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Mercato, solo ritocchi per il Benetton. E Mauro Bergamasco dà l’addio allo Stade Français

All’indomani della finale di Magners League fa un certo effetto pensare che entrambe le contendenti, il Munster e il Leinster già campione di Heineken Cup, sono uscite sconfitte da Monigo in questa stagione. L’anno prossimo, svanito l’effetto-sorpresa, sarà tutto più difficile per il Benetton, alla ricerca in queste settimane di consolidare il proprio organico in vista di un torneo 2011-12 caratterizzato dalla concomitanza, per almeno un mese, con i Mondiali neozelandesi.

Ad orientare il mercato biancoverde sono però soprattutto le nuove regole varate dalla Federugby, mal tollerate da Benetton e Aironi sullo sfondo di un conflitto dai toni sempre più duri fra le due franchigie e il potere centrale. Dal quartier generale della Ghirada si continuano comunque ad evitare le polemiche.

«Il nostro mercato è praticamente fermo, in attesa che vengano definite dalla Fir le regole della partecipazione alla Magners League per l’anno prossimo», spiega il presidente trevigiano Amerino Zatta, «abbiamo chiesto, assieme agli Aironi, di rivedere le norme che limitano la rosa da 42 a 40 giocatori e gli stranieri a cinque a referto in diversi ruoli: con una quindicina di atleti in azzurro ai Mondiali, torneremmo così ad avere una squadra contatissima per gli impegni del club. Aspettiamo che la Federazione prenda posizione su queste questioni, decisive per la programmazione. Di certo per la stagione 2011-2012 lo staff tecnico rimarrà invariato e la squadra subirà solamente dei ritocchi».

L’obbligo di distribuire gli stranieri in cinque diversi ruoli impone ora al management di Treviso tagli obbligati. Se si escludono i confermatissimi Botes e De Waal, resta solamente una casella libera fra i trequarti. WilliamsMaddock? Il sacrificato sarà quest’ultimo, disastroso nella sua prima stagione in biancoverde. Il suo ritorno nella Premiership inglese, ai Saracens freschi di titolo, libera Treviso di un oneroso contratto e dà il via libera alla conferma di Williams. Per la squadra di Londra Maddock rappresenta un’alternativa in più all’ala durante l’assenza per i Mondiali dei nazionali inglesi.

Il nome nuovo in casa Benetton potrebbe essere quello di Alberto Di Bernardo (foto in alto). Dai media francesi rimbalza la voce di un serio interessamento per l’oriundo argentino del Bourgoin, in passato già a L’Aquila e Leeds. Di Bernardo è naturalizzato italiano, avendo giocato con l’Italia A, e quindi il suo ingaggio non andrebbe ad incidere sulla quota degli stranieri. Il Benetton aveva anche sondato la disponibilità dell’azzurro Craig Gower, ma non se ne farà nulla. Quanto ai giocatori in scadenza di contratto, Fabio “Mozzarella” Semenzato ha firmato il rinnovo (nella foto, il mediano in un coraggioso placcaggio su Alesana Tiulagi). Aveva alcune offerte dalla Francia. Fine dell’avventura in biancoverde per Vilk, Vermaak, Costanzo, Vidal e De Jager.

Intanto in Inghilterra la retrocessione del Leeds libera Marco Wentzel, un giocatore che a Treviso ha lasciato il segno. Ma l’ex Springbok andrà agli Wasps. Mentre gli Aironi cedono all’Aix il seconda linea Vickus Liebenberg, il neopromosso Lyon è interessato al pilone Maximiliano Bustos, già alla Capitolina e L’Aquila. Sul fronte del mercato francese va segnalato il divorzio fra Mauro Bergamasco e lo Stade Français. Dopo otto stagioni a Padova, il padovano è fra i “licenziati” più illustri nell’ampio turn-over voluto da Bernard Laporte, tornato alla guida tecnica del club presieduto da Max Guazzini.

Dove giocherà ora Bergamasco? «Il ritorno in Italia è una delle opzioni possibili, deciderò nel giro di qualche settimana», ha dichiarato il terza linea, in corsa per un posto ai Mondiali. «E’ un ottimo giocatore, ma la terza linea è il nostro reparto meglio fornito e con Mauro non c’è stato finora nessun contatto», precisa il gm del Benetton, Vittorio Munari. La strada per un eventuale rientro in Italia passerebbe dunque per Viadana, dove giocano già diversi azzurri over 30 (Bergamasco è del ’79).


