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	<title>Rugbypeople &#187; Nick Mallett</title>
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	<description>Lo sport più bello del mondo, la sua gente</description>
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		<title>Club italiani nel caos. Celtic League per due squadre, ma che ne sarà di tutto il resto?</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Mar 2010 15:55:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elvis</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il caso Celtic League è giunto a conclusione con quell&#8217;happy end che Treviso e molti appassionati veneti attendevano con ansia (e qualche timore) da un paio di settimane. E&#8217; trascorso quasi un anno dal primo comunicato ufficiale del torneo sulla disponibilità a vagliare la candidatura italiana, un&#8217;idea che risale comunque al 2004 quando a lanciarla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2009/07/banner-celtic-league.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-644" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" title="banner-celtic-league" src="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2009/07/banner-celtic-league-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Il caso <strong>Celtic League</strong> è giunto a conclusione con quell&#8217;happy end che <strong>Treviso</strong> e molti appassionati veneti attendevano con ansia (e qualche timore) da un paio di settimane. E&#8217; trascorso quasi un anno dal primo comunicato ufficiale del torneo sulla disponibilità a vagliare la candidatura italiana, un&#8217;idea che risale comunque al 2004 quando a lanciarla fu <strong>John Kirwan</strong>, allora allenatore della Nazionale azzurra.</p>
<p>Fra il 26 marzo 2009 e l&#8217;8 marzo 2010, data dell&#8217;ammissione ufficiale di Benetton ed <strong>Aironi Viadana</strong>, abbiamo assistito ad una serie di clamorosi colpi di scena frutto delle lotte di potere che, dietro le quinte, si sono incrociate per una svolta così rilevante sui futuri equilibri del movimento. Dopo che la decisione era ormai presa, la battaglia è scoppiata all&#8217;interno della Celtic League stessa, con gli scozzesi a chiedere un peso maggiore nella stanza dei bottoni ed irlandesi e gallesi ad un certo punto pronti addirittura – secondo la Bbc – ad estromettere Glasgow e Edimburgo a favore delle due franchigie italiane.</p>
<p>L&#8217;approdo nel torneo di Treviso e Viadana di fatto aggancia le due realtà di vertice ad una competizione professionistica di alto livello, così come accadde nel 2000 con l&#8217;ingresso dell&#8217;Italia nel Sei Nazioni per merito della mediazione di <strong>Giancarlo Dondi</strong> (con francesi e anglosassoni ben consapevoli, allora come oggi, dell&#8217;importanza di accogliere un mercato di 60 milioni di abitanti per espandere il proprio business). Quanto al Veneto si tratta di un preziosa occasione di promozione del territorio, con sicure ricadute positive in una fase economica che certo non invita all&#8217;ottimismo.</p>
<p>L&#8217;ingresso nella Celtic League non risolve di certo tutti i problemi del rugby italiano, ponendone semmai di nuovi ed inediti. Non si è giunti a questo passaggio epocale con un progetto condiviso, quanto invece con passi incerti ed improvvisati ed a costo di un lungo braccio di ferro fra Treviso e Fir. <em>&#8220;Chi gà vinto?&#8221;</em>, si domanderebbe<strong> Ulisse Trevisin</strong>, il ruspante pilone messo in scena da<strong> Marco Paolini</strong>. Il Benetton gioisce: approda in uno scenario europeo e dà un senso così al mecenatismo che la famiglia ha avviato nel rugby già nel 1978, prima di basket e volley. Ma il club trevigiano, già umiliato dall&#8217;esclusione della sua candidatura nel Consiglio federale dello scorso 18 luglio, ha pagato un conto salatissimo pur di ottenere a fine gennaio la riapertura delle trattative.</p>
<p><a href="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2010/03/munari-campese.jpg"><img class="alignleft size-large wp-image-906" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" title="munari campese" src="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2010/03/munari-campese-1024x617.jpg" alt="" width="430" /></a>Giancarlo Dondi, presidente-padrone della Fir, ha dovuto obtorto collo insistere per l&#8217;ingresso in Celtic League, idea che non ha mai amato troppo come dichiarato anche pubblicamente (ad esempio lo scorso 10 settembre in occasione della presentazione del campionato all&#8217;Hotel Gallia di Milano). Ma Dondi non ha perso: la concentrazione degli azzurri in due sole franchigie ed il confronto continuo con le corazzate d&#8217;oltremanica non potranno che giovare alla Nazionale di <strong>Nick Mallett</strong>, sulla quale poggia il boom presso il grande pubblico ed il budget federale. Ad uscirne decisamente appannata, dopo 13 anni di potere sempre più assoluto nelle mani del presidente parmense, è l&#8217;immagine della Fir. I pasticci della vicenda Celtic League hanno messo in una lente di ingrandimento la pochezza della politica federale e l&#8217;incapacità di abbozzare una qualsiasi progettazione a lungo termine.</p>
<p>A tutt&#8217;oggi non si sa come si realizzerà la piramide che deve condurre i giocatori fino al livello internazionale di vertice, ne&#8217; che ne sarà della prossima stagione, da chi e come verrà giocato un campionato italiano per il quale trovare investitori sarà sempre più difficile. Con gran parte delle società attanagliate dai debiti, anzi, vien da chiedersi se qualcuno non deciderà di mollare già dal <strong>Super Ten</strong> in corso. Dietro la copertina patinata della Nazionale e della Celtic League, c&#8217;è ora il rischio del caos.</p>
<p><em>Nella foto, Vittorio Munari e David Campese ai tempi del Petrarca. La Celtic League riporterà in Italia i grandi big stranieri?</em></p>
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		<title>Sei Nazioni, quando gli allenatori scendevano in campo. Nick Mallett e la Sanson Rovigo</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Feb 2010 15:28:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elvis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sei Nazioni 2010]]></category>
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		<category><![CDATA[Rugby Rovigo]]></category>
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		<description><![CDATA[Di recente il sito Planet Rugby ha dedicato una delle sue gallerie fotografiche agli allenatori del Sei Nazioni, ricordando in una serie di scatti quando questi erano giocatori.
