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Il XV ideale del Sei Nazioni. Monopolio dei francesi con la stella Parra, sorprese dalla Scozia
Non che sia stato un Sei Nazioni particolarmente emozionante. Ed anche il livello tecnico resta quello che è, certo inferiore ai match più duri di Heineken Cup. La Francia sta sbocciando e potrebbe essere la squadra europea più competitiva alla prossima World Cup, soprattutto se l’Inghilterra continuerà a sprecare il suo enorme potenziale umano sotto la guida di Martin Johnson. Al di là dei modesti risultati, la Scozia ha fatto vedere qualcosa di buono che potrebbe evolvere, a lungo termine, in un rilancio degli highlanders. Ecco il XV ideale del Sei Nazioni 2010, secondo RugbyPeople.
15. Clément Poitrenaud. Estremo affidabile e pungente. Il ruolo non offriva grande scelta. Oltre ai soliti Byrne, Southwell e Murphy, ci sarebbe da tenere d’occhio anche l’inglese Ben Foden, che però ha giocato troppo poco.
14. Shane Williams. Pochi dubbi sul motorino gallese.
13. Mathieu Bastareaud. Il ragazzo della banlieau parigina sembra avere messo a posto la testa (per il fisico non c’era problema).
12. Riki Flutey. O Yannick Jauzion? Scegliamo il maori dell’Inghilterra perchè mica possiamo mettere solo francesi…
11. Tommy Bowe. Vale lo stesso discorso, perchè non sfigurerebbero ne’ Malzieu ne’ Palisson ne’ Andreu.
10. Dan Parks. Ogni allenatore vorrebbe un numero 10 con un piede così. Fra i più giovani (l’australiano della Scozia ha già 31 anni) crescono bene sia Thrin-Duc che Sexton, pur ancora fra alti e bassi.
9. Morgan Parra (foto in alto). Probabilmente il miglior giocatore in assoluto del torneo. A 21 anni… Qualche lampo anche da Danny Care, ma il mediano di mischia di Metz, terra della palla rotonda, è inarrivabile.
8. Imanol Harinordoquy. Monumentale. Nomination anche per il nostro Alessandro Zanni, degno sostituto in azzurro dell’infortunato Parisse, e per lo scozzese Beattie.
7. John Barclay. Grande placcatore. Una sorpresa.
6. Thierry Dusatoir.
5. Alastair Kellock (foto). Altra sorpresa scozzese.
4. Paul O’Connell. Un classico.
3. Nicolas Mas. Titolare in tutti gli incontri del torneo, la prima linea dei “galletti” ha dominato ogni avversario, anche e soprattutto gli inglesi nel match che valeva il Grande Slam (o Chelem, come è per i francesi).
2. William Servat.
1. Thomas Domingo. Menzione, comunque, per l’inossidabile Totò Perugini.
I personaggi del Sei Nazioni 2009: Leigh Halfpenny, Jamie Heaslip, Thom Evans
Leigh Halfpenny (foto in alto) magari non porterà un cognome da campione: “Mezzosoldino” – così si potrebbe tradurre, a spanne – sembra infatti più che altro un personaggio del Signore degli Anelli. Però Mezzosoldino ha talenti e stoffa del campione, l’ennesimo della straordinaria fabbrica gallese di trequarti attiva fin dagli anni Sessanta con alcuni degli interpreti più spettacolari del gioco, da Barry John e Phil Bennett a Jpr Williams.
La meta di Halfpenny sabato contro l’Inghilterra, a conclusione di un’azione da manuale alle voci “riciclo della palla” e “sostegno”, ha messo il sigillo sull’ottavo successo consecutivo dei Dragoni nel Sei Nazioni. E prima Mezzosoldino aveva messo dentro anche una punizione. L’ala-estremo del Cardiff ha solo vent’anni ed ha debuttato con il Galles appena lo scorso 8 novembre, contro i campioni del mondo del Sud Africa (segnando subito un piazzato). Ne sentiremo parlare ancora. Anche senza Shane Williams, il suo miglior giocatore ed uno dei migliori al mondo, anche senza la creatività di Gavin Henson, ogni volta che il Galles apre palla al largo l’aria si riempe di elettricità, come se qualcosa stesse per succedere. Anche grazie a Mezzosoldino.
