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	<title>Rugbypeople &#187; Sei Nazioni</title>
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	<description>Lo sport più bello del mondo, la sua gente</description>
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		<title>Dalle Fiamme Oro al Benetton: quando la Nazionale azzurra assomiglia tanto a un club</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Feb 2012 22:07:48 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin: 2px; border: 1px solid black;" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/it/0/05/Rugby_Fiamme_Oro_1960.jpg" alt="" width="430" />Dieci giocatori del <strong>Benetton</strong> schierati nel XV titolare dell&#8217;<strong>Italia</strong> che gioca sabato a Dublino nel <strong>Sei Nazioni</strong> (più tre biancoverdi in panchina). Non si tratta però di un record. Spulciando fra l&#8217;apparato statistico degli ottimi annuari della coppia <strong>Pacitti-Volpe</strong> (credo sia uscito quello del 2012, con cd integrativo), emerge che già Treviso aveva fornito due terzi delle maglie azzurre in un&#8217;occasione relativamente recente, cioè <strong>Italia-Galles</strong> del Sei Nazioni <strong>2001</strong>, finita 23-33. I dieci biancoverdi erano Perziano, Pozzebon, D.Dallan, Mazzantini, Checchinato, Ma.Bergamasco, Gritti, Visser, Properzi e Moscardi.</p>
<p>Naturalmente era già successo in passato che la Nazionale si affidasse al blocco di un club. Il record assoluto sono gli 11 titolari delle <strong>Fiamme Oro</strong> (<em>foto in alto, una formazione del 1960</em>) scesi in campo a Piacenza per Italia-Germania Ovest. Era il 15 gennaio <strong>1961</strong> e la squadra dominava la scena italiana grazie al semi-professionismo garantito dalla ferma presso la Celere di stanza a Padova. (Chissà se in ricordo di quelle Fiamme Oro giocano a rugby anche i celerini del film <strong>A.C.A.B.</strong>, ora al cinema).</p>
<p><a href="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2012/02/Screen-Shot-2012-02-22-at-11.08.50-PM.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1201" style="margin: 2px; border: 1px solid black;" title="Screen Shot 2012-02-22 at 11.08.50 PM" src="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2012/02/Screen-Shot-2012-02-22-at-11.08.50-PM.jpg" alt="" width="168" height="265" /></a>Dieci titolari in Nazionale li ha avuti anche l&#8217;<strong>Amatori Milano</strong>, ma si era in pieno conflitto mondiale (2 maggio <strong>1942</strong>, Italia-Romania 22-3). Poco più tardi, nel <strong>1951</strong>, la <strong>Rugby Roma</strong>: in maglia azzurra Rosi, Gabrielli e compagni battono la Spagna 12-o con un XV che include anche il parmigiano Del Bono e i rodigini Battaglini, Turcato, Favaretto e Gabanella. Questi ultimi costituiscono la prima linea dei rossoblù veneti in campionato, al tempo infatti i selezionatori cercavano spesso di replicare di un club un intero reparto.</p>
<p>Nel <strong>1971</strong> sarebbe stata la volta del blocco <strong>Petrarca </strong>dei vari Lazzarini, Valier, Boccaletto (<em>a fianco</em>).  Sono padovani dieci dei quindici azzurri che l&#8217;11 aprile sono impegnati in Romania per la Coppa Europa. Finisce però male per l&#8217;Italia, travolta 32-6.</p>
<p>Quello del Benetton per Irlanda-Italia non è dunque un record. C&#8217;è però una differenza rispetto al passato. Che sempre il campionato si è fermato in occasione degli impegni della Nazionale, mentre Treviso domani gioca in <strong>Pro12</strong> in casa degli <strong>Scarlets</strong> e praticamente ha 23 uomini giusti giusti per compilare il referto. Niente permit players (ha giocato l&#8217;Eccellenza), qualche inevitabile infortunato (Sepe, Muccignat, Derbyshire), i due giocatori che la Nazionale ha liberato &#8211; Van Zyl e Minto &#8211; ai quali però lo staff azzurro ha chiesto di rimanere a riposo. Di fatto i due non avrebbero comunque potuto raggiungere il Galles con il charter della squadra. In casa Benetton, come sempre, si mastica amaro. Fatto il passo di ritirare il ricorso sugli stranieri, ci si attendeva dalla Fir gesti di collaborazione più concreti.</p>
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		<title>Il XV ideale del Sei Nazioni. Monopolio dei francesi con la stella Parra, sorprese dalla Scozia</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Mar 2010 15:01:57 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" src="http://images.mirror.co.uk/upl/m4/feb2009/9/1/Image_5_for_France_2116_Wales_gallery_78679153.jpg" alt="" width="430" />Non che sia stato un <strong>Sei Nazioni</strong> particolarmente emozionante. Ed anche il livello tecnico resta quello che è, certo inferiore ai match più duri di Heineken Cup. La <strong>Francia</strong> sta sbocciando e potrebbe essere la squadra europea più competitiva alla prossima World Cup, soprattutto se l&#8217;<strong>Inghilterra</strong> continuerà a sprecare il suo enorme potenziale umano sotto la guida di <strong>Martin Johnson</strong>. Al di là dei modesti risultati, la <strong>Scozia</strong> ha fatto vedere qualcosa di buono che potrebbe evolvere,  a lungo termine, in un rilancio degli highlanders. Ecco il XV ideale del Sei Nazioni 2010, secondo RugbyPeople.</p>
<p>15. <strong>Clément Poitrenaud</strong>. Estremo affidabile e pungente. Il ruolo non offriva grande scelta. Oltre ai soliti Byrne, Southwell e Murphy, ci sarebbe da tenere d&#8217;occhio anche l&#8217;inglese Ben Foden, che però ha giocato troppo poco.</p>
<p>14. <strong>Shane Williams</strong>. Pochi dubbi sul motorino gallese.</p>
<p>13. <strong>Mathieu Bastareaud</strong>. Il ragazzo della banlieau parigina sembra avere messo a posto la testa (per il fisico non c&#8217;era problema).</p>