La carrellata includeva diverse immagini di Martin Johnson (a fianco), il tecnico con il palmares più prestigioso fra tutti e sei essendo stato capitano dell&#8217;Inghilterra campione del mondo, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-848" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" title="mallett-giocatore-sanson" src="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2010/02/mallett-giocatore-sanson-300x176.jpg" alt="" width="430" />Di recente il sito <strong>Planet Rugby</strong> ha dedicato una delle sue <a href="http://www.planetrugby.com/gallery/story/0,25928,9825_5888483,00.html" target="_blank">gallerie fotografiche</a> agli allenatori del Sei Nazioni, ricordando in una serie di scatti quando questi erano giocatori.</p>
<p><a href="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2010/02/martin-johnson-1993_2412135.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-851" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" title="martin-johnson-1993_2412135" src="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2010/02/martin-johnson-1993_2412135-300x225.jpg" alt="" width="230" /></a>La carrellata includeva diverse immagini di <strong>Martin Johnson</strong> (<em>a fianco</em>), il tecnico con il palmares più prestigioso fra tutti e sei essendo stato capitano dell&#8217;Inghilterra campione del mondo, e di <strong>Marc Lièvremont</strong>, attuale coach della Francia (<em>foto in basso, con la maglia dello Stade Français</em>). In più l&#8217;ex All Black <strong>Warren Gatland</strong>, ora guida del Galles, impegnato nel lancio in touche (<em>al centro</em>).</p>
<p>Per ovviare alla mancanza del sito inglese proponiamo qui una fotografia che ritrae l&#8217;attuale allenatore dell&#8217;Italia, il sudafricano <strong>Nick Mallett</strong>, ai tempi della sua esperienza da giocatore nella <strong>Sanson Rovigo</strong>.</p>
<p><a href="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2010/02/warren-gatland-playing-nz_2412131.jpg"><img class="size-medium wp-image-850 alignright" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" title="warren-gatland-playing-nz_2412131" src="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2010/02/warren-gatland-playing-nz_2412131-300x225.jpg" alt="" width="180" /></a>In Polesine Mallett è ricordato come una combattiva e concreta terza linea. Era la stagione 1982-83. Il sudafricano da parte sua ha sempre ricordato con affetto il tempo trascorso a Rovigo e gli infuocati derby con il Petrarca (vedi <a href="http://mediaofficina.com/rugbypeople/2007/10/31/nick-mallett-crescita-dei-giovani-e-quarti-di-finale-nel-2011-i-miei-progetti-per-il-rugby-azzurro/" target="_blank">qui</a> un altro post su RP). <em>&#8220;Non posso dimenticare la febbre dei rodigini per il rugby, a cominciare dal derby contro Padova&#8221;</em>, ha dichiarato in passato il tecnico azzurro.</p>
<p><a href="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2010/02/lievremont-playing-for-stade-fr_2412123.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-852" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" title="lievremont-playing-for-stade-fr_2412123" src="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2010/02/lievremont-playing-for-stade-fr_2412123-300x225.jpg" alt="" width="230" /></a></p>
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		<title>Più o meno Irlanda-Italia. Solo Brian O&#8217;Driscoll ci salva dalla noia del rugby dei robot</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Feb 2010 11:57:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elvis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sei Nazioni 2010]]></category>
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		<description><![CDATA[Qualche riflessione all&#8217;indomani di Irlanda-Italia, con il criterio del &#8220;me piase de più&#8221; e &#8220;me piase de manco&#8221;.
Più più più Brian O&#8217;Driscoll. Il rugby sta diventando un gioco sempre più noioso, soprattutto quando in campo ci sono due squadre che cercano una di risparmiarsi per le prossime partite e l&#8217;altra di limitare il punteggio su [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" src="http://www3.pictures.gi.zimbio.com/Italy+v+Ireland+RBS+6+Nations+R9mclBNAi-Ml.jpg" alt="" width="208" height="297" />Qualche riflessione all&#8217;indomani di Irlanda-Italia, con il criterio del &#8220;me piase de più&#8221; e &#8220;me piase de manco&#8221;.</p>
<p><strong>Più più più Brian O&#8217;Driscoll</strong>. Il rugby sta diventando un gioco sempre più noioso, soprattutto quando in campo ci sono due squadre che cercano una di risparmiarsi per le prossime partite e l&#8217;altra di limitare il punteggio su dimensioni accettabili. Non concedere più di 30 punti agli avversari è fra gli obiettivi dell&#8217;Italia, secondo <strong>Nick Mallett</strong>: quindi meglio non scoprirsi, non osare. La ripresa di Irlanda-Italia è stata di una noia mortale. Per di più i giocatori sono sempre più schiavi del coaching e del game plan, ormai purtroppo i veri protagonisti del gioco. Per fortuna esiste ancora gente come Brian O&#8217;Driscoll (<em>foto</em>) o il gallese <strong>James Hook</strong>, capaci di inventare, prendersi la responsabilità di un&#8217;iniziativa fuori dagli schemi. Quelle due o tre magie di O&#8217;Driscoll rimangono l&#8217;unica cosa da ricordare del pomeriggio di Dublino.</p>
<p><strong>Meno meno monsieur Romain Poite</strong>. L&#8217;arbitro francese era stato nell&#8217;occhio del ciclone in Irlanda dopo avere &#8220;osato&#8221; espellere <strong>Paul O&#8217;Connell</strong> nel match di Heineken Cup fra Munster e Northampton. Poite, nella sua prima direzione nel Sei Nazioni, si è evidentemente fatto perdonare. Gli irlandesi sapevano che lasciava correre nei breakdown ed infatti hanno regolarmente rallentato l&#8217;uscita del pallone. Impossibile giudicare cosa succede in mischia chiusa. Ma se Poite ha dato il giallo per il placcaggio pericoloso di Garcia su O&#8217;Driscoll, allora doveva darlo anche a <strong>Tomàs O&#8217;Leary</strong> per il placcaggio al collo su <strong>Luke McLean</strong> (la spinta in touche di <strong>Leo Cullen</strong> mi è sembrata involontaria). E poi va bene che ormai gli in-avanti sono come i &#8220;passi&#8221;  nella NBA, va bene che l&#8217;azione era veloce e spettacolare, ma nella prima meta irlandese di in-avanti ce ne erano almeno due, il primo del break e quello finale.</p>
<p><img class="alignright" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" src="http://www.rbs6nations.com/images/news/AlessandroZanniPA.jpg" alt="" width="220" /><strong>Più più Croke Park</strong>. Stadio bellissimo, con splendida atmosfera. Le tribune sono molto ripide &#8211; come al Pacifici di San Donà&#8230; &#8211; ma questo permette agli spettatori di essere molto vicini al campo. Erba perfetta (si confronti con quella di Twickenham in Inghilterra-Galles). Viene voglia di tornarci quando c&#8217;è una finale di calcio gaelico, per fare una vera esperienza irlandese.</p>
<p><strong>Meno Leonardo Ghiraldini</strong>. Giornata da dimenticare per il neo-capitano azzurro. La touche è andata in tilt, e qualche colpa ce l&#8217;ha anche il lanciatore. Ma è forte di carattere e si riscatterà.</p>
<p><strong>Più Alessandro Zanni</strong>. Parisse è Parisse, ma il colosso friulano (<em>nella foto a fianco</em>) si è dimostrato sicuro nelle palle alte e ha come al solito difeso con coraggio. Uno dei giocatori che sono più cresciuti negli ultimi anni.</p>
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		<title>Il rugby veneto unito: &#8220;Qui tradizione e competenze, Treviso merita la Celtic League&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Jul 2009 17:45:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elvis</dc:creator>
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Dal Corriere del Veneto del 7 luglio 2009
Perplessità sul progetto Celtic League, ma unanime convinzione che nessuno più di Treviso meriti di rappresentare il movimento italiano nel torneo anglosassone: il rugby veneto, da sempre frammentato e litigioso, si ritrova questa volta d&#8217;accordo e fa convergere il proprio sostegno alla candidatura del Benetton.