Jamie Heaslip (foto a fianco), nato in Israele dove il padre Richard era in servizio come generale per l’Unifil, potrebbe essere immediatamente citato come il migliore numero 8 del Sei Nazioni, non fosse che il torneo non aveva mai visto una tale concentrazione di star nel ruolo: mettiamo primo fra tutti il nostro Sergio Parisse, ma senza dimenticare che il francese Harinordoquy è stato semplicemente mostruoso sabato e che il gallese Andy Powell ci vuole un camion di traverso per fermarlo.
Il povero Heaslip gli irlandesi se lo erano dimenticato fino a questo inverno. Il tecnico O’Sullivan l’aveva lasciato a casa dalla Coppa del Mondo francese del 2007, nonostante le sue otto mete con il Leinster in quella stagione. Heaslip sa cosa fare palla in mano e se non ci fossero i diritti tivù farebbe sfracelli su Youtube la clip della finta con cui si è bevuto Clerc per la meta ai francesi (con l’agilità di un ballerino, lui che è un gigante di 1,93 per 110 chili). Inevitabilmente è stato una spina nel fianco anche per gli azzurri.
Thom Evans (foto), assieme al fratello Max, era andato a dare lezione di rugby di movimento ai maestri della materia lo scorso 16 gennaio, quando il Glasgow si era preso il lusso di vincere a Tolosa 33-26. Sempre in Heineken Cup aveva combinato al Bath quello che gli inglese chiamano “hat-trick”, il trucco del cappello: tre mete nella stessa partita.
Thom Evans nel Regno Unito era comunque già discretamente famoso. Le ragazzine facevano gli urletti per lui quando, ragazzino, cantava pop con la boy band “Twen2y 4 Se7en”. Ora canta solo sul pullman della squadre e il suo pezzo più richiesto pare sia “Lean on me”. Sabato finalmente il tecnico Frank Hadden, un iperconservatore, gli ha dato fiducia e lui ha segnato pure a Parigi. La Scozia ha perso una popstar, ma forse è nata una stella del rugby.
La sfida dei Williams: stavolta meglio Brendan di Shane. Facile per gli Ospreys a Monigo
Secondo un copione già visto, le speranze di rompere il digiuno in Heineken Cup durano per il Benetton una cinquantina di minuti. I trevigiani reggevano ancora ad inizio ripresa (13-19, poi 16-22), prima che gli Ospreys gallesi piazzassero l’allungo decisivo con due mete, impacchettando il 36-16 finale.
Resta il fatto che più di Shane Williams, eletto di recente miglior giocatore al mondo, a farsi vedere è stato stavolta il Williams de noaltri, Brendan, autore di una deliziosa meta al 34′: “Dingo” annusa il passaggio all’interno di Sonny Parker, intercetta e fugge via per settanta metri. Unica lampadina accesa in un pomeriggio piuttosto grigio per colpa anche degli ospiti, dai quali ci si attendeva invece lo spettacolo.
La prima mezz’ora era stata un monologo gallese. Al di là dell’abissale divario tecnico, quello che sfidava gli Ospreys era un brutto Benetton, nervoso, arrendevole e poco rigoroso nell’organizzazione in campo. Tre mete gallesi e 19-0 dopo 24′, complice il giallo a Hottie Louw. Ad ogni iniziativa James Hook creava incertezza nella difesa trevigiana, mentre sul fronte opposto ogni giocata dei trequarti biancoverdi (in maglia giallo flourescente, per l’occasione) veniva “letta” dai gallesi con disarmante sicurezza.
L’invenzione di Brendan Williams e i piazzati di Marcato ridavano però fiducia al Benetton e nella ripresa Shane Williams e compagni giocavano in modo più utilitaristico per l’obiettivo del punto di bonus, preziosissimo nella corsa al passaggio del turno. Se lo stentato successo di Rovigo e il -60 di Swansea sembravano avvisaglie di una squadra in fase di involuzione, con la voglia di lottare mostrata a Monigo fino alla fine il Benetton riacquista perlomeno la faccia di fronte ai suoi tifosi.