<p>12. <strong>Riki Flutey</strong>. O <strong>Yannick Jauzion</strong>? Scegliamo il maori dell&#8217;Inghilterra perchè mica possiamo mettere solo francesi&#8230;</p>
<p>11. <strong>Tommy Bowe</strong>. Vale lo stesso discorso, perchè non sfigurerebbero ne&#8217; Malzieu ne&#8217; Palisson ne&#8217; Andreu.</p>
<p>10. <strong>Dan Parks</strong>. Ogni allenatore vorrebbe un numero 10 con un piede così. Fra i più giovani (l&#8217;australiano della Scozia ha già 31 anni) crescono bene sia Thrin-Duc che Sexton, pur ancora fra alti e bassi.</p>
<p>9. <strong>Morgan Parra</strong> (<em>foto in alto</em>). Probabilmente il miglior giocatore in assoluto del torneo. A 21 anni&#8230; Qualche lampo anche da Danny Care, ma il mediano di mischia di Metz, terra della palla rotonda, è inarrivabile.</p>
<p><img class="alignright" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" src="http://www.rbs6nations.com/images/news/Alastair-Kellock456.jpg" alt="" width="268" height="180" />8. <strong>Imanol Harinordoquy</strong>. Monumentale. Nomination anche per il nostro Alessandro Zanni, degno sostituto in azzurro dell&#8217;infortunato Parisse, e per lo scozzese Beattie.</p>
<p>7. <strong>John Barclay</strong>. Grande placcatore. Una sorpresa.</p>
<p>6. <strong>Thierry Dusatoir</strong>.</p>
<p>5. <strong>Alastair Kellock</strong> (<em>foto</em>). Altra sorpresa scozzese.</p>
<p>4. <strong>Paul O&#8217;Connell</strong>. Un classico.</p>
<p>3. <strong>Nicolas Mas</strong>. Titolare in tutti gli incontri del torneo, la prima linea dei &#8220;galletti&#8221; ha dominato ogni avversario, anche e soprattutto gli inglesi nel match che valeva il Grande Slam (o Chelem, come è per i francesi).</p>
<p>2. <strong>William Servat</strong>.</p>
<p>1. <strong>Thomas Domingo</strong>. Menzione, comunque, per l&#8217;inossidabile Totò Perugini.</p>
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		<title>A Parigi per Francia-Italia? Per i fanatici del rugby qualche consiglio su locali e shopping</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 15:57:04 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Una breve guida alla Parigi del rugby si trova nel numero in edicola del magazine Rugby Club. Penso comunque che saranno parecchi i tifosi azzurri che hanno scelto la capitale francese per una trasferta in occasione del Sei Nazioni 2010 e così aggiungo qui qualche altro consiglio sui locali da visitare. Grazie all&#8217;ascesa del Racing, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" src="http://www.chezmila.fr/public/calendrier/.4_m.jpg" alt="" width="430" />Una breve guida alla <strong>Parigi</strong> del rugby si trova nel numero in edicola del magazine <a title="Rugby Club" href="http://www.rugbyclub.it" target="_blank">Rugby Club</a>. Penso comunque che saranno parecchi i tifosi azzurri che hanno scelto la capitale francese per una trasferta in occasione del Sei Nazioni 2010 e così aggiungo qui qualche altro consiglio sui locali da visitare. Grazie all&#8217;ascesa del <strong>Racing</strong>, la palla ovale a Parigi sta peraltro vivendo una radiosa stagione di popolarità, con una sana rivalità fra il club dell&#8217;franco-ticinese <strong>Jacky Lorenzetti</strong> e lo <strong>Stade Français</strong> di <strong>Max Guazzini</strong> (di origini toscane).</p>
<p><img class="alignright" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" src="http://newsimg.bbc.co.uk/media/images/44236000/jpg/_44236114_mathieu300.jpg" alt="" width="150" />La storica casa di giocatori e tifosi del Racing è la brasserie <em>&#8220;Royal Villiers&#8221;</em> nel XVII° arrondissment (<em>foto al centro</em>), presso Port Champerret, ma l&#8217;attuale generazione frequenta più spesso <em>&#8220;La Régalade&#8221;</em> (XIV°) oppure <em>&#8220;Berny&#8221;</em> nell&#8217;elegante sobborgo di Antony dove ha sede il club ed i suoi campi di allenamento. <strong>Jerome Fillol</strong>, mediano di mischia del Racing ma in precedenza per quattro stagioni allo Stade Français, è il proprietario del centralissimo <a title="chez Mil'a" href="http://www.chezmila.fr/" target="_blank"><em>&#8220;Mil&#8217;a&#8221;</em></a> (rue Rousseau 11 &#8211; <em>foto in alto</em>), frequentato da giocatori di entrambe le squadre.</p>
<p>&#8220;Racingmen&#8221; e &#8220;Stadistes&#8221; si possono incrociare anche nel famoso <a title="Le Pousse au Crime" href="http://www.lepousseaucrime.fr/" target="_blank"><em>&#8220;Pousse au Crime&#8221;</em></a> e al <em>&#8220;Birdland&#8221;</em> (entrambi nel VI°, a Saint Germain de Prés), alla discoteca <em>&#8220;VIP&#8221;</em> (rue de Rivoli, vicino al Louvre) e al <em>&#8220;Bound&#8221;</em> (VIII°). Il luoghi di ritrovo preferiti dai compagni di squadra di <strong>Mauro Bergamasco</strong> e <strong>Sergio Parisse</strong> si trovano invece nei dintorni dello stadio <strong>Jean Bouin</strong>, in un quartiere a dire il vero piuttosto anonimo anche se fra i più cari di Parigi per la tranquillità e l&#8217;accessibilità. Visitate la brasserie <em>&#8220;Au Metro&#8221;</em> e soprattutto la bellissima <em>&#8220;Le Trinquet&#8221;</em>, una vera club-house in riva alla Senna destinata agli appassionati di pelota oltre che di rugby; la gestisce <strong>Mathieu Blin </strong>(<em>foto</em>), tallonatore dello Stade Français noto anche per il suo impegno politico con i socialisti.</p>