La decisione è attesa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" src="http://www.benettonrugby.it/thumb.aspx?img=/docs/gallery/56/05-gilbride.jpg&amp;c=90" alt="" width="420" /></p>
<p><em>Dal Corriere del Veneto del 7 luglio 2009</em></p>
<p>Perplessità sul progetto <strong>Celtic League</strong>, ma unanime convinzione che nessuno più di Treviso meriti di rappresentare il movimento italiano nel torneo anglosassone: il rugby veneto, da sempre frammentato e litigioso, si ritrova questa volta d&#8217;accordo e fa convergere il proprio sostegno alla candidatura del <strong>Benetton</strong>.</p>
<p>La decisione è attesa il 18 luglio, a conclusione di un consiglio federale fra i più rilevanti di sempre. <strong>Giancarlo Dondi</strong>, artefice dell&#8217;ingresso nel <strong>Sei Nazioni</strong> con cui il rugby è uscito dal ghetto degli sport minori, si trova oggi a dover scegliere la strada per lo sviluppo futuro. Treviso attende l&#8217;esito del processo di valutazione delle candidature, dopo avere presentato la terza tranche di documentazione prevista dal capitolato.</p>
<p><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" src="http://www.benettonrugby.it/thumb.aspx?img=/docs/gallery/64/01-Smith.jpg&amp;c=90" alt="" width="200" /><em>&#8220;Siamo fiduciosi, ci sentiamo preparati ma in ogni caso non favoriti: riteniamo di avere il 50% di possibilità di ottenere la partecipazione&#8221;</em>, spiega il presidente biancoverde <strong>Amerino Zatta</strong>, <em>&#8220;abbiamo risposto, crediamo in modo esauriente, a tutti i quesiti che la Fir ci ha posto. La gestione tecnica in linea con la Nazionale? Basterà un po&#8217; di buon senso. Il Benetton ha sempre collaborato, oggi peraltro ci ritroviamo con <strong>Nick Mallett</strong> e <strong>Franco Smith</strong> </em>(nella foto)<em> che, essendo entrambi sudafricani, non dovrebbero faticare a capirsi&#8221;</em>.</p>
<p>Le varie componenti della palla ovale veneta sembrano intanto ritenere imprescindibile l&#8217;ammissione del Benetton. Per <strong>Pasquale Presutti</strong>, anima del <strong>Petrarca Padova</strong>, <em>&#8220;nessuna altra realtà in Italia ha i titoli di Treviso in termini di risultati, di risorse economiche, di competenze, con alle spalle, per di più, una regione come il Veneto con strutture e tradizione rugbistiche senza uguali&#8221;</em>. Il tecnico critica invece il ridimensionamento del campionato: <em>&#8220;Viene difficile accettare che nulla sia stato fatto per rilanciare il Super Ten e sostenere i club, contro i quali ci si scaglia invece dopo ogni sconfitta della Nazionale&#8221;</em>.</p>
<p>Sulla stessa lunghezza d&#8217;onda <strong>Alessandro Moscardi</strong> (<em>foto sotto</em>), 44 presenze in azzurro fra le quali 19 da capitano. <em>&#8220;Non voglio neppure pensare che il Benetton non venga scelto&#8221;</em>, commenta l&#8217;ex tallonatore rodigino, oggi testimonial del Sei Nazioni, <em>&#8220;Treviso dovrà poi sapersi fare portavoce di un territorio ricchissimo dal punto di vista rugbistico, sul modello delle province irlandesi. Confrontarsi ad alto livello con gli anglosassoni può aiutare un movimento stanco, ma allo stesso tempo dovrebbe esserci un investimento serio per far crescere la base non solo i giocatori ma anche allenatori, dirigenti, arbitri&#8221;</em>.</p>
<p><img class="alignright" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" src="http://www.rbs6nations.com/images/content/Alessandro-Moscardi.jpg" alt="" width="145" height="185" />L&#8217;opinione comune è che quindi l&#8217;ingresso nella Celtic League non guarirà il rugby italiano dai suoi molti mali. Per i club, attanagliati dalla crisi e in mezzo al guado delle riforme dei campionati, è anzi un&#8217;estate torrida. <em>&#8220;Il ritiro di Calvisano è un segnale drammatico&#8221;</em>, sottolinea il presidente del VeneziaMestre, <strong>Tommaso Pipitone</strong>, <em>&#8220;la forbice fra alto livello e rugby di base si aprirà ancora di più e non comprendo quindi come si attuerà il riciclo di giocatori. Ci sarebbe piaciuto giungere ad una candidatura veneta fra più società, credo comunque che il progetto di Treviso sia il più accreditato. Come potrebbe la Fir spiegare l&#8217;esclusione del Benetton?&#8221;</em>.</p>
<p><strong>Stefano Bettarello</strong>, un passato fra Rovigo e Treviso e primo italiano chiamato con i Barbarians, pone l&#8217;accento sulla tradizione. <em>&#8220;E&#8217; un valore anche nel rugby moderno e quella del Veneto non può essere ignorata&#8221;</em>, spiega, <em>&#8220;senza ombra di dubbio la Celtic deve essere data al Benetton, visto che ne&#8217; Viadana ne&#8217; Roma hanno le capacità e la storia dei biancoverdi. Ma il progetto della Federazione, nel suo complesso, ha basi molto precarie&#8221;.</em></p>
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		<title>Treviso, lo scudetto del pack. Capitan Pavanello: &#8220;Gruppo e maturità fanno la differenza&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Jun 2009 10:04:13 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#8220;Working class hero&#8221; canterebbe John Lennon per celebrare, nel rugby, gli uomini della mischia, ovvero quelli che fanno il lavoro più ruvido e infame, che non segnano mai (beh, quasi mai) ed anzi a volte neanche toccano palla, quelli di cui i giornalisti si dimenticano al momento di comporre il titolo o di nominare il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin-right: 2px; margin-left: 2px;" src="http://www.benettonrugby.it/thumb.aspx?img=/docs/gallery/95/tsp144.jpg&amp;c=90" alt="" width="430" /><em>&#8220;Working class hero&#8221;</em> canterebbe <strong>John Lennon</strong> per celebrare, nel rugby, gli uomini della mischia, ovvero quelli che fanno il lavoro più ruvido e infame, che non segnano mai (beh, quasi mai) ed anzi a volte neanche toccano palla, quelli di cui i giornalisti si dimenticano al momento di comporre il titolo o di nominare il man of the match.</p>
