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	<title>Rugbypeople &#187; Petrarca Padova</title>
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	<description>Lo sport più bello del mondo, la sua gente</description>
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		<title>I derby veneti, quando i pali erano sempre troppo corti. Un racconto di Franco Paludetto</title>
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		<pubDate>Wed, 09 May 2012 21:49:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elvis</dc:creator>
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Franco Paludetto ci ha lasciato pochi giorni fa. Classe 1940, mediano di mischia, era stato un giocatore del Treviso, dell&#8217;Amatori Milano e del Rovigo, giungendo fino alle porte della Nazionale. Franco era una persona di modi squisiti e di grande sensibilità, che come molti della sua generazione faticava ad accettare il rugby nella sua versione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2012/05/metalcrom.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1348" style="margin: 2px; border: 1px solid black;" title="metalcrom" src="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2012/05/metalcrom.jpg" alt="" width="430" /></a></p>
<p><strong>Franco Paludetto</strong> ci ha lasciato pochi giorni fa. Classe 1940, mediano di mischia, era stato un giocatore del <strong>Treviso</strong>, dell&#8217;<strong>Amatori Milano</strong> e del <strong>Rovigo</strong>, giungendo fino alle porte della Nazionale. Franco era una persona di modi squisiti e di grande sensibilità, che come molti della sua generazione faticava ad accettare il rugby nella sua versione &#8220;moderna&#8221; e professionistica. Aveva scritto un paio di libri di memorie sulla sua esperienza nel mondo della palla ovale (<em>&#8220;I sogni e le mischie&#8221;</em> e <em>&#8220;Oltre la linea bianca&#8221;</em>). Lo disturbavo spesso, facendomi regalare ricordi dei suoi anni rugbistici pieni di sapore. I miei preferiti erano quelli riguardanti <strong>Maci Battaglini</strong> e i derby veneti. Ogni tanto mi aveva spedito delle mail con i suoi racconti. Ne ripropongo uno qui, con la certezza che a Franco avrebbe fatto piacere condividere le sue emozioni con altri appassionati di questo sport.</p>
<p>(Nella foto il Treviso del 1964, primo anno della sponsorizzazione Metalcrom. L&#8217;allenatore era <strong>Lollo Levorato</strong>, il primo in piedi da sinistra. Franco Paludetto è il terzo degli accosciati da sinistra).</p>
<p>I DERBY VENETI &#8211; di Franco Paludetto</p>
<p><em>La settimana che precedeva la partita con il Rovigo, il <strong>Petrarca</strong> e le Fiamme Oro, noi trevisani ci allenavamo con più impegno del solito. Il derby creava una grande attesa anche in città, con la gente che parlava di rugby in piazza dei Signori, nelle osterie, tra le bancarelle del mercato. Gli appassionati che incontravamo il sabato sera al bar Biffi ci battevano una mano sulla spalla dicendo: “Domani dovete vincere anche per noi.” La domenica le tribune erano stracolme, con sventolare di bandiere biancocelesti, bianconere e rossoblù. Le partite erano sempre battaglie dure, senza esclusioni di colpi, specialmente con il Petrarca. “In amore e in guerra tutto è lecito”, dice un proverbio che non mi sembra il massimo della saggezza.</em></p>
<p><em>Con il <strong>Rovigo</strong> avevamo un rapporto diverso, sempre grintoso e combattivo, ma basato sul rispetto e la stima reciproca. Rovigo e Treviso erano province povere e ci sentivamo un poco cugini. Con le <strong>Fiamme Oro</strong> non c’era molto antagonismo. Era una squadra nata da poco, formata da giocatori-poliziotti provenienti da tutte le regioni. Dal 1958 cominciarono a vincere scudetti a ripetizione e a fornire undici giocatori alla Nazionale, ma non avevano una storia, una tradizione radicata nel Veneto, ed erano guardati come estranei, fortunati a prendere dei soldi per giocare a rugby.</em></p>
<p><em>I derby più caldi, alle volte bollenti, erano tra Padova e Rovigo, città diverse per condizioni sociali e idee politiche. Il Polesine era una zona depressa e aveva subìto la terribile alluvione del 1951 con conseguente disoccupazione ed emigrazione. Alcuni rugbisti rossoblù avevano perso il lavoro. Il pilone Gabanella fu costretto a trasferirsi a Milano, dove i dirigenti degli Amatori gli avevano trovato un’occupazione. I rodigini erano stati campioni d’Italia negli anni 1951, 52, 53 e 54. Nel 1955 vinse il <strong>Parma</strong>, nel 1956 noi di Treviso, e nel 1957 nuovamente il Parma.</em></p>
<p><em>I polesani avevano una grande voglia di ritornare ad essere i protagonisti del campionato e di ricucirsi sulle maglie lo scudetto tricolore. Giocavano con grinta specialmente con il Petrarca, una squadra molto forte con <strong>Ponchia</strong>, <strong>Comin</strong>, Luise I, Danieli e Silini, titolari in Nazionale. Il colore politico dei rodigini tendeva al rosso, come quello della vicina Emilia. Faceva grandi incassi il film “Don Camillo”, tratto da un romanzo di Guareschi, che racconta le rivalità tra un prete e un sindaco comunista.</em></p>
<p><em>Padova era una ricca città industriale, considerata la Milano del Veneto. I rugbisti padovani appartenevano a famiglie abbienti ed erano quasi tutti studenti universitari del <strong>Collegio Antonianum</strong> dei Padri Gesuiti. Giocavano in maglia nera ed erano circondati da numerosi preti in tonaca nera. Tutto quel nero faceva pensare che anche le idee politiche tendessero a quel colore. Questa contrapposizione sociale e politica esplodeva nei derby, sia al campo <strong>Tre Pini</strong> di Padova che al <strong>Tre Martiri</strong> di Rovigo. Bastava un piccola scintilla, un placcaggio in ritardo, una parola, per scatenare la rissa. Molto spesso le partite si vincevano o si perdevano con lo scarto minimo di tre punti, e gli arbitri e i segnalinee erano sempre in pericolo.</em></p>