<p><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" src="http://www.aveyron.com/parisien/phopari/royal_vilierSalle.jpg" alt="" width="220" />Altri indirizzi con vocazione rugbistica in zona: <em>&#8220;Le 70&#8243;</em>, ristorante del Parco dei Principi, <em>&#8220;Les Princes&#8221;</em>, <a title="La Cantine de Faubourg" href="http://www.lacantine.com/" target="_blank"><em>&#8220;La Cantine du Faubourg&#8221;</em></a> e <em>&#8220;Café Oz&#8221;</em>. Quanto allo shopping, se siete dei fanatici di magliette e souvenir vale la pena visitare allora la ben fornita <strong>Boutique Rugby</strong> che si trova a Pigalle ad un centinaio di metri dal Moulin Rouge (boulevard de Clichy 75). L&#8217;indirizzo giusto è però quello di <strong>Espace Rugby</strong>, che tuttavia si trova piuttosto fuori mano (avenue Paul Adam 14, métro Porte de Champerret). Si tratta di una ditta che si occupa soprattutto di tenute da gioco mentre il negozio non è che un bugigattolo nel quale però si respira la grande passione del titolare, l’ex Racing <strong>Hugues Henry</strong>. Vi troverete un po&#8217; di tutto e da tutto il mondo ovale, inclusi libri, maglie e cravatte che sono autentiche rarità. Ed il calendario “Les odieux du Stade”&#8230;</p>
<p>Quanto alle due squadre parigine, considerate che il Racing vende merchandising solo attraverso il suo sito; se amate lo stile “Pink is beautiful” la <strong>Boutique du Stade Français</strong> è un piccolo spazio all&#8217;interno delle strutture piuttosto fatiscenti del club nell’area del Parco dei Principi (rue du commandant Guilbaud 2, métro Porte de Saint-Cloud). Il bel negozio della Federazione Francese si chiama <strong>Espace XV de France</strong>; l&#8217;indirizzo è rue de Clichy 14, non lontato dalla Boutique Rugby. Bon voyage!</p>
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		<title>La Celtic League a Viadana e Roma. La Fir umilia il Benetton e cancella il Veneto dal rugby che conta</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Jul 2009 16:13:02 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Dal Corriere del Veneto del 19 luglio 2009.
Bocciata, a favore di Roma e Viadana, la candidatura del Benetton alla Celtic League. Il Veneto, regione storicamente leader del movimento e principale serbatoio della Nazionale azzurra (assieme all’Argentina), cancellato con un solo colpo di spugna dalla cartina geopolitica del rugby che conta: non parteciperà nel 2010-11 al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" src="http://www.benettonrugby.it/thumb.aspx?img=/docs/gallery/69/12-Louw-Hibbard.jpg&amp;c=90" alt="" width="420" /><em>Dal Corriere del Veneto del 19 luglio 2009.</em></p>
<p>Bocciata, a favore di <strong>Roma</strong> e <strong>Viadana</strong>, la candidatura del <strong>Benetton</strong> alla <strong>Celtic League</strong>. Il <strong>Veneto</strong>, regione storicamente leader del movimento e principale serbatoio della Nazionale azzurra (assieme all’Argentina), cancellato con un solo colpo di spugna dalla cartina geopolitica del rugby che conta: non parteciperà nel 2010-11 al torneo anglosassone ne’ alla <strong>Heineken Cup</strong>, la Champions League dell’ovale di cui pure Treviso è stata pioniera fin dalle prime edizioni.</p>
<p><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" src="http://locali.data.kataweb.it/kpmimages/kpm3/gloc/2008/06/02/794413.pjpeg" alt="" width="200" height="332" />Con una decisione destinata a suscitare vasta eco e contromosse anche clamorose da parte dei club veneti, il presidente della Fir <strong>Giancarlo Dondi</strong> (<em>foto sotto</em>) ha indicato ieri nelle candidature denominate <em>“Preatorians”</em> e <em>“Aironi”</em> le più adatte a rappresentare l’Italia di fronte al Board della Magners Celtic League, che ora ne valuterà l’ammissione.</p>
<p>L’amarezza del presidente biancoverde <strong>Amerino Zatta </strong><em>(nella foto, con Luciano Benetton)</em>: <em>«Non ce l’aspettavamo, è una sconfitta per Treviso ma anche per tutto il movimento veneto, di cui eravamo capofila in un progetto che non è di sicuro meno accreditato di quelli prescelti. Ci piacerebbe sapere in cosa abbiamo sbagliato: abbiamo risposto in modo esauriente a tutte le richieste del capitolato. E siamo disposti a rendere pubblici i dettagli della copertura finanziaria che garantiamo, vediamo se gli altri possono produrre condizioni altrettanto credibili».</em></p>
<p>Sorprende soprattutto che Dondi abbiama scelto Roma, che già ospita il <strong>Sei Nazioni</strong>. Il progetto Praetorians, che è guidato dall’imprenditore immobiliare <strong>Paolo Abbondanza</strong> e coinvolge anche l’avvocato veneziano <strong>Alfredo Biagini</strong> (consulenze presso Regione Veneto, Consorzio Venezia Nuova e Biennale, presidente della Lazio), godeva di un ampio supporto politico nella capitale ma appariva poco consistente sotto l’aspetto delle risorse economiche a disposizione. Quanto a Viadana, è noto lo sforzo della <strong>Lega Nord </strong>sul fronte lombardo.</p>
<p>Ieri a Bologna la proposta di Dondi è stata ratificata, seppur di misura e con voto segreto, dal consiglio federale, nel quale pure siedono sette rappresentanti del triveneto (Bagatin, Zanandrea, Trevisiol, Rinaldo, Checchinato, Mazzariol, Torretti). A nulla sono valsi ne’ la tradizione della regione e i cinque scudetti vinti da Treviso nelle ultime sette edizioni, ne’ l’impegno trentennale nel rugby di un mecenate come <strong>Benetton</strong>, pronto peraltro a garantire un investimento di 8,5 milioni di euro a stagione per i prossimi cinque anni.</p>
<p><img class="alignright" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" src="http://rugby1823.blogosfere.it/images/Dondi1.jpg" alt="" width="250" /><em>«Non credo siano stati decisivi gli interventi dei partiti»</em>, commenta Zatta, <em>«credo piuttosto che una crescita di potere del Veneto all’interno della Fir abbia fatto paura a Dondi. Certo ora vengono meno i presupposti per continuare ad investire»</em>. E se ora, dopo Capitolina e Calvisano, anche Treviso decidesse di non partecipare al campionato? Ma dalla Ghirada assicurano di volere onorare l&#8217;impegno.</p>