<p>Eppure sono loro gli operai che, lontani dai riflettori, costruiscono le fondamenta di ogni vittoria. Così sabato a Roma per lo scudetto numero 14 del <strong>Benetton</strong>: è soprattutto ai suoi uomini con la maglia XXXL che Treviso deve questo titolo, contro un Viadana nell&#8217;occasione forse superiore per calibro tecnico complessivo. Se il pack biancoverde si era già dimostrato superiore ad ogni avversario nel corso del Super Ten, la finale ha esaltato la predisposizione al combattimento, il rigore e la compattezza del reparto avanzato di Treviso, impeccabile anche quando i titolari di partenza hanno lasciato il campo per fatica.</p>
<p><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" src="http://multimedia.quotidianonet.ilsole24ore.com/data/images/gallery/2008/7896/7pavanello.JPG" alt="" width="250" height="387" />Giusto che il capitano dello scudetto sia <strong>Antonio Pavanello</strong>, che da seconda linea gioca proprio nel cuore della mischia, protagonista di un&#8217;ottimo campionato e laureatosi per la seconda volta nella stagione dopo il titolo di dottore in Architettura conquistato a Ca&#8217; Foscari lo scorso ottobre. <em>&#8220;Non avrei potuto chiedere nulla di più a quest&#8217;anno&#8221;</em>, spiega raggiante il 27enne, cresciuto nel <strong>Rovigo</strong> e approdato al Benetton nel 2005, <em>&#8220;lo scudetto era l&#8217;obiettivo di inizio torneo, ma vincerlo da capitano è un regalo speciale. Ero fra i sei cosiddetti &#8220;leader&#8221; della squadra anche prima dell&#8217;infortunio di De Jager, nel finale di stagione è emersa la possibillità che la responsabilità toccasse a me. Certo non è facile essere capitano in una squadra come Treviso, con tante personalità forti e giocatori ben più esperti di me. A volte ho chiesto di essere aiutato, è successo anche sabato, ed in quelle situazioni ho capito quanto questo gruppo sia unito e maturo&#8221;</em>.</p>
<p>I biancoverdi, alle prese con una lunga lista di infortunati, partivano sfavoriti contro un Viadana motivatissimo e dopo un primo tempo dominato si erano ritrovati ad inseguire nel punteggio con soli 10&#8242; da giocare. Eppure è finita come altre quattro volte nei sette anni della gestione <strong>Zatta-Munari</strong>, cioè con il Benetton in festa sotto lo sguardo divertito di <strong>Giovanni Storti</strong>, pur senza gli inseparabili Aldo e Giacomo. <em>&#8220;Rispetto a tutti gli altri, ciò che fa la differenza è la nostra forza mentale&#8221;</em>, commenta Pavanello, <em>&#8220;ognuno è capace di dare il massimo nel momento che conta, senza farsi fermare dalla pressione psicologica. Faccio un paio di esempi. Sabato <strong>Horak</strong> era stato chiamato a giocare in extremis, era reduce da un lungo infortunio alla spalla e lontano dal ritmo partita, ma ha fatto un&#8217;ottima finale, sacrificandosi in difesa. <strong>Sartoretto</strong> aveva giocato pochissimo in questa stagione, è entrato negli ultimi minuti, ha salvato il risultato con un placcaggio devastante su <strong>Robertson</strong> e poi ha quasi segnato una meta. Viadana ha come noi ottime individualità, ma da noi c&#8217;è anche un gruppo solido. Quello che forse era mancato l&#8217;anno scorso&#8221;</em>.</p>
<p><img class="alignright" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" src="http://www.benettonrugby.it/thumb.aspx?img=/docs/gallery/95/tsp174.jpg&amp;c=90" alt="" width="260" height="257" />In questa stagione, come nella passata, la squadra ad un certo punto dava l&#8217;impressione di non comprendere i dettami di <strong>Franco Smith</strong> e di accusare la disastrosa campagna di <strong>Heineken Cup</strong>. La svolta della stagione del Benetton avviene dopo il derby perso a Padova, racconta il capitano: <em>&#8220;Non c&#8217;è dubbio, abbiamo anche conosciuto momenti difficili durante l&#8217;annata. All&#8217;inizio del girone di ritorno giocammo una brutta partita in casa del <strong>Petrarca</strong>. Alla fine, nello spogliatoio, ci siamo guardati in faccia e ci siamo domandati se volevamo buttare via due anni di sacrifici. E&#8217; venuta fuori ancora una volta la forza del gruppo e da quel momento ho iniziato a credere che lo scudetto sarebbe tornato a Treviso. E sabato è successo lo stesso: dopo essere andati sotto nel punteggio ci siamo riuniti in cerchio e ci siamo chiesti se veramente volevamo questa vittoria. Come risposta, siamo andati ad occupare il campo del Viadana per il resto della partita, assicurandoci lo scudetto con il calcio di <strong>Goosen</strong> e la meta di <strong>Barbieri</strong></em>&#8220;.</p>
<p>Da sempre Treviso lamenta scarsa tutela da parte degli arbitri. Non in questa volta occasione, però. <em>&#8220;Faccio davvero i complimenti a <strong>Mancini</strong>, che ha ottimamente arbitrato la finale&#8221;</em>, dice Pavanello, <em>&#8220;in particolare ha diretto bene il gioco a terra, rendendo più veloce l&#8217;uscita del pallone. Inoltre, da capitano, ho potuto avere con lui un proficuo dialogo. Ed alla fine ne è venuta fuori anche una bella partita, mi sembra&#8221;</em>.</p>
