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	<title>Rugbypeople &#187; Petrarca Padova</title>
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	<description>Lo sport più bello del mondo, la sua gente</description>
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		<title>Semifinale, poche chance per il Petrarca. A Monigo passerella per l&#8217;ultimo match di Goosen e Kingi</title>
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		<pubDate>Thu, 20 May 2010 14:21:44 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2010/05/benetton-petrarca-semifinale-2.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-948" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" title="benetton petrarca semifinale 2" src="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2010/05/benetton-petrarca-semifinale-2.jpg" alt="" width="227" height="340" /></a>La prima semifinale al Plebiscito si è conclusa con entrambe le squadre scontente per l&#8217;arbitraggio del milanese <strong>Stefano Pennè</strong>. <em>&#8220;O l&#8217;arbitro era in malafede oppure era un incompetente&#8221;</em>, accusava a fine partita un arrabbiatissimo <strong>Enrico Toffano</strong>, presidente del Petrarca, <em>&#8220;non ci stiamo ad essere presi in giro in questo modo&#8221;</em>. Con lo stesso vigore protestava anche lo staff del Benetton. <em>&#8220;Possibile che nonostante il netto predominio del gioco a Treviso e Padova siano stati fischiati lo stesso numero di calci di punizione&#8221;</em>, domandava ironico il direttore generale biancoverde, <strong>Vittorio Munari</strong>.</p>
<p>Ed anche a Viadana Rovigo ha contestato duramente la direzione di gara, tanto che l&#8217;allenatore <strong>Umberto Casellato</strong> ha ricevuto una squalifica di quattro mesi in seguito alle parole rivolte a Damasco a fine gara. In questo weekend le due semifinali di ritorno. Il Montepaschi troverà al <strong>&#8220;Battaglini&#8221;</strong> un clima caldissimo.</p>
<p>A Monigo invece il +12 nello score finale ed il +4 nella classifica combinata frutto del successo di Padova mettono il <strong>Benetton</strong> in una serena posizione psicologica. Peraltro il <strong>Petrarca</strong> visto in garauno non sembra in grado di impensierire i campioni in carica e di metterne in discussione il ritorno il 29 giugno nello stadio padovano, sede dell&#8217;ultima finale del “vero” campionato italiano prima del distacco in <strong>Celtic League</strong> di Treviso e Viadana. Anche se Smith dovrà rinunciare a <strong>&#8220;Nacho&#8221; Rouyet</strong> ed <strong>Emiliano Mulieri</strong>, infortunati.</p>
<p>Sarà l&#8217;occasione di un&#8217;autentica passerella per due giocatori dei più rappresentativi dell&#8217;ultimo lustro di storia biancoverde come <strong>Marius Goosen</strong> e <strong>Dion Kingi</strong> (<em>foto</em>), all&#8217;ultima uscita sul terreno di Monigo. Due limpidi esempi di professionalità ed abnegazione.</p>
<p>“Gus”, 36 anni, ha annunciato da tempo l&#8217;intenzione di chiudere con il rugby giocato per dedicarsi solamente al mestiere di allenatore (attualmente cura i trequarti a fianco di Franco Smith). Intanto anche sabato scorso il sudafricano è risultato decisivo, non solo per i 18 punti segnati nel 28-16 finale ma soprattutto per le consuete capacità di leadership nella gestione del gioco.</p>
<p><img class="alignleft" style="margin: 2px; border: 1px solid black;" src="http://www.benettonrugby.it/thumb.aspx?img=/docs/gallery/121/5.jpg&amp;c=90" alt="" width="263" height="193" />Kingi a 34 anni e dopo 5 splendide stagioni chiude giocoforza il capitolo con Treviso, al quale le direttiva Fir impongono un limite di cinque stranieri in Celtic League a tutela degli atleti di interesse per la <strong>Nazionale</strong>. Anche se le mosse di mercato del Benetton restano ancora top secret, è chiaro che il maori di Waiuki rientrerà nel cospicuo gruppo di atleti sacrificati nella ristrutturazione per lo sbarco sul palcoscenico anglosassone.</p>
<p>Fra questi, con tutta probabilità, anche gli oriundi argentini <strong>Allori</strong>, <strong>Vidal </strong><em>(foto)</em> e Mulieri, divenuti improvvisamente “stranieri” (assieme ad un altro centinaio di naturalizzati) in seguito alla nuova norma salva-vivai introdotta dalla Federugby. Non sarà facile per il Benetton trovare dei degni sostituti sul mercato italiano ed europeo.</p>
<p><em>Foto in alto di Elena Barbini, da <a href="http://www.petrarcarugby.it" target="_blank">www.petrarcarugby.it</a></em></p>
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		<title>Rugby e fango. Tre foto e qualche pensiero in libertà alla vigilia di un anno decisivo</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Dec 2009 15:10:24 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Tre foto di rugby, che mi è capitato di vedere recentemente, mi suggeriscono qualche pensiero in libertà alla vigilia delle feste del 2009.
La prima immagine è stata pubblicata di recente sul sito del San Francisco Chronicle e fa vedere alcuni militari della base di Kahn Neshin, in Afghanistan, impegnati a contendersi nel fango una pallone [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2009/12/ba-aptopix_afgha_0500939582.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-818" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" title="ba-aptopix_afgha_0500939582" src="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2009/12/ba-aptopix_afgha_0500939582.jpg" alt="" width="300" /></a>Tre foto di rugby, che mi è capitato di vedere recentemente, mi suggeriscono qualche pensiero in libertà alla vigilia delle feste del 2009.</p>
<p>La prima immagine è stata pubblicata di recente sul sito del <strong>San Francisco Chronicle</strong> e fa vedere alcuni militari della base di Kahn Neshin, in <strong>Afghanistan</strong>, impegnati a contendersi nel fango una pallone ovale. E&#8217; probabile che si tratti di football americano e non di rugby, a giudicare dalla movenze dei giocatori senza palla e dalla provenienza dei soldati, marines statunitensi. Non cambia però lo sostanza, e cioè il valore di svago e di gioia che la pratica dello sport porta inevitabilmente con sè, anche in condizioni estreme come quelle di guerra.</p>
<p><img class="alignright" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" src="http://www.irb.com/mm/Photo/NewsMedia/0/IRB_2009_J_Duxbury_Rich_Kid_9074.jpg" alt="" width="300" />La seconda foto è invece certamente di rugby, essendo stata scattata da <strong>Jeremy Duxbury</strong> nelle <strong>isole Fiji</strong>, alla Navuso High School.</p>