<p>Il mondo del rugby veneto è frastornato. <em>«Incredulo e demoralizzato»</em> si dichiara il presidente del Venezia, <strong>Tommaso Pipitone</strong>, che esprime anche i suoi dubbi sul futuro: <em>«si tratta di una scelta sbagliata, che può travolgere l’intero movimento. Se anche Benetton sceglierà di ridimensionare, il campionato perderà ulteriormente di valore mettendo in dubbio gli investimenti di tutti»</em>. <em>«Molto coraggiosa»</em> giudica la decisione <strong>Enrico Toffano</strong>. <em>«La Fir ignora così 50 anni di storia del rugby veneto costruita prima da Padova e Rovigo e quindi più recentemente da Treviso»</em>, dice il presidente del <strong>Petrarca</strong>, <em>«il Benetton è sempre stato esempio di serietà in tutti i settori e il progetto di una franchigia in Celtic League, con il movimento regionale impegnato ad allevare giocatori per una vetrina di alto livello, aveva affascinato tutti i club della regione, Petrarca compreso»</em>.</p>
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		<title>Il rugby veneto unito: &#8220;Qui tradizione e competenze, Treviso merita la Celtic League&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Jul 2009 17:45:31 +0000</pubDate>
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Dal Corriere del Veneto del 7 luglio 2009
Perplessità sul progetto Celtic League, ma unanime convinzione che nessuno più di Treviso meriti di rappresentare il movimento italiano nel torneo anglosassone: il rugby veneto, da sempre frammentato e litigioso, si ritrova questa volta d&#8217;accordo e fa convergere il proprio sostegno alla candidatura del Benetton.
La decisione è attesa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" src="http://www.benettonrugby.it/thumb.aspx?img=/docs/gallery/56/05-gilbride.jpg&amp;c=90" alt="" width="420" /></p>
<p><em>Dal Corriere del Veneto del 7 luglio 2009</em></p>
<p>Perplessità sul progetto <strong>Celtic League</strong>, ma unanime convinzione che nessuno più di Treviso meriti di rappresentare il movimento italiano nel torneo anglosassone: il rugby veneto, da sempre frammentato e litigioso, si ritrova questa volta d&#8217;accordo e fa convergere il proprio sostegno alla candidatura del <strong>Benetton</strong>.</p>
<p>La decisione è attesa il 18 luglio, a conclusione di un consiglio federale fra i più rilevanti di sempre. <strong>Giancarlo Dondi</strong>, artefice dell&#8217;ingresso nel <strong>Sei Nazioni</strong> con cui il rugby è uscito dal ghetto degli sport minori, si trova oggi a dover scegliere la strada per lo sviluppo futuro. Treviso attende l&#8217;esito del processo di valutazione delle candidature, dopo avere presentato la terza tranche di documentazione prevista dal capitolato.</p>
<p><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" src="http://www.benettonrugby.it/thumb.aspx?img=/docs/gallery/64/01-Smith.jpg&amp;c=90" alt="" width="200" /><em>&#8220;Siamo fiduciosi, ci sentiamo preparati ma in ogni caso non favoriti: riteniamo di avere il 50% di possibilità di ottenere la partecipazione&#8221;</em>, spiega il presidente biancoverde <strong>Amerino Zatta</strong>, <em>&#8220;abbiamo risposto, crediamo in modo esauriente, a tutti i quesiti che la Fir ci ha posto. La gestione tecnica in linea con la Nazionale? Basterà un po&#8217; di buon senso. Il Benetton ha sempre collaborato, oggi peraltro ci ritroviamo con <strong>Nick Mallett</strong> e <strong>Franco Smith</strong> </em>(nella foto)<em> che, essendo entrambi sudafricani, non dovrebbero faticare a capirsi&#8221;</em>.</p>
<p>Le varie componenti della palla ovale veneta sembrano intanto ritenere imprescindibile l&#8217;ammissione del Benetton. Per <strong>Pasquale Presutti</strong>, anima del <strong>Petrarca Padova</strong>, <em>&#8220;nessuna altra realtà in Italia ha i titoli di Treviso in termini di risultati, di risorse economiche, di competenze, con alle spalle, per di più, una regione come il Veneto con strutture e tradizione rugbistiche senza uguali&#8221;</em>. Il tecnico critica invece il ridimensionamento del campionato: <em>&#8220;Viene difficile accettare che nulla sia stato fatto per rilanciare il Super Ten e sostenere i club, contro i quali ci si scaglia invece dopo ogni sconfitta della Nazionale&#8221;</em>.</p>
<p>Sulla stessa lunghezza d&#8217;onda <strong>Alessandro Moscardi</strong> (<em>foto sotto</em>), 44 presenze in azzurro fra le quali 19 da capitano. <em>&#8220;Non voglio neppure pensare che il Benetton non venga scelto&#8221;</em>, commenta l&#8217;ex tallonatore rodigino, oggi testimonial del Sei Nazioni, <em>&#8220;Treviso dovrà poi sapersi fare portavoce di un territorio ricchissimo dal punto di vista rugbistico, sul modello delle province irlandesi. Confrontarsi ad alto livello con gli anglosassoni può aiutare un movimento stanco, ma allo stesso tempo dovrebbe esserci un investimento serio per far crescere la base non solo i giocatori ma anche allenatori, dirigenti, arbitri&#8221;</em>.</p>
<p><img class="alignright" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" src="http://www.rbs6nations.com/images/content/Alessandro-Moscardi.jpg" alt="" width="145" height="185" />L&#8217;opinione comune è che quindi l&#8217;ingresso nella Celtic League non guarirà il rugby italiano dai suoi molti mali. Per i club, attanagliati dalla crisi e in mezzo al guado delle riforme dei campionati, è anzi un&#8217;estate torrida. <em>&#8220;Il ritiro di Calvisano è un segnale drammatico&#8221;</em>, sottolinea il presidente del VeneziaMestre, <strong>Tommaso Pipitone</strong>, <em>&#8220;la forbice fra alto livello e rugby di base si aprirà ancora di più e non comprendo quindi come si attuerà il riciclo di giocatori. Ci sarebbe piaciuto giungere ad una candidatura veneta fra più società, credo comunque che il progetto di Treviso sia il più accreditato. Come potrebbe la Fir spiegare l&#8217;esclusione del Benetton?&#8221;</em>.</p>