<p>Ora Antonio Pavanello si aggrega all&#8217;Italia A con la quale parteciperà alla <strong>Nations Cup</strong> in Romania. A detta di qualcuno il seconda linea biancoverde meriterebbe qualcosa di più, ma forse, stante il dissidio &#8220;politico&#8221; fra la Fir e il club trevigiano, oggi a differenza del passato vestire la maglia del Benetton è più un ostacolo in prospettiva azzurra. <em>&#8220;Non spetta a me dire se merito la Nazionale. Da parte mia cerco solo di dare sempre il massimo e credo di avere raggiunto in questa stagione una certa maturità di giocatore. In finale non mi sembra di avere sfigurato contro gli avversari diretti</em> (<strong>Geldenhuys</strong> è stato convocato da <strong>Mallett</strong> per il tour estivo, ndr). <em>Ciò che mi fa più piacere, in ogni caso, è sentire la fiducia dei compagni e sentirmi dire da loro che sarei all&#8217;altezza della Nazionale maggiore&#8221;.<br />
</em></p>
<p>La cronaca della partita si trova <a href="http://corrieredelveneto.corriere.it/treviso/notizie/sport/2009/1-giugno-2009/ruggito-leoni-scudetto-torna-treviso-1501417492322.shtml" target="_blank">qui</a>.</p>
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		<title>Nairn McEwan, a Rovigo in kilt. &#8220;Oggi diviso tra Italia e Scozia, azzurri troppo prevedibili&#8221;</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Feb 2009 13:30:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elvis</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Sono sempre diviso quando si gioca questa partita, perchè l&#8217;Italia è la mia seconda patria e tifo sempre in modo appassionato per gli azzurri. Con la sola eccezione di quando giocano contro la Scozia: in questa occasione non posso proprio mettere da parte il mio orgoglio di highlander&#8221;. Nairn McEwan (foto in alto, con Botha) [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><img class="alignleft" style="margin: 2px; border: black 1px solid;" src="http://img337.imageshack.us/img337/487/501yj7.jpg" alt="" width="229" height="151" />&#8220;Sono sempre diviso quando si gioca questa partita, perchè l&#8217;Italia è la mia seconda patria e tifo sempre in modo appassionato per gli azzurri. Con la sola eccezione di quando giocano contro la Scozia: in questa occasione non posso proprio mettere da parte il mio orgoglio di highlander&#8221;</em>. <strong>Nairn McEwan</strong> (<em>foto in alto, con Botha</em>) è oggi un cordiale pensionato, che dedica il suo tempo ai nipotini e ai cavalli nella sua tenuta nel nord della <strong>Scozia</strong>, le &#8220;highlands&#8221; appunto.</p>
<p>A <strong>Rovigo</strong>, dove molti lo ricordano ancora passeggiare in centro con il kilt, lasciò il segno come allenatore dall&#8217;82 all&#8217;84, portando i rossoblù ai vertici quando lo straniero della squadra era il giovane numero 8 sudafricano <strong>Nick Mallett</strong>. <em>&#8220;Un ottimo giocatore&#8221;</em>, ricorda, <em>&#8220;con carattere e grinta da vendere. Quella di Rovigo fu una splendida avventura, che mi ha lasciato molti bei ricordi e grandi amicizie&#8221;</em>.</p>
<p><img class="alignright" style="margin: 2px; border: black 1px solid;" src="http://newsimg.bbc.co.uk/media/images/44494000/jpg/_44494591_strokosch_afp416.jpg" alt="" width="250" height="180" />Sabato Nairn McEwan, ex flanker di livello assoluto (24 presenze con la Nazionale del Cardo) e allenatore della Scozia dal &#8216;77 all&#8217;80, sarà spettatore non disinteressato della trasferta degli azzurri ad <strong>Edimburgo</strong> per il <strong>Sei Nazioni</strong>. <em>&#8220;Le due squadre si equivalgono, un leggero vantaggio nel pronostico va agli scozzesi solo per il fatto di giocare a <strong>Murrayfield</strong>&#8220;</em>, è l&#8217;analisi di McEwan, <em>&#8220;dell&#8217;Italia mi piace soprattutto l&#8217;aggressività, sarà una bella sfida psicologica contro il coraggio e il senso dell&#8217;onore che sono parte del carattere scozzese. Abbiamo trascorso secoli a fare la guerra agli inglesi e non ce ne siamo dimenticati. La nostra squadra basa la sua forza su quattro o cinque vecchi generosi soldati, gente come <strong>Taylor</strong> e <strong>White</strong>, ma ci manca un po&#8217; di talento. Attenzione comunque a <strong>Thom Evans</strong>, uno dei giovani migliori&#8221;</em>.</p>
<p>Rugbista di vecchio stampo, a McEwan non piace molto la Nazionale azzurra esterofila di oggi. <em>&#8220;Capisco che la Fir e Mallett abbiano bisogno di risultati immediati per questioni di sponsor&#8221;</em>, commenta, <em>&#8220;ma francamente preferirei perdere con una squadra tutta italiana e contemporaneamente far fare esperienza ai giovani. E&#8217; anche un po&#8217; il problema della Scozia. Credo poi che i giocatori azzurri siano troppo robot, troppo dipendenti dalla tattica dell&#8217;allenatore. Bisognerebbe trovare un piano di gioco che esalti invece la fantasia degli italiani, le loro capacità individuali, la loro imprevedibilità&#8221;.</em></p>
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		<title>Via allo spettacolo del Sei Nazioni. Italia a Twickenham con 7mila tifosi</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Feb 2009 07:54:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elvis</dc:creator>
