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Munster, ovvero l’arte della ruck. Zebo e O’Mahony astri nascenti, il Benetton viene dominato

Contro il Benetton il Munster dà lezione, anzi diverse lezioni: gli irlandesi sono più atletici, più organizzati, più lucidi, soprattutto più “cattivi” e “ignoranti” nel significato decisivo che questi due aggettivi assumono sopra un campo da rugby. Emblematica la determinazione degli irlandesi nei punti di incontro. Controruck, palle rubate o quanto meno sempre rallentate: una “fame” dalla quale il Benetton viene completamente irretito. Una terza linea come Peter O’Mahony è il degno erede di Alan Quinlan e David Wallace, in compagnia dei più esperti O’Driscoll e Coughlan in una specie di scuola sui raggruppamenti. Docente, anzi preside Paul O’Connell. E’ con questi  animali del pacchetto che il Munster è diventata una delle squadre più vincenti in Europa (nella foto un’immagine del match di andata, ma la prima è la stessa di sabato con Botha, Varley, Du Preez: loro non hanno il problema di non poter mettere due stranieri in prima linea…).

Ha avuto ragione il pubblico di Monigo prendendosela con Neil Hennessy, perché l’arbitro gallese ha fischiato male e nella prima mezz’ora sempre contro i bianconeri, lasciando correre sulle ruvidezze degli ospiti nei punti di incontro. Ma questa è l’arte della ruck, e quelli del Munster la sanno interpretare magistralmente, anche dal punto di vista della valutazione del metro arbitrale.

E’ il Benetton che compie un notevole passo indietro, lasciandosi sovrastare dal mestiere degli avversari come spesso accadeva nell’era pre-Celtic. La concomitanza con il Sei Nazioni, per i problemi di gestione della rosa, si conferma la fase più difficile della stagione per Franco Smith. Le due ultime sconfitte dicono come le seconde scelte non siano ancora in grado di garantire un rendimento costante in alternativa ai migliori. E le cervellotiche regole federali su stranieri e permit players sono un ulteriore ostacolo. Ma al di là di tutto è mancata questa volta la voglia di combattere, perlomeno per buona parte del primo tempo.

Il migliore fra i biancoverdi è stato, finchè in campo, un arrembante Franco Sbaraglini, capace di emergere per determinazione anche nel momento di massimo grigiore trevigiano (foto a fianco, di Marco Sartori dal sito Benetton). Presente nei placcaggi Filippucci, mentre va sottolineata anche la crescita di Muccignat. E si è rivisto Semenzato, davvero opaco negli ultimi mesi. Ma perché il Benetton sia davvero pericoloso in attacco sono oggi ancora indispensabili la velocità e la creatività di Botes e Benvenuti. Fra gli irlandesi si fa apprezzare per la velocità Simon Zebo, astro nascente del rugby irlandese (ma con sangue francese e caraibico, e gambe da sprinter).


Pavanello finalmente in azzurro. “Grande emozione, ora con Treviso per battere Munster”

L’incantesimo azzurro si è finalmente rotto. E Jacques Brunel ha risolto uno dei più grandi equivoci del rugby italiano negli ultimi anni, cioè l’esclusione dalla Nazionale del leader del massimo club nostrano, un seconda linea rispettato in tutto il panorama internazionale. Antonio Pavanello è dunque da sabato scorso una pedina del gruppo azzurro. Per lui quasi una nuova vita sportiva che comincia.

“L’attesa è stata lunga: due anni e mezzo da Italia-Samoa del novembre 2009. Alla Nazionale ho sempre guardato come il mio obiettivo, ma non è stata mai offerta una chance. Oggi sono felice perchè sono rientrato nel giro, scelto dall’allenatore e non richiamato per sostituire altri. Non importa se titolare, panchinaro o in tribuna, sono nel gruppo e posso dimostrare il mio valore”.

