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Marius Mitrea, dalla Romania il talento emergente fra i fischietti veneti

Dal Corriere del Veneto del 21 marzo 2009.

Marius ha 27 anni, vive a Postioma, vicino a Treviso, e parla correttamente cinque lingue. Lavora come spedizioniere internazionale e nel tempo libero è un arbitro di rugby: approdato a dirigere gare di serie B a due soli stagioni dal suo esordio, è anzi il migliore fischietto emergente veneto, sul cui futuro sono pronti a scommettere in molti.

Veneto non nel senso più stretto, ma pur sempre veneto come altri 210mila che nella regione lavorano e abitano con le loro famiglie. Marius Mitrea è infatti un “veneto” dal 2001, da quando cioè si è trasferito da Galati, città sul delta del Danubio. “Dopo il diploma delle superiori ho seguito mio padre, che già lavorava a Treviso, e mi sono presto inserito trovando buoni amici e un impiego che mi dà soddisfazione”, spiega in un italiano che non tradisce alcun accento romeno, “avevo giocato a rugby a Galati nelle categorie giovanili e mi era rimasta la passione, così quando ho saputo che a Paese c’era squadra mi sono presentato all’allenamento”.

Con i “canguri” rossoblù, che hanno un antico feeling con gli atleti romeni (dai profughi accolti nell’88 ad Adrian Tamas, lo straniero della scorsa stagione), Mitrea prova a giocare da estremo con risultati tuttavia non brillantissimi. Tre anni fa, complice un infortunio, si iscrive ad un corso per arbitri e scopre la vocazione. Dalla sua ha la giovane età e la conoscenza delle lingue del rugby, inglese e francese, oltre allo spagnolo e naturalmente al romeno e all’italiano.

“Mi sento ancora un giocatore e questo di sicura mi aiuta nel rapporto con i capitani, con i quali ci parliamo da coetanei e da pari ruolo”, dice Mitrea, “in campo non voglio avere l’atteggiamento del vigile urbano, ma quello di chi aiuta le due squadre a giocare e quindi a divertirsi di più. La prima partita che diressi fu un Cus Padova-Casale a livello under 15: non ero emozionato ma solo curioso della nuova esperienza, e alla fine essere lì in mezzo al campo mi era piaciuto davvero. Ho deciso quindi di smettere come giocatore e di fare solo l’arbitro, anche sotto l’impulso di colleghi più esperti. E’ una sfida continua con se stessi, perché in campo la pressione di trenta giocatori è sempre intensa: ci vuole un carattere forte e determinato per gestire le situazioni più controverse”.

Marius si allena per tre volte alla settimana fra palestra e campo, sempre assieme al Paese. Poi c’è l’aggiornamento teorico (di recente ha partecipato ad uno stage in Francia, a Tolosa) e la partita nel week-end, talora più di una per la cronica scarsità numerica di arbitri nel nostro rugby. Obiettivi per il futuro? “Vorrei come tutti arrivare più in alto possibile, ma penso a fare un passo alla volta. Quindi ora la speranza è di esordire in serie A al più presto”.