<p>L&#8217;immagine rientrava fra le finaliste del Premio &#8220;Photo of the Year&#8221; dell&#8217;<strong>International Board</strong> ed avrebbe secondo me meritato di vincerlo, essendo ben più significativa della foto, pur bellissima, che si è aggiudicata il riconoscimento dell&#8217;edizione 2009 (&#8220;The flying Samoan&#8221;, vedila <a title="The Flying Samoan" href="http://www.irb.com/mm/Photo/NewsMedia/0/HenryBrowneIRBPOTYentry003_9073.jpg" target="_blank">qui</a>). La foto di Duxbury si intitola <strong>&#8220;Rich kid&#8221;</strong> e con una certa amarezza sottolinea il vantaggio acquisito dal ragazzo con il pallone grazie alla possibilità di vestire delle scarpe, mentre gli altri giocatori corrono nel fango scalzi.</p>
<p><a href="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2009/12/petrarca-1980.jpg"><img class="size-medium wp-image-820 alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" title="petrarca-1980" src="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2009/12/petrarca-1980-300x188.jpg" alt="" width="300" height="188" /></a>La terza foto che propongo risale al 1990 ed è tratta dalla rivista di allora &#8220;All Rugby&#8221;. Nell&#8217;immagine l&#8217;arbitro Pogutz fischia contro la mischia petrarchina nel derby fra Treviso e Padova; si riconoscono <strong>Giuseppe Artuso</strong>, Gianfranco &#8220;Gian&#8221; Barbini e, con il pallone, Guy Pardies. Una punizione di <strong>Oscar Collodo</strong> a 8&#8242; dalla fine permetterà al Petrarca di <strong>Memo Geremia</strong> di vincere il match ed il settimo scudetto in undici stagioni. Nessuna nostalgia del passato, ma una riflessione. Allora il campionato si giocava spesso su campi fangosi, eppure di fronte a pubblici numerosi ed appassionati (perlomeno in Veneto). Oggi il campionato ha perso del tutto il suo appeal, mentre è la Nazionale ad attirare il grande pubblico.</p>
<p>Forse è sfuggito ai più che l&#8217;anno che sta cominciare sarà decisivo per il rugby italiano. Se dovesse arrivare la <strong>Celtic League</strong> bene, ma se l&#8217;ingresso di Treviso e Viadana fosse respinto o anche rinviato (eventualità possibile, forse probabile) ci ritroveremmo con due &#8220;entità&#8221; parcheggiate in un torneo sempre più indebolito e certo incapace di fare da serbatoio alla Nazionale. Inoltre, dopo la fronda estiva, i club triveneti sono stati accontentati con il dietro-front federale sulla questione Celtic, ma sono pronti alla rivolta se tutto dovesse saltare. Per gli 80mila di San Siro fanno festa gli organizzatori, ma il movimento è lacerato ed il rugby italiano oggi non può certo dirsi in salute. Un 2010, insomma, tutto da scoprire.</p>
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		<title>Super Ten poco super e con molte incognite. Casellato e Presutti: &#8220;Treviso sopra a tutti&#8221;</title>
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		<pubDate>Sun, 30 Aug 2009 14:28:13 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" src="http://www.rugbyviadana.it/webadmin/include/imgviewer.asp?ID=8762" alt="" width="420" />Sarà un campionato atipico, che scivola verso l&#8217;anonimato e che torna probabilmente a due velocità come negli anni Novanta. Si chiamerà per un anno ancora <strong>Super Ten</strong>, ma è difficile capire cosa avrà di super il torneo italiano che scatta il 12 settembre con 4 venete al via, privo di title sponsor (la Lega, che trattava queste questioni, è di fatto sciolta), orfano di <strong>Calvisano</strong> e <strong>Capitolina</strong> inghiottite dalla crisi, ulteriormente svuotato di interesse mentre l&#8217;attenzione dell&#8217;intero movimento è rivolta al discusso caso Celtic League.</p>
<p>Tutti i club hanno ridimensionato il proprio budget, anche in forma drastica, con le sole eccezioni di <strong>Treviso</strong> e <strong>Viadana</strong>. Il Benetton ha anzi arricchito la rosa di azzurri del calibro di <strong>Ghiraldini</strong> e <strong>Zanni</strong>, ha fatto firmare contratti importanti a <strong>McLean</strong> e <strong>Rizzo</strong>, ha scippato a Viadana <strong>&#8220;Nacho&#8221; Rouyet</strong> e <strong>Bortolussi</strong>; tutto con uno sguardo all&#8217;approdo in Celtic nel 2010-2011, poi negato dal pasticcio federale. Il campionato dirà addio all&#8217;equilibrio delle ultime stagioni?</p>
<p><em>&#8220;La misura dei progressi del nostro gioco è la Heineken Cup, ma il Super Ten resta un torneo difficile, mai scontato&#8221;</em>, sottolinea <strong>Franco Smith</strong>, tecnico dei biancoverdi chiamato a gestire una rosa di ben 41 atleti, mentre la Fir accoglie la nuova regola sulle mischie no contest che tutelerà le squadre più attrezzate, come lo stesso Benetton.</p>
<p><img class="alignright" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" src="http://filodiretto7.gruppo.mps.it/NR/rdonlyres/59AEB256-EC86-4819-9BD8-DF5487FD66CE/21013/mercier1.jpg" alt="" width="194" height="291" />E <em>&#8220;Dream Team&#8221;</em> definisce la sua ex squadra l&#8217;allenatore del <strong>Femi Cz Rovigo</strong>, <strong>Umberto Casellato</strong>. <em>&#8220;Sono decisamente al di sopra di tutti per nomi e numeri, anche del Viadana che mi sembra quest&#8217;anno meno forte in mischia chiusa&#8221;</em>, spiega il trevigiano dal ritiro dei rossoblù a Tarvisio, &#8220;<em>potrebbero tornare risultati tipo 50-0, ma credo ancora che il divario tecnico possa essere colmato con l&#8217;attitudine al combattimento, come quella che ha sempre permesso a Rovigo di raggiungere risultati importanti. Alle </em><em>spalle di Treviso e Viadana i valori sono ancora da definire, visto che molte squadre hanno cambiato allenatore e perso giocatori importanti&#8221;</em>.</p>
<p>Per <strong>Pasquale Presutti</strong>, allenatore di un Petrarca senza sponsor, <em>&#8220;il campionato torna indietro di anni a livello di qualità, ma questo perlomeno permetterà di dare spazio ai giovani&#8221;</em>. Padova si è dovuta privare dei giocatori che costituivano l&#8217;ossatura portante delle ultime stagioni, da Little e Leaga all&#8217;intera prima linea Paoletti-Rizzo-Giovanchelli, senza dimenticare i vari Stoltz, Bartholomeusz, Domolailai. Rappresenta, così come il ridimensionato Casinò di Venezia, una realtà tutta da scoprire.</p>
<p><em>&#8220;Treviso e Viadana faranno un campionato per conto loro&#8221;</em>, dice Presutti, <em>&#8220;avevamo costruito un meccanismo difensivo efficace basato su Little e Leaega, ora punteremo ad un gioco più offensivo centrato su <strong>Mercier </strong></em>(nella foto)<em>, anche se certo la nostra rosa ha perduto molti elementi. L&#8217;idea di un campionato che ritrovi le radici può non essere sbagliata ma, una volta varate le selezioni per la Celtic League, non capisco come un torneo semi-dilettantistico potrà produrre atleti per l&#8217;alto livello internazionale&#8221;</em>.</p>
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		<title>Celtic League, il rugby veneto sconfitto dai giochi di potere. Ma è un harakiri per tutto il movimento</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Jul 2009 13:10:44 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Dal Corriere del Veneto del 21 luglio 2009.
