Tag Archive


Aironi Viadana Alessandro Zanni Amerino Zatta Andrea Marcato Bath Benetton Treviso Benjamin De Jager Brendan Williams Carrera Padova Casinò di Venezia Celtic League Christian Gajan Corrado Pilat Federugby Femi-Cz Rovigo Franco Smith Fraser Waters Garth Ziegler Giancarlo Dondi Heineken Cup Ivan Francescato Joe Maddock Josh Levi Kris Burton Leicester Tigers Leonardo Ghiraldini Luke McLean Magners Celtic League Magners League Marius Goosen Martin Johnson Massimo Brunello Mauro Bergamasco Nick Mallett Petrarca Padova Rovigo Rugby Rovigo Scozia Sei Nazioni Super Ten Tobie Botes Toulon Umberto Casellato Vittorio Munari Willem De Waal

Quarant’anni fa la scomparsa di Maci Battaglini, simbolo del Rovigo e del primo rugby italiano

Quaranta anni fa, alle 6,45 del 1° gennaio 1971, moriva all’ospedale di Padova Mario Battaglini, il più grande protagonista della prima stagione del rugby italiano nel dopoguerra. Il rodigino “Maci” era stato vittima qualche settimana prima di una banale caduta dalla bicicletta (mezzo da cui non si separava mai, poichè non aveva la patente), derivando un trauma che l’avrebbe portato al coma e quindi alla tragica fine.

Alla funzione funebre Don Mario Bisaglia cita la parabola di Sansone: «Tu sei stato questo, Maci, un forte e un dolce, tutti ti ricorderanno così». Ad assistere alla cerimonia ci sono migliaia di cittadini, perchè di Rovigo Battaglini è stato uno dei figli più amati. «In fondo al suo cuore durava l’immagine della piccola città di nebbie spinose e di soli cocenti, dove anche lontano dallo stadio teatro delle sue gesta, continuava ad essere protagonista», ha scritto Gian Antonio Cibotto.

Gli ultimi anni di vita di Maci sono intrisi di dolore e nostalgia: resta vedovo della moglie Gabriella nel ’66, dopo una lunga malattia, e nel ‘70 viene allontanato dalla panchina del Rovigo, rimanendo orfano del rugby, sinonimo di una passione assoluta. Dedicati a Battaglini restano oggi uno stadio ed un monumento, ma soprattutto gli affettuosi ricordi che ancora si rincorrono in città. Come quando Maci fece uno stringato ma efficacissimo discorso alla squadra, prima della sfida fra una selezione veneta e i temibili sudafricani della Stellenbosch University. «Loro sono fortissimi, ma se giochiamo come sappiamo li ciavemo». E infatti i sudafricani, reduci da una trionfale tournèe in Francia, persero quella partita 15-8.

Era il 1955 e per la prima volta gli italiani si imponevano ad una squadra di una nazione rugbisticamente avanzata. Pioniere, per il rugby azzurro, Battaglini lo era stato da sempre. Prima della guerra – dopo avere fatto nascere il Rovigo, col fratello Checco, e averlo condotto al titolo nazionale della Gil – Maci era stato il primo “professionista” di uno sport allora ancora ai primissimi passi, ottenendo un ingaggio dall’Amatori Milano (subito uno scudetto nel ‘39-’40). Classe 1919, di umilissime origini, viene arruolato nel Genio e spedito prima in Yugoslavia e quindi sul fronte russo.

Dopo la guerra è il primo rugbista italiano a giocare ed affermarsi in Francia, dove diventa un popolare eroe sportivo grazie soprattutto ai suoi calci da lunghissima distanza e  alle sue straordinarie doti fisiche, da cui deriva il soprannome “Maciste” e per apocope “Maci”. Tre stagioni fra Vienne e Toulon fino a che “le mal du pays”, irresistibile, lo riporta a Rovigo. Giusto in tempo per la drammatica alluvione del novembre 1951 ma anche per l’esaltante ciclo di quattro scudetti dei bersaglieri rossoblù, nei quali una terra povera come il Polesine trova identificazione e riscatto. Di quella squadra Maci è giocatore, allenatore, simbolo.