<p><strong>Stefano Bettarello</strong>, un passato fra Rovigo e Treviso e primo italiano chiamato con i Barbarians, pone l&#8217;accento sulla tradizione. <em>&#8220;E&#8217; un valore anche nel rugby moderno e quella del Veneto non può essere ignorata&#8221;</em>, spiega, <em>&#8220;senza ombra di dubbio la Celtic deve essere data al Benetton, visto che ne&#8217; Viadana ne&#8217; Roma hanno le capacità e la storia dei biancoverdi. Ma il progetto della Federazione, nel suo complesso, ha basi molto precarie&#8221;.</em></p>
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		<title>L&#8217;esempio scozzese e i nodi Celtic League. Viaggio nel rugby degli highlanders</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Apr 2009 13:18:50 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" src="http://www.telegraph.co.uk/telegraph/multimedia/archive/01366/scotland-rugby_1366203c.jpg" alt="" width="420" />Fin dal primissimo giorno dell&#8217;era Sei Nazioni, torneo dopo torneo e passando anche per la fatidica notte di <strong>Saint-Étienne</strong> alla <strong>World Cup 2007 </strong><em>(foto sotto, con Troncon e Ongaro in lacrime dopo la sconfitta)</em>, la <strong>Scozia</strong> rappresenta la misura dei progressi del rugby azzurro nella affannosa rincorsa alla competitività internazionale, un po&#8217; l&#8217;ultimo vagone del treno sul quale invano l&#8217;Italia cerca il tempo giusto per saltar su. In quel primo giorno &#8211; era il 5 febbraio 2000 &#8211; l&#8217;<strong>Italia</strong> di <strong>Giovanelli-Troncon-Dominguez</strong> e dell&#8217;eroe per un giorno <strong>Giampiero De Carli</strong> sconfisse a Roma 34-20 una Scozia pur detentrice dell&#8217;ultimo titolo del &#8220;Championship&#8221; nel format a cinque nazioni.</p>
<p>Sembrò allora uno scossone rivoluzionario alle gerarchie del rugby europeo, da sempre affare esclusivo di anglosassoni e francesi. Sembrò che fosse davvero arrivato il momento dell&#8217;ingresso di un inedito protagonista, di una nuova guest star in una recita che vedeva fin dalla fine dell&#8217;Ottocento gli stessi quattro o cinque immutati attori. E che anzi forse proprio dalla ripetizione di quel copione originale traeva il suo irresistibile fascino, come nell&#8217;opera lirica o nei classici del teatro si assaporano le sfumature delle interpretazioni e non la trama, ben sapendo già come finirà.</p>
<p><img class="alignright" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" src="http://img299.imageshack.us/img299/6022/19aoir2.jpg" alt="" width="218" height="282" />Non è andata in questo modo, ahinoi, e dieci anni dopo gli azzurri nel <strong>Sei Nazioni</strong> hanno ancora appena una particina di secondo piano, con un solo realistico obiettivo da sempre: battere la Scozia, l&#8217;unica delle avversarie apparsa finora abbordabile in ogni edizione, e non sbracare con gli altri. Oggi intanto il rugby italiano svolta con l&#8217;ingresso nella <strong>Celtic League</strong> e lo fa proprio secondo un modello che assomiglia a quello dei cugini in kilt piuttosto che all&#8217;esperienza di irlandesi e gallesi, basata per i primi sulle realtà territoriali delle province e per i secondi su combinazioni di club forti, comunque con un radicamento profondo nella regione e un organizzato sistema di reclutamento in questo ambito geografico.</p>
<p>Guardando ai risultati della Scozia e delle sue due squadre &#8211; praticamente delle selezioni &#8211; in <strong>Magners League</strong> ed <strong>Heineken Cup</strong>, i critici potrebbero legittimamente avanzare dubbi sulla strada intrapresa dalla Fir. Vale la pena, quindi, di cercare di capire cosa succede lassù, a nord del vallo di Adriano. Anche perchè la questione potrebbe essere affrontata da una opposta prospettiva, se si considera che gli <em>highlanders</em> dispongono di un numero di tesserati largamente inferiore a quello delle altre nazioni ed anche a quello italiano: 33mila, contro i nostri 61mila. Eppure fanno meglio: non molto meglio, ma pur sempre meglio di noi.</p>
<p><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" src="http://img.skysports.com/08/02/218x298/chris_paterson_scotland_v_wales_659882.jpg" alt="" width="174" height="238" /><strong>CASA DOLCE CASA?</strong> &#8211; La nascita delle selezioni farà rientrare i giocatori azzurri all&#8217;estero: questa una delle argomentazioni più accalorate fra i sostenitori dell&#8217;ingresso italiano in <strong>Celtic League</strong>. Il caso della Scozia fa però sorgere qualche dubbio, senza pure considerare quanto i suoi atleti siano sensibili alla mistica dell&#8217;orgoglio nazionale.</p>
<p>Nel 2006 <strong>Scott Murray</strong> rifiutò un&#8217;offerta per giocare con i <strong>Natal Sharks</strong> pur di rimanere ad Edimburgo. Come potrebbe funzionare con i nostri che neppure sono italiani di nascita, come i vari Nieto, Aguero, Castrogiovanni? Alla fin fine, come dicono gli inglesi, <em>&#8220;money talks&#8221;</em>.</p>
