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Beffa Ulster, Benetton ancora a secco. E Franco Smith racconta Ruan Pienaar

Il Benetton aveva una gran fame. Con tre mesi di sconfitte alle spalle, Antonio Pavanello e compagni scendevano in campo contro l’Ulster carichi come molle, puntuali e feroci nei placcaggi, spericolati (talora pure troppo) con la palla in mano. Sembrava fatta quando lo score era 23-13 ed erano solo 11 i minuti rimasti sul cronometro. Finale incredibile: 23-27. «Abbiamo giocato una partita quasi perfetta, ci siamo imposti fisicamente, nelle collisioni la sconfitta che ci pesa come nessun altra», commentava sconsolato il capitano, «per questo la sconfitta ci pesa come nessun altra di questa stagione».

Decisiva la gestione degli ultimissimi minuti di gioco, ma forse ancor più le occasioni sprecate nel corso della partita. A fronte del notevole volume di gioco prodotto e di un predominio netto nelle fonti di gioco i trevigiani hanno raccolto troppo poco in termini di punti.

Peccato davvero per un Benetton tornato al suo smalto migliore con il recupero dei nazionali e soprattutto grazie ad una mediana Burton-Gori ispiratissima, quasi maturata dall’esperienza azzurra. L’australiano, che pure ha sulle spalle la meta di Henry nel primo tempo, ha firmato da difficile posizione il drop del vantaggio a inizio ripresa e orchestrato bene il gioco con i calci tattici. Il Gori vivace di sabato lascia più tranquillo Smith dopo la perdita di Toby Botes. Il sudafricano ha un gomito in disordine e visto che la sua stagione è finita lo staff medico trevigiano sta valutando di accellerare i tempi anche per l’operazione alla spalla (ma serviva proprio rischiarlo contro la Scozia?).

Bene anche Manoa Vosawai (foto in alto, da benettonrugby.it), che impiegato come uomo-proiettile ha severamente impegnato gli irlandesi nel placcaggio, ed un sempre più maturo Tommaso Iannone. L’immagine più bella della giornata è il passaggio dietro la schiena di Diego Vidal, che propizia la meta di Di Bernardo illudendo i biancoverdi. L’Ulster ha tenuto duro con il suo mestiere e con il talento fuori concorso dello Springbok Ruan Pienaar, capace di calciare fra i pali anche abbondantemente oltre la metà campo e di guidare la rimonta dei suoi.

«Conosco Ruan da quando era bambino», ha raccontato Franco Smith (entrambi sono di Bloemfontain), «ho avuto modo di giocare all’inizio della mia carriera con suo padre Gysie Pienaar, che è stato un grande estremo degli Springboks e anche vice-allenatore del Sud Africa. Ruan ha ricevuto i buoni insegnamenti di Gysie e fin da piccolo si è allenato molto a calciare. Sapete, dalle nostre parti non ci sono molti altri passatempi, oltre al rugby…  E Pienaar, Mornè Steyn e mio fratello erano sempre insieme da ragazzi» (Nella foto Pienaar e Steyn in maglia Springboks).

Il Benetton aveva rischiato di smarrirsi nei recenti appuntamenti dopo le buone prove di Heineken Cup (in particolare nella sfidapersa di un soffio con i Saracens che rappresenta forse l’acme della stagione). Colpa della impossibile coabitazione di Pro12 e Sei Nazioni per una squadra che dà alla rappresentativa del proprio paese un numero di atleti senza pari in qualsiasi altro scenario professionistico. Se l’ultimo successo resta quello della vigilia di Capodanno sugli Aironi, di certo contro l’Ulster Treviso ha dimostrato nuovamente di essere in grado di esprimere bel gioco e di lottare alla pari con gli avversari della parte alta della classifica.


Appunti francesi 2. Coqs contro i campioni del mondo, lo stile Springboks, il bonus del Top 14

In Francia sale l’attesa per il test-match di venerdì sera fra i “galletti” ed il Sud Africa campione del mondo, a Toulouse. Una delle partite di cartello del ciclo novembrino, con tutto rispetto per gli 80mila di San Siro Italia-All Blacks non rientra fra queste (e lo dimostra la formazione annunciata da Graham Henry). Gli stessi Springboks hanno qualche problema di formazione, soprattutto in prima linea, e rinunciando ai giocatori emigrati all’estero non schierano ne’ François Steyn (al Racing Parigi) ne’ Jean De Villiers (al Munster).

Si tratta comunque di una squadra in cui i titolari contano 588 caps complessivi e che ha un sistema di gioco collaudato e vincente, basato sulla superiorità fisica nei punti di incontro e su un sapiente gioco al piede. Ci pensa infine Morné Steyn a punire l’indisciplina a cui inevitabilmente gli avversari sono costretti: per l’apertura dei Bulls la media del 90% di realizzazioni negli ultimi nove match (36 su 40, più 3 drop).

La Francia tuttavia è la bestia nera degli Springboks, i quali hanno vinto solo 2 degli ultimi 8 incontri. E nel paese transalpino gli Springboks non vincono addirittura dal 22 novembre 1997, in occasione dell’ultima apparizione dei coqs al Parco dei Principi (10-52).

Sempre attenti allo stile, i francesi hanno criticato gli abiti ufficiali degli Springboks, con una giacca verdastra con i contorni gialli che è sinceramente agghiacciante. Simpatica risposta dell’aiuto-allenatore della Nazionale transalpina, Didier Retière, in conferenza stampa: “Se sei due metri per 130 chili puoi vestirti come vuoi. Se sei due metri per 130 chili e sei vestito da schifo, nessuno verrà mai a fartelo notare”.

Scopro che nel Top 14 il bonus offensivo non è uguale a quello in vigore nel Super Ten. E che si tratta di una regola sicuramente migliore. Oltralpe si guadagna il punto di bonus non con le quattro mete segnate, ma segnando tre mete in più degli avversari. In Italia potrebbe dunque succedere – a differenza della Francia – che una squadra guadagni il bonus offensivo pur perdendo, come nel caso di VeneziaMestre-L’Aquila 26-48 (punti in classifica 1-5). E che due squadre “mollino” una volta raggiunta la quarta meta, mentre la regola à la française impone di lottare fino alla fine per conservare o agguantare il +3 nel computo delle mete. In un caso limite nel Top 14 una squadra potrebbe vincere solo con i calci e la perdente guadagnare il bonus sia difensivo che offensivo, immaginiamo un match 21-15 in cui chi vince segna 7 calci e chi perde 3 mete…