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Dal 2010 Sei Nazioni sul Sky. Movimento in rivolta: “Italia in chiaro o fine del boom”

Dal Corriere del Veneto del 18 febbraio 2009

Con l’inizio del Sei Nazioni 2009 la febbre è cominciata a salire per gli appassionati di rugby che assisteranno alle sfide degli azzurri nel torneo, alcuni di persona negli stadi di Roma, Londra ed Edinburgo ed altri – molti di più – che assaporeranno lo spettacolo di fronte alla tivù. Per l’ultima volta, almeno nella versione in chiaro: Sky Italia si è infatti aggiudicata (per 13 milioni di euro) i diritti della più prestigiosa manifestazione europea dal 2010 al 2014, “scippando” quindi La7 che tanto aveva investito sullo sport dell’ovale negli ultimi quattro anni.

Notizia di marketing sportivo, che tuttavia non lascia indifferente il movimento. Il passaggio alla pay-tv priva il rugby di una straordinaria vetrina, da cui deriva il boom della disciplina nelle recenti stagioni.

Le partite del Sei Nazioni su La7 hanno peraltro ottenuto ottimi riscontri di audience (superati spesso il milione di contatti, con punte di share del 14%), mentre su Sky la partita decisiva degli ultimi Mondiali, Italia-Scozia, era stata vista appena da 365mila telespettatori. “Il rugby rischia uno stop del suo sviluppo”, ha dichiarato preoccupato il presidente della Federugby Giancarlo Dondi, il quale prospetta una trattativa con Sky per ottenere la trasmissione in chiaro delle gare dell’Italia. Improbabile però che la rete satellitare scenda a patti proprio sul principio che la sostiene, l’esclusività degli avvenimenti sportivi per attrarre abbonati.

“E’ una notizia che preoccupa tutti noi del mondo del rugby”, sottolinea il trevigiano Francesco “Cocco” Mazzariol (nella foto), miglior marcatore del Super 10 con la maglia dell’Overmach Parma e brillante commentatore per i microfoni di La7, “Sky saprà di sicuro confezionare un ottimo prodotto e la Federugby incasserà la propria quota di diritti, ma la visibilità offerta dalla trasmissione delle partite in chiaro è importantissima per tutto il movimento: per far conoscere il nostro sport, per attrarre sponsor, pubblico e giocatori. Il riscontro ottenuto dal Sei Nazioni su La7, con oltre un milioni di telespettatori per ogni match, è davvero sorprendente se si pensa qual era l’attenzione per il rugby anche solo dieci anni fa”.

E scherza, ma non troppo, Mazzariol: “Vengo riconosciuto per strada più ora come commentatore che in vent’anni di carriera da giocatore. Significativo, no?”. Malumori anche tra i tifosi. “Spero che si trovi una soluzione, molti degli appassionati che non hanno l’abbonamento si ritroverebbero privi della possibilità di seguire l’Italia”, spiega Marco Malerba degli OFM, gruppo organizzato di tifosi azzurri ora in partenza per Londra (nella foto in occasione di Irlanda-italia), “il rugby ha grandi potenzialità di crescita, non è giusto che finisca relegato in una televisione a pagamento”.


Ambizioni, idee chiare e voglia di rivincita. George Graham dalla Scozia al Petrarca

george graham petrarcaDal Corriere del Veneto del 3 settembre, edizione di Padova.

“Se quel drop di Marcato non fosse finito in mezzo ai pali avremmo vinto a Roma, sicuramente sarei stato confermato nello staff della Scozia e oggi non sarei a Padova”, dice con un mezzo sorriso George Graham. Invece il calcio dell’azzurro era ben calibrato, quel giorno al Flaminio. E così il Carrera Petrarca ha un nuovo allenatore: ambizioso come i progetti del club, esperto della mischia come piace qui, da sempre.

Ex pilone in uno staff di ex piloni come Menapace e Presutti, silhouette tipo Barney dei Flintstones (un metro e 70 per 110 chili… “ero un giocatore di quelli piccoli ma cattivi”, sottolinea), Graham ha alle spalle una duratura carriera internazionale conclusasi a ben 36 anni, in uno Scozia-Galles del Sei Nazioni 2002. Come tecnico della mischia ha lavorato con i Borders e per tre stagioni con la Scozia, fino all’epilogo romano dello scorso marzo. “Mentre il capo allenatore Hadden (i due nella foto in alto) è stato confermato, io sono stato il capro espiatorio del nostro fallimentare Sei Nazioni”, commenta, “una delusione enorme, perché sono convinto di avere fatto un buon lavoro con la mischia scozzese”.

george graham petrarca“Ho scelto allora di accettare la proposta di Padova e di fare la mia prima esperienza da professionista come head coach. E’ stato decisivo l’aver assistito al derby contro Treviso: ho visto una squadra di buon livello, un ambiente appassionato e con idee chiare, strutture sportive che hanno pochi confronti anche in Gran Bretagna”. Padre di quattro figli maschi, tutti sulla via della palla ovale (l’omonimo George, 18 anni, apertura, è una promessa del rugby scozzese e pratica sia l’union che il league), Graham vive nella piccola Carlisle, Inghilterra del nord, dove si stabilì per fare una esperienza nel XIII. Ha un unico hobby: “Andare al pub alla domenica pomeriggio, per il resto il rugby e la famiglia sono tutta la mia vita”.

La prima impressione è di genuinità e franchezza, e così si presenta anche la sua ricetta per il gioco del Petrarca. “Voglio una squadra in cui ognuno sappia fare cose semplici ma in modo efficace, che sia aggressiva e che corra forte fino all’ultimo secondo. La rosa è completa, le prime amichevoli hanno dato riscontri positivi e ci sono ogni giorno nuovi miglioramenti. A questo punto non vedo l’ora che cominci il campionato”.