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	<title>Rugbypeople &#187; Simon Taylor</title>
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	<description>Lo sport più bello del mondo, la sua gente</description>
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		<title>L&#8217;esempio scozzese e i nodi Celtic League. Viaggio nel rugby degli highlanders</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Apr 2009 13:18:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elvis</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" src="http://www.telegraph.co.uk/telegraph/multimedia/archive/01366/scotland-rugby_1366203c.jpg" alt="" width="420" />Fin dal primissimo giorno dell&#8217;era Sei Nazioni, torneo dopo torneo e passando anche per la fatidica notte di <strong>Saint-Étienne</strong> alla <strong>World Cup 2007 </strong><em>(foto sotto, con Troncon e Ongaro in lacrime dopo la sconfitta)</em>, la <strong>Scozia</strong> rappresenta la misura dei progressi del rugby azzurro nella affannosa rincorsa alla competitività internazionale, un po&#8217; l&#8217;ultimo vagone del treno sul quale invano l&#8217;Italia cerca il tempo giusto per saltar su. In quel primo giorno &#8211; era il 5 febbraio 2000 &#8211; l&#8217;<strong>Italia</strong> di <strong>Giovanelli-Troncon-Dominguez</strong> e dell&#8217;eroe per un giorno <strong>Giampiero De Carli</strong> sconfisse a Roma 34-20 una Scozia pur detentrice dell&#8217;ultimo titolo del &#8220;Championship&#8221; nel format a cinque nazioni.</p>
<p>Sembrò allora uno scossone rivoluzionario alle gerarchie del rugby europeo, da sempre affare esclusivo di anglosassoni e francesi. Sembrò che fosse davvero arrivato il momento dell&#8217;ingresso di un inedito protagonista, di una nuova guest star in una recita che vedeva fin dalla fine dell&#8217;Ottocento gli stessi quattro o cinque immutati attori. E che anzi forse proprio dalla ripetizione di quel copione originale traeva il suo irresistibile fascino, come nell&#8217;opera lirica o nei classici del teatro si assaporano le sfumature delle interpretazioni e non la trama, ben sapendo già come finirà.</p>
<p><img class="alignright" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" src="http://img299.imageshack.us/img299/6022/19aoir2.jpg" alt="" width="218" height="282" />Non è andata in questo modo, ahinoi, e dieci anni dopo gli azzurri nel <strong>Sei Nazioni</strong> hanno ancora appena una particina di secondo piano, con un solo realistico obiettivo da sempre: battere la Scozia, l&#8217;unica delle avversarie apparsa finora abbordabile in ogni edizione, e non sbracare con gli altri. Oggi intanto il rugby italiano svolta con l&#8217;ingresso nella <strong>Celtic League</strong> e lo fa proprio secondo un modello che assomiglia a quello dei cugini in kilt piuttosto che all&#8217;esperienza di irlandesi e gallesi, basata per i primi sulle realtà territoriali delle province e per i secondi su combinazioni di club forti, comunque con un radicamento profondo nella regione e un organizzato sistema di reclutamento in questo ambito geografico.</p>
<p>Guardando ai risultati della Scozia e delle sue due squadre &#8211; praticamente delle selezioni &#8211; in <strong>Magners League</strong> ed <strong>Heineken Cup</strong>, i critici potrebbero legittimamente avanzare dubbi sulla strada intrapresa dalla Fir. Vale la pena, quindi, di cercare di capire cosa succede lassù, a nord del vallo di Adriano. Anche perchè la questione potrebbe essere affrontata da una opposta prospettiva, se si considera che gli <em>highlanders</em> dispongono di un numero di tesserati largamente inferiore a quello delle altre nazioni ed anche a quello italiano: 33mila, contro i nostri 61mila. Eppure fanno meglio: non molto meglio, ma pur sempre meglio di noi.</p>
<p><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" src="http://img.skysports.com/08/02/218x298/chris_paterson_scotland_v_wales_659882.jpg" alt="" width="174" height="238" /><strong>CASA DOLCE CASA?</strong> &#8211; La nascita delle selezioni farà rientrare i giocatori azzurri all&#8217;estero: questa una delle argomentazioni più accalorate fra i sostenitori dell&#8217;ingresso italiano in <strong>Celtic League</strong>. Il caso della Scozia fa però sorgere qualche dubbio, senza pure considerare quanto i suoi atleti siano sensibili alla mistica dell&#8217;orgoglio nazionale.</p>
<p>Nel 2006 <strong>Scott Murray</strong> rifiutò un&#8217;offerta per giocare con i <strong>Natal Sharks</strong> pur di rimanere ad Edimburgo. Come potrebbe funzionare con i nostri che neppure sono italiani di nascita, come i vari Nieto, Aguero, Castrogiovanni? Alla fin fine, come dicono gli inglesi, <em>&#8220;money talks&#8221;</em>.</p>
