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Auguri Tarvisium, splendida quarantenne. Da San Giuseppe l’avventura del rugby più autentico
Era il 2 agosto 1969, “festa dei omeni”. A San Giuseppe un gruppo di rugbisti giovanissimi fondava la A.S. Ruggers Tarvisium dopo qualche anno di apprendistato sotto l’egida della polisportiva parrocchiale, la Lupino di don Giulio. Presidente Natalino Cadamuro, unico maggiorenne.
Al tempo Treviso, saldamente in mano al monocolore DC del sindaco Marton, è una città che rappresenta tutti i vizi e le virtù dell’Italia dei campanili (ricordate “Signore e signori?”). Ha già conosciuto un primo boom economico, ma non essendo ne’operaia ne’ universitaria non ha vissuto i fermenti del Sessantotto. Il tasso di analfabetismo resta ancora al 9%. Fra le contraddizioni di questa realtà germoglia l’avventura della Tarvisium, che rapidamente diventerà un modello per il rugby italiano e un inesauribile serbatoio di uomini per gli scudetti marcati Metalcrom-Benetton e per la maglia azzurra.
Prima finale del campionato giovanile nel 1972, a soli tre anni dalla nascita, poi cinque scudetti juniores fra il ‘73 e l’84. Alla scuola delle “magliette rosse” centinaia di giovani trevigiani diventano atleti e cittadini, in un’esperienza educativa di alto valore ed allo stesso tempo spontanea e appassionata.
Oggi la Tarvisium è una splendida quarantenne, un club che è nuovamente vivace dopo qualche anno di penombra e che sabato 3 ottobre, nell’aula magna della scuola Stefanini, ha festeggiato l’anniversario con tutti i protagonisti del suo lungo viaggio. “Un’appuntamento aperto ai molti sono passati dalla Tarvisium ma anche all’intera città”, spiega il presidente Guido Feletti, “continuamo a credere nei giovani. I tesserati fra l’under 6 e l’under 16 sono circa 160 e di loro si occupa uno staff di 24 tecnici, mentre altri 90 atleti orbitano fra under 18, under 20 e prima squadra”.
La prima Tarvisium viveva fino in fondo gli umori degli anni Settanta e l’antagonismo sociale della periferia, tradotto nelle metafore del rugby come sacrificio collettivo ed in un autentico culto del placcaggio. “Le nostre magliette erano sbiadite e rattoppate e quelle dei nostri avversari nuove di zecca, ma la scarsità di mezzi non era un limite, al contrario ci esaltava”, ricorda Gilberto Breda, decoratore, uno dei pionieri e autore del simbolo del grappolo d’uva, “in questo senso, certo esagerando, si viveva il clima sessantottino di coloro che erano dalla parte dei poveri, degli umiliati, dei derelitti”.
La Tarvisium di oggi, pur messo da parte il côté ribelle, rappresenta comunque il volto più espressivo del rugby di base di fronte agli assalti di un professionismo grossolano e omologante. Valori racchiusi nel motto “rugby per tutti”. “Crediamo che ognuno possa trovare un posto in squadra, dentro e fuori dal campo, nel nostro sport nessuno è mai escluso”, sintetizza Feletti.
Il simbolo della continuità fra il passato e il presente è “Ino” Pizzolato, l’allenatore di tutti e un secondo padre per molti: per quarant’anni, ininterrottamente, una figura inconfondibile a bordo campo. E poi i Francescato. I fratelli della prima nidiata – Nello, Bruno e Rino – furono fra i talenti più cristallini della scuola di San Giuseppe, pur in buona compagnia: da Zanon a Zorzi, fino a Robazza e Marchetto. Ivan portò l’Italia nel Sei Nazioni prima di andarsene una notte di dieci anni fa, ed oggi una terza generazione di Francescato sta crescendo sui campi della Tarvisium a Monigo. Sempre indossando una maglietta rossa.
Nella foto Nello Francescato in meta con la maglia della Nazionale contro gli All Blacks a Rovigo, nel 1979. Foto Donzelli (da “La finta di Ivan”)
Tarvisium, 40 anni in maglietta rossa. Natalino Cadamuro e quel 2 agosto 1969
In un’estate di chiacchiere, politica e polemiche, torniamo per un attimo al rugby che più ci piace. Un articolo di Andrea Passerini da La Tribuna di Treviso di lunedì 3 agosto.
“Era la festa dei omeni, al bar di Bepi Sari. Io, Ino, altri ragazzi: ero l’unico adulto, a 23 anni. L’Enel aveva creato la mensa a Venezia, potevo tornare alle 6, non più alle 9. A Trieste andammo con il pullman pagato dalla Metalcrom. Vincendo”. Natalino Cadamuro racconta da Orvieto, dove gestisce un agriturismo, quel 2 agosto 1969 in cui vide la luce la Tarvisium.
San Giuseppe, case di qua e di là della Noalese. Campi e pannocchie, nemmeno periferia allora. Quarant’anni dopo quell’idea ha scavalcato il 2000 e si proietta nel futuro con la quarta generazione di ragazzi. Una scuola di vita prima che di rugby (allora solo giovanile, per scelta), parte integrante della città. Esprimendo nel rugby lo spirito di quegli anni di ribellione e libertà. E furono le magliette rosse, inni presi dalla piazza e rielaborati. Emancipazione sociale e rivolta, una piccola grande eresia nel cuore della provincia Dc.
Anche la Tarvisium nasce all’ombra di un campanile, da una scissione con il Lupino, società parrocchiale. “Nata”, nipote del parroco, da adolescente guida l’atletica nel Lupino con “Pino” Benetton. E quando distribuirà l’Unità davanti alla chiesa non farà felice lo zio… La sua prima volta nel rugby, a 17 anni, è da studente, al Besta. Rimedia una gomitata ma quella stramba palla tanto popolare a Treviso gli resterà dentro.
Nel 1962 porta il rugby al Lupino. “Era un gruppo che non doveva rendere conto a nessuno, c’era una componente anarcoide. Mia mamma lavava maglie e riceveva la posta. Mai avrei pensato che saremmo sopravissuti 40 anni”, aggiunge Cadamuro, “men che meno con 240 tesserati ed un florido settore giovanile, e soprattutto lo spirito più bello del rugby”.
Oggi i primi allievi di Cadamuro e Ino Pizzolato sono stati i maestri dei campioni di ieri, ora allenatori delle promesse di domani. Quattro decenni esaltanti. Gli scudetti juniores (5 fra il 1972 e il 1984), la scelta seniores nel 1982, il salto in A nel 1989, il rito degli Sprybryckx, mille gioie, ma anche il dolore di avere salutato troppo presto Ivan, Matteo, il Cin, Plinio, Mandrake. Fior di campioni prestati a Metalcrom e Benetton, all’Italia, una covata ineguagliabile di allenatori, in primis il ferroviere Pizzolato, quasi 40 anni consecutivi di panchina nel più puro dilettantismo.
“Nominato” arbitro da Invernici, Cadamuro lascerà il club, e diventerà il fischietto numero uno in Italia. Ma dirigerà il primo derby Benetton-Tarvisium, nel 1990.
La foto in alto – dal libro “La finta di Ivan”, Aviano.com editore – si riferisce allo scudetto giovanile conquistato nel 1984 (l’allenatore era Ino Pizzolato, primo a sinistra in piedi). Faceva parte di quella squadra anche Ivan Francescato, poi scomparso nel 1999.
Le altre due foto sono della Tarvisium dei giorni nostri e tratte dall’album di Davide “Elf” su Flickr.