Di carattere effervescente, non va molto d’accordo con arbitri, giornalisti, dirigenti di club e di Federazione: saranno molti i “casi Battaglini” negli anni della sua carriera, spesa anche a Treviso, Padova e Bologna. Battaglini è l’interprete più rappresentativo della prima stagione del rugby in Italia, di uno sport che nasce aristocratico ed universitario per scoprirsi poi contadino e popolano, radicandosi in provincia e dove antichi sono i legami con la terra, la fatica, il sacrificio; un rugby che non conosceva mode e retoriche del terzo tempo ma parlava la lingua vivacissima e autentica del campanile. Gli ultimi successi per Battaglini (tre scudetti dal ’57 al ’60) giunsero da allenatore delle Fiamme Oro, la polisportiva della Polizia di Stato che è quasi una Nazionale grazie al reclutamento dei migliori atleti nel reparto padovano della Celere.

Escluso da un rugby che cambiava velocemente quanto la società italiana, alla fine degli anni Sessanta Maci accetterà un lavoro di bidello ed un posto nella memoria di tutti i bambini di quella generazione. Nella stagione seguente al divorzio con Battaglini, il Rovigo avrà il primo sponsor di maglia – Tosimobili – ed uno straordinario straniero, Alex Penciu. Era già tutto un altro rugby.

Nelle foto Maci Battaglini con la maglia dell’Amatori Milano (per gentile concessione di Umberto Miani, che ringraziamo) ed il Rovigo del secondo scudetto nella stagione dell’alluvione 1951-52.


E’ il momento dei tecnici veneti. La sfida di Casellato a Rovigo, i progetti di Innocenti a Venezia

Il trevigiano Umberto Casellato (nella foto, da AllRugby) sulla panchina del Rovigo, il padovano Marzio Innocenti su quella del VeneziaMestre mentre l’evergreen Pasquale Presutti torna a dirigere in prima persona il Petrarca: tre tecnici veneti alla guida di tre club della regione nel Super Ten 2009-2010, l’ultimo prima della riforma dei campionati con lo sbarco del rugby italiano nella Celtic League.

Scontata da parte del Benetton la riconferma dello scudettato Franco Smith, le altre società hanno scelto di cambiare rivolgendosi ad allenatori del territorio, complice anche una crisi che sta avendo forti ripercussioni sulla palla ovale (bilanci di chiusura in rosso per Padova, Rovigo e Venezia, ma un severo ridimensionamento economico è in corso in tutto il movimento).

Via dunque lo scozzese George Graham dal Petrarca e il francese Christian Gajan dal VeneziaMestre, con Massimo Brunello sedotto dalla Fir che gli assegna l’Italia under 18 e la direzione della neonata Accademia di Mogliano.

Eredità non facile da gestire per Casellato, dopo la storica semifinale ottenuta dal Rovigo nell’ultima stagione. «La base di partenza è proprio l’ottimo lavoro di Brunello nei due anni scorsi, io cercherò di fare a modo mio con l’auspicio di eguagliare nei risultati chi mi ha preceduto», dice l’ex mediano di mischia di Treviso e della Nazionale, «certo Rovigo non è più una sorpresa, ma la squadra è stata quasi completamente confermata e può rinforzarsi ulteriormente. Le pressioni di una piazza come Rovigo non mi fanno paura, ma al contrario la competenza e la passionalità del pubblico rossoblù rappresentano soprattutto uno stimolo, per me e per la squadra».

Casellato ha allenato per due stagioni il VeneziaMestre, raccogliendo una promozione dalla A al Super Ten e una tranquilla salvezza, mentre l’anno scorso è subentrato a Roberto Foglia nel Mogliano, poi protagonista di un ottimo finale di stagione (ed anche al club del Terraglio la panchina va ad un veneto, il casalese Eugenio Eugenio, rientrato dopo due stagioni alla Lazio). Il Rovigo non rinnova con Lodie Britz e perde il pilone Orlandi, passato al Racing Parigi, ma ingaggia il forte terza linea argentino Alejandro Abadie, apprezzato l’anno scorso alla Capitolina.

Se per Presutti (foto al centro) l’incarico di capo-allenatore non è che un ritorno al passato, a Mestre Marzio Innocenti rappresenta una novità. E tutto nuovo è il progetto proposto dal tecnico e sposato dal club amaranto-oro.