<p>Certo, attratti da un <strong>Edinburgh</strong> che ha decisamente ritrovato competitività, sono rientrati quest&#8217;anno <strong>Chris Paterson</strong> (dal Gloucester &#8211; <em>foto a fianco</em>) e <strong>Jim Hamilton</strong> (dal Leicester). Ma attualmente parecchi scozzesi fra i migliori giocano nel <strong>Top14</strong> o nella <strong>Premiership</strong>. <strong>Jason White</strong> al Sale, e per la prossima stagione ha già firmato con il Clermont Auvergne. <strong>Simon Taylor</strong> allo Stade Français. <strong>Sean Lamont</strong> al Northampton, con <strong>Euan Murray</strong> e <strong>Scott Gray</strong>. <strong>Nathan Hines</strong> e <strong>Chris Cusiter</strong> (tutti lo ricordano per quei tre assurdi passaggi sparati a Murrayfield nel 2007, ma è un ottimo giocatore) al Perpignan. <strong>Alasdair Strokosch</strong>, con <strong>Dickinson</strong> e <strong>Lawson</strong>, al Gloucester.</p>
<p>Nulla toglie, comunque, che nel primo match del Sei Nazioni 2009 <strong>Frank Hadden</strong> abbia potuto schierare una Nazionale composta da 11 giocatori dell&#8217;Edinburgh e da 5 del Glasgow nei 22 disponibili. In pratica il panorama scozzese di oggi assomiglia a quello italiano degli anni Novanta, quando tutto il meglio del movimento era concentrato a <strong>Milano</strong> e <strong>Treviso</strong>.</p>
<p>L&#8217;inchiesta completa si può leggere nel numero in edicola di <a href="http://www.rugbyclub.it" target="_blank">Rugby Club</a>.</p>
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		<title>Nairn McEwan, a Rovigo in kilt. &#8220;Oggi diviso tra Italia e Scozia, azzurri troppo prevedibili&#8221;</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Feb 2009 13:30:37 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Sei Nazioni 2009]]></category>
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		<description><![CDATA[&#8220;Sono sempre diviso quando si gioca questa partita, perchè l&#8217;Italia è la mia seconda patria e tifo sempre in modo appassionato per gli azzurri. Con la sola eccezione di quando giocano contro la Scozia: in questa occasione non posso proprio mettere da parte il mio orgoglio di highlander&#8221;. Nairn McEwan (foto in alto, con Botha) [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><img class="alignleft" style="margin: 2px; border: black 1px solid;" src="http://img337.imageshack.us/img337/487/501yj7.jpg" alt="" width="229" height="151" />&#8220;Sono sempre diviso quando si gioca questa partita, perchè l&#8217;Italia è la mia seconda patria e tifo sempre in modo appassionato per gli azzurri. Con la sola eccezione di quando giocano contro la Scozia: in questa occasione non posso proprio mettere da parte il mio orgoglio di highlander&#8221;</em>. <strong>Nairn McEwan</strong> (<em>foto in alto, con Botha</em>) è oggi un cordiale pensionato, che dedica il suo tempo ai nipotini e ai cavalli nella sua tenuta nel nord della <strong>Scozia</strong>, le &#8220;highlands&#8221; appunto.</p>
<p>A <strong>Rovigo</strong>, dove molti lo ricordano ancora passeggiare in centro con il kilt, lasciò il segno come allenatore dall&#8217;82 all&#8217;84, portando i rossoblù ai vertici quando lo straniero della squadra era il giovane numero 8 sudafricano <strong>Nick Mallett</strong>. <em>&#8220;Un ottimo giocatore&#8221;</em>, ricorda, <em>&#8220;con carattere e grinta da vendere. Quella di Rovigo fu una splendida avventura, che mi ha lasciato molti bei ricordi e grandi amicizie&#8221;</em>.</p>
<p><img class="alignright" style="margin: 2px; border: black 1px solid;" src="http://newsimg.bbc.co.uk/media/images/44494000/jpg/_44494591_strokosch_afp416.jpg" alt="" width="250" height="180" />Sabato Nairn McEwan, ex flanker di livello assoluto (24 presenze con la Nazionale del Cardo) e allenatore della Scozia dal &#8216;77 all&#8217;80, sarà spettatore non disinteressato della trasferta degli azzurri ad <strong>Edimburgo</strong> per il <strong>Sei Nazioni</strong>. <em>&#8220;Le due squadre si equivalgono, un leggero vantaggio nel pronostico va agli scozzesi solo per il fatto di giocare a <strong>Murrayfield</strong>&#8220;</em>, è l&#8217;analisi di McEwan, <em>&#8220;dell&#8217;Italia mi piace soprattutto l&#8217;aggressività, sarà una bella sfida psicologica contro il coraggio e il senso dell&#8217;onore che sono parte del carattere scozzese. Abbiamo trascorso secoli a fare la guerra agli inglesi e non ce ne siamo dimenticati. La nostra squadra basa la sua forza su quattro o cinque vecchi generosi soldati, gente come <strong>Taylor</strong> e <strong>White</strong>, ma ci manca un po&#8217; di talento. Attenzione comunque a <strong>Thom Evans</strong>, uno dei giovani migliori&#8221;</em>.</p>
<p>Rugbista di vecchio stampo, a McEwan non piace molto la Nazionale azzurra esterofila di oggi. <em>&#8220;Capisco che la Fir e Mallett abbiano bisogno di risultati immediati per questioni di sponsor&#8221;</em>, commenta, <em>&#8220;ma francamente preferirei perdere con una squadra tutta italiana e contemporaneamente far fare esperienza ai giovani. E&#8217; anche un po&#8217; il problema della Scozia. Credo poi che i giocatori azzurri siano troppo robot, troppo dipendenti dalla tattica dell&#8217;allenatore. Bisognerebbe trovare un piano di gioco che esalti invece la fantasia degli italiani, le loro capacità individuali, la loro imprevedibilità&#8221;.</em></p>
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