<p><em>Una grande conquista del rugby moderno sono i pali alti delle porte. Una volta erano corti, della misura minima permessa dal regolamento, ed era difficile per i guardalinee e l’arbitro decidere se un calcio di punizione, un drop o una trasformazione sparati alti avevano centrato la porta. La loro decisione di convalidare o  annullare un calcio era spesso contestata dai giocatori e dagli spettatori sistemati in posizioni diverse, con altri orizzonti. Ognuno vedeva il pallone dentro o fuori secondo la propria convenienza. Allora si accendevano proteste e risse furibonde in campo, con l’arbitro costretto a sospendere la partita e a rifugiarsi in spogliatoio, quando ci riusciva. Era difficile schivare un pugno, una sberla o una pedata dei giocatori più feroci. In questi casi il risultato era deciso a tavolino assegnando la vittoria per 6 a 0 alla squadra senza colpe.</em></p>
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		<title>Vendetta Rovigo, Petrarca fuori dai playoff e dalla Challenge. Un derby sempre di grandi emozioni</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Apr 2012 09:44:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elvis</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2012/04/tribuna-plebiscito.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1270" style="margin: 2px; border: 1px solid black;" title="tribuna plebiscito" src="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2012/04/tribuna-plebiscito.jpg" alt="" width="430" /></a></p>
<p>Erano quasi due anni che non assistevo ad una partita di <strong>Eccellenza</strong>, dall&#8217;inizio cioè dell&#8217;avventura della <strong>Magners League</strong> (che, anche dal punto di vista giornalistico, ha &#8220;oscurato&#8221; tutto il resto del rugby italiano). Ieri sono tornato al Plebiscito per il <strong>derby Padova-Rovigo</strong>, decisivo per l&#8217;accesso ai playoff. E&#8217; stato uno splendido pomeriggio di rugby, con emozioni vere, una sana sfida fra tifoserie, suspense fino all&#8217;ultimissimo secondo.</p>
<p>Ha meritatamente vinto &#8211; pardon, ha pareggiato ma è un pari che vale come un successo &#8211; il Rovigo, che ha dimostrato più voglia del Petrarca. Se la vendetta è un piatto da gustare freddo, i tifosi rossoblù hanno aspettato dieci mesi dalla scorsa finale per restituire lo sgarbo ai cugini, ma alla fine la loro gioia era contagiosa e motivatissima. Cugini? Diteglielo a loro. Belli, nel contorno del match, la maglietta <strong>&#8220;non abbiamo cugini&#8221;</strong> e lo striscione nella foto sotto, stesso tema.</p>
<p><a href="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2012/04/io-non-ho-cugini.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1278" style="margin: 2px; border: 1px solid black;" title="io non ho cugini" src="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2012/04/io-non-ho-cugini.jpg" alt="" width="260" height="118" /></a>La partita è stata vibrante ma orribile e piena di errori (diciamo comunque la verità: di partite brutte se ne vedono anche in <strong>Pro12</strong> e altri campionati europei). Il livello complessivo del gioco dell&#8217;Eccellenza, a giudicare da questa partita, mi sembra appena leggermente inferiore a quello del <strong>Super 10</strong> di un paio di anni, e non così drasticamente scaduto come avevo sentito dire. Piuttosto viene da chiedersi: ma a cosa serve, nell&#8217;ottica dello sviluppo del rugby italiano, il campionato di Eccellenza? Formazioni alla mano, il Petrarca &#8211; forse il miglior vivaio italiano &#8211; schierava giocatori di scuola straniera dal 15 al 10: Hickey, Bortolussi, Ziegler, Neethling, Spragg, Walsh. Poi Ansell, Palmer, Cavalieri. Un po&#8217; più italiano il Rovigo, ma i migliori in campo sono stati <strong>Aaron Persico</strong> (classe 1978) e <strong>Jeff Montauriol</strong>. Si fanno un sacco di storie per gli stranieri schierati dal <strong>Benetton</strong> in Pro12 e sul meccanismo sali-scendi per i permit players che rischierebbe di falsare l&#8217;Eccellenza. Ma quale dei giocatori in campo al Plebiscito potrà mai servire per la Nazionale? Dove sono i giovani italiani che dovrebbero fare esperienza?</p>
<p>Alla fine disperazione nelle file del Petrarca, soprattutto perché l&#8217;esclusione dai playoff significa la perdita del ricco contributo per la <strong>Challenge Cup</strong> a favore del miracoloso <strong>Mogliano</strong>. Qualche tifoso padovano mugugnava a proposito del caso Montauriol, per il quale la Fir ha rimandato la sentenza dopo lo stamping sul pratese Petillo (l&#8217;episodio risale ai primi di aprile). Intanto il francese ha giocato nel match più importante, e ha pure segnato la meta decisiva&#8230;</p>
<p>Il pubblico di Rovigo esulta per i playoff trovati nonostante le molte assenze nei rossoblù fra infortuni e squalifiche, mentre anche <strong>Luke Mahoney</strong> è uscito per un colpo al capo e pertanto verrà certamente fermato dai medici per le prossime settimane. Quanto ai tifosi rodigini, restano sempre i migliori: più che al Plebiscito sembrava di essere al Battaglini. Gli <strong>oltre 4.000 spettatori</strong> di Padova sono un patrimonio del rugby italiano, da non disperdere (e forse è questo il significato dell&#8217;Eccellenza).</p>
<p><a href="http://mediaofficina.com/rugbypeople/2012/04/22/vendetta-rovigo-petrarca-fuori-dai-playoff-e-dalla-challenge-un-derby-sempre-di-grandi-emozioni/"><em>Click here to view the embedded video.</em></a></p>
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		<title>Benetton a Dublino, mentre entra nel vivo il mercato europeo. Zanni in bilico tra Parigi e Treviso</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Feb 2012 17:53:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elvis</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mentre ben 15 giocatori biancoverdi servono la causa azzurra nel Sei Nazioni (a fianco il biglietto di uno storico incontro contro gli inglesi a Padova), quel che resta del Benetton affronta questa sera a Dublino la capolista Leinster nel quattordicesimo turno di Pro12.