Quella del rugby veneto è stata, a partire dal dopoguerra, una splendida avventura sportiva e sociale, con ingredienti di epica e poesia e protagonisti di alta statura morale: si pensi al segno indelebile lasciato a Padova da una personalità come &#8220;Memo&#8221; Geremia. Le vicende della palla ovale, relegata [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" src="http://img210.imageshack.us/img210/5087/bandieravittorioemanuelab9.jpg" alt="" width="271" height="256" /><em>Dal Corriere del Veneto del 21 luglio 2009.</em></p>
<p>Quella del rugby veneto è stata, a partire dal dopoguerra, una splendida avventura sportiva e sociale, con ingredienti di epica e poesia e protagonisti di alta statura morale: si pensi al segno indelebile lasciato a Padova da una personalità come <strong>&#8220;Memo&#8221; Geremia</strong>. Le vicende della palla ovale, relegata in Italia al ruolo di disciplina minore fino a pochi anni fa, si intrecciavano profondamente nel tessuto cittadino delle tre piazze storiche ma anche in molti centri più piccoli &#8211; <em>&#8220;squadre piccole, ma cattive&#8221;</em>, dice <strong>Marco Paolini</strong> nel suo spettacolo ispirato al rugby &#8211; mentre il <strong>Rovigo</strong> (<em>foto</em>) e il <strong>Petrarca</strong> facevano collezione di scudetti, lanciando la volata al dominio più recente del Treviso con il marchio <strong>Benetton</strong>.</p>
<p>Complessivamente dal 1950 ad oggi sono 35 i titoli tricolori che arrivano in <strong>Veneto</strong>, dove il rugby scrive le sue pagine più belle (la prima volta degli <strong>All Blacks</strong>, i 20mila dell&#8217;<strong>Appiani</strong> nel &#8216;77, i successi dell&#8217;<strong>Italia</strong> di <strong>Georges Coste</strong>) e coltiva i suoi campioni più dotati. Passano per esperienze con questo sport ragazzi che diventeranno poi fra le forze migliori della società veneta nei rispettivi campi professionali, serbandone sempre con sé i modelli di sacrificio, solidarietà, rispetto delle regole.</p>
<p>Con la decisione da parte della Federugby di favorire la candidatura alla <strong>Celtic League</strong> di <strong>Roma</strong> e di <strong>Viadana</strong>, un paese di 18 mila abitanti sulla riva mantovana del Po, il viaggio del rugby veneto giunge al capolinea, escluso dagli scenari internazionali e dai futuri progetti di sviluppo. Clamorosa occasione persa per un territorio che non gode certo di buona salute sul piano economico e per il quale la partecipazione ad un importante torneo anglosassone sarebbe stato un preziosissimo spot turistico. E harakiri per il movimento della palla ovale nazionale, che così si amputa del suo organo vitale, la regione dalla quale ha inizio la filiera dei giocatori azzurri con oltre 10 mila tesserati e un centinaio di società.</p>
<p><img class="alignright" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" src="http://www.benettonrugby.it/thumb.aspx?img=/docs/gallery/92/02-Williams.jpg&amp;c=90" alt="" width="250" />La candidatura di Treviso, irreprensibile per solidità economica-organizzativa e per palmares sportivo, è stata bocciata dal consiglio federale di sabato, a <strong>Bologna</strong>. I sette consiglieri della regione, grandi accusati del giorno dopo, assicurano all&#8217;unisono di avere votato a favore del Benetton. E giura di avere fatto lo stesso anche il presidente <strong>Giancarlo Dondi</strong>, che pure ha sempre visto nel club biancoverde, nel suo general manager <strong>Vittorio Munari</strong>, nella crescita di potere del Veneto gli avversari politici più insidiosi. E che pure ha subìto le pressioni delle forze politiche che governano la capitale.</p>
<p>Certo l&#8217;iter che ha portato alla votazione è stato poco chiaro, ma questa non è una novità quanto alle politiche della Fir. Adesso sono lacrime di coccodrillo quelle del presidente, che per l&#8217;assolutezza del potere all&#8217;interno della Fir viene chiamato da molti &#8220;l&#8217;imperatore&#8221;? La verità rimarrà per sempre nel segreto delle urne. Ma è possibile che questa volta l&#8217;Imperatore, e con lui soprattutto il Veneto, siano effettivamente vittime di una manovra bizantina fra i consiglieri della Lombardia e del Centro Sud, orchestrata dal bresciano <strong>Alfredo Gavazzi</strong>. Nominato anche nel comitato del Sei Nazioni, l&#8217;ex patron del <strong>Calvisano</strong> avrebbe così vinto la prima battaglia nella guerra alla successione di Dondi alla guida di una Fir con un budget ormai di oltre 25 milioni di euro a stagione.</p>
<p>Da sempre quello della rappresentanza politica è uno dei grandi problemi del Nord Est, e non solo nel rugby. Anche questa volta il Veneto &#8211; che spesso vince nello sport &#8211; viene sconfitto nel gioco del potere.</p>
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		<title>Il rugby veneto unito: &#8220;Qui tradizione e competenze, Treviso merita la Celtic League&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Jul 2009 17:45:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elvis</dc:creator>
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Dal Corriere del Veneto del 7 luglio 2009
Perplessità sul progetto Celtic League, ma unanime convinzione che nessuno più di Treviso meriti di rappresentare il movimento italiano nel torneo anglosassone: il rugby veneto, da sempre frammentato e litigioso, si ritrova questa volta d&#8217;accordo e fa convergere il proprio sostegno alla candidatura del Benetton.