Il tuo nuovo esordio è coinciso con una giornata importante per il rugby italiano, di fronte ai 50mila dell’Olimpico. Per rendere il match indimenticabile è mancato forse solo il successo. “Giocare con un pubblico così, in Italia, è un grande evento. L’emozione è fortissima. Per fortuna in questi anni ho messo da parte un po’ di esperienza, quindi ero calmo, emozionato ma lucido. Siamo arrivati vicinissimi a vincere, ci è mancata la testa e l’abitudine a gestire una situazione di vantaggio in cui raramente ci ritroviamo. Gli inglesi, invece, sono dei volponi e si sono dimostrati non più forti ma più smaliziati di noi”.

Che ne pensi delle esternazioni di Corbisiero e della risposta di Castrogiovanni? “Francamente non ho mai fatto caso all’ingaggio di Castro, quindi non entrerei nella questione. Però capisco Castro, perché da un collega ci si aspetta un certo rispetto e si parla in campo, con quello che si dimostra in partita, e non attraverso i giornali. Di certo nella Premiership inglese studiano il gioco al video come nessun altro, sarà interessante vedere la prossima sfida fra Corbisiero e Castro in campionato”.

Adesso ci si rituffa nel Pro12 e per te e il Benetton c’è subito un avversario importante, il Munster. “Ho una gran voglia di giocare. Sabato scorso 25 minuti, le due settimane precedenti niente partite: non è il ritmo al quale sono abituato, il campo mi manca proprio. E poi, al di là della gioia della Nazionale, indossare la maglia biancoverde fa sempre battere forte il cuore. Il Munster naturalmente è una grande squadra, ma ora sappiamo che, soprattutto a Monigo, qualsiasi avversario è alla nostra portata. E’ una partita importante perché l’Edimburgo si avvicina e invece vogliamo mantenere l’ottavo posto in classifica, che meritiamo. Dovremo mantenere il nostro piano di gioco, essere disciplinati e lucidi. Li abbiamo battuti l’anno scorso, possiamo ripeterci”.


Mercato, solo ritocchi per il Benetton. E Mauro Bergamasco dà l’addio allo Stade Français

All’indomani della finale di Magners League fa un certo effetto pensare che entrambe le contendenti, il Munster e il Leinster già campione di Heineken Cup, sono uscite sconfitte da Monigo in questa stagione. L’anno prossimo, svanito l’effetto-sorpresa, sarà tutto più difficile per il Benetton, alla ricerca in queste settimane di consolidare il proprio organico in vista di un torneo 2011-12 caratterizzato dalla concomitanza, per almeno un mese, con i Mondiali neozelandesi.

Ad orientare il mercato biancoverde sono però soprattutto le nuove regole varate dalla Federugby, mal tollerate da Benetton e Aironi sullo sfondo di un conflitto dai toni sempre più duri fra le due franchigie e il potere centrale. Dal quartier generale della Ghirada si continuano comunque ad evitare le polemiche.

«Il nostro mercato è praticamente fermo, in attesa che vengano definite dalla Fir le regole della partecipazione alla Magners League per l’anno prossimo», spiega il presidente trevigiano Amerino Zatta, «abbiamo chiesto, assieme agli Aironi, di rivedere le norme che limitano la rosa da 42 a 40 giocatori e gli stranieri a cinque a referto in diversi ruoli: con una quindicina di atleti in azzurro ai Mondiali, torneremmo così ad avere una squadra contatissima per gli impegni del club. Aspettiamo che la Federazione prenda posizione su queste questioni, decisive per la programmazione. Di certo per la stagione 2011-2012 lo staff tecnico rimarrà invariato e la squadra subirà solamente dei ritocchi».

L’obbligo di distribuire gli stranieri in cinque diversi ruoli impone ora al management di Treviso tagli obbligati. Se si escludono i confermatissimi Botes e De Waal, resta solamente una casella libera fra i trequarti. WilliamsMaddock? Il sacrificato sarà quest’ultimo, disastroso nella sua prima stagione in biancoverde. Il suo ritorno nella Premiership inglese, ai Saracens freschi di titolo, libera Treviso di un oneroso contratto e dà il via libera alla conferma di Williams. Per la squadra di Londra Maddock rappresenta un’alternativa in più all’ala durante l’assenza per i Mondiali dei nazionali inglesi.