Franco Smith  ha selezionato un XV giocoforza “sperimentale”. In cabina di regia Alberto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2012/02/biglietto-inghilterra-italia.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1178" style="margin: 2px; border: 1px solid black;" title="biglietto inghilterra-italia" src="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2012/02/biglietto-inghilterra-italia.jpg" alt="" width="180" /></a>Mentre ben 15 giocatori biancoverdi servono la causa azzurra nel <strong>Sei Nazioni </strong>(a fianco il biglietto di uno storico incontro contro gli inglesi a Padova), quel che resta del <strong>Benetton</strong> affronta questa sera a <strong>Dublino</strong> la capolista <strong>Leinster</strong> nel quattordicesimo turno di <strong>Pro12</strong>.</p>
<p>Franco Smith  ha selezionato un XV giocoforza “sperimentale”. In cabina di regia <strong>Alberto Di Bernardo</strong>, all’esordio stagionale da titolare e sostituto in extremis di De Waal (vittima all&#8217;ultimo minuto di un attacco influenzale), farà coppia con il giovane <strong>Alberto Chillon</strong>, che è giunto in prestito dal <strong>Petrarca</strong> e che domenica prossima sarà di nuovo nelle file dei padovani per il turno di recupero di Eccellenza. In panchina atleti acciaccati come Iannone, Picone e Garcia, ma indispensabili per compilare almeno la distinta-gara di 23 giocatori. Out per infortunio Sepe, Vosawai, Sbaraglini.</p>
<p><em>«Ma capiamoci, questa non è la seconda squadra»</em>, spiega <strong>Franco Smith</strong>, <em>«la formazione che scende in campo a Dublino è molto simile a quella che nell’inizio di stagione ha colto i migliori risultati in trasferta. Non esistono nella mia testa giocatori che sono prime scelte e altri che sono sostituti,  ma sono i ragazzi che di volta in volta scendono in campo a dover dimostrare il loro valore»</em>.</p>
<p><img class="alignright" src="http://farm3.static.flickr.com/2727/4105984053_10e8559f52.jpg" alt="" width="232" height="350" />In queste settimane, intanto, entra nel vivo il mercato dei club europei. Per il Benetton la sfida è di riuscire a trattenere i suoi pezzi migliori, soprattutto quello che può essere considerato oggi il migliore giocatore italiano, &#8220;Ironman&#8221; <strong>Alessandro Zanni </strong>(nella foto di <a href="http://www.marcosartori.net" target="_blank">Marco Sartori</a>). Il flanker udinese piace da sempre al <strong>Perpignan</strong>, che però ha preso lo scozzese <strong>Alasdair Strokosch</strong> e ha abbandonato la pista <a href="http://www.rugby-transferts.com/top-14/racing-metro-92/0014912-un-italien-snobe-lusap-pour-rallier-le-racing.html" target="_blank">secondo i media francesi</a>. Resta in piedi un&#8217;interessante offerta del <strong>Racing Parigi</strong> (che tra l&#8217;altro ha appena divorziato da <strong>Sébastien Chabal</strong>) oppure l&#8217;alternativa della conferma a Treviso, con la dirigenza biancoverde che ha comunque formulato una proposta di ingaggio di tutto rilievo. Ad ottenere l&#8217;interesse di altri club europei sono anche <strong>Leonardo Ghiraldini</strong> e <strong>Lorenzo Cittadini</strong>, oltre a <strong>Robert Barbieri</strong> (piace ai <strong>Saracens</strong>)e <strong>Tommaso Benvenuti</strong> i quali tuttavia hanno un&#8217;altra stagione di contratto con il Benetton.</p>
<p>Sarà inevitabile qualche ritocco alla rosa, con giocatori che cominciano ad essere non più giovanissimi (Allori, Fernandez Rouyet, Galon) o che faticano a reggere il ritmo degli scenari internazionali (De Jager, Enrico Pavanello, Picone). Probabilmente si tratta dell&#8217;ultima stagione in biancoverde anche per <strong>Bian Vermaak </strong>e <strong>Willem De Waal</strong>.</p>
<p>Fra i giovani emergenti, salgono le quotazioni di Michele Campagnaro del Mirano, di cui in giro si dice un gran bene. Di fatto la querelle con la Fir, con le norme di partecipazione alla Pro12 che dovrebbero essere riscritte, limita i movimenti del Benetton sul mercato. Il club biancoverde attende anche di conoscere le liste dei cosiddetti &#8220;atleti di interesse nazionale&#8221;, dai quali dipende il contributo federale (<a href="http://www.federugby.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=2636:comunicato-stampa-fir--consiglio-federale-a-bologna&amp;catid=25:news-dalla-fir&amp;Itemid=120" target="_blank">quelle del 2011</a>, ad esempio, non comprendevano Rizzo, Van Zyl e Pavanello, oggi in azzurro).</p>
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		<title>&#8220;Un bimbotto di cinque chili&#8221;: Mauro Bergamasco futuro pilone secondo All Rugby del 1983</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Jun 2011 14:45:33 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sfogliando vecchie riviste mi cade l’occhio su un ritratto di Arturo Bergamasco, pubblicato dalla gloriosa All Rugby nell’aprile del 1983. Si tratta di un pezzo di Erasto Borsatto, il direttore del giornale, in occasione del ritiro dalle scene dal roccioso terza linea del Petrarca, rispettato su tutti i campi italiani e noto fra gli avversari [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sfogliando vecchie riviste mi cade l’occhio su un ritratto di <strong>Arturo Bergamasco</strong>, pubblicato dalla gloriosa <strong>All Rugby</strong> nell’aprile del 1983. Si tratta di un pezzo di <strong>Erasto Borsatto</strong>, il direttore del giornale, in occasione del ritiro dalle scene dal roccioso terza linea del <strong>Petrarca</strong>, rispettato su tutti i campi italiani e noto fra gli avversari anche per una certa propensione ai “colpi proibiti” nei raggruppamenti. Ma il rugby di quegli anni era così e nonostante la retorica del fair-play di cui si sente sempre più spesso parlare, chi conosce il gioco sa bene che pugni e furberie sono stati a lungo la normalità, soprattutto fra gli avanti.</p>