La decisione è attesa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" src="http://www.benettonrugby.it/thumb.aspx?img=/docs/gallery/56/05-gilbride.jpg&amp;c=90" alt="" width="420" /></p>
<p><em>Dal Corriere del Veneto del 7 luglio 2009</em></p>
<p>Perplessità sul progetto <strong>Celtic League</strong>, ma unanime convinzione che nessuno più di Treviso meriti di rappresentare il movimento italiano nel torneo anglosassone: il rugby veneto, da sempre frammentato e litigioso, si ritrova questa volta d&#8217;accordo e fa convergere il proprio sostegno alla candidatura del <strong>Benetton</strong>.</p>
<p>La decisione è attesa il 18 luglio, a conclusione di un consiglio federale fra i più rilevanti di sempre. <strong>Giancarlo Dondi</strong>, artefice dell&#8217;ingresso nel <strong>Sei Nazioni</strong> con cui il rugby è uscito dal ghetto degli sport minori, si trova oggi a dover scegliere la strada per lo sviluppo futuro. Treviso attende l&#8217;esito del processo di valutazione delle candidature, dopo avere presentato la terza tranche di documentazione prevista dal capitolato.</p>
<p><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" src="http://www.benettonrugby.it/thumb.aspx?img=/docs/gallery/64/01-Smith.jpg&amp;c=90" alt="" width="200" /><em>&#8220;Siamo fiduciosi, ci sentiamo preparati ma in ogni caso non favoriti: riteniamo di avere il 50% di possibilità di ottenere la partecipazione&#8221;</em>, spiega il presidente biancoverde <strong>Amerino Zatta</strong>, <em>&#8220;abbiamo risposto, crediamo in modo esauriente, a tutti i quesiti che la Fir ci ha posto. La gestione tecnica in linea con la Nazionale? Basterà un po&#8217; di buon senso. Il Benetton ha sempre collaborato, oggi peraltro ci ritroviamo con <strong>Nick Mallett</strong> e <strong>Franco Smith</strong> </em>(nella foto)<em> che, essendo entrambi sudafricani, non dovrebbero faticare a capirsi&#8221;</em>.</p>
<p>Le varie componenti della palla ovale veneta sembrano intanto ritenere imprescindibile l&#8217;ammissione del Benetton. Per <strong>Pasquale Presutti</strong>, anima del <strong>Petrarca Padova</strong>, <em>&#8220;nessuna altra realtà in Italia ha i titoli di Treviso in termini di risultati, di risorse economiche, di competenze, con alle spalle, per di più, una regione come il Veneto con strutture e tradizione rugbistiche senza uguali&#8221;</em>. Il tecnico critica invece il ridimensionamento del campionato: <em>&#8220;Viene difficile accettare che nulla sia stato fatto per rilanciare il Super Ten e sostenere i club, contro i quali ci si scaglia invece dopo ogni sconfitta della Nazionale&#8221;</em>.</p>
<p>Sulla stessa lunghezza d&#8217;onda <strong>Alessandro Moscardi</strong> (<em>foto sotto</em>), 44 presenze in azzurro fra le quali 19 da capitano. <em>&#8220;Non voglio neppure pensare che il Benetton non venga scelto&#8221;</em>, commenta l&#8217;ex tallonatore rodigino, oggi testimonial del Sei Nazioni, <em>&#8220;Treviso dovrà poi sapersi fare portavoce di un territorio ricchissimo dal punto di vista rugbistico, sul modello delle province irlandesi. Confrontarsi ad alto livello con gli anglosassoni può aiutare un movimento stanco, ma allo stesso tempo dovrebbe esserci un investimento serio per far crescere la base non solo i giocatori ma anche allenatori, dirigenti, arbitri&#8221;</em>.</p>
<p><img class="alignright" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" src="http://www.rbs6nations.com/images/content/Alessandro-Moscardi.jpg" alt="" width="145" height="185" />L&#8217;opinione comune è che quindi l&#8217;ingresso nella Celtic League non guarirà il rugby italiano dai suoi molti mali. Per i club, attanagliati dalla crisi e in mezzo al guado delle riforme dei campionati, è anzi un&#8217;estate torrida. <em>&#8220;Il ritiro di Calvisano è un segnale drammatico&#8221;</em>, sottolinea il presidente del VeneziaMestre, <strong>Tommaso Pipitone</strong>, <em>&#8220;la forbice fra alto livello e rugby di base si aprirà ancora di più e non comprendo quindi come si attuerà il riciclo di giocatori. Ci sarebbe piaciuto giungere ad una candidatura veneta fra più società, credo comunque che il progetto di Treviso sia il più accreditato. Come potrebbe la Fir spiegare l&#8217;esclusione del Benetton?&#8221;</em>.</p>
<p><strong>Stefano Bettarello</strong>, un passato fra Rovigo e Treviso e primo italiano chiamato con i Barbarians, pone l&#8217;accento sulla tradizione. <em>&#8220;E&#8217; un valore anche nel rugby moderno e quella del Veneto non può essere ignorata&#8221;</em>, spiega, <em>&#8220;senza ombra di dubbio la Celtic deve essere data al Benetton, visto che ne&#8217; Viadana ne&#8217; Roma hanno le capacità e la storia dei biancoverdi. Ma il progetto della Federazione, nel suo complesso, ha basi molto precarie&#8221;.</em></p>
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		<title>Sempre più crisi nel Super Ten, ma il Rovigo prova a rilanciare con Pagano general manager</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Jul 2009 15:04:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elvis</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La calda estate del rugby attende la decisione della Federazione, annunciata “entro luglio”, della due franchigie designate a rappresentare l’Italia nella Celtic League. La candidatura del Benetton è in pole position ma l’assegnazione a Treviso non è affatto scontata, considerato l’insanabile dualismo politico Dondi-Munari (nella foto, particolare da AllRugby in edicola).
Il club della Ghirada si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2009/07/munari-dondi-due.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-605" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" title="munari-dondi-due" src="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2009/07/munari-dondi-due-181x300.jpg" alt="" width="97" height="159" /></a>La calda estate del rugby attende la decisione della Federazione, annunciata <em>“entro luglio”</em>, della due franchigie designate a rappresentare l’Italia nella <strong>Celtic League</strong>. La candidatura del <strong>Benetton</strong> è in pole position ma l’assegnazione a Treviso non è affatto scontata, considerato l’insanabile dualismo politico <strong>Dondi-Munari </strong><em>(nella foto, particolare da <a href="http://www.allrugby.it" target="_blank">AllRugby</a> in edicola)</em>.</p>
<p>Il club della Ghirada si è presentato da solo alla corsa per la Celtic ma assicura che una volta ottenuta la partecipazione al torneo anglosassone coinvolgerà l’intero territorio veneto, studiando sinergie con le altre piazze. Intanto la <strong>Fir</strong> deve incassare la bocciatura della sua candidatura alla <strong>Coppa del Mondo</strong> e la crisi – economica ma anche “di vocazioni” – che sta stravolgendo il <strong>Super Ten</strong> alla vigilia della riforma complessiva dei campionati al via dalla stagione 2010-2011.</p>
<p>Il <strong>Calvisano</strong>, unica società in grado di interrompere l’egemonia del Benetton con gli scudetti 2005 e 2008, non si iscriverà al massimo campionato, seguendo l’esempio della <strong>Capitolina</strong> (già ripescata <strong>L’Aquila</strong>).</p>