<p>Certo, attratti da un <strong>Edinburgh</strong> che ha decisamente ritrovato competitività, sono rientrati quest&#8217;anno <strong>Chris Paterson</strong> (dal Gloucester &#8211; <em>foto a fianco</em>) e <strong>Jim Hamilton</strong> (dal Leicester). Ma attualmente parecchi scozzesi fra i migliori giocano nel <strong>Top14</strong> o nella <strong>Premiership</strong>. <strong>Jason White</strong> al Sale, e per la prossima stagione ha già firmato con il Clermont Auvergne. <strong>Simon Taylor</strong> allo Stade Français. <strong>Sean Lamont</strong> al Northampton, con <strong>Euan Murray</strong> e <strong>Scott Gray</strong>. <strong>Nathan Hines</strong> e <strong>Chris Cusiter</strong> (tutti lo ricordano per quei tre assurdi passaggi sparati a Murrayfield nel 2007, ma è un ottimo giocatore) al Perpignan. <strong>Alasdair Strokosch</strong>, con <strong>Dickinson</strong> e <strong>Lawson</strong>, al Gloucester.</p>
<p>Nulla toglie, comunque, che nel primo match del Sei Nazioni 2009 <strong>Frank Hadden</strong> abbia potuto schierare una Nazionale composta da 11 giocatori dell&#8217;Edinburgh e da 5 del Glasgow nei 22 disponibili. In pratica il panorama scozzese di oggi assomiglia a quello italiano degli anni Novanta, quando tutto il meglio del movimento era concentrato a <strong>Milano</strong> e <strong>Treviso</strong>.</p>
<p>L&#8217;inchiesta completa si può leggere nel numero in edicola di <a href="http://www.rugbyclub.it" target="_blank">Rugby Club</a>.</p>
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		<title>I personaggi del Sei Nazioni 2009: Brian O&#8217;Driscoll</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Mar 2009 08:30:57 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" src="http://img.dailymail.co.uk/i/pix/2007/09_01/DriscollDM0309_468x384.jpg" alt="" width="420" /><strong>Brian O&#8217;Driscoll</strong> è un capitano vero, un vero leader. Quello che manca ad una squadra pur piena di talento come l&#8217;<strong>Inghilterra</strong>, sconfitta a Dublino 14-13 nell&#8217;ultima partita degli irlandesi al <strong>Croke Park</strong> prima del ritorno al <strong>Lansdowne Road</strong>, ricostruito a tempo di record. E non può essere una vittoria qualsiasi, quella dei verdi del Trifoglio: a Croke Park si consumò uno dei più drammatici episodi del <em>“Bloody Sunday”</em> del 1920, con 14 morti sotto i colpi dei soldati inglesi durante un match di football gaelico.</p>
<p>E con la vittoria di sabato l&#8217;<strong>Irlanda</strong> può continuare a sognare quel <strong>Grande Slam</strong> ormai sfuggito a tutti gli altri e vinto una sola volta nella sua storia, nel lontano 1948. Nonostante una superiorità piuttosto netta, la sfida con l&#8217;Inghilterra era inchiodata sul 3-3 ancora ad inizio ripresa, complice la giornata-no di <strong>O&#8217;Gara</strong>, solitamente puntuale come un Intercity svizzero negli appuntamenti dalla piazzola.</p>
<p><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" src="http://www.independent.ie/multimedia/archive/00208/oDriscoll_208247t.jpg" alt="" width="176" height="165" />A quel punto il biondo <strong>O&#8217;Driscoll</strong> ha preso in mano l&#8217;inerzia della giornata: prima un drop (6-3), poco dopo una meta per finalizzare un assedio degli avanti sull&#8217;area ospite (11-3). Partita risolta, per <em>“BOD”</em> 35esima segnatura in 91 partite, delle quali 54 da capitano.</p>
<p>Da un paio di stagioni lui e la sua generazione vengono ritenuti ormai in parabola discendente. O&#8217;Driscoll, a 30 anni, continua ad incazzarsi con i media per difendere la sua privacy (ma la sua relazione con l&#8217;attrice <strong>Amy Huberman</strong> è ormai ufficiale, <em>nella foto</em>) e continua ad essere decisivo in campo. <em>“Quando ero giovane consideravo l&#8217;esperienza qualcosa di sopravvalutato”</em>, ha detto O&#8217;Driscoll, <em>“oggi penso che l&#8217;esperienza sia un valore molto sottovalutato, invece”</em>. Hanno ragione gli irlandesi a venerare il loro capitano, esponendo cartelli con scritto “In BOD we trust”&#8230;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>I personaggi del Sei Nazioni 2009: Leigh Halfpenny, Jamie Heaslip, Thom Evans</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Feb 2009 14:20:53 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Leigh Halfpenny (foto in alto) magari non porterà un cognome da campione: “Mezzosoldino” &#8211; così si potrebbe tradurre, a spanne – sembra infatti più che altro un personaggio del Signore degli Anelli. Però Mezzosoldino ha talenti e stoffa del campione, l’ennesimo della straordinaria fabbrica gallese di trequarti attiva fin dagli anni Sessanta con alcuni degli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft" src="http://newsimg.bbc.co.uk/media/images/44446000/jpg/_44446688_halfpenny_walu20_300huw.jpg" alt="" width="416" height="300" />Leigh Halfpenny</strong> (<em>foto in alto</em>) magari non porterà un cognome da campione: <em>“Mezzosoldino”</em> &#8211; così si potrebbe tradurre, a spanne – sembra infatti più che altro un personaggio del Signore degli Anelli. Però Mezzosoldino ha talenti e stoffa del campione, l’ennesimo della straordinaria fabbrica gallese di trequarti attiva fin dagli anni Sessanta con alcuni degli interpreti più spettacolari del gioco, da <strong>Barry John</strong> e <strong>Phil Bennett</strong> a <strong>Jpr Williams</strong>.</p>
<p>La meta di Halfpenny sabato contro l’Inghilterra, a conclusione di un’azione da manuale alle voci “riciclo della palla” e “sostegno”, ha messo il sigillo sull’ottavo successo consecutivo dei <strong>Dragoni</strong> nel Sei Nazioni. E prima Mezzosoldino aveva messo dentro anche una punizione. L’ala-estremo del <strong>Cardiff</strong> ha solo vent’anni ed ha debuttato con il Galles appena lo scorso 8 novembre, contro i campioni del mondo del Sud Africa (segnando subito un piazzato). Ne sentiremo parlare ancora. Anche senza <strong>Shane Williams</strong>, il suo miglior giocatore ed uno dei migliori al mondo, anche senza la creatività di <strong>Gavin Henson</strong>, ogni volta che il Galles apre palla al largo l’aria si riempe di elettricità, come se qualcosa stesse per succedere. Anche grazie a Mezzosoldino.</p>