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Il titolo di un bel film del tempo che fu era A man for all seasons: tocca ancora a Mauro Bergamasco, novello Charlton Heston nei panni di uomo per tutte le stagioni, rammendare i “buchi” nella coperta corta del rugby azzurro. A Twickenham, contro l&#8217;Inghilterra nel match che apre il Sei Nazioni 2009, giocherà nell&#8217;inedito [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" src="http://multimedia.quotidianonet.ilsole24ore.com/data/images/gallery/2008/7954/8MauroBergamasco.JPG" alt="" width="420" /><em></em></p>
<p>Il titolo di un bel film del tempo che fu era <em>A man for all seasons</em>: tocca ancora a <strong>Mauro Bergamasco</strong>, novello <strong>Charlton Heston</strong> nei panni di uomo per tutte le stagioni, rammendare i “buchi” nella coperta corta del rugby azzurro. A <strong>Twickenham</strong>, contro l&#8217;Inghilterra nel match che apre il Sei Nazioni 2009, giocherà nell&#8217;inedito e delicato ruolo di mediano di mischia.</p>
<p>Era un&#8217;idea alla quale <strong>Nick Mallett</strong> stava lavorando “in prospettiva dei Mondiali del 2011”, prima che l&#8217;infortunio a Canavosio privasse lo staff della Nazionale di una terza opzione per il numero 9 (Picone e Travagli già out da tempo). Il romano <strong>Giulio Toniolatti</strong> è bravino, ma a 25 anni non ha ancora nessuna esperienza su palcoscenici internazionali: farlo esordire da titolare di fronte agli 82 mila spettatori di uno dei tempi del rugby mondiale presentava troppe incognite.</p>
<p><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" src="http://multimedia.quotidianonet.ilsole24ore.com/data/images/gallery/2008/7896/2mallett.JPG" alt="" width="200" />Ecco allora Mauro Bergamasco, il più eclettico dei nostri giocatori, che da bambino cominciò con la ginnastica artistica (e non ne ha mai negato l&#8217;utilità per la sua coordinazione motoria), quindi crebbe apertura fra <strong>Selvazzano</strong> e <strong>Petrarca</strong>, divenne infine terza linea di standard assoluto, esordendo in azzurro a soli 19 anni e affermandosi poi a Parigi con lo <strong>Stade Français</strong>, sempre con papà Arturo come  punto di riferimento. <strong>John Kirwan</strong> lo volle all&#8217;ala e non era un&#8217;idea sbagliata, non fosse che a Mauro, sensibile alla mistica del combattimento, quella posizione così defilata non piaceva proprio. Ed altri ancora fra gli addetti ai lavori, come <strong>Vittorio Munari</strong>, sono convinti che sarebbe stato un ottimo centro.</p>
<p>Ed oggi invece mediano di mischia, sotto l&#8217;ala protettrice di <strong>Alessandro Troncon</strong> a cui inevitabilmente finirà per somigliare quanto a stile di gioco (non si è sempre detto che Tronky era una terza linea aggiunta?). <em>“La squadra cercherà di mettere Mauro nelle condizioni migliori per potersi esprimere”</em>, ha detto ieri <strong>Sergio Parisse</strong>, <em>“noi avanti, in particolare, faremo in modo di garantirgli i migliori palloni possibili”</em>.</p>
<p><img class="alignright" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" src="http://www.rugbyheaven.com.au/ffximage/2008/05/14/steve_borthwick.jpg" alt="" width="200" />Quanto all&#8217;Inghilterra, <strong>Martin Johnson</strong> rinuncia al suo migliore talento, <strong>Danny Cipriani</strong>, ancora troppo “sbrindolo” secondo l&#8217;etica del sacrificio dell&#8217;allenatore perfettamente incarnata dal nuovo capitano <strong>Steve Borthwick</strong> (<em>nella foto</em>), compagno di squadra di Ongaro ai Saracens, che ha una laurea in Economia e che ai tempi del Bath si danneggiò un testicolo in uno scontro di gioco ma non abbandonò il terreno fino alla fine della partita. Gli inglesi non hanno certo problemi di coperta corta: persi per infortunio tre mediani di mischia (Care degli Harlequins lunedì è scivolato sul ghiaccio appena fuori dall&#8217;hotel della squadra), non hanno fatto altro che richiamare <strong>Harry Ellis</strong> del Leicester, un signor giocatore.</p>
<p>Sono attesi a Londra per sostenere gli azzurri ben 7mila tifosi (fonte Federugby). Ormai classica la presenza degli <strong>Ofm </strong>veneziani, con gli inconfondibili tabarro e tricorno. Quest&#8217;ultimo portò fortuna a Murrayfield, finendo per essere indossato dagli azzurri nel giro d&#8217;onore. Appuntamento alle 15 – le 16 in Italia – nello stadio sorto nel 1909 su un campo di cavoli, il cui terreno è coperto da venerdì scorso in difesa di ghiaccio e neve. Previsti per oggi due gradi e vento gelido. <em>“Nessun problema”</em>, diceva a Piccadilly Circus un tifoso con il giubbino della <strong>Rugby Rovigo</strong>, <em>“la mamma mi ha messo in valigia le mutande di lana”.</em></p>
<p style="margin-right: 6.91cm; margin-bottom: 0cm;">
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		<title>&#8220;Che botte i derby con Rovigo!&#8221;: i ricordi del petrarchino d&#8217;Australia David Knox. &#8220;Mallett chiami Gower, farà la differenza&#8221;</title>
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		<pubDate>Sun, 09 Nov 2008 19:27:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elvis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storie di rugby]]></category>
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		<description><![CDATA[Dal Corriere del Veneto dell&#8217;8 novembre 2008.