<p>L’episodio dei fischi del pubblico di <strong>Rovigo</strong> contro Arturo Bergamasco riportano all’atmosfera appassionata ed irripetibile dei derby veneti di quegli anni. Ma la cosa più curiosa del pezzo che riproduciamo qui sotto è il riferimento al figlio del giocatore, <em>“un bimbotto di più di cinque chili”</em>. Si tratta nient’altro che di <strong>Mauro Bergamasco</strong>. Già Erasto Borsatto profetizzava che sarebbe diventato un rugbista. Sbagliando però ruolo…</p>
<p><a href="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2011/06/all-rugby-15-aprile-1983-sottolineato.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1095" style="margin: 2px; border: 1px solid black;" title="all rugby 15 aprile 1983 sottolineato" src="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2011/06/all-rugby-15-aprile-1983-sottolineato.jpg" alt="" width="430" /></a></p>
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		<title>Quarant&#8217;anni fa la scomparsa di Maci Battaglini, simbolo del Rovigo e del primo rugby italiano</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Dec 2010 17:19:21 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Quaranta anni fa, alle 6,45 del 1° gennaio 1971, moriva all’ospedale di Padova Mario Battaglini, il più grande protagonista della prima stagione del rugby italiano nel dopoguerra. Il rodigino “Maci” era stato vittima qualche settimana prima di una banale caduta dalla bicicletta (mezzo da cui non si separava mai, poichè non aveva la patente), derivando un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2010/12/foto-maci-amatori-milano.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1058" style="margin: 2px; border: 1px solid black;" title="foto maci amatori milano" src="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2010/12/foto-maci-amatori-milano-229x300.jpg" alt="" width="229" height="300" /></a>Quaranta anni fa, alle 6,45 del 1° gennaio 1971, moriva all’ospedale di Padova <strong>Mario Battaglini</strong>, il più grande protagonista della prima stagione del rugby italiano nel dopoguerra. Il rodigino <strong>“Maci”</strong> era stato vittima qualche settimana prima di una banale caduta dalla bicicletta (mezzo da cui non si separava mai, poichè non aveva la patente), derivando un trauma che l’avrebbe portato al coma e quindi alla tragica fine.</p>
<p>Alla funzione funebre <strong>Don Mario Bisaglia</strong> cita la parabola di Sansone: <em>«Tu sei stato questo, Maci, un forte e un dolce, tutti ti ricorderanno così»</em>. Ad assistere alla cerimonia ci sono migliaia di cittadini, perchè di Rovigo Battaglini è stato uno dei figli più amati. <em>«In fondo al suo cuore durava l’immagine della piccola città di nebbie spinose e di soli cocenti, dove anche lontano dallo stadio teatro delle sue gesta, continuava ad essere protagonista»</em>, ha scritto <strong>Gian Antonio Cibotto</strong>.</p>
<p>Gli ultimi anni di vita di Maci sono intrisi di dolore e nostalgia: resta vedovo della moglie Gabriella nel ’66, dopo una lunga malattia, e nel ‘70 viene allontanato dalla panchina del <strong>Rovigo</strong>, rimanendo orfano del rugby, sinonimo di una passione assoluta. Dedicati a Battaglini restano oggi uno stadio ed un monumento, ma soprattutto gli affettuosi ricordi che ancora si rincorrono in città. Come quando Maci fece uno stringato ma efficacissimo discorso alla squadra, prima della sfida fra una selezione veneta e i temibili sudafricani della <strong>Stellenbosch University</strong>. <em>«Loro sono fortissimi, ma se giochiamo come sappiamo </em><em>li ciavemo</em><em>»</em>. E infatti i sudafricani, reduci da una trionfale tournèe in Francia, persero quella partita 15-8.</p>
<p>Era il <strong>1955</strong> e per la prima volta gli italiani si imponevano ad una squadra di una nazione rugbisticamente avanzata. Pioniere, per il rugby azzurro, Battaglini lo era stato da sempre. Prima della guerra &#8211; dopo avere fatto nascere il Rovigo, col fratello <strong>Checco</strong>, e averlo condotto al titolo nazionale della <strong>Gil</strong> &#8211; Maci era stato il primo “professionista” di uno sport allora ancora ai primissimi passi, ottenendo un ingaggio dall’<strong>Amatori Milano</strong> (subito uno scudetto nel ‘39-’40). Classe 1919, di umilissime origini, viene arruolato nel Genio e spedito prima in Yugoslavia e quindi sul fronte russo.</p>
<p><a href="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2010/12/rovigo-51-52.jpg"><img class="size-large wp-image-1061 alignleft" style="margin: 2px; border: 1px solid black;" title="rovigo 51-52" src="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2010/12/rovigo-51-52-1023x681.jpg" alt="" width="430" /></a>Dopo la guerra è il primo rugbista italiano a giocare ed affermarsi in Francia, dove diventa un popolare eroe sportivo grazie soprattutto ai suoi calci da lunghissima distanza e  alle sue straordinarie doti fisiche, da cui deriva il soprannome “Maciste” e per apocope “Maci”. Tre stagioni fra <strong>Vienne</strong> e <strong>Toulon</strong> fino a che “le mal du pays”, irresistibile, lo riporta a Rovigo. Giusto in tempo per la drammatica <strong>alluvione</strong> del <strong>novembre 1951</strong> ma anche per l’esaltante ciclo di quattro scudetti dei bersaglieri rossoblù, nei quali una terra povera come il Polesine trova identificazione e riscatto. Di quella squadra Maci è giocatore, allenatore, simbolo.</p>
<p>Di carattere effervescente, non va molto d’accordo con arbitri, giornalisti, dirigenti di club e di Federazione: saranno molti i “casi Battaglini” negli anni della sua carriera, spesa anche a <strong>Treviso</strong>, <strong>Padova</strong> e <strong>Bologna</strong>. Battaglini è l’interprete più rappresentativo della prima stagione del rugby in Italia, di uno sport che nasce aristocratico ed universitario per scoprirsi poi contadino e popolano, radicandosi in provincia e dove antichi sono i legami con la terra, la fatica, il sacrificio; un rugby che non conosceva mode e retoriche del terzo tempo ma parlava la lingua vivacissima e autentica del campanile. Gli ultimi successi per Battaglini (tre scudetti dal ’57 al ’60) giunsero da allenatore delle <strong>Fiamme Oro</strong>, la polisportiva della Polizia di Stato che è quasi una Nazionale grazie al reclutamento dei migliori atleti nel reparto padovano della Celere.</p>
