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Terzo tempo “obbligatorio” per due squadre giovanili di calcio. Rugby docet (qualche volta)
Un terzo tempo “obbligatorio” per far tornare la pace fra due squadre giovanili di calcio: lo decide il giudice sportivo della Federcalcio veneta. A qualche giorno dalla “Operazione flanker”, che ha visto il rugby coinvolto in una poco edificante vicenda di droga a Piacenza, il nostro sport torna a fare notizia in modo positivo. Succede in provincia di Venezia, protagoniste due squadre di calcio, lo Stra e il Pellestrina, che lo scorso novembre a margine di una partita del campionato juniores danno vita ad una maxi-rissa che coinvolge giocatori, allenatori e dirigenti.
Dopo avere comminato varie squalifiche e assegnato la sconfitta 0-3 a tavolino a entrambe le squadre, il giudice sportivo della Figc veneto ha deciso questo singolare provvedimento: la disputa di una gara della squadra Juniores e squadra Pulcini dei due sodalizi, indipendentemente dalla loro validità ai fini della classifica; le partite potrebbero giocarsi, in un terzo campo; in ogni caso, le partite saranno accompagnate da un momento conviviale, magari a base di prodotti tipici locali.
In pratica per stemperare gli animi viene richiesto ai due club di organizzare un doppio incontro amichevole, seguito da un “terzo tempo” a tutti gli effetti. Complimenti al giudice sportivo per l’inventiva. Se è vero che nel rugby sempre di più ci si sta avvicinando a certi modi del calcio (un ampio dibattito è in corso in Francia, ad esempio, in seguito alle dichiarazioni del presidente del Toulon, Mourad Boudjellal), sembra comunque che qualche contributo la palla ovale lo stia dando all’evoluzione della cultura sportiva in Italia. Sarà importante, però, che il nostro sport si tenga ben strette le sue più belle tradizioni, come appunto il terzo tempo.
Rovigo e Toulon nel Challenge. Battaglini e l’antico legame fra due città innamorate del rugby
I sorteggi per la Challenge Cup 2009/2010 hanno designato Rovigo nel girone 3 assieme ai londinesi Saracens ed ai francesi del Castres e del Toulon. E proprio la sfida con quest’ultimi rappresenta un appuntamento speciale nell’ultima stagione dei club italiani nelle Coppe europee prima della Celtic League e della discussa riforma dei campionati interni.
Fra Rovigo e Toulon, infatti, esistono antichi legami, sullo sfondo di una analogia di carattere fra le due città: entrambe città di classi popolari, entrambe follemente innamorate del rugby tanto da farlo diventare senza dubbio il primo sport. Indimenticabile l’esperienza di una partita allo stadio Félix Mayol, a due passi dal mare, sempre gremito di indemoniati tifosi rossoneri. L’arrivo del magnate dei fumetti Mourad Boudjellal ha portato ad una rinascita del “brin de muguet”, oggi uno dei club con il maggiore budget in Europa. Quindi i tifosi del Rovigo potranno vedere all’opera al Battaglini gente come Jonny Wilkinson, Felipe Contempomi o Pierre Mignoni.
Ma ad inaugurare il legame fra il rugby rodigino e tolonese fu Mario Battaglini, che con la maglia dei francesi disputò la stagione 1948/49. La figura di “Maci” trova ancora ampio spazio nello splendido libro “Le Rugby Club Toulounnais 1908-2008″ dello scrittore Gaelle Nohant, che racconta l’epopea della palla ovale rossonera. Dal testo è tratta la foto qui a fianco, in cui Battaglini disputa la semifinale a Béziers fra Rct e Vienne (11-6 per i rossoneri, nella foto in alto da notare la gente letteralmente appesa alla tettoia dello stadio).
Poi il Toulon accolse un altro rodigino, Giancarlo Malosti, che lì finì per passare tutta la vita. Il terza linea, vincitori di 4 scudetti con Rovigo e 7 volte nazionale azzurro, è morto proprio nella città del Var tre anni fa. Nella foto veste la magia del Rct della stagione 1957/58 (è il terzo in piedi partendo da destra). In tempi più recenti ha invece avuto l’onore di esibirsi al Mayol il roccioso centro Stefano Bordon, passato al Toulon assieme ad Orazio Arancio nel ‘97 (foto sotto).
Ad allenare i rossoneri sono stati anche allenatori ben noti al rugby italiano, come Gilbert Doucet, Alain Teixidor, Tim Lane e Philippe Sauton (che a dire il vero non ha lasciato un gran ricordo ne’ a Tolone ne’ al Petrarca…).