Quando arrivò a Padova, nel 1986, David Knox era un biondino di 23 anni, fisico asciutto ma non statuario, estroverso e un po&#8217; sbruffoncello come molti australiani. Alle spalle due presenze nei Wallabies e una solida reputazione come piazzatore: quello che serviva al Petrarca, con una mischia che faceva [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://eskimorugby.files.wordpress.com/2008/05/davidknoxleinster.jpg" alt="" width="420" /><em>Dal Corriere del Veneto dell&#8217;8 novembre 2008.</em></p>
<p>Quando arrivò a <strong>Padova</strong>, nel 1986, <strong>David Knox</strong> era un biondino di 23 anni, fisico asciutto ma non statuario, estroverso e un po&#8217; sbruffoncello come molti australiani. Alle spalle due presenze nei <strong>Wallabies</strong> e una solida reputazione come piazzatore: quello che serviva al <strong>Petrarca</strong>, con una mischia che faceva sfracelli.</p>
<p>Certo il pubblico padovano era ben abituato, da tre anni festeggiava lo scudetto e quanto ad australiani i predecessori di Knox erano stelle come <strong>Roger Gould</strong> e, un gradino sopra tutti gli altri, <strong>David Campese</strong>. <em>&#8220;Mudande de seda&#8221;</em> era l&#8217;epiteto rivolto ai tifosi petrarchini da quelli del Rovigo, ricambiato con uno schietto <em>&#8220;bifolchi&#8221;</em> nello spirito goliardico di allora. Nella città del Santo Knox si sarebbe fatto presto apprezzare, soprattutto a suon di calci.</p>
<p>L&#8217;87 è l&#8217;anno del quarto scudetto consecutivo, David resta nel Petrarca altre due stagioni e poi avvia una carriera da giramondo fra <strong>Livorno</strong>, <strong>Bristol</strong>, <strong>Narbonne</strong>, Durban e Canberra. Bizzarro il suo rapporto con la Nazionale australiana, per la quale colleziona 15 presenze spalmate fra il 1985 e il 1997 e vince da riserva la Coppa del Mondo 1991, chiuso dalla classe cristallina di <strong>Michael Lynagh</strong>.</p>
<p>Nelle ultime tre stagioni è stato tecnico dei trequarti nello staff del Leinster, il cui capo-allenatore è <strong>Michael Cheika</strong>, altro australiano ed ex-Petrarca. <em>&#8220;Mi sto prendendo una pausa e in attesa di un nuovo ingaggio insegno educazione fisica alle elementari, con grande soddisfazione&#8221;</em>, inizia a spiegare Knox, al telefono da Sidney, <em>&#8220;alla mia esperienza a Padova sono legati molti bei ricordi, ero molto giovane e con una gran voglia di vedere il mondo. L&#8217;Italia fu un paradiso: un bellissimo paese, uno stile di vita insuperabile, cibo e vini ottimi. Fui accolto molto amichevolmente ed ogni sera ero invitato a cena da una delle famiglie dei miei compagni. Il rugby non era professionistico, non ci allenavamo molto e quindi avevo anche parecchio tempo libero. In Italia ho imparato molto, in campo e fuori. Era un ambiente con molte personalità di grande carisma, dal presidente Geremia e l&#8217;allenatore Munari al mio capitano, <strong>Marzio Innocenti</strong>, che infatti era anche il capitano della Nazionale italiana. La mischia era fortissima e posso dire lo stesso del numero 9 con cui facevo coppia in mediana, <strong>Fulvio Lorigiola</strong>&#8220;</em>.</p>
<p><a href="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2008/12/knoxciapaebotte.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-391" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" title="knoxciapaebotte" src="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2008/12/knoxciapaebotte-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>Le è rimasto impresso un episodio, in particolare, della sua esperienza italiana?</p>
<p><em>&#8220;Derby con il Rovigo, credo fosse l&#8217;88. Succede che placco Botha un po&#8217; in ritardo e arrivano in quattro o cinque a prendermi a pugni. Viene fuori una bella rissa</em> (&#8220;rissa&#8221; Knox lo dice in italiano, ndr), <em>mentre adesso si viene squalificati allora erano cose che succedevano. Fra Petrarca e Rovigo erano partite sentitissime. Era un campionato interessante, perché dopo la prima Coppa del Mondo arrivarono in Italia tanti campioni, a Rovigo i sudafricani <strong>Botha</strong> e <strong>Smal</strong>, a Treviso i neozelandesi <strong>Green</strong> e <strong>Kirwan</strong>, e a Padova tornò Campese. Lo scudetto dell&#8217;87 fu una grande gioia, mi dispiace che sia rimasto l&#8217;ultimo conquistato dal Petrarca&#8221;</em>.</p>
<p>Come giudica oggi l&#8217;Italia di <strong>Nick Mallett</strong>?<br />
<em>&#8220;L&#8217;ho seguita attentamente negli ultimi anni, poichè i trequarti del <strong>Leinster</strong>, che io allenavo, erano anche i trequarti dell&#8217;Irlanda che incontrava gli azzurri nel Sei Nazioni. Credo sia una squadra che è cresciuta molto ed è ben allenata da Mallett. Ha una mischia in grado di giocare alla pari con ogni avversario ed una terza centro, <strong>Parisse</strong>, che è il migliore al mondo nel suo ruolo. I problemi sono dall&#8217;apertura all&#8217;estremo, fra i quali non vedo qualità di livello assoluto. Consiglierei a Mallett di chiamare <strong>Craig Gower</strong></em> (australiano passato dal rugby a XIII al Bayonne quest&#8217;anno, eleggibile grazie alla nonna italiana, ndr), <em>è forte e potrebbe giocare come numero 10, risolvendo all&#8217;Italia un bel po&#8217; di problemi&#8221;.</em></p>
<p>Anche l&#8217;Australia, dopo l&#8217;addio di <strong>Gregan</strong> e <strong>Larkham</strong>, affronta il rebus della mediana.</p>
<p><em>&#8220;Ma da noi non mancano i talenti. Finora all&#8217;apertura è stato privilegiato <strong>Matt Giteau</strong>, con lui peraltro abbiamo già raccolto successi importanti come quello in Sud Africa ad agosto. Ma io invece schiererei Giteau centro per dare spazio al giovane Barnes in regia&#8221;.</em></p>
<p>Qual è il suo pronostico per Italia-Australia?<br />
<em>&#8220;Vinceranno i <strong>Wallabies</strong>, ma con uno scarto ridotto. Non mi aspetto giocate spettacolari al largo, l&#8217;Italia cercherà di mettere pressione agli australiani con la mischia, un reparto che ha perso uomini importanti come <strong>Elson </strong>e <strong>Vickerman </strong>e che è reduce dalla battaglia con gli All Blacks sabato scorso. Se usciranno palloni puliti i nostri trequarti possono essere molto pericolosi, ma l&#8217;Australia deve comunque aspettarsi una partita decisamente impegnativa&#8221;.<br />
</em></p>
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		<title>Leicester troppo forte. Il Benetton resiste 50&#8242; e poi crolla, ma è festa di pubblico</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Oct 2008 09:10:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elvis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Coppe Europee 2008-2009]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Marcato]]></category>
		<category><![CDATA[Benetton Treviso]]></category>
		<category><![CDATA[Benjamin De Jager]]></category>
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		<category><![CDATA[Franco Smith]]></category>
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		<category><![CDATA[Johne Murphy]]></category>
		<category><![CDATA[Leicester Tigers]]></category>
		<category><![CDATA[Nick Mallett]]></category>
		<category><![CDATA[Seru Rabeni]]></category>
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Dal Corriere del Veneto del 19 ottobre 2008.