<p>Escluso da un rugby che cambiava velocemente quanto la società italiana, alla fine degli anni Sessanta Maci accetterà un lavoro di bidello ed un posto nella memoria di tutti i bambini di quella generazione. Nella stagione seguente al divorzio con Battaglini, il Rovigo avrà il primo sponsor di maglia &#8211; <strong>Tosimobili</strong> &#8211; ed uno straordinario straniero, <strong>Alex Penciu</strong>. Era già tutto un altro rugby.</p>
<p><em>Nelle foto Maci Battaglini con la maglia dell&#8217;Amatori Milano (per gentile concessione di Umberto Miani, che ringraziamo) ed il Rovigo del secondo scudetto nella stagione dell&#8217;alluvione 1951-52.</em></p>
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		<title>Semifinale, poche chance per il Petrarca. A Monigo passerella per l&#8217;ultimo match di Goosen e Kingi</title>
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		<pubDate>Thu, 20 May 2010 14:21:44 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2010/05/benetton-petrarca-semifinale-2.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-948" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" title="benetton petrarca semifinale 2" src="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2010/05/benetton-petrarca-semifinale-2.jpg" alt="" width="227" height="340" /></a>La prima semifinale al Plebiscito si è conclusa con entrambe le squadre scontente per l&#8217;arbitraggio del milanese <strong>Stefano Pennè</strong>. <em>&#8220;O l&#8217;arbitro era in malafede oppure era un incompetente&#8221;</em>, accusava a fine partita un arrabbiatissimo <strong>Enrico Toffano</strong>, presidente del Petrarca, <em>&#8220;non ci stiamo ad essere presi in giro in questo modo&#8221;</em>. Con lo stesso vigore protestava anche lo staff del Benetton. <em>&#8220;Possibile che nonostante il netto predominio del gioco a Treviso e Padova siano stati fischiati lo stesso numero di calci di punizione&#8221;</em>, domandava ironico il direttore generale biancoverde, <strong>Vittorio Munari</strong>.</p>
<p>Ed anche a Viadana Rovigo ha contestato duramente la direzione di gara, tanto che l&#8217;allenatore <strong>Umberto Casellato</strong> ha ricevuto una squalifica di quattro mesi in seguito alle parole rivolte a Damasco a fine gara. In questo weekend le due semifinali di ritorno. Il Montepaschi troverà al <strong>&#8220;Battaglini&#8221;</strong> un clima caldissimo.</p>
<p>A Monigo invece il +12 nello score finale ed il +4 nella classifica combinata frutto del successo di Padova mettono il <strong>Benetton</strong> in una serena posizione psicologica. Peraltro il <strong>Petrarca</strong> visto in garauno non sembra in grado di impensierire i campioni in carica e di metterne in discussione il ritorno il 29 giugno nello stadio padovano, sede dell&#8217;ultima finale del “vero” campionato italiano prima del distacco in <strong>Celtic League</strong> di Treviso e Viadana. Anche se Smith dovrà rinunciare a <strong>&#8220;Nacho&#8221; Rouyet</strong> ed <strong>Emiliano Mulieri</strong>, infortunati.</p>
<p>Sarà l&#8217;occasione di un&#8217;autentica passerella per due giocatori dei più rappresentativi dell&#8217;ultimo lustro di storia biancoverde come <strong>Marius Goosen</strong> e <strong>Dion Kingi</strong> (<em>foto</em>), all&#8217;ultima uscita sul terreno di Monigo. Due limpidi esempi di professionalità ed abnegazione.</p>
<p>“Gus”, 36 anni, ha annunciato da tempo l&#8217;intenzione di chiudere con il rugby giocato per dedicarsi solamente al mestiere di allenatore (attualmente cura i trequarti a fianco di Franco Smith). Intanto anche sabato scorso il sudafricano è risultato decisivo, non solo per i 18 punti segnati nel 28-16 finale ma soprattutto per le consuete capacità di leadership nella gestione del gioco.</p>
<p><img class="alignleft" style="margin: 2px; border: 1px solid black;" src="http://www.benettonrugby.it/thumb.aspx?img=/docs/gallery/121/5.jpg&amp;c=90" alt="" width="263" height="193" />Kingi a 34 anni e dopo 5 splendide stagioni chiude giocoforza il capitolo con Treviso, al quale le direttiva Fir impongono un limite di cinque stranieri in Celtic League a tutela degli atleti di interesse per la <strong>Nazionale</strong>. Anche se le mosse di mercato del Benetton restano ancora top secret, è chiaro che il maori di Waiuki rientrerà nel cospicuo gruppo di atleti sacrificati nella ristrutturazione per lo sbarco sul palcoscenico anglosassone.</p>
<p>Fra questi, con tutta probabilità, anche gli oriundi argentini <strong>Allori</strong>, <strong>Vidal </strong><em>(foto)</em> e Mulieri, divenuti improvvisamente “stranieri” (assieme ad un altro centinaio di naturalizzati) in seguito alla nuova norma salva-vivai introdotta dalla Federugby. Non sarà facile per il Benetton trovare dei degni sostituti sul mercato italiano ed europeo.</p>
<p><em>Foto in alto di Elena Barbini, da <a href="http://www.petrarcarugby.it" target="_blank">www.petrarcarugby.it</a></em></p>
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		<title>Rugby e fango. Tre foto e qualche pensiero in libertà alla vigilia di un anno decisivo</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Dec 2009 15:10:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elvis</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tre foto di rugby, che mi è capitato di vedere recentemente, mi suggeriscono qualche pensiero in libertà alla vigilia delle feste del 2009.
