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Super Benetti, il VeneziaMestre piega Roma. La follia delle maglie: ora tocca a Rovigo
Il quarto turno di ritorno rivoluziona la classifica del Super Ten, con le venete tutte a segno con la sola eccezione della Benetton, da ieri ex-capolista in seguito alla sconfitta 19-13 nel derby di Padova. Balza in testa l’Overmach Parma, capace di espugnare Viadana, mentre Rovigo aggancia Calvisano al quarto posto e resta quindi accreditato candidato per un posto nei playoff.
A Favaro Veneto il VeneziaMestre regola, pur con qualche affanno, i romani della Futura Park e fa un’altro deciso passo verso la salvezza. In un match dominato dal ruvido scontro fra i pacchetti si sono rivelati decisivi un guizzo di Josh Levi nel primo tempo e, nel corso dell’intera gara, la puntualità di Corrado Pilat dalla piazzola (5 su 6 per il bellunese, pur non altrettanto autorevole in regia), mentre l’efficace organizzazione difensiva amaranto-oro concedeva una meta agli ospiti solo nella ripresa e in una fase di inferiorità numerica.
L’ottima prestazione dietro la mischia di Nicola Benetti, fatta di verve nella gestione del gioco e aggressività nei placcaggi, sancisce l’approdo alla maturità del venticinquenne mediano trevigiano, “scommessa” dello staff veneziano che l’ha prelevato quest’estate dal Mogliano in cambio di Lucas Lambrè. Da segnalare una volta ancora la prova tutta sostanza del sudafricano Krause. Finisce 19-8, con gli amaranto-oro che possono recriminare per un paio di occasioni sciupata da M.J. Mentz.
Continua la saga delle magliette. Perfino il Rovigo, club ancorato alla tradizione in modo molto assoluto e radicale, si concede un design moderno, tradendo i classici colori rossoblù. Nella foto che ritrae “Braam” Immelman, premiato come man of the match, ecco la casacca con cui la Femi-Cz ha giocato e vinto sul campo della Capitolina. Maglia azzurrina con spiritosi omini rossi… No comment.
Foto Legarugby
Dal 2010 Sei Nazioni sul Sky. Movimento in rivolta: “Italia in chiaro o fine del boom”
Dal Corriere del Veneto del 18 febbraio 2009
Con l’inizio del Sei Nazioni 2009 la febbre è cominciata a salire per gli appassionati di rugby che assisteranno alle sfide degli azzurri nel torneo, alcuni di persona negli stadi di Roma, Londra ed Edinburgo ed altri – molti di più – che assaporeranno lo spettacolo di fronte alla tivù. Per l’ultima volta, almeno nella versione in chiaro: Sky Italia si è infatti aggiudicata (per 13 milioni di euro) i diritti della più prestigiosa manifestazione europea dal 2010 al 2014, “scippando” quindi La7 che tanto aveva investito sullo sport dell’ovale negli ultimi quattro anni.
Notizia di marketing sportivo, che tuttavia non lascia indifferente il movimento. Il passaggio alla pay-tv priva il rugby di una straordinaria vetrina, da cui deriva il boom della disciplina nelle recenti stagioni.
Le partite del Sei Nazioni su La7 hanno peraltro ottenuto ottimi riscontri di audience (superati spesso il milione di contatti, con punte di share del 14%), mentre su Sky la partita decisiva degli ultimi Mondiali, Italia-Scozia, era stata vista appena da 365mila telespettatori. “Il rugby rischia uno stop del suo sviluppo”, ha dichiarato preoccupato il presidente della Federugby Giancarlo Dondi, il quale prospetta una trattativa con Sky per ottenere la trasmissione in chiaro delle gare dell’Italia. Improbabile però che la rete satellitare scenda a patti proprio sul principio che la sostiene, l’esclusività degli avvenimenti sportivi per attrarre abbonati.
“E’ una notizia che preoccupa tutti noi del mondo del rugby”, sottolinea il trevigiano Francesco “Cocco” Mazzariol (nella foto), miglior marcatore del Super 10 con la maglia dell’Overmach Parma e brillante commentatore per i microfoni di La7, “Sky saprà di sicuro confezionare un ottimo prodotto e la Federugby incasserà la propria quota di diritti, ma la visibilità offerta dalla trasmissione delle partite in chiaro è importantissima per tutto il movimento: per far conoscere il nostro sport, per attrarre sponsor, pubblico e giocatori. Il riscontro ottenuto dal Sei Nazioni su La7, con oltre un milioni di telespettatori per ogni match, è davvero sorprendente se si pensa qual era l’attenzione per il rugby anche solo dieci anni fa”.
E scherza, ma non troppo, Mazzariol: “Vengo riconosciuto per strada più ora come commentatore che in vent’anni di carriera da giocatore. Significativo, no?”. Malumori anche tra i tifosi. “Spero che si trovi una soluzione, molti degli appassionati che non hanno l’abbonamento si ritroverebbero privi della possibilità di seguire l’Italia”, spiega Marco Malerba degli OFM, gruppo organizzato di tifosi azzurri ora in partenza per Londra (nella foto in occasione di Irlanda-italia), “il rugby ha grandi potenzialità di crescita, non è giusto che finisca relegato in una televisione a pagamento”.
Il dopo-rugby di Steve Ojomoh. Ieri all’Overmach Parma, oggi alla guida di un asilo
Per la serie “Che fine hanno fatto?”, scopro sul numero di aprile di International Rugby News la storia curiosa di Steve Ojomoh. Qualcuno lo ricorderà con la maglia dell’Overmach Parma nella stagione 2001-2002, anche se il suo impatto sul campionato italiano fu decisamente deludente rispetto alle aspettative. Ojomoh, infatti, aveva alle spalle una gloriosa carriera in Premiership con Bath e Gloucester, e 12 presenze con l’Inghilterra.
L’ex terza linea di origine nigeriana ha deciso di intraprendere con la moglie Lisa una carriera post-rugby ben lontana dal ruvido gioco degli avanti inglesi e dal fango dei campi di oltre Manica. Ojomoh gestisce oggi due asili a Bath, la Baby Face Nursery, e l’idea gli venne proprio durante l’ultimo anno di rugby giocato, a Parma, dove il suo progetto prese forma.
Oggi Ojomoh è soddisfatto del nuovo business ma guarda con qualche rimpianto alla sua carriera di rugbista. “Avrei potuto avere molti più caps con l’Inghilterra”, ha detto a Irn, “guardo a quello che hanno fatto alcuni miei compagni del tempo come Martin Johnson e Neil Back ed un po’ li invidio”.