“Un bimbotto di cinque chili”: Mauro Bergamasco futuro pilone secondo All Rugby del 1983

Sfogliando vecchie riviste mi cade l’occhio su un ritratto di Arturo Bergamasco, pubblicato dalla gloriosa All Rugby nell’aprile del 1983. Si tratta di un pezzo di Erasto Borsatto, il direttore del giornale, in occasione del ritiro dalle scene dal roccioso terza linea del Petrarca, rispettato su tutti i campi italiani e noto fra gli avversari anche per una certa propensione ai “colpi proibiti” nei raggruppamenti. Ma il rugby di quegli anni era così e nonostante la retorica del fair-play di cui si sente sempre più spesso parlare, chi conosce il gioco sa bene che pugni e furberie sono stati a lungo la normalità, soprattutto fra gli avanti.

L’episodio dei fischi del pubblico di Rovigo contro Arturo Bergamasco riportano all’atmosfera appassionata ed irripetibile dei derby veneti di quegli anni. Ma la cosa più curiosa del pezzo che riproduciamo qui sotto è il riferimento al figlio del giocatore, “un bimbotto di più di cinque chili”. Si tratta nient’altro che di Mauro Bergamasco. Già Erasto Borsatto profetizzava che sarebbe diventato un rugbista. Sbagliando però ruolo…


A Parigi per Francia-Italia? Per i fanatici del rugby qualche consiglio su locali e shopping

Una breve guida alla Parigi del rugby si trova nel numero in edicola del magazine Rugby Club. Penso comunque che saranno parecchi i tifosi azzurri che hanno scelto la capitale francese per una trasferta in occasione del Sei Nazioni 2010 e così aggiungo qui qualche altro consiglio sui locali da visitare. Grazie all’ascesa del Racing, la palla ovale a Parigi sta peraltro vivendo una radiosa stagione di popolarità, con una sana rivalità fra il club dell’franco-ticinese Jacky Lorenzetti e lo Stade Français di Max Guazzini (di origini toscane).

La storica casa di giocatori e tifosi del Racing è la brasserie “Royal Villiers” nel XVII° arrondissment (foto al centro), presso Port Champerret, ma l’attuale generazione frequenta più spesso “La Régalade” (XIV°) oppure “Berny” nell’elegante sobborgo di Antony dove ha sede il club ed i suoi campi di allenamento. Jerome Fillol, mediano di mischia del Racing ma in precedenza per quattro stagioni allo Stade Français, è il proprietario del centralissimo “Mil’a” (rue Rousseau 11 – foto in alto), frequentato da giocatori di entrambe le squadre.

“Racingmen” e “Stadistes” si possono incrociare anche nel famoso “Pousse au Crime” e al “Birdland” (entrambi nel VI°, a Saint Germain de Prés), alla discoteca “VIP” (rue de Rivoli, vicino al Louvre) e al “Bound” (VIII°). Il luoghi di ritrovo preferiti dai compagni di squadra di Mauro Bergamasco e Sergio Parisse si trovano invece nei dintorni dello stadio Jean Bouin, in un quartiere a dire il vero piuttosto anonimo anche se fra i più cari di Parigi per la tranquillità e l’accessibilità. Visitate la brasserie “Au Metro” e soprattutto la bellissima “Le Trinquet”, una vera club-house in riva alla Senna destinata agli appassionati di pelota oltre che di rugby; la gestisce Mathieu Blin (foto), tallonatore dello Stade Français noto anche per il suo impegno politico con i socialisti.

Altri indirizzi con vocazione rugbistica in zona: “Le 70″, ristorante del Parco dei Principi, “Les Princes”, “La Cantine du Faubourg” e “Café Oz”. Quanto allo shopping, se siete dei fanatici di magliette e souvenir vale la pena visitare allora la ben fornita Boutique Rugby che si trova a Pigalle ad un centinaio di metri dal Moulin Rouge (boulevard de Clichy 75). L’indirizzo giusto è però quello di Espace Rugby, che tuttavia si trova piuttosto fuori mano (avenue Paul Adam 14, métro Porte de Champerret). Si tratta di una ditta che si occupa soprattutto di tenute da gioco mentre il negozio non è che un bugigattolo nel quale però si respira la grande passione del titolare, l’ex Racing Hugues Henry. Vi troverete un po’ di tutto e da tutto il mondo ovale, inclusi libri, maglie e cravatte che sono autentiche rarità. Ed il calendario “Les odieux du Stade”…