«Fallito in Italia il tentativo di un rugby pro a tutti gli effetti, torneremo ad un semi-professionismo che sviluppi alte professionalità», spiega Innocenti, nella vita apprezzato otorinolaringoiatra, «la squadra si allenerà durante la pausa-pranzo, i giocatori poi avranno un programma da svolgere individualmente e avranno tutto il tempo per studiare e lavorare in prospettiva futura. Ridurremo gli stranieri dando fiducia soprattutto a giovani italiani, con l’obiettivo prioritario di una tranquilla salvezza e della crescita della qualità del gioco».

Non confermati Aaron Rameka e Josh Levi, il VeneziaMestre cerca invece di trattenere gli stranieri migliori della passata stagione, i sudafricani Gareth Krause e MJ Mentz.

Nella foto Marzio Innocenti quando era giocatore della Nazionale (immagine tratta da “2000, Italia in meta”).


Rovigo e Toulon nel Challenge. Battaglini e l’antico legame fra due città innamorate del rugby

I sorteggi per la Challenge Cup 2009/2010 hanno designato Rovigo nel girone 3 assieme ai londinesi Saracens ed ai francesi del Castres e del Toulon. E proprio la sfida con quest’ultimi rappresenta un appuntamento speciale nell’ultima stagione dei club italiani nelle Coppe europee prima della Celtic League e della discussa riforma dei campionati interni.

Fra Rovigo e Toulon, infatti, esistono antichi legami, sullo sfondo di una analogia di carattere fra le due città: entrambe città di classi popolari, entrambe follemente innamorate del rugby tanto da farlo diventare senza dubbio il primo sport. Indimenticabile l’esperienza di una partita allo stadio Félix Mayol, a due passi dal mare, sempre gremito di indemoniati tifosi rossoneri. L’arrivo del magnate dei fumetti Mourad Boudjellal ha portato ad una rinascita del “brin de muguet”, oggi uno dei club con il maggiore budget in Europa. Quindi i tifosi del Rovigo potranno vedere all’opera al Battaglini gente come Jonny Wilkinson, Felipe Contempomi o Pierre Mignoni.

Ma ad inaugurare il legame fra il rugby rodigino e tolonese fu Mario Battaglini, che con la maglia dei francesi disputò la stagione 1948/49. La figura di “Maci” trova ancora ampio spazio nello splendido libro “Le Rugby Club Toulounnais 1908-2008″ dello scrittore Gaelle Nohant, che racconta l’epopea della palla ovale rossonera. Dal testo è tratta la foto qui a fianco, in cui Battaglini disputa la semifinale a Béziers fra Rct e Vienne (11-6 per i rossoneri, nella foto in alto da notare la gente letteralmente appesa alla tettoia dello stadio).

Poi il Toulon accolse un altro rodigino, Giancarlo Malosti, che lì finì per passare tutta la vita. Il terza linea, vincitori di 4 scudetti con Rovigo e 7 volte nazionale azzurro, è morto proprio nella città del Var tre anni fa. Nella foto veste la magia del Rct della stagione 1957/58 (è il terzo in piedi partendo da destra). In tempi più recenti ha invece avuto l’onore di esibirsi al Mayol il roccioso centro Stefano Bordon, passato al Toulon assieme ad Orazio Arancio nel ‘97 (foto sotto).

Ad allenare i rossoneri sono stati anche allenatori ben noti al rugby italiano, come Gilbert Doucet, Alain Teixidor, Tim Lane e Philippe Sauton (che a dire il vero non ha lasciato un gran ricordo ne’ a Tolone ne’ al Petrarca…).


Nairn McEwan, a Rovigo in kilt. “Oggi diviso tra Italia e Scozia, azzurri troppo prevedibili”

“Sono sempre diviso quando si gioca questa partita, perchè l’Italia è la mia seconda patria e tifo sempre in modo appassionato per gli azzurri. Con la sola eccezione di quando giocano contro la Scozia: in questa occasione non posso proprio mettere da parte il mio orgoglio di highlander”. Nairn McEwan (foto in alto, con Botha) è oggi un cordiale pensionato, che dedica il suo tempo ai nipotini e ai cavalli nella sua tenuta nel nord della Scozia, le “highlands” appunto.

A Rovigo, dove molti lo ricordano ancora passeggiare in centro con il kilt, lasciò il segno come allenatore dall’82 all’84, portando i rossoblù ai vertici quando lo straniero della squadra era il giovane numero 8 sudafricano Nick Mallett. “Un ottimo giocatore”, ricorda, “con carattere e grinta da vendere. Quella di Rovigo fu una splendida avventura, che mi ha lasciato molti bei ricordi e grandi amicizie”.