<p><strong><img class="alignleft" style="margin: 2px; border: black 1px solid;" src="http://www.irishrugby.ie/images/news/heaslip.jpg" alt="" width="218" height="233" />Jamie Heaslip </strong>(<em>foto a fianco</em>), nato in Israele dove il padre Richard era in servizio come generale per l’Unifil, potrebbe essere immediatamente citato come il migliore numero 8 del Sei Nazioni, non fosse che il torneo non aveva mai visto una tale concentrazione di star nel ruolo: mettiamo primo fra tutti il nostro <strong>Sergio Parisse</strong>, ma senza dimenticare che il francese <strong>Harinordoquy</strong> è stato semplicemente mostruoso sabato e che il gallese <strong>Andy Powell</strong> ci vuole un camion di traverso per fermarlo.</p>
<p>Il povero Heaslip gli irlandesi se lo erano dimenticato fino a questo inverno. Il tecnico <strong>O’Sullivan</strong> l’aveva lasciato a casa dalla Coppa del Mondo francese del 2007, nonostante le sue otto mete con il Leinster in quella stagione. Heaslip sa cosa fare palla in mano e se non ci fossero i diritti tivù farebbe sfracelli su Youtube la clip della finta con cui si è bevuto <strong>Clerc</strong> per la meta ai francesi (con l’agilità di un ballerino, lui che è un gigante di 1,93 per 110 chili). Inevitabilmente è stato una spina nel fianco anche per gli azzurri.</p>
<p><strong><img class="alignright" style="margin: 2px; border: black 1px solid;" src="http://www.scrum.com/PICTURES/CMS/600/630.jpg" alt="" width="200" height="296" />Thom Evans </strong><em>(foto)</em>, assieme al fratello <strong>Max</strong>, era andato a dare lezione di rugby di movimento ai maestri della materia lo scorso 16 gennaio, quando il <strong>Glasgow</strong> si era preso il lusso di vincere a Tolosa 33-26. Sempre in Heineken Cup aveva combinato al Bath quello che gli inglese chiamano <em>“hat-trick”</em>, il trucco del cappello: tre mete nella stessa partita.</p>
<p>Thom Evans nel Regno Unito era comunque già discretamente famoso. Le ragazzine facevano gli urletti per lui quando, ragazzino, cantava pop con la boy band <em>“Twen2y 4 Se7en”</em>. Ora canta solo sul pullman della squadre e il suo pezzo più richiesto pare sia <em>“Lean on me”</em>. Sabato finalmente il tecnico <strong>Frank Hadden</strong>, un iperconservatore, gli ha dato fiducia e lui ha segnato pure a Parigi. La Scozia ha perso una popstar, ma forse è nata una stella del rugby.</p>
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		<title>Dal 2010 Sei Nazioni sul Sky. Movimento in rivolta: &#8220;Italia in chiaro o fine del boom&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Feb 2009 08:29:57 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Dal Corriere del Veneto del 18 febbraio 2009
Con l&#8217;inizio del Sei Nazioni 2009 la febbre è cominciata a salire per gli appassionati di rugby che assisteranno alle sfide degli azzurri nel torneo, alcuni di persona negli stadi di Roma, Londra ed Edinburgo ed altri &#8211; molti di più &#8211; che assaporeranno lo spettacolo di fronte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" src="http://www.welshrugbypics.co.uk/events/wales-v-itlay-230208/CDF_g_wales_italy_17.jpg" alt="" width="420" /><em>Dal Corriere del Veneto del 18 febbraio 2009</em></p>
<p>Con l&#8217;inizio del <strong>Sei Nazioni 2009</strong> la febbre è cominciata a salire per gli appassionati di rugby che assisteranno alle sfide degli azzurri nel torneo, alcuni di persona negli stadi di Roma, Londra ed Edinburgo ed altri &#8211; molti di più &#8211; che assaporeranno lo spettacolo di fronte alla tivù. Per l&#8217;ultima volta, almeno nella versione in chiaro: <strong>Sky Italia</strong> si è infatti aggiudicata (per 13 milioni di euro) i diritti della più prestigiosa manifestazione europea dal 2010 al 2014, &#8220;scippando&#8221; quindi <strong>La7</strong> che tanto aveva investito sullo sport dell&#8217;ovale negli ultimi quattro anni.</p>
<p>Notizia di marketing sportivo, che tuttavia non lascia indifferente il movimento. Il passaggio alla pay-tv priva il rugby di una straordinaria vetrina, da cui deriva il boom della disciplina nelle recenti stagioni.</p>
<p><a href="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2009/01/mazzariol.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-469" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" title="mazzariol" src="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2009/01/mazzariol-193x300.jpg" alt="" width="135" height="210" /></a>Le partite del Sei Nazioni su La7 hanno peraltro ottenuto ottimi riscontri di audience (superati spesso il milione di contatti, con punte di share del 14%), mentre su Sky la partita decisiva degli ultimi Mondiali, <strong>Italia-Scozia</strong>, era stata vista appena da 365mila telespettatori.<em> &#8220;Il rugby rischia uno stop del suo sviluppo&#8221;</em>, ha dichiarato preoccupato il presidente della Federugby <strong>Giancarlo Dondi</strong>, il quale prospetta una trattativa con Sky per ottenere la trasmissione in chiaro delle gare dell&#8217;Italia. Improbabile però che la rete satellitare scenda a patti proprio sul principio che la sostiene, l&#8217;esclusività degli avvenimenti sportivi per attrarre abbonati.</p>
