Tag Archive


Aironi Viadana Alessandro Zanni Amerino Zatta Antonio Pavanello Benetton Treviso Brendan Williams Casinò di Venezia Celtic League Coppe Europee 2008-2009 Edoardo Gori Fabio Semenzato Federugby Femi-Cz Rovigo Franco Smith Garth Ziegler Giancarlo Dondi Giocatori cult Heineken Cup Il diario dei Mondiali Jacques Brunel Josh Levi Kris Burton Leonardo Ghiraldini Marius Goosen Martin Johnson Mauro Bergamasco Munster Nick Mallett Petrarca Padova Rabodirect Pro12 Rugby Rovigo Scozia Sei Nazioni Sei Nazioni 2008 Sei Nazioni 2009 Super 10 2007-2008 Super 10 2008-2009 Super 10 2009-2010 Super Ten Tobie Botes Toulon Uncategorized Verso la World Cup Vittorio Munari Willem De Waal

La sfida dei Williams: stavolta meglio Brendan di Shane. Facile per gli Ospreys a Monigo

Secondo un copione già visto, le speranze di rompere il digiuno in Heineken Cup durano per il Benetton una cinquantina di minuti. I trevigiani reggevano ancora ad inizio ripresa (13-19, poi 16-22), prima che gli Ospreys gallesi piazzassero l’allungo decisivo con due mete, impacchettando il 36-16 finale.

Resta il fatto che più di Shane Williams, eletto di recente miglior giocatore al mondo, a farsi vedere è stato stavolta il Williams de noaltri, Brendan, autore di una deliziosa meta al 34′: “Dingo” annusa il passaggio all’interno di Sonny Parker, intercetta e fugge via per settanta metri. Unica lampadina accesa in un pomeriggio piuttosto grigio per colpa anche degli ospiti, dai quali ci si attendeva invece lo spettacolo.

La prima mezz’ora era stata un monologo gallese. Al di là dell’abissale divario tecnico, quello che sfidava gli Ospreys era un brutto Benetton, nervoso, arrendevole e poco rigoroso nell’organizzazione in campo. Tre mete gallesi e 19-0 dopo 24′, complice il giallo a Hottie Louw. Ad ogni iniziativa James Hook creava incertezza nella difesa trevigiana, mentre sul fronte opposto ogni giocata dei trequarti biancoverdi (in maglia giallo flourescente, per l’occasione) veniva “letta” dai gallesi con disarmante sicurezza.

L’invenzione di Brendan Williams e i piazzati di Marcato ridavano però fiducia al Benetton e nella ripresa Shane Williams e compagni giocavano in modo più utilitaristico per l’obiettivo del punto di bonus, preziosissimo nella corsa al passaggio del turno. Se lo stentato successo di Rovigo e il -60 di Swansea sembravano avvisaglie di una squadra in fase di involuzione, con la voglia di lottare mostrata a Monigo fino alla fine il Benetton riacquista perlomeno la faccia di fronte ai suoi tifosi.

Ospreys primi nel girone dopo la sconfitta del Leicester a Perpignan: pari i punti in classifica con gli inglesi, pari anche le mete segnate, ma migliore differenza punti. Ed ora i gallesi recuperano anche Gavin Henson, a riposo sabato scorso pur avendo recuperato dall’infortunio: era attesa la nascita del secondo figlio di Henson e della nota cantante Charlotte Church. Chiusura di Heineken a Monigo l’ultimo sabato di gennaio, quando a Treviso ci sarà il Perpignan di Dan Carter (nella foto con il milanista Kakà), già autore di 16 punti nell’esordio con la maglia dei catalani domenica.


Shane Williams, il piccolo principe. A Treviso sfida con l’omonimo Brendan, perchè “size don’t matter”

Dal Corriere del Veneto del 12 dicembre 2008.

Su Shane Williams circolano un sacco di storie. Una è quella che riguarda papà Mike, il quale all’inizio della carriera internazionale dell’ala di Swansea, nel 2000, decise di scommettere 50 sterline sulla possibilità che il suo Shane sarebbe diventato il miglior marcatore di mete della storia del rugby gallese. I bookmaker accettarono la puntata: da quelle parti, si sa, si scommette su tutto. Lo scorso marzo, all’indomani di Galles-Francia e della 41esima meta di Shane con la maglia dei Dragoni Rossi, Mike Williams è dunque andato a ritirare la posta di 25mila sterline, premio per la puntata pagata 500 ad 1.

Di Shane si dice anche che ad un certo punto, costretto a confrontarsi continuamente con avversari più grossi di lui, avesse deciso di piantarla con il rugby. E che qualche dubbio gli fosse venuto anche nella stagione di debutto con il Neath, quando a bordo campo in più di una occasione fu scambiato per il ragazzino raccattapalle.

Oggi invece “Ickle Shane”“Shane il minuscolo” per i fans – ride delle sue misure bonsai, un metro e settanta per un’ottantina di chili: “Ricevo un sacco di lettere da ragazzini che sono i più piccoli della loro classe e a loro rispondo che non importa, bisogna solo andare in campo e divertirsi. Non conta essere grandi, conta solo quanto grande è il tuo sorriso”.

E si capisce allora perché Shane Williams è oggi uno dei giocatori più amati del circo ovale. In uno sport sempre più di Superman, lui quanto a fisico non è nemmeno Batman: solo un Robin qualsiasi, veloce sì ma di taglia terribilmente normale come il suo comunissimo cognome.

Ma Shane ce l’ha fatta. Con la volontà e la passione, oltre che con un cristallino talento. Nella sua storia c’è il sapore della lotta di classe, del riscatto di chi, nato a Lilliput, ha tracciato la propria strada da solo in un mondo di giganti. Nel 2002, tormentato dagli infortuni, aveva praticamente deciso di smettere. Appena cinque anni fa doveva lottare per un posto nel Galles di Steve Hansen: alla World Cup 2003 era stato chiamato solo come terza scelta nel ruolo di mediano di mischia.

Quest’anno Shane Williams, con i suoi side-step e le sue mete, ha condotto il Galles al Grande Slam nel Sei Nazioni. Ed è stato eletto dall’International Board miglior rugbista al mondo. “Gioco soprattutto d’istinto, quando ricevo palla in campo aperto non sto più a domandarmi “e adesso cosa faccio?”", ha spiegato, “ma il rugby non è solo questione di talento, la maggior parte del successo si costruisce attraverso il lavoro e il sacrificio”.

Sabato Shane Williams sarà a Monigo, dove alle 14,35 gli Ospreys sfideranno il Benetton nel quarto turno di Heineken Cup. Di fronte troverà il quasi omonimo Brendan Williams, alias “Dingo”. Un metro e 70 per 76 chili. In fin dei conti, “size don’t matter”.