La prima immagine è stata pubblicata di recente sul sito del San Francisco Chronicle e fa vedere alcuni militari della base di Kahn Neshin, in Afghanistan, impegnati a contendersi nel fango una pallone [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2009/12/ba-aptopix_afgha_0500939582.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-818" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" title="ba-aptopix_afgha_0500939582" src="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2009/12/ba-aptopix_afgha_0500939582.jpg" alt="" width="300" /></a>Tre foto di rugby, che mi è capitato di vedere recentemente, mi suggeriscono qualche pensiero in libertà alla vigilia delle feste del 2009.</p>
<p>La prima immagine è stata pubblicata di recente sul sito del <strong>San Francisco Chronicle</strong> e fa vedere alcuni militari della base di Kahn Neshin, in <strong>Afghanistan</strong>, impegnati a contendersi nel fango una pallone ovale. E&#8217; probabile che si tratti di football americano e non di rugby, a giudicare dalla movenze dei giocatori senza palla e dalla provenienza dei soldati, marines statunitensi. Non cambia però lo sostanza, e cioè il valore di svago e di gioia che la pratica dello sport porta inevitabilmente con sè, anche in condizioni estreme come quelle di guerra.</p>
<p><img class="alignright" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" src="http://www.irb.com/mm/Photo/NewsMedia/0/IRB_2009_J_Duxbury_Rich_Kid_9074.jpg" alt="" width="300" />La seconda foto è invece certamente di rugby, essendo stata scattata da <strong>Jeremy Duxbury</strong> nelle <strong>isole Fiji</strong>, alla Navuso High School.</p>
<p>L&#8217;immagine rientrava fra le finaliste del Premio &#8220;Photo of the Year&#8221; dell&#8217;<strong>International Board</strong> ed avrebbe secondo me meritato di vincerlo, essendo ben più significativa della foto, pur bellissima, che si è aggiudicata il riconoscimento dell&#8217;edizione 2009 (&#8220;The flying Samoan&#8221;, vedila <a title="The Flying Samoan" href="http://www.irb.com/mm/Photo/NewsMedia/0/HenryBrowneIRBPOTYentry003_9073.jpg" target="_blank">qui</a>). La foto di Duxbury si intitola <strong>&#8220;Rich kid&#8221;</strong> e con una certa amarezza sottolinea il vantaggio acquisito dal ragazzo con il pallone grazie alla possibilità di vestire delle scarpe, mentre gli altri giocatori corrono nel fango scalzi.</p>
<p><a href="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2009/12/petrarca-1980.jpg"><img class="size-medium wp-image-820 alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" title="petrarca-1980" src="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2009/12/petrarca-1980-300x188.jpg" alt="" width="300" height="188" /></a>La terza foto che propongo risale al 1990 ed è tratta dalla rivista di allora &#8220;All Rugby&#8221;. Nell&#8217;immagine l&#8217;arbitro Pogutz fischia contro la mischia petrarchina nel derby fra Treviso e Padova; si riconoscono <strong>Giuseppe Artuso</strong>, Gianfranco &#8220;Gian&#8221; Barbini e, con il pallone, Guy Pardies. Una punizione di <strong>Oscar Collodo</strong> a 8&#8242; dalla fine permetterà al Petrarca di <strong>Memo Geremia</strong> di vincere il match ed il settimo scudetto in undici stagioni. Nessuna nostalgia del passato, ma una riflessione. Allora il campionato si giocava spesso su campi fangosi, eppure di fronte a pubblici numerosi ed appassionati (perlomeno in Veneto). Oggi il campionato ha perso del tutto il suo appeal, mentre è la Nazionale ad attirare il grande pubblico.</p>
<p>Forse è sfuggito ai più che l&#8217;anno che sta cominciare sarà decisivo per il rugby italiano. Se dovesse arrivare la <strong>Celtic League</strong> bene, ma se l&#8217;ingresso di Treviso e Viadana fosse respinto o anche rinviato (eventualità possibile, forse probabile) ci ritroveremmo con due &#8220;entità&#8221; parcheggiate in un torneo sempre più indebolito e certo incapace di fare da serbatoio alla Nazionale. Inoltre, dopo la fronda estiva, i club triveneti sono stati accontentati con il dietro-front federale sulla questione Celtic, ma sono pronti alla rivolta se tutto dovesse saltare. Per gli 80mila di San Siro fanno festa gli organizzatori, ma il movimento è lacerato ed il rugby italiano oggi non può certo dirsi in salute. Un 2010, insomma, tutto da scoprire.</p>
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		<title>Super Ten poco super e con molte incognite. Casellato e Presutti: &#8220;Treviso sopra a tutti&#8221;</title>
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		<pubDate>Sun, 30 Aug 2009 14:28:13 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" src="http://www.rugbyviadana.it/webadmin/include/imgviewer.asp?ID=8762" alt="" width="420" />Sarà un campionato atipico, che scivola verso l&#8217;anonimato e che torna probabilmente a due velocità come negli anni Novanta. Si chiamerà per un anno ancora <strong>Super Ten</strong>, ma è difficile capire cosa avrà di super il torneo italiano che scatta il 12 settembre con 4 venete al via, privo di title sponsor (la Lega, che trattava queste questioni, è di fatto sciolta), orfano di <strong>Calvisano</strong> e <strong>Capitolina</strong> inghiottite dalla crisi, ulteriormente svuotato di interesse mentre l&#8217;attenzione dell&#8217;intero movimento è rivolta al discusso caso Celtic League.</p>
<p>Tutti i club hanno ridimensionato il proprio budget, anche in forma drastica, con le sole eccezioni di <strong>Treviso</strong> e <strong>Viadana</strong>. Il Benetton ha anzi arricchito la rosa di azzurri del calibro di <strong>Ghiraldini</strong> e <strong>Zanni</strong>, ha fatto firmare contratti importanti a <strong>McLean</strong> e <strong>Rizzo</strong>, ha scippato a Viadana <strong>&#8220;Nacho&#8221; Rouyet</strong> e <strong>Bortolussi</strong>; tutto con uno sguardo all&#8217;approdo in Celtic nel 2010-2011, poi negato dal pasticcio federale. Il campionato dirà addio all&#8217;equilibrio delle ultime stagioni?</p>
<p><em>&#8220;La misura dei progressi del nostro gioco è la Heineken Cup, ma il Super Ten resta un torneo difficile, mai scontato&#8221;</em>, sottolinea <strong>Franco Smith</strong>, tecnico dei biancoverdi chiamato a gestire una rosa di ben 41 atleti, mentre la Fir accoglie la nuova regola sulle mischie no contest che tutelerà le squadre più attrezzate, come lo stesso Benetton.</p>
<p><img class="alignright" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" src="http://filodiretto7.gruppo.mps.it/NR/rdonlyres/59AEB256-EC86-4819-9BD8-DF5487FD66CE/21013/mercier1.jpg" alt="" width="194" height="291" />E <em>&#8220;Dream Team&#8221;</em> definisce la sua ex squadra l&#8217;allenatore del <strong>Femi Cz Rovigo</strong>, <strong>Umberto Casellato</strong>. <em>&#8220;Sono decisamente al di sopra di tutti per nomi e numeri, anche del Viadana che mi sembra quest&#8217;anno meno forte in mischia chiusa&#8221;</em>, spiega il trevigiano dal ritiro dei rossoblù a Tarvisio, &#8220;<em>potrebbero tornare risultati tipo 50-0, ma credo ancora che il divario tecnico possa essere colmato con l&#8217;attitudine al combattimento, come quella che ha sempre permesso a Rovigo di raggiungere risultati importanti. Alle </em><em>spalle di Treviso e Viadana i valori sono ancora da definire, visto che molte squadre hanno cambiato allenatore e perso giocatori importanti&#8221;</em>.</p>
<p>Per <strong>Pasquale Presutti</strong>, allenatore di un Petrarca senza sponsor, <em>&#8220;il campionato torna indietro di anni a livello di qualità, ma questo perlomeno permetterà di dare spazio ai giovani&#8221;</em>. Padova si è dovuta privare dei giocatori che costituivano l&#8217;ossatura portante delle ultime stagioni, da Little e Leaga all&#8217;intera prima linea Paoletti-Rizzo-Giovanchelli, senza dimenticare i vari Stoltz, Bartholomeusz, Domolailai. Rappresenta, così come il ridimensionato Casinò di Venezia, una realtà tutta da scoprire.</p>
<p><em>&#8220;Treviso e Viadana faranno un campionato per conto loro&#8221;</em>, dice Presutti, <em>&#8220;avevamo costruito un meccanismo difensivo efficace basato su Little e Leaega, ora punteremo ad un gioco più offensivo centrato su <strong>Mercier </strong></em>(nella foto)<em>, anche se certo la nostra rosa ha perduto molti elementi. L&#8217;idea di un campionato che ritrovi le radici può non essere sbagliata ma, una volta varate le selezioni per la Celtic League, non capisco come un torneo semi-dilettantistico potrà produrre atleti per l&#8217;alto livello internazionale&#8221;</em>.</p>
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		<title>Celtic League, il rugby veneto sconfitto dai giochi di potere. Ma è un harakiri per tutto il movimento</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Jul 2009 13:10:44 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Dal Corriere del Veneto del 21 luglio 2009.