Sabato Nairn McEwan, ex flanker di livello assoluto (24 presenze con la Nazionale del Cardo) e allenatore della Scozia dal ‘77 all’80, sarà spettatore non disinteressato della trasferta degli azzurri ad Edimburgo per il Sei Nazioni. “Le due squadre si equivalgono, un leggero vantaggio nel pronostico va agli scozzesi solo per il fatto di giocare a Murrayfield, è l’analisi di McEwan, “dell’Italia mi piace soprattutto l’aggressività, sarà una bella sfida psicologica contro il coraggio e il senso dell’onore che sono parte del carattere scozzese. Abbiamo trascorso secoli a fare la guerra agli inglesi e non ce ne siamo dimenticati. La nostra squadra basa la sua forza su quattro o cinque vecchi generosi soldati, gente come Taylor e White, ma ci manca un po’ di talento. Attenzione comunque a Thom Evans, uno dei giovani migliori”.

Rugbista di vecchio stampo, a McEwan non piace molto la Nazionale azzurra esterofila di oggi. “Capisco che la Fir e Mallett abbiano bisogno di risultati immediati per questioni di sponsor”, commenta, “ma francamente preferirei perdere con una squadra tutta italiana e contemporaneamente far fare esperienza ai giovani. E’ anche un po’ il problema della Scozia. Credo poi che i giocatori azzurri siano troppo robot, troppo dipendenti dalla tattica dell’allenatore. Bisognerebbe trovare un piano di gioco che esalti invece la fantasia degli italiani, le loro capacità individuali, la loro imprevedibilità”.


La nuova sfida di Rovigo. Cuore rossoblù, giovani e una presidentessa con le idee chiare

Il caldo tifo del "Battaglini"

Dal Corriere del Veneto del 9 settembre 2008, edizione di Rovigo.

Al cuore rossoblù non si comanda. E mentre tutto il rugby italiano per diventare grande guarda lontano da casa, anzi spesso nell’altro emisfero, a Rovigo invece si punta su ciò che è locale nella convinzione che l’orgoglio in fin dei conti valga più dei danè.

Tommaso Reato

Tommaso Reato

E l’anno scorso la Femi-Cz ha avuto ragione, risultando avversario indigesto per molti e conquistando un quinto posto che nessuno aveva pronosticato alla vigilia. I “bersaglieri” ci riprovano con una presidentessa giovane e appassionata (Susanna Vecchi), un direttore sportivo che è stato la bandiera della squadra negli ultimi quindici anni (Andrea “Pepe” Scanavacca) ed un tecnico fra i più capaci del panorama italiano, Massimo “Schinca” Brunello. Tutti rodigini doc, ovviamente, come numerosi giocatori dell’organico capitanato da Tommaso Reato.

E vale la pena di ricordare che fu proprio grazie alle ineffabili “schinche” del Brunello giocatore che Rovigo vinse il suo scudetto più bello, al Flaminio di Roma nell’88. In attesa della consacrazione del gioiello Bacchetti, i principali rinforzi da fuori sono De Marchi e Favaro, talentuosi ma giovani: la squadra sembra avere perso qualcosa in qualità con la partenza di Pastormerlo e Ayala e l’addio dello stesso Scanavacca, ma lancia un messaggio importante.

Susanna Vecchi (da Allrugby)

Susanna Vecchi (dal magazine Allrugby)

“Vogliamo riconfermarci ai livelli della scorsa stagione, sempre però facendo riferimento ai valori della tradizione rossoblù”, spiega la neopresidentessa Susanna Vecchi, affermata manager, idee chiare anche per il rugby, “al contempo il nostro obiettivo è di consolidare la società e di acquisire, anche a qui a Rovigo, una mentalità imprenditoriale. La gestione di un budget di 1,8 milioni di euro, per quanto fra i più modesti del Super Ten, va affidata ad adeguate professionalità. Essere donna in un mondo di uomini? Non mi crea alcun imbarazzo. Grazie a mio padre è un ambiente che ho frequentato fin da bambina e che ho sempre amato”.

Sabato la Femi Cz sarà subito impegnata nella sfida più attesa della stagione, contro il Petrarca al Plebiscito. Per Susanna Vecchi un delicato esordio da presidente. “Non sarà facile”, scherza, “ho sempre urlato allo stadio, ora il mio ruolo non me lo permette più”.