<p><a href="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2009/07/garcia.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-612" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" title="Rugby Super 10 Calvisano-Venezia" src="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2009/07/garcia-300x253.jpg" alt="" width="240" height="202" /></a>E se si instaurasse un effetto domino prima della scadenza delle iscrizioni al torneo, il 10 luglio? Oggi peraltro i giocatori sotto contratto con il Calvisano, fra i quali una decina del giro della Nazionale, si ritrovano senza club, mentre il mercato francese è già chiuso e quello inglese attanagliato dalla crisi economica.</p>
<p>Altri club che avevano investito molto nel futuro come il <strong>VeneziaMestre</strong> pensano a formule ormai di semi-professionismo, con una riduzione del budget del 50 per cento. Un ridimensionamento ampiamente generalizzato, con la sola eccezione di Benetton e Viadana (ma anche i mantovani hanno operato tagli nei contratti).</p>
<p>Il neo-allenatore <strong>Marzio Innocenti</strong> ha previsto un solo allenamento quotidiano, concentrato nella pausa pranzo, per permettere ai giocatori una parallela carriera nel lavoro o nello studio. <em>&#8220;Il professionismo nel rugby italiano è un esperimento fallito&#8221;</em>, sottolinea il tecnico, da sempre su posizioni dissidenti rispetto al potere federale. Intanto riduzioni di ingaggio per tutti e taglio degli stranieri, mentre l’addio di <strong>Giovanni Boccalon</strong> (Rovigo) e <strong>Paolo Frasson</strong> (Riviera) impone ai veneziani di ripensare lo schieramento di prima linea.</p>
<p>A Rovigo si lavora per una ristrutturazione della società. <em>«Il ritiro del Calvisano è causa di nuove incertezze per tutto il movimento»</em>, commenta la presidentessa rossoblù <strong>Susanna Vecchi</strong>, <em>«comprendo le ragioni della società lombarda e sono stupita che dalla Federazione non sia giunto un solo commento ufficiale. Fatto sta che il prodotto-campionato viene ulteriormente svilito e cercare investitori diviene ancora più difficile. Lo scorso anno non siamo riusciti a coprire il bilancio e credo l’abbiano fatto solo un paio di società del Super Ten. Per la prossima stagione il nostro bugdet si assesterà attorno al milione e 300 mila euro, con una riduzione del 30 per cento circa».</em></p>
<p><img class="alignright" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" src="http://www.rovigooggi.it/files/2009/06/presentazione-rugby-rovigo-1.jpg" alt="" width="231" height="154" />Mentre è giunta la conferma dello sponsor Femi-Cz (<strong>Francesco Zambelli</strong> aveva precedentemente annunciato l’abbandono), la novità a Rovigo è l’arrivo di <strong>Antonio Pagano</strong>, ex direttore marketing del <strong>Viadana </strong><em>(nella foto con il team manager Andrea Scanavacca e la presidentessa Vecchi)</em>, con funzioni di general manager. <em>«Abbiamo preferito sacrificare qualcosa per la squadra e consolidare invece l’assetto societario»</em>, dice Susanna Vecchi, <em>«con il lavoro di Pagano, un dirigente di provate capacità e con l&#8217;esperienza di Viadana alle spalle, puntiamo ad un maggiore radicamento nel territorio»</em>.</p>
<p>Estate di grandi manovre anche a <strong>Padova</strong>, con il Petrarca che deve delineare i progetti per la nuova stagione. Per il nuovo presidente <strong>Enrico Toffano</strong> si prospetta un difficile compito, anche alla luce degli impegni contrattuali presi ancora prima della perdita dello sponsor Carrera e dei nuovi e più modesti panorami aperti dalla riforma dei campionati.</p>
<p>Ed intanto, dove finiranno ora i giocatori del Calvisano? All&#8217;estero non c&#8217;è più mercato per gli azzurri. Solo per <strong>Simone Favaro</strong> ci sono stati gli interessamenti di alcuni club francesi, che possono ancora tesserare un jolly. <em>&#8220;Lo scenario è apocalittico&#8221;</em>, confessa un procuratore.</p>
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		<title>E&#8217; il momento dei tecnici veneti. La sfida di Casellato a Rovigo, i progetti di Innocenti a Venezia</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Jul 2009 14:11:10 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il trevigiano Umberto Casellato (nella foto, da AllRugby) sulla panchina del Rovigo, il padovano Marzio Innocenti su quella del VeneziaMestre mentre l’evergreen Pasquale Presutti torna a dirigere in prima persona il Petrarca: tre tecnici veneti alla guida di tre club della regione nel Super Ten 2009-2010, l’ultimo prima della riforma dei campionati con lo sbarco [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2009/07/umberto-casellato.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-595" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" title="umberto-casellato" src="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2009/07/umberto-casellato-300x277.jpg" alt="" width="238" height="219" /></a>Il trevigiano <strong>Umberto Casellato </strong><em>(nella foto, da <a href="http://www.allrugby.it" target="_blank">AllRugby</a>)</em> sulla panchina del <strong>Rovigo</strong>, il padovano <strong>Marzio Innocenti</strong> su quella del <strong>VeneziaMestre</strong> mentre l’evergreen <strong>Pasquale Presutti</strong> torna a dirigere in prima persona il <strong>Petrarca</strong>: tre tecnici veneti alla guida di tre club della regione nel Super Ten 2009-2010, l’ultimo prima della riforma dei campionati con lo sbarco del rugby italiano nella Celtic League.</p>
<p>Scontata da parte del Benetton la riconferma dello scudettato <strong>Franco Smith</strong>, le altre società hanno scelto di cambiare rivolgendosi ad allenatori del territorio, complice anche una crisi che sta avendo forti ripercussioni sulla palla ovale (bilanci di chiusura in rosso per Padova, Rovigo e Venezia, ma un severo ridimensionamento economico è in corso in tutto il movimento).</p>
<p>Via dunque lo scozzese <strong>George Graham</strong> dal Petrarca e il francese <strong>Christian Gajan</strong> dal VeneziaMestre, con <strong>Massimo Brunello</strong> sedotto dalla Fir che gli assegna l’Italia under 18 e la direzione della neonata Accademia di Mogliano.</p>
<p><a href="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2009/07/presutti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-597" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" title="presutti" src="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2009/07/presutti-300x272.jpg" alt="" width="193" height="174" /></a>Eredità non facile da gestire per Casellato, dopo la storica semifinale ottenuta dal Rovigo nell’ultima stagione. <em>«La base di partenza è proprio l’ottimo lavoro di Brunello nei due anni scorsi, io cercherò di fare a modo mio con l’auspicio di eguagliare nei risultati chi mi ha preceduto»</em>, dice l’ex mediano di mischia di Treviso e della Nazionale, <em>«certo Rovigo non è più una sorpresa, ma la squadra è stata quasi completamente confermata e può rinforzarsi ulteriormente. Le pressioni di una piazza come Rovigo non mi fanno paura, ma al contrario la competenza e la passionalità del pubblico rossoblù rappresentano soprattutto uno stimolo, per me e per la squadra»</em>.</p>