43 punti in mezz&#8217;ora. Il Leicester suona a Monigo un ritmo sfrenato, decisamente insostenibile per le gambe del Benetton, già fiacche dopo 50&#8242; di durissima battaglia. Dal 16-17 che regala un sogno ai tifosi di Treviso ad inizio ripresa, lo score si rovescia in un impietoso 16-60 e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 4px;" src="http://www.benettonrugby.it/thumb.aspx?img=/docs/gallery/62/03-sito.jpg&amp;c=90" alt="" width="420" /></p>
<p><em>Dal Corriere del Veneto del 19 ottobre 2008.</em></p>
<p>43 punti in mezz&#8217;ora. Il <strong>Leicester</strong> suona a <strong>Monigo</strong> un ritmo sfrenato, decisamente insostenibile per le gambe del <strong>Benetton</strong>, già fiacche dopo 50&#8242; di durissima battaglia. Dal 16-17 che regala un sogno ai tifosi di <strong>Treviso</strong> ad inizio ripresa, lo score si rovescia in un impietoso 16-60 e in un carosello di sei mete per la gioia dei colorati supporters inglesi (tanti, almeno 1.500). <strong>Johne Murphy</strong> &#8211; <em>nella foto col 14</em> &#8211; ne fa tre, e quindi ciò che gli inglesi chiamano &#8220;hat-trick&#8221;, il trucco del cappello.</p>
<p><a href="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2008/10/tv8.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-323" style="border: 1px solid black; margin: 4px;" title="tv8" src="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2008/10/tv8-300x221.jpg" alt="" width="250" /></a>Ma la giornata non è da affatto buttare, per i biancoverdi (scesi in campo però in maglia giallo fluorescente). <em>“Per 50 minuti abbiamo lottato alla pari, l&#8217;anno scorso mollavamo a metà tempo”</em>, sottolineava <strong>Franco Smith</strong> negli spogliatoi, in fin dei conti soddisfatto, con la premessa nota a tutti che Leicester è una multinazionale con ambizione e mezzi per vincere sia Premiership che Heineken Cup.</p>
<p>Quando <strong>Heyneke Meyer</strong> ha iniziato a chiamare i cambi, i sostituti erano stelle del livello di <strong>Rabeni</strong> e <strong>Hougaard</strong>&#8230; E&#8217; cominciata allora una seconda partita, senza storia, con i biancoverdi senza ossigeno ai muscoli e al cervello: brutto il gesto alla <strong>Zidane</strong> di capitan <strong>De Jager</strong>, che costa il giallo al 73&#8242;.</p>
<p>Nella  prima partita il Benetton, pur soffrendo in mischia, era piaciuto per la pressione difensiva e l&#8217;intensità fisica. E&#8217; stato sfortunato per gli infortuni (<strong>Picone</strong> esce in lacrime: lussazione alla spalla, stopo di almeno tre mesi e addio alla Nazionale) ma ha saputo creare alcune belle occasioni da meta, pur sfruttate una sola volta per il 17-16 di De Jager.</p>
<p><a href="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2008/10/tifosileicester.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-326" style="border: 1px solid black; margin: 4px;" title="tifosileicester" src="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2008/10/tifosileicester-300x225.jpg" alt="" width="250" /></a>E ha trovato in <strong>Andrea Marcato</strong> un regista ordinato e più maturo, tosto anche in difesa con i 4 chili guadagnati dallo scorso Sei Nazioni. Sarà stato contento <strong>Nick Mallett</strong>, fra gli spettatori di Monigo. <em>&#8220;Il risultato è un po&#8217; bugiardo, perchè è stata una partita dura e il Benetton ci ha impegnato molto dal punto di vista fisico&#8221;</em>, ha detto Meyer alla fine, <em>&#8220;sono molto soddisfatto dell&#8217;apporto dato dalla panchina, che ha fatto la differenza nell&#8217;ultima mezz&#8217;ora. Con il Benetton non c&#8217;è una differenza di classe, quanto piuttosto di fitness. Credo che abbiano la possibilità di vincere una o due partite nel girone, e lo auguro a Smith anche perchè questo potrebbe essere decisivo per il nostro passaggio del turno&#8221;</em>.</p>
<p>Voto <strong>8</strong> ai <strong>tifosi del Leicester</strong>. I supporters inglesi, fra l&#8217;ubriaco e il demenziale, sono sempre spettacolari. E le partite di Heineken a Treviso sono grandi spettacoli per chi il rugby. Voto <strong>4</strong> alla <strong>maglia del Benetton</strong>. Inguardabile, un pugno sullo stomaco. Eppoi ce l&#8217;hanno già quelli che fanno i lavori sull&#8217;autostrada.</p>
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