Quella del rugby veneto è stata, a partire dal dopoguerra, una splendida avventura sportiva e sociale, con ingredienti di epica e poesia e protagonisti di alta statura morale: si pensi al segno indelebile lasciato a Padova da una personalità come &#8220;Memo&#8221; Geremia. Le vicende della palla ovale, relegata [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" src="http://img210.imageshack.us/img210/5087/bandieravittorioemanuelab9.jpg" alt="" width="271" height="256" /><em>Dal Corriere del Veneto del 21 luglio 2009.</em></p>
<p>Quella del rugby veneto è stata, a partire dal dopoguerra, una splendida avventura sportiva e sociale, con ingredienti di epica e poesia e protagonisti di alta statura morale: si pensi al segno indelebile lasciato a Padova da una personalità come <strong>&#8220;Memo&#8221; Geremia</strong>. Le vicende della palla ovale, relegata in Italia al ruolo di disciplina minore fino a pochi anni fa, si intrecciavano profondamente nel tessuto cittadino delle tre piazze storiche ma anche in molti centri più piccoli &#8211; <em>&#8220;squadre piccole, ma cattive&#8221;</em>, dice <strong>Marco Paolini</strong> nel suo spettacolo ispirato al rugby &#8211; mentre il <strong>Rovigo</strong> (<em>foto</em>) e il <strong>Petrarca</strong> facevano collezione di scudetti, lanciando la volata al dominio più recente del Treviso con il marchio <strong>Benetton</strong>.</p>
<p>Complessivamente dal 1950 ad oggi sono 35 i titoli tricolori che arrivano in <strong>Veneto</strong>, dove il rugby scrive le sue pagine più belle (la prima volta degli <strong>All Blacks</strong>, i 20mila dell&#8217;<strong>Appiani</strong> nel &#8216;77, i successi dell&#8217;<strong>Italia</strong> di <strong>Georges Coste</strong>) e coltiva i suoi campioni più dotati. Passano per esperienze con questo sport ragazzi che diventeranno poi fra le forze migliori della società veneta nei rispettivi campi professionali, serbandone sempre con sé i modelli di sacrificio, solidarietà, rispetto delle regole.</p>
<p>Con la decisione da parte della Federugby di favorire la candidatura alla <strong>Celtic League</strong> di <strong>Roma</strong> e di <strong>Viadana</strong>, un paese di 18 mila abitanti sulla riva mantovana del Po, il viaggio del rugby veneto giunge al capolinea, escluso dagli scenari internazionali e dai futuri progetti di sviluppo. Clamorosa occasione persa per un territorio che non gode certo di buona salute sul piano economico e per il quale la partecipazione ad un importante torneo anglosassone sarebbe stato un preziosissimo spot turistico. E harakiri per il movimento della palla ovale nazionale, che così si amputa del suo organo vitale, la regione dalla quale ha inizio la filiera dei giocatori azzurri con oltre 10 mila tesserati e un centinaio di società.</p>
<p><img class="alignright" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" src="http://www.benettonrugby.it/thumb.aspx?img=/docs/gallery/92/02-Williams.jpg&amp;c=90" alt="" width="250" />La candidatura di Treviso, irreprensibile per solidità economica-organizzativa e per palmares sportivo, è stata bocciata dal consiglio federale di sabato, a <strong>Bologna</strong>. I sette consiglieri della regione, grandi accusati del giorno dopo, assicurano all&#8217;unisono di avere votato a favore del Benetton. E giura di avere fatto lo stesso anche il presidente <strong>Giancarlo Dondi</strong>, che pure ha sempre visto nel club biancoverde, nel suo general manager <strong>Vittorio Munari</strong>, nella crescita di potere del Veneto gli avversari politici più insidiosi. E che pure ha subìto le pressioni delle forze politiche che governano la capitale.</p>
<p>Certo l&#8217;iter che ha portato alla votazione è stato poco chiaro, ma questa non è una novità quanto alle politiche della Fir. Adesso sono lacrime di coccodrillo quelle del presidente, che per l&#8217;assolutezza del potere all&#8217;interno della Fir viene chiamato da molti &#8220;l&#8217;imperatore&#8221;? La verità rimarrà per sempre nel segreto delle urne. Ma è possibile che questa volta l&#8217;Imperatore, e con lui soprattutto il Veneto, siano effettivamente vittime di una manovra bizantina fra i consiglieri della Lombardia e del Centro Sud, orchestrata dal bresciano <strong>Alfredo Gavazzi</strong>. Nominato anche nel comitato del Sei Nazioni, l&#8217;ex patron del <strong>Calvisano</strong> avrebbe così vinto la prima battaglia nella guerra alla successione di Dondi alla guida di una Fir con un budget ormai di oltre 25 milioni di euro a stagione.</p>
<p>Da sempre quello della rappresentanza politica è uno dei grandi problemi del Nord Est, e non solo nel rugby. Anche questa volta il Veneto &#8211; che spesso vince nello sport &#8211; viene sconfitto nel gioco del potere.</p>
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		<title>Il rugby veneto unito: &#8220;Qui tradizione e competenze, Treviso merita la Celtic League&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Jul 2009 17:45:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elvis</dc:creator>
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Dal Corriere del Veneto del 7 luglio 2009
Perplessità sul progetto Celtic League, ma unanime convinzione che nessuno più di Treviso meriti di rappresentare il movimento italiano nel torneo anglosassone: il rugby veneto, da sempre frammentato e litigioso, si ritrova questa volta d&#8217;accordo e fa convergere il proprio sostegno alla candidatura del Benetton.