<p>Casellato ha allenato per due stagioni il VeneziaMestre, raccogliendo una promozione dalla A al Super Ten e una tranquilla salvezza, mentre l’anno scorso è subentrato a <strong>Roberto Foglia</strong> nel <strong>Mogliano</strong>, poi protagonista di un ottimo finale di stagione (ed anche al club del Terraglio la panchina va ad un veneto, il casalese <strong>Eugenio Eugenio</strong>, rientrato dopo due stagioni alla <strong>Lazio</strong>). Il Rovigo non rinnova con <strong>Lodie Britz</strong> e perde il pilone <strong>Orlandi</strong>, passato al <strong>Racing Parigi</strong>, ma ingaggia il forte terza linea argentino <strong>Alejandro Abadie</strong>, apprezzato l’anno scorso alla <strong>Capitolina</strong>.</p>
<p>Se per Presutti (<em>foto al centro</em>) l’incarico di capo-allenatore non è che un ritorno al passato, a Mestre <strong>Marzio Innocenti</strong> rappresenta una novità. E tutto nuovo è il progetto proposto dal tecnico e sposato dal club amaranto-oro.</p>
<p><a href="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2009/07/marzio-innocenti.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-599" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" title="marzio-innocenti" src="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2009/07/marzio-innocenti-273x300.jpg" alt="" width="191" height="210" /></a><em>«Fallito in Italia il tentativo di un rugby pro a tutti gli effetti, torneremo ad un semi-professionismo che sviluppi alte professionalità»</em>, spiega Innocenti, nella vita apprezzato otorinolaringoiatra, <em>«la squadra si </em><em>allenerà durante la pausa-pranzo, i giocatori poi avranno un programma da svolgere individualmente e avranno tutto il tempo per studiare e lavorare in prospettiva futura. Ridurremo gli stranieri dando fiducia soprattutto a giovani italiani, con l’obiettivo prioritario di una tranquilla salvezza e della crescita della qualità del gioco»</em>.</p>
<p>Non confermati <strong>Aaron Rameka</strong> e <strong>Josh Levi</strong>, il VeneziaMestre cerca invece di trattenere gli stranieri migliori della passata stagione, i sudafricani <strong>Gareth Krause</strong> e <strong>MJ Mentz</strong>.</p>
<p>Nella foto Marzio Innocenti quando era giocatore della Nazionale (immagine tratta da <em>&#8220;2000, Italia in meta&#8221;</em>).</p>
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		<title>Treviso, lo scudetto del pack. Capitan Pavanello: &#8220;Gruppo e maturità fanno la differenza&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Jun 2009 10:04:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elvis</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Working class hero&#8221; canterebbe John Lennon per celebrare, nel rugby, gli uomini della mischia, ovvero quelli che fanno il lavoro più ruvido e infame, che non segnano mai (beh, quasi mai) ed anzi a volte neanche toccano palla, quelli di cui i giornalisti si dimenticano al momento di comporre il titolo o di nominare il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin-right: 2px; margin-left: 2px;" src="http://www.benettonrugby.it/thumb.aspx?img=/docs/gallery/95/tsp144.jpg&amp;c=90" alt="" width="430" /><em>&#8220;Working class hero&#8221;</em> canterebbe <strong>John Lennon</strong> per celebrare, nel rugby, gli uomini della mischia, ovvero quelli che fanno il lavoro più ruvido e infame, che non segnano mai (beh, quasi mai) ed anzi a volte neanche toccano palla, quelli di cui i giornalisti si dimenticano al momento di comporre il titolo o di nominare il man of the match.</p>
<p>Eppure sono loro gli operai che, lontani dai riflettori, costruiscono le fondamenta di ogni vittoria. Così sabato a Roma per lo scudetto numero 14 del <strong>Benetton</strong>: è soprattutto ai suoi uomini con la maglia XXXL che Treviso deve questo titolo, contro un Viadana nell&#8217;occasione forse superiore per calibro tecnico complessivo. Se il pack biancoverde si era già dimostrato superiore ad ogni avversario nel corso del Super Ten, la finale ha esaltato la predisposizione al combattimento, il rigore e la compattezza del reparto avanzato di Treviso, impeccabile anche quando i titolari di partenza hanno lasciato il campo per fatica.</p>
<p><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" src="http://multimedia.quotidianonet.ilsole24ore.com/data/images/gallery/2008/7896/7pavanello.JPG" alt="" width="250" height="387" />Giusto che il capitano dello scudetto sia <strong>Antonio Pavanello</strong>, che da seconda linea gioca proprio nel cuore della mischia, protagonista di un&#8217;ottimo campionato e laureatosi per la seconda volta nella stagione dopo il titolo di dottore in Architettura conquistato a Ca&#8217; Foscari lo scorso ottobre. <em>&#8220;Non avrei potuto chiedere nulla di più a quest&#8217;anno&#8221;</em>, spiega raggiante il 27enne, cresciuto nel <strong>Rovigo</strong> e approdato al Benetton nel 2005, <em>&#8220;lo scudetto era l&#8217;obiettivo di inizio torneo, ma vincerlo da capitano è un regalo speciale. Ero fra i sei cosiddetti &#8220;leader&#8221; della squadra anche prima dell&#8217;infortunio di De Jager, nel finale di stagione è emersa la possibillità che la responsabilità toccasse a me. Certo non è facile essere capitano in una squadra come Treviso, con tante personalità forti e giocatori ben più esperti di me. A volte ho chiesto di essere aiutato, è successo anche sabato, ed in quelle situazioni ho capito quanto questo gruppo sia unito e maturo&#8221;</em>.</p>
<p>I biancoverdi, alle prese con una lunga lista di infortunati, partivano sfavoriti contro un Viadana motivatissimo e dopo un primo tempo dominato si erano ritrovati ad inseguire nel punteggio con soli 10&#8242; da giocare. Eppure è finita come altre quattro volte nei sette anni della gestione <strong>Zatta-Munari</strong>, cioè con il Benetton in festa sotto lo sguardo divertito di <strong>Giovanni Storti</strong>, pur senza gli inseparabili Aldo e Giacomo. <em>&#8220;Rispetto a tutti gli altri, ciò che fa la differenza è la nostra forza mentale&#8221;</em>, commenta Pavanello, <em>&#8220;ognuno è capace di dare il massimo nel momento che conta, senza farsi fermare dalla pressione psicologica. Faccio un paio di esempi. Sabato <strong>Horak</strong> era stato chiamato a giocare in extremis, era reduce da un lungo infortunio alla spalla e lontano dal ritmo partita, ma ha fatto un&#8217;ottima finale, sacrificandosi in difesa. <strong>Sartoretto</strong> aveva giocato pochissimo in questa stagione, è entrato negli ultimi minuti, ha salvato il risultato con un placcaggio devastante su <strong>Robertson</strong> e poi ha quasi segnato una meta. Viadana ha come noi ottime individualità, ma da noi c&#8217;è anche un gruppo solido. Quello che forse era mancato l&#8217;anno scorso&#8221;</em>.</p>
<p><img class="alignright" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" src="http://www.benettonrugby.it/thumb.aspx?img=/docs/gallery/95/tsp174.jpg&amp;c=90" alt="" width="260" height="257" />In questa stagione, come nella passata, la squadra ad un certo punto dava l&#8217;impressione di non comprendere i dettami di <strong>Franco Smith</strong> e di accusare la disastrosa campagna di <strong>Heineken Cup</strong>. La svolta della stagione del Benetton avviene dopo il derby perso a Padova, racconta il capitano: <em>&#8220;Non c&#8217;è dubbio, abbiamo anche conosciuto momenti difficili durante l&#8217;annata. All&#8217;inizio del girone di ritorno giocammo una brutta partita in casa del <strong>Petrarca</strong>. Alla fine, nello spogliatoio, ci siamo guardati in faccia e ci siamo domandati se volevamo buttare via due anni di sacrifici. E&#8217; venuta fuori ancora una volta la forza del gruppo e da quel momento ho iniziato a credere che lo scudetto sarebbe tornato a Treviso. E sabato è successo lo stesso: dopo essere andati sotto nel punteggio ci siamo riuniti in cerchio e ci siamo chiesti se veramente volevamo questa vittoria. Come risposta, siamo andati ad occupare il campo del Viadana per il resto della partita, assicurandoci lo scudetto con il calcio di <strong>Goosen</strong> e la meta di <strong>Barbieri</strong></em>&#8220;.</p>