Il nome nuovo in casa Benetton potrebbe essere quello di Alberto Di Bernardo (foto in alto). Dai media francesi rimbalza la voce di un serio interessamento per l’oriundo argentino del Bourgoin, in passato già a L’Aquila e Leeds. Di Bernardo è naturalizzato italiano, avendo giocato con l’Italia A, e quindi il suo ingaggio non andrebbe ad incidere sulla quota degli stranieri. Il Benetton aveva anche sondato la disponibilità dell’azzurro Craig Gower, ma non se ne farà nulla. Quanto ai giocatori in scadenza di contratto, Fabio “Mozzarella” Semenzato ha firmato il rinnovo (nella foto, il mediano in un coraggioso placcaggio su Alesana Tiulagi). Aveva alcune offerte dalla Francia. Fine dell’avventura in biancoverde per Vilk, Vermaak, Costanzo, Vidal e De Jager.

Intanto in Inghilterra la retrocessione del Leeds libera Marco Wentzel, un giocatore che a Treviso ha lasciato il segno. Ma l’ex Springbok andrà agli Wasps. Mentre gli Aironi cedono all’Aix il seconda linea Vickus Liebenberg, il neopromosso Lyon è interessato al pilone Maximiliano Bustos, già alla Capitolina e L’Aquila. Sul fronte del mercato francese va segnalato il divorzio fra Mauro Bergamasco e lo Stade Français. Dopo otto stagioni a Padova, il padovano è fra i “licenziati” più illustri nell’ampio turn-over voluto da Bernard Laporte, tornato alla guida tecnica del club presieduto da Max Guazzini.

Dove giocherà ora Bergamasco? «Il ritorno in Italia è una delle opzioni possibili, deciderò nel giro di qualche settimana», ha dichiarato il terza linea, in corsa per un posto ai Mondiali. «E’ un ottimo giocatore, ma la terza linea è il nostro reparto meglio fornito e con Mauro non c’è stato finora nessun contatto», precisa il gm del Benetton, Vittorio Munari. La strada per un eventuale rientro in Italia passerebbe dunque per Viadana, dove giocano già diversi azzurri over 30 (Bergamasco è del ’79).


Benetton, l’Italia che vince. Nel weekend della Waterloo azzurra Treviso piega il Munster

E’ stato il weekend della Waterloo azzurra: nel confronto con il rugby inglese le nostre Nazionali rimediano 59 punti a Twickenham e 74 l’under 20 a Bath, per un totale (impietoso) di una meta fatta e 133 punti subìti. Ma il movimento ha anche un volto vincente sugli scenari internazionali. E’ quello del Benetton che in Magners League sconfigge la capolista Munster e, con 7 successi in 13 partite, si conferma la sorpresa della stagione.

Una vittoria ottenuta con una formazione forzatamente rimaneggiata – 9 i convocati con la Nazionale – e grazie alle prove di giocatori poco considerati o completamente ignorati da Nick Mallett, a cominciare dal capitano Antonio Pavanello e al signore della touche Corniel Van Zyl, già eleggibile, per proseguire con Gonzalo Padrò e Marco Filippucci, uno più concreto dell’altro in terza linea. Il bassanese ha placcato come un dannato e se il titolo di man of the match è andato al 27enne argentino, è solo per la meta decisiva ed una presenza più “visibile” in attacco.

“Anche Padrò e Filippucci meriterebbero una chance in azzurro, però magari non nelle prossime sei settimane”, ha scherzato a fine gara Franco Smith, ritrovatosi dall’avvio del Sei Nazioni a contare gli uomini a disposizione fra convocati, squalificati ed infortunati. Chi la chance l’ha immediatamente avuta è stato invece Lorenzo Cittadini, ottimo contro il Munster e chiamato da Mallett nel gruppo per il Galles al posto di “Nacho” Fernandez-Rouyet. I due hanno dominato in chiusa contro gli irlandesi, ponendo le basi per il successo biancoverde.

Ci ha poi messo del suo Willem De Waal, che oggi si può dare come pienamente inserito nei meccanismi del Benetton. L’ex Western Province ha effettuato lunghi e ispirati calci di spostamento, ma anche difeso ed attaccato la linea, non male per un giocatore che, ricorda Smith, “in Sud Africa era considerato poco fisico”. Certo De Waal, capace contro il Munster di trasformare un piazzato da metà campo ed una trasformazione dalla bandierina, ha un piede sinistro come a Treviso non si vedeva da tempo.