Quanto alle due squadre parigine, considerate che il Racing vende merchandising solo attraverso il suo sito; se amate lo stile “Pink is beautiful” la Boutique du Stade Français è un piccolo spazio all’interno delle strutture piuttosto fatiscenti del club nell’area del Parco dei Principi (rue du commandant Guilbaud 2, métro Porte de Saint-Cloud). Il bel negozio della Federazione Francese si chiama Espace XV de France; l’indirizzo è rue de Clichy 14, non lontato dalla Boutique Rugby. Bon voyage!


Via allo spettacolo del Sei Nazioni. Italia a Twickenham con 7mila tifosi

Il titolo di un bel film del tempo che fu era A man for all seasons: tocca ancora a Mauro Bergamasco, novello Charlton Heston nei panni di uomo per tutte le stagioni, rammendare i “buchi” nella coperta corta del rugby azzurro. A Twickenham, contro l’Inghilterra nel match che apre il Sei Nazioni 2009, giocherà nell’inedito e delicato ruolo di mediano di mischia.

Era un’idea alla quale Nick Mallett stava lavorando “in prospettiva dei Mondiali del 2011”, prima che l’infortunio a Canavosio privasse lo staff della Nazionale di una terza opzione per il numero 9 (Picone e Travagli già out da tempo). Il romano Giulio Toniolatti è bravino, ma a 25 anni non ha ancora nessuna esperienza su palcoscenici internazionali: farlo esordire da titolare di fronte agli 82 mila spettatori di uno dei tempi del rugby mondiale presentava troppe incognite.

Ecco allora Mauro Bergamasco, il più eclettico dei nostri giocatori, che da bambino cominciò con la ginnastica artistica (e non ne ha mai negato l’utilità per la sua coordinazione motoria), quindi crebbe apertura fra Selvazzano e Petrarca, divenne infine terza linea di standard assoluto, esordendo in azzurro a soli 19 anni e affermandosi poi a Parigi con lo Stade Français, sempre con papà Arturo come punto di riferimento. John Kirwan lo volle all’ala e non era un’idea sbagliata, non fosse che a Mauro, sensibile alla mistica del combattimento, quella posizione così defilata non piaceva proprio. Ed altri ancora fra gli addetti ai lavori, come Vittorio Munari, sono convinti che sarebbe stato un ottimo centro.

Ed oggi invece mediano di mischia, sotto l’ala protettrice di Alessandro Troncon a cui inevitabilmente finirà per somigliare quanto a stile di gioco (non si è sempre detto che Tronky era una terza linea aggiunta?). “La squadra cercherà di mettere Mauro nelle condizioni migliori per potersi esprimere”, ha detto ieri Sergio Parisse, “noi avanti, in particolare, faremo in modo di garantirgli i migliori palloni possibili”.

Quanto all’Inghilterra, Martin Johnson rinuncia al suo migliore talento, Danny Cipriani, ancora troppo “sbrindolo” secondo l’etica del sacrificio dell’allenatore perfettamente incarnata dal nuovo capitano Steve Borthwick (nella foto), compagno di squadra di Ongaro ai Saracens, che ha una laurea in Economia e che ai tempi del Bath si danneggiò un testicolo in uno scontro di gioco ma non abbandonò il terreno fino alla fine della partita. Gli inglesi non hanno certo problemi di coperta corta: persi per infortunio tre mediani di mischia (Care degli Harlequins lunedì è scivolato sul ghiaccio appena fuori dall’hotel della squadra), non hanno fatto altro che richiamare Harry Ellis del Leicester, un signor giocatore.

Sono attesi a Londra per sostenere gli azzurri ben 7mila tifosi (fonte Federugby). Ormai classica la presenza degli Ofm veneziani, con gli inconfondibili tabarro e tricorno. Quest’ultimo portò fortuna a Murrayfield, finendo per essere indossato dagli azzurri nel giro d’onore. Appuntamento alle 15 – le 16 in Italia – nello stadio sorto nel 1909 su un campo di cavoli, il cui terreno è coperto da venerdì scorso in difesa di ghiaccio e neve. Previsti per oggi due gradi e vento gelido. “Nessun problema”, diceva a Piccadilly Circus un tifoso con il giubbino della Rugby Rovigo, “la mamma mi ha messo in valigia le mutande di lana”.


