max, era andato a dare lezione di rugby di movimento ai maestri della materia lo scorso 16 gennaio, quando il Glasgow si era preso il lusso di vincere a Tolosa 33-26. Sempre in Heineken Cup aveva combinato al Bath quello che gli inglese chiamano “hat-trick”, il trucco del cappello: tre mete nella stessa partita.
Thom Evans nel Regno Unito era comunque già discretamente famoso. Le ragazzine facevano gli urletti per lui quando, ragazzino, cantava pop con la boy band “Twen2y 4 Se7en”. Ora canta solo sul pullman della squadre e il suo pezzo più richiesto pare sia “Lean on me”. Sabato finalmente il tecnico Frank Hadden, un iperconservatore, gli ha dato fiducia e lui ha segnato pure a Parigi. La Scozia ha perso una popstar, ma forse è nata una stella del rugby.