<p>Da sempre Treviso lamenta scarsa tutela da parte degli arbitri. Non in questa volta occasione, però. <em>&#8220;Faccio davvero i complimenti a <strong>Mancini</strong>, che ha ottimamente arbitrato la finale&#8221;</em>, dice Pavanello, <em>&#8220;in particolare ha diretto bene il gioco a terra, rendendo più veloce l&#8217;uscita del pallone. Inoltre, da capitano, ho potuto avere con lui un proficuo dialogo. Ed alla fine ne è venuta fuori anche una bella partita, mi sembra&#8221;</em>.</p>
<p>Ora Antonio Pavanello si aggrega all&#8217;Italia A con la quale parteciperà alla <strong>Nations Cup</strong> in Romania. A detta di qualcuno il seconda linea biancoverde meriterebbe qualcosa di più, ma forse, stante il dissidio &#8220;politico&#8221; fra la Fir e il club trevigiano, oggi a differenza del passato vestire la maglia del Benetton è più un ostacolo in prospettiva azzurra. <em>&#8220;Non spetta a me dire se merito la Nazionale. Da parte mia cerco solo di dare sempre il massimo e credo di avere raggiunto in questa stagione una certa maturità di giocatore. In finale non mi sembra di avere sfigurato contro gli avversari diretti</em> (<strong>Geldenhuys</strong> è stato convocato da <strong>Mallett</strong> per il tour estivo, ndr). <em>Ciò che mi fa più piacere, in ogni caso, è sentire la fiducia dei compagni e sentirmi dire da loro che sarei all&#8217;altezza della Nazionale maggiore&#8221;.<br />
</em></p>
<p>La cronaca della partita si trova <a href="http://corrieredelveneto.corriere.it/treviso/notizie/sport/2009/1-giugno-2009/ruggito-leoni-scudetto-torna-treviso-1501417492322.shtml" target="_blank">qui</a>.</p>
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		<title>2009, l&#8217;anno della Celtic. Al Rovigo e a Massimo Brunello gli oscar del 2008</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Jan 2009 16:33:51 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Coppe Europee 2008-2009]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" src="http://www.rovigooggi.it/files/2008/12/trr-1259.jpg" alt="" width="420" />Si apre un anno fondamentale per lo sviluppo del rugby italiano, proiettato verso inediti orizzonti professionistici con la decisione della <strong>Federugby</strong> di aderire alla <strong>Celtic League</strong>. Modalità e tempi restano da definire, ma a nove anni dall&#8217;ingresso nel Cinque Nazioni, divenuto appunto <strong>Sei Nazioni</strong> con gli azzurri, il padre padrone della palla ovale nazionale <strong>Giancarlo Dondi</strong> imprime al movimento una nuova decisiva svolta, pur circondata da polemiche e perplessità del tutto legittime.</p>
<p>Una fase di passaggio che invita anche a riflettere sui modelli adottati dai club della nostra regione, sempre comunque protagonisti non solo nel <strong>Super Ten</strong> ma anche nella produzione di talenti: a fianco dell&#8217;<strong>Argentina</strong> il <strong>Veneto</strong> resta tuttora il serbatoio principale della Nazionale azzurra, come dimostra il dato dei cinque padovani in campo all&#8217;<strong>Euganeo</strong> contro l&#8217;<strong>Australia</strong> lo scorso 8 novembre.</p>
<p><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" src="http://www.benettonrugby.it/thumb.aspx?img=/docs/gallery/59/17-Williams.jpg&amp;c=90" alt="" width="220" />Il 2008 si conclude con un <strong>Treviso</strong> sempre al vertice del campionato ma privo dello scudetto (perso a Monza lo scorso 7 giugno contro Calvisano) e ancora bastonato in <strong>Heineken Cup</strong>, anche se con la giustificazione del girone-monstre con Leicester, Ospreys e Perpignan. Se <strong>Brendan Williams</strong> (<em>foto</em>) resta l&#8217;uomo in più per il Benetton, perlomeno contro gli avversari dei campi nostrani, pesano ancora sul rendimento dei biancoverdi infortuni gravi come quelli recenti a <strong>Picone</strong> e al capitano <strong>De Jager</strong>.</p>
<p>Ma al di là dei risultati, tuttavia, mai come oggi è sembrata smarrita l&#8217;identificazione fra città e squadra che ha costituito per decenni il sostrato culturale del rugby biancoverde (e prima ancora biancazzurro). Basterà un&#8217;eventuale Celtic League a risvegliare la passione dei trevigiani?</p>
<p>Quasi all&#8217;opposto di un modello che stenta ad affermarsi come quello del Benetton della troika Munari-Zatta-Smith si ritrova il pensiero marcatamente &#8220;made in Polesine&#8221; del <strong>Rovigo</strong>, con un attaccamento purista alle radici e dei risultati che sul fronte del Super Ten continuano a sorprendere, soprattutto in relazione alle risorse economiche disponibili.</p>
<p><a href="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2009/01/brunello-brizzante.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-432" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" title="brunello-brizzante" src="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2009/01/brunello-brizzante-300x180.jpg" alt="" width="240" height="144" /></a>Se esistesse nel nostro rugby un premio per l&#8217;allenatore dell&#8217;anno, difficilmente l&#8217;edizione 2008 sfuggirebbe a <strong>Massimo Brunello </strong>(<em>nella foto, assieme all&#8217;assistant Flaviano Brizzante</em>), capace di condurre i &#8220;bersaglieri&#8221; ad un passo dai playoff nel passato torneo e di mantenerne la competitività anche in quello in corso, valorizzando allo stesso tempo giovani come <strong>Bacchetti</strong>, <strong>Favaro</strong> e <strong>De Marchi</strong>.</p>
<p>Nel mezzo, forse ancora alla ricerca di un modello per far fronte alle sfide del professionismo, <strong>Petrarca</strong> e <strong>VeneziaMestre</strong>, che hanno sì raggiunto i rispettivi obiettivi nella stagione scorsa (semifinale e salvezza) ma che continuano a dibattersi in un&#8217;altalena di risultati e a rinviare l&#8217;esame di maturità.</p>
<p><em>(foto da www.rovigooggi.it, www.benettonrugby.it e da bloggers.it-viscardini)</em></p>
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		<title>&#8220;Che botte i derby con Rovigo!&#8221;: i ricordi del petrarchino d&#8217;Australia David Knox. &#8220;Mallett chiami Gower, farà la differenza&#8221;</title>
		<link>http://mediaofficina.com/rugbypeople/2008/11/09/che-botte-i-derby-con-rovigo-i-ricordi-del-petrarchino-daustralia-david-knox-mallett-chiami-gower-fara-la-differenza/</link>
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		<pubDate>Sun, 09 Nov 2008 19:27:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elvis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storie di rugby]]></category>
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		<description><![CDATA[Dal Corriere del Veneto dell&#8217;8 novembre 2008.