Dal vivaio del Petrarca alla gloria in azzurro. Silvano Babetto, passione e lavoro nel minirugby

ghiraldini

PADOVA – Quando l’Italia batteva l’Argentina a Cordoba, conquistando un successo pesante pur a conclusione di una prova non certo convincente, a firmare la meta decisiva era Leonardo Ghiraldini (foto in alto), mentre la trasformazione del sorpasso la metteva fra i pali Andrea Marcato (foto a fianco).

Padovano il tallonatore, oggi anche capitano azzurro in assenza di Parisse, e padovano il kicker, già match-winner nello scorso Sei Nazioni contro la Scozia; classe ‘84 l’uno e ‘83 l’altro. E dalla città del Santo e della palla ovale affermatasi con il marchio Petrarca e con la benedizione di Memo Geremia arrivano anche altri giocatori chiave dell’Italia, come i due Bergamasco (Mirco, altro ‘83, e il più vecchio Mauro, ‘79) e Marco Bortolami (‘80), oltre a Michele Rizzo (‘82), in tournée alla ricerca di spazio con la gestione Mallett.

Andrea MarcatoUna straordinaria leva di rugbisti formatasi negli anni Novanta sui campi della Guizza ad una scuola fatta di passione e competenza. Silvano Babetto, che allena dal ‘91 le squadre del Petrarca fra gli under 11 e under 13, questi ragazzi li conosce bene. “Sono tutti passati nelle nostre squadre, è un orgoglio oggi vederli affermarsi a livello internazionale”, racconta Babetto, 46 anni, cuoco in un asilo nido e padre a sua volta di due giovani petrarchini, “alle spalle c’è il grande lavoro della società con la linea tecnica creata da Giorgio Sbrocco e con un gruppo di allenatori molto preparati. Certo conta anche la tradizione e il nome del Petrarca, contano le famiglie che ci sono dietro come nel caso dei Bergamasco, ma ormai i tempi sono cambiati, il rugby non è più un piccola nicchia. Bisogna sapere lavorare con i ragazzi per convincerli a scegliere questo sport”.

Se li ricorda da piccoli Ghiraldini e Marcato, gli autori del successo azzurro in Argentina?
“Certamente. Leonardo l’ho avuto per tre anni in under 11 e 12, giocava centro ed era già un ottimo placcatore. Fisicamente era un cubetto, ma allo stesso tempo con ottime capacità di corsa. E poi voleva sempre vincere: un anno, dopo avere trionfato al Topolino e al Bottacin, perdemmo in finale ad un torneo a San Donà e lui non parlò per tre giorni. Marcato è cresciuto a Selvazzano e l’ho avuto poco. Però le sue qualità balistiche era già chiare, vincemmo ai supplementari un torneo a Piacenza contro la Capitolina grazie ad un suo perfetto calcio trasversale sull’estremo”.

Petrarca juniorEra una generazione di grandi talenti.
“Nel giro di tre o quattro anni, dopo Bortolami e Mauro Bergamasco, sono venuti fuori anche Mirco Bergamasco, Marcato, Ghiraldini, Rizzo, Barbini, ed altri che ora giocano comunque nei campionati maggiori. Vincemmo tutto quello che c’era da vincere. La stella già allora era Mirco Bergamasco, un predestinato. Quando andavamo in trasferta, gli avversari si informavano all’arrivo del pullman se c’era lui e poi li sentivo dire: “Se c’è Mirco allora abbiamo già perso”".

Cosa ci vuole per essere un buon allenatore di minirugby?
“In primo luogo deve piacerti, deve essere un divertimento per te: solo così puoi trasmettere il piacere del rugby agli altri. Io ho dovuto smettere di giocare a vent’anni per un problema al cuore e ho riversato tutta la mia passione nel fare l’allenatore. Adesso che la stagione è finita non vedo l’ora che sia settembre per ritornare in campo con un nuovo gruppo di ragazzi. Parti all’inizio dell’anno con giocatori che magari non hanno grandi abilità, che non conosci e di cui ti devi conquistare la fiducia, poi arrivi a maggio che vedi un gruppo unito, li vedi cresciuti tecnicamente e mentalmente: queste sono le grandi soddisfazioni di un tecnico di queste categorie”.