Ospreys primi nel girone dopo la sconfitta del Leicester a Perpignan: pari i punti in classifica con gli inglesi, pari anche le mete segnate, ma migliore differenza punti. Ed ora i gallesi recuperano anche Gavin Henson, a riposo sabato scorso pur avendo recuperato dall’infortunio: era attesa la nascita del secondo figlio di Henson e della nota cantante Charlotte Church. Chiusura di Heineken a Monigo l’ultimo sabato di gennaio, quando a Treviso ci sarà il Perpignan di Dan Carter (nella foto con il milanista Kakà), già autore di 16 punti nell’esordio con la maglia dei catalani domenica.
Shane Williams, il piccolo principe. A Treviso sfida con l’omonimo Brendan, perchè “size don’t matter”
Dal Corriere del Veneto del 12 dicembre 2008.
Su Shane Williams circolano un sacco di storie. Una è quella che riguarda papà Mike, il quale all’inizio della carriera internazionale dell’ala di Swansea, nel 2000, decise di scommettere 50 sterline sulla possibilità che il suo Shane sarebbe diventato il miglior marcatore di mete della storia del rugby gallese. I bookmaker accettarono la puntata: da quelle parti, si sa, si scommette su tutto. Lo scorso marzo, all’indomani di Galles-Francia e della 41esima meta di Shane con la maglia dei Dragoni Rossi, Mike Williams è dunque andato a ritirare la posta di 25mila sterline, premio per la puntata pagata 500 ad 1.
Di Shane si dice anche che ad un certo punto, costretto a confrontarsi continuamente con avversari più grossi di lui, avesse deciso di piantarla con il rugby. E che qualche dubbio gli fosse venuto anche nella stagione di debutto con il Neath, quando a bordo campo in più di una occasione fu scambiato per il ragazzino raccattapalle.
Oggi invece “Ickle Shane” – “Shane il minuscolo” per i fans – ride delle sue misure bonsai, un metro e settanta per un’ottantina di chili: “Ricevo un sacco di lettere da ragazzini che sono i più piccoli della loro classe e a loro rispondo che non importa, bisogna solo andare in campo e divertirsi. Non conta essere grandi, conta solo quanto grande è il tuo sorriso”.
E si capisce allora perché Shane Williams è oggi uno dei giocatori più amati del circo ovale. In uno sport sempre più di Superman, lui quanto a fisico non è nemmeno Batman: solo un Robin qualsiasi, veloce sì ma di taglia terribilmente normale come il suo comunissimo cognome.
Ma Shane ce l’ha fatta. Con la volontà e la passione, oltre che con un cristallino talento. Nella sua storia c’è il sapore della lotta di classe, del riscatto di chi, nato a Lilliput, ha tracciato la propria strada da solo in un mondo di giganti. Nel 2002, tormentato dagli infortuni, aveva praticamente deciso di smettere. Appena cinque anni fa doveva lottare per un posto nel Galles di Steve Hansen: alla World Cup 2003 era stato chiamato solo come terza scelta nel ruolo di mediano di mischia.
Quest’anno Shane Williams, con i suoi side-step e le sue mete, ha condotto il Galles al Grande Slam nel Sei Nazioni. Ed è stato eletto dall’International Board miglior rugbista al mondo. “Gioco soprattutto d’istinto, quando ricevo palla in campo aperto non sto più a domandarmi “e adesso cosa faccio?”", ha spiegato, “ma il rugby non è solo questione di talento, la maggior parte del successo si costruisce attraverso il lavoro e il sacrificio”.
Sabato Shane Williams sarà a Monigo, dove alle 14,35 gli Ospreys sfideranno il Benetton nel quarto turno di Heineken Cup. Di fronte troverà il quasi omonimo Brendan Williams, alias “Dingo”. Un metro e 70 per 76 chili. In fin dei conti, “size don’t matter”.