<p><em>&#8220;E&#8217; una notizia che preoccupa tutti noi del mondo del rugby&#8221;</em>, sottolinea il trevigiano <strong>Francesco &#8220;Cocco&#8221; Mazzariol</strong> (<em>nella foto</em>), miglior marcatore del Super 10 con la maglia dell&#8217;<strong>Overmach Parma</strong> e brillante commentatore per i microfoni di La7, <em>&#8220;Sky saprà di sicuro confezionare un ottimo prodotto e la Federugby incasserà la propria quota di diritti, ma la visibilità offerta dalla trasmissione delle partite in chiaro è importantissima per tutto il movimento: per far conoscere il nostro sport, per attrarre sponsor, pubblico e giocatori. Il riscontro ottenuto dal Sei Nazioni su La7, con oltre un milioni di telespettatori per ogni match, è davvero sorprendente se si pensa qual era l&#8217;attenzione per il rugby anche solo dieci anni fa&#8221;</em>.</p>
<p><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" src="http://www.ofmvenezia.it/MATERIALE/6%20Nazioni%202006%20Dublino/04-02-2006Dublino-Irlanda/s_51.jpg" alt="" width="205" height="153" />E scherza, ma non troppo, Mazzariol: <em>&#8220;Vengo riconosciuto per strada più ora come commentatore che in vent&#8217;anni di carriera da giocatore. Significativo, no?&#8221;</em>. Malumori anche tra i tifosi. <em>&#8220;Spero che si trovi una soluzione, molti degli appassionati che non hanno l&#8217;abbonamento si ritroverebbero privi della possibilità di seguire l&#8217;Italia&#8221;</em>, spiega Marco Malerba degli<strong> OFM</strong>, gruppo organizzato di tifosi azzurri ora in partenza per Londra (nella foto in occasione di Irlanda-italia), <em>&#8220;il rugby ha grandi potenzialità di crescita, non è giusto che finisca relegato in una televisione a pagamento&#8221;</em>.</p>
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		<title>2009, l&#8217;anno della Celtic. Al Rovigo e a Massimo Brunello gli oscar del 2008</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Jan 2009 16:33:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elvis</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" src="http://www.rovigooggi.it/files/2008/12/trr-1259.jpg" alt="" width="420" />Si apre un anno fondamentale per lo sviluppo del rugby italiano, proiettato verso inediti orizzonti professionistici con la decisione della <strong>Federugby</strong> di aderire alla <strong>Celtic League</strong>. Modalità e tempi restano da definire, ma a nove anni dall&#8217;ingresso nel Cinque Nazioni, divenuto appunto <strong>Sei Nazioni</strong> con gli azzurri, il padre padrone della palla ovale nazionale <strong>Giancarlo Dondi</strong> imprime al movimento una nuova decisiva svolta, pur circondata da polemiche e perplessità del tutto legittime.</p>
<p>Una fase di passaggio che invita anche a riflettere sui modelli adottati dai club della nostra regione, sempre comunque protagonisti non solo nel <strong>Super Ten</strong> ma anche nella produzione di talenti: a fianco dell&#8217;<strong>Argentina</strong> il <strong>Veneto</strong> resta tuttora il serbatoio principale della Nazionale azzurra, come dimostra il dato dei cinque padovani in campo all&#8217;<strong>Euganeo</strong> contro l&#8217;<strong>Australia</strong> lo scorso 8 novembre.</p>
<p><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" src="http://www.benettonrugby.it/thumb.aspx?img=/docs/gallery/59/17-Williams.jpg&amp;c=90" alt="" width="220" />Il 2008 si conclude con un <strong>Treviso</strong> sempre al vertice del campionato ma privo dello scudetto (perso a Monza lo scorso 7 giugno contro Calvisano) e ancora bastonato in <strong>Heineken Cup</strong>, anche se con la giustificazione del girone-monstre con Leicester, Ospreys e Perpignan. Se <strong>Brendan Williams</strong> (<em>foto</em>) resta l&#8217;uomo in più per il Benetton, perlomeno contro gli avversari dei campi nostrani, pesano ancora sul rendimento dei biancoverdi infortuni gravi come quelli recenti a <strong>Picone</strong> e al capitano <strong>De Jager</strong>.</p>
<p>Ma al di là dei risultati, tuttavia, mai come oggi è sembrata smarrita l&#8217;identificazione fra città e squadra che ha costituito per decenni il sostrato culturale del rugby biancoverde (e prima ancora biancazzurro). Basterà un&#8217;eventuale Celtic League a risvegliare la passione dei trevigiani?</p>
<p>Quasi all&#8217;opposto di un modello che stenta ad affermarsi come quello del Benetton della troika Munari-Zatta-Smith si ritrova il pensiero marcatamente &#8220;made in Polesine&#8221; del <strong>Rovigo</strong>, con un attaccamento purista alle radici e dei risultati che sul fronte del Super Ten continuano a sorprendere, soprattutto in relazione alle risorse economiche disponibili.</p>
<p><a href="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2009/01/brunello-brizzante.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-432" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" title="brunello-brizzante" src="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2009/01/brunello-brizzante-300x180.jpg" alt="" width="240" height="144" /></a>Se esistesse nel nostro rugby un premio per l&#8217;allenatore dell&#8217;anno, difficilmente l&#8217;edizione 2008 sfuggirebbe a <strong>Massimo Brunello </strong>(<em>nella foto, assieme all&#8217;assistant Flaviano Brizzante</em>), capace di condurre i &#8220;bersaglieri&#8221; ad un passo dai playoff nel passato torneo e di mantenerne la competitività anche in quello in corso, valorizzando allo stesso tempo giovani come <strong>Bacchetti</strong>, <strong>Favaro</strong> e <strong>De Marchi</strong>.</p>
<p>Nel mezzo, forse ancora alla ricerca di un modello per far fronte alle sfide del professionismo, <strong>Petrarca</strong> e <strong>VeneziaMestre</strong>, che hanno sì raggiunto i rispettivi obiettivi nella stagione scorsa (semifinale e salvezza) ma che continuano a dibattersi in un&#8217;altalena di risultati e a rinviare l&#8217;esame di maturità.</p>
<p><em>(foto da www.rovigooggi.it, www.benettonrugby.it e da bloggers.it-viscardini)</em></p>
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