La decisione è attesa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" src="http://www.benettonrugby.it/thumb.aspx?img=/docs/gallery/56/05-gilbride.jpg&amp;c=90" alt="" width="420" /></p>
<p><em>Dal Corriere del Veneto del 7 luglio 2009</em></p>
<p>Perplessità sul progetto <strong>Celtic League</strong>, ma unanime convinzione che nessuno più di Treviso meriti di rappresentare il movimento italiano nel torneo anglosassone: il rugby veneto, da sempre frammentato e litigioso, si ritrova questa volta d&#8217;accordo e fa convergere il proprio sostegno alla candidatura del <strong>Benetton</strong>.</p>
<p>La decisione è attesa il 18 luglio, a conclusione di un consiglio federale fra i più rilevanti di sempre. <strong>Giancarlo Dondi</strong>, artefice dell&#8217;ingresso nel <strong>Sei Nazioni</strong> con cui il rugby è uscito dal ghetto degli sport minori, si trova oggi a dover scegliere la strada per lo sviluppo futuro. Treviso attende l&#8217;esito del processo di valutazione delle candidature, dopo avere presentato la terza tranche di documentazione prevista dal capitolato.</p>
<p><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" src="http://www.benettonrugby.it/thumb.aspx?img=/docs/gallery/64/01-Smith.jpg&amp;c=90" alt="" width="200" /><em>&#8220;Siamo fiduciosi, ci sentiamo preparati ma in ogni caso non favoriti: riteniamo di avere il 50% di possibilità di ottenere la partecipazione&#8221;</em>, spiega il presidente biancoverde <strong>Amerino Zatta</strong>, <em>&#8220;abbiamo risposto, crediamo in modo esauriente, a tutti i quesiti che la Fir ci ha posto. La gestione tecnica in linea con la Nazionale? Basterà un po&#8217; di buon senso. Il Benetton ha sempre collaborato, oggi peraltro ci ritroviamo con <strong>Nick Mallett</strong> e <strong>Franco Smith</strong> </em>(nella foto)<em> che, essendo entrambi sudafricani, non dovrebbero faticare a capirsi&#8221;</em>.</p>
<p>Le varie componenti della palla ovale veneta sembrano intanto ritenere imprescindibile l&#8217;ammissione del Benetton. Per <strong>Pasquale Presutti</strong>, anima del <strong>Petrarca Padova</strong>, <em>&#8220;nessuna altra realtà in Italia ha i titoli di Treviso in termini di risultati, di risorse economiche, di competenze, con alle spalle, per di più, una regione come il Veneto con strutture e tradizione rugbistiche senza uguali&#8221;</em>. Il tecnico critica invece il ridimensionamento del campionato: <em>&#8220;Viene difficile accettare che nulla sia stato fatto per rilanciare il Super Ten e sostenere i club, contro i quali ci si scaglia invece dopo ogni sconfitta della Nazionale&#8221;</em>.</p>
<p>Sulla stessa lunghezza d&#8217;onda <strong>Alessandro Moscardi</strong> (<em>foto sotto</em>), 44 presenze in azzurro fra le quali 19 da capitano. <em>&#8220;Non voglio neppure pensare che il Benetton non venga scelto&#8221;</em>, commenta l&#8217;ex tallonatore rodigino, oggi testimonial del Sei Nazioni, <em>&#8220;Treviso dovrà poi sapersi fare portavoce di un territorio ricchissimo dal punto di vista rugbistico, sul modello delle province irlandesi. Confrontarsi ad alto livello con gli anglosassoni può aiutare un movimento stanco, ma allo stesso tempo dovrebbe esserci un investimento serio per far crescere la base non solo i giocatori ma anche allenatori, dirigenti, arbitri&#8221;</em>.</p>
<p><img class="alignright" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" src="http://www.rbs6nations.com/images/content/Alessandro-Moscardi.jpg" alt="" width="145" height="185" />L&#8217;opinione comune è che quindi l&#8217;ingresso nella Celtic League non guarirà il rugby italiano dai suoi molti mali. Per i club, attanagliati dalla crisi e in mezzo al guado delle riforme dei campionati, è anzi un&#8217;estate torrida. <em>&#8220;Il ritiro di Calvisano è un segnale drammatico&#8221;</em>, sottolinea il presidente del VeneziaMestre, <strong>Tommaso Pipitone</strong>, <em>&#8220;la forbice fra alto livello e rugby di base si aprirà ancora di più e non comprendo quindi come si attuerà il riciclo di giocatori. Ci sarebbe piaciuto giungere ad una candidatura veneta fra più società, credo comunque che il progetto di Treviso sia il più accreditato. Come potrebbe la Fir spiegare l&#8217;esclusione del Benetton?&#8221;</em>.</p>
<p><strong>Stefano Bettarello</strong>, un passato fra Rovigo e Treviso e primo italiano chiamato con i Barbarians, pone l&#8217;accento sulla tradizione. <em>&#8220;E&#8217; un valore anche nel rugby moderno e quella del Veneto non può essere ignorata&#8221;</em>, spiega, <em>&#8220;senza ombra di dubbio la Celtic deve essere data al Benetton, visto che ne&#8217; Viadana ne&#8217; Roma hanno le capacità e la storia dei biancoverdi. Ma il progetto della Federazione, nel suo complesso, ha basi molto precarie&#8221;.</em></p>
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