Issatosi sul 16-3 a metà ripresa, il Benetton ed il pubblico di Monigo hanno tremato fino alla fine per la rabbiosa reazione degli ospiti, giunti ad un soffio dal sorpasso. Commovente la trincea di Pavanello e compagni negli ultimi minuti, ed importanti segnali di maturità: fino a qualche tempo fa partite così, punto a punto, Treviso le perdeva.

Foto da www.benettonrugby.it. In alto i festeggiamenti fra Tobie Botes e Gonzalo Padrò, più sotto De Waal e Filippucci.


Joe Maddock, dalla Premiership l’uomo nuovo del Benetton. “Porterò esperienza e velocità”

Il grosso problema di Treviso nei confronti internazionali della scorsa stagione non sono stati l’intensità fisica degli avanti o l’organizzazione di gioco, quanto la velocità di ali ed estremi avversari: imprendibili giocatori come Chris Ashton e Ben Foden del Northampton o Paul Warwick del Munster. Sarà per questo che con il rinforzo biancoverde dal pedigree più prestigioso si punta proprio a coprire i limiti di “tachimetro” del triangolo arretrato.

Joe Maddock, neozelandese con un passato nei Canterbury Crusaders, ha dimostrato il proprio valore con la maglia del Bath in sei anni di Premiership inglese, della quale è stato anche metaman nel 2008-2009 (foto sotto). «Sono un giocatore veloce, anche se non quanto Williams e Botes», racconta di sé al termine di una mattina di test e lavoro in palestra a Monigo, «a Bath ho segnato molto anche perchè praticavamo un gioco votato all’attacco, ma credo che la mia caratteristica migliore sia la capacità di leggere la difesa, l’intelligenza tattica. Sono stato molto fortunato ad avere grandi allenatori, da Robbie Deans a Wayne Smith e Steve Hansen, entrambi oggi nello staff degli All Blacks».

Classe 1978, sposato e con una figlia di 13 anni (un secondo baby è in arrivo e nascerà dunque proprio a Treviso), Maddock è dunque l’uomo che Treviso ha inseguito a lungo per far fare il salto di qualità al reparto arretrato. «Sono cresciuto a Christchurch avendo come idolo Craig Green, che mi allenò quando ero nel Development Team di Canterbury, nel 1999», spiega il trequarti dalle doti fisiche all’apparenza molto modeste (un metro e 76 per 84 chili), «poi siamo persi di vista ma ora so che tornerà in Italia per dirigere le accademie federali e sarà un grande piacere incontrarlo. Dopo le esperienze nei New Zealond Maori a vent’anni ho capito che il sogno di giocare negli All Blacks, quel sogno che ogni ragazzino neozelandese fa quando comincia a giocare, non si sarebbe mai avverato. Ed allora ho scelto l’Europa, d’accordo anche con mia moglie: entrambi avevamo voglia di vedere un altro pezzo di mondo. Dopo sei stagioni molto belle a Bath ora era ormai tempo di cambiare. Treviso rappresenta non una ma molte sfide: lingua, cultura, ambiente nuovi. Spero di dare qualcosa in termini di esperienza per far crescere la squadra, attesa in Celtic League da avversari sempre impegnativi».

Il balzo dal campionato italiano alla Celtic League è notevole. Riuscirà il Benetton ad essere competitiva nel torneo?  «Non credo che Treviso sia molto lontana dagli standard internazionali. Ricordo che nel 2004 il Bath, mentre io ero infortunato, giocò qui a Monigo in Heineken Cup e perse (29-23, ndr). Nella partita in Inghilterra ci prendemmo la rivincita, ma vincere a Treviso non è mai stato facile. Per essere competitivi dovremo di sicuro alzare il livello della nostra forma fisica, di modo da poter essere veloci e reattivi per tutti gli ottanta minuti. Con il tempo diventerà più facile avere il ritmo degli avversari, quindi credo che il miglior Benetton si vedrà nella seconda parte di stagione.