Quando arrivò a Padova, nel 1986, David Knox era un biondino di 23 anni, fisico asciutto ma non statuario, estroverso e un po&#8217; sbruffoncello come molti australiani. Alle spalle due presenze nei Wallabies e una solida reputazione come piazzatore: quello che serviva al Petrarca, con una mischia che faceva [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://eskimorugby.files.wordpress.com/2008/05/davidknoxleinster.jpg" alt="" width="420" /><em>Dal Corriere del Veneto dell&#8217;8 novembre 2008.</em></p>
<p>Quando arrivò a <strong>Padova</strong>, nel 1986, <strong>David Knox</strong> era un biondino di 23 anni, fisico asciutto ma non statuario, estroverso e un po&#8217; sbruffoncello come molti australiani. Alle spalle due presenze nei <strong>Wallabies</strong> e una solida reputazione come piazzatore: quello che serviva al <strong>Petrarca</strong>, con una mischia che faceva sfracelli.</p>
<p>Certo il pubblico padovano era ben abituato, da tre anni festeggiava lo scudetto e quanto ad australiani i predecessori di Knox erano stelle come <strong>Roger Gould</strong> e, un gradino sopra tutti gli altri, <strong>David Campese</strong>. <em>&#8220;Mudande de seda&#8221;</em> era l&#8217;epiteto rivolto ai tifosi petrarchini da quelli del Rovigo, ricambiato con uno schietto <em>&#8220;bifolchi&#8221;</em> nello spirito goliardico di allora. Nella città del Santo Knox si sarebbe fatto presto apprezzare, soprattutto a suon di calci.</p>
<p>L&#8217;87 è l&#8217;anno del quarto scudetto consecutivo, David resta nel Petrarca altre due stagioni e poi avvia una carriera da giramondo fra <strong>Livorno</strong>, <strong>Bristol</strong>, <strong>Narbonne</strong>, Durban e Canberra. Bizzarro il suo rapporto con la Nazionale australiana, per la quale colleziona 15 presenze spalmate fra il 1985 e il 1997 e vince da riserva la Coppa del Mondo 1991, chiuso dalla classe cristallina di <strong>Michael Lynagh</strong>.</p>
<p>Nelle ultime tre stagioni è stato tecnico dei trequarti nello staff del Leinster, il cui capo-allenatore è <strong>Michael Cheika</strong>, altro australiano ed ex-Petrarca. <em>&#8220;Mi sto prendendo una pausa e in attesa di un nuovo ingaggio insegno educazione fisica alle elementari, con grande soddisfazione&#8221;</em>, inizia a spiegare Knox, al telefono da Sidney, <em>&#8220;alla mia esperienza a Padova sono legati molti bei ricordi, ero molto giovane e con una gran voglia di vedere il mondo. L&#8217;Italia fu un paradiso: un bellissimo paese, uno stile di vita insuperabile, cibo e vini ottimi. Fui accolto molto amichevolmente ed ogni sera ero invitato a cena da una delle famiglie dei miei compagni. Il rugby non era professionistico, non ci allenavamo molto e quindi avevo anche parecchio tempo libero. In Italia ho imparato molto, in campo e fuori. Era un ambiente con molte personalità di grande carisma, dal presidente Geremia e l&#8217;allenatore Munari al mio capitano, <strong>Marzio Innocenti</strong>, che infatti era anche il capitano della Nazionale italiana. La mischia era fortissima e posso dire lo stesso del numero 9 con cui facevo coppia in mediana, <strong>Fulvio Lorigiola</strong>&#8220;</em>.</p>
<p><a href="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2008/12/knoxciapaebotte.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-391" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" title="knoxciapaebotte" src="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2008/12/knoxciapaebotte-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>Le è rimasto impresso un episodio, in particolare, della sua esperienza italiana?</p>
<p><em>&#8220;Derby con il Rovigo, credo fosse l&#8217;88. Succede che placco Botha un po&#8217; in ritardo e arrivano in quattro o cinque a prendermi a pugni. Viene fuori una bella rissa</em> (&#8220;rissa&#8221; Knox lo dice in italiano, ndr), <em>mentre adesso si viene squalificati allora erano cose che succedevano. Fra Petrarca e Rovigo erano partite sentitissime. Era un campionato interessante, perché dopo la prima Coppa del Mondo arrivarono in Italia tanti campioni, a Rovigo i sudafricani <strong>Botha</strong> e <strong>Smal</strong>, a Treviso i neozelandesi <strong>Green</strong> e <strong>Kirwan</strong>, e a Padova tornò Campese. Lo scudetto dell&#8217;87 fu una grande gioia, mi dispiace che sia rimasto l&#8217;ultimo conquistato dal Petrarca&#8221;</em>.</p>
<p>Come giudica oggi l&#8217;Italia di <strong>Nick Mallett</strong>?<br />
<em>&#8220;L&#8217;ho seguita attentamente negli ultimi anni, poichè i trequarti del <strong>Leinster</strong>, che io allenavo, erano anche i trequarti dell&#8217;Irlanda che incontrava gli azzurri nel Sei Nazioni. Credo sia una squadra che è cresciuta molto ed è ben allenata da Mallett. Ha una mischia in grado di giocare alla pari con ogni avversario ed una terza centro, <strong>Parisse</strong>, che è il migliore al mondo nel suo ruolo. I problemi sono dall&#8217;apertura all&#8217;estremo, fra i quali non vedo qualità di livello assoluto. Consiglierei a Mallett di chiamare <strong>Craig Gower</strong></em> (australiano passato dal rugby a XIII al Bayonne quest&#8217;anno, eleggibile grazie alla nonna italiana, ndr), <em>è forte e potrebbe giocare come numero 10, risolvendo all&#8217;Italia un bel po&#8217; di problemi&#8221;.</em></p>
<p>Anche l&#8217;Australia, dopo l&#8217;addio di <strong>Gregan</strong> e <strong>Larkham</strong>, affronta il rebus della mediana.</p>
<p><em>&#8220;Ma da noi non mancano i talenti. Finora all&#8217;apertura è stato privilegiato <strong>Matt Giteau</strong>, con lui peraltro abbiamo già raccolto successi importanti come quello in Sud Africa ad agosto. Ma io invece schiererei Giteau centro per dare spazio al giovane Barnes in regia&#8221;.</em></p>
<p>Qual è il suo pronostico per Italia-Australia?<br />
<em>&#8220;Vinceranno i <strong>Wallabies</strong>, ma con uno scarto ridotto. Non mi aspetto giocate spettacolari al largo, l&#8217;Italia cercherà di mettere pressione agli australiani con la mischia, un reparto che ha perso uomini importanti come <strong>Elson </strong>e <strong>Vickerman </strong>e che è reduce dalla battaglia con gli All Blacks sabato scorso. Se usciranno palloni puliti i nostri trequarti possono essere molto pericolosi, ma l&#8217;Australia deve comunque aspettarsi una partita decisamente impegnativa&#8221;.<br />
</em></p>
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