Tag Archive


Aironi Viadana Alessandro Zanni Amerino Zatta Antonio Pavanello Benetton Treviso Brendan Williams Casinò di Venezia Celtic League Coppe Europee 2008-2009 Edoardo Gori Fabio Semenzato Federugby Femi-Cz Rovigo Franco Smith Garth Ziegler Giancarlo Dondi Giocatori cult Heineken Cup Il diario dei Mondiali Jacques Brunel Josh Levi Kris Burton Leonardo Ghiraldini Marius Goosen Martin Johnson Mauro Bergamasco Munster Nick Mallett Petrarca Padova Rabodirect Pro12 Rugby Rovigo Scozia Sei Nazioni Sei Nazioni 2008 Sei Nazioni 2009 Super 10 2007-2008 Super 10 2008-2009 Super 10 2009-2010 Super Ten Tobie Botes Toulon Uncategorized Verso la World Cup Vittorio Munari Willem De Waal

Dopo 16 anni tornano in campo i Dogi. All’Aquila per beneficenza i “barbarians” veneti

Era almeno dal 2002 che si riparlava della rinascita dei Dogi. Ora è finalmente arrivato il momento: domani, in coincidenza con la Festa della Repubblica (e quella Serenissima è stata storicamente la prima Repubblica in territorio italiano…), ritornano in campo i Barbarians del rugby veneto, a sedici anni dalla loro ultima apparizione. Negli anni Settanta ed Ottanta, in tempi di palla ovale dilettantistica, la selezione fu protagonista di clamorosi successi contro avversari di livello internazionale e scrisse, anche nelle occasioni delle sconfitte, belle pagine di sport giocando alla pari anche con rappresentative imbottite di All Blacks (si pensi agli “All Kiwis”, con i neozelandesi dei campionati europei).

L’appuntamento è dunque a L’Aquila, dove i Dogi affronteranno i locali – rinforzati da ex di lusso, come Carlo Festuccia ed Andrea Masi – e la Nazionale Vigili del Fuoco in un triangolare di beneficenza denominato “Una meta per Haiti”. Nel capoluogo abruzzese la selezione veneta condurrà anche un trofeo in ricordo di Franco Casellato, l’appassionato dirigente trevigiano recentemente scomparso, tra i rifondatori del club ad invito.

Anche se il nome “Dogi” era riemerso nel corso delle trattative per l’ammissione di Treviso alla Celtic League, in relazione ad un progetto che avrebbe dovuto coinvolgere l’intero movimento regionale, la selezione che si ripresenta oggi non ha legami con il Benetton ne’ con la Federazione. A guidarla sono un gruppo di ex dalla prestigiosa carriera azzurra alle spalle, dal presidente Elio De Anna ai consiglieri Stefano Bettarello e Manrico Marchetto (completano la dirigenza Gianni Franceschini, Corrado Della Siega, Renato Della Ragione, Gianluca De Simoi).

La squadra, allenata da Piero Monfeli, Gianni Franceschini e Fabio Coppo, raduna atleti di serie A, B e C e veste i tradizionali colori amaranto ed oro, con calzettoni della società di appartenenza nello stile Barbarians. Ammessi ai Dogi sono giocatori del Triveneto ma anche stranieri se da tre stagioni in squadre del territorio.

«Abbiamo contattato 26 società, registrando grande entusiasmo e collaborazione», spiega il portavoce del club, Corrado Della Siega, «l’obiettivo è di far rivivere una bella tradizione, allestendo una squadra che giochi un rugby con orgoglio, per il piacere dei giocatori e del pubblico. Crediamo che in Veneto, nonostante i molti impegni agonistici, ci sia spazio anche per una iniziativa come questa. In questo momento l’importante era ripartire, anche per fare un po’ di rodaggio e capire quali sono le reali prospettive. Dall’anno prossimo vogliamo programmare due o tre incontri di buon livello internazionale a stagione». Ci sono contatti con il Racing di Pierre Berbizier.

Ma l’attività a più breve termine è comunque intensa. Nella prossime settimane i Dogi saranno in campo con una squadra under 20 in campo contro il Cus Padova ed una formazione seven al torneo “La Colonna” di Mirano il prossimo 5 giugno, e quindi il 12 saggeranno le capacità della neonata Nazionale albanese a Pordenone.


Auguri Tarvisium, splendida quarantenne. Da San Giuseppe l’avventura del rugby più autentico

Era il 2 agosto 1969, “festa dei omeni”. A San Giuseppe un gruppo di rugbisti giovanissimi fondava la A.S. Ruggers Tarvisium dopo qualche anno di apprendistato sotto l’egida della polisportiva parrocchiale, la Lupino di don Giulio. Presidente Natalino Cadamuro, unico maggiorenne.

Al tempo Treviso, saldamente in mano al monocolore DC del sindaco Marton, è una città che rappresenta tutti i vizi e le virtù dell’Italia dei campanili (ricordate “Signore e signori?”). Ha già conosciuto un primo boom economico, ma non essendo ne’operaia ne’ universitaria non ha vissuto i fermenti del Sessantotto. Il tasso di analfabetismo resta ancora al 9%. Fra le contraddizioni di questa realtà germoglia l’avventura della Tarvisium, che rapidamente diventerà un modello per il rugby italiano e un inesauribile serbatoio di uomini per gli scudetti marcati Metalcrom-Benetton e per la maglia azzurra.

Prima finale del campionato giovanile nel 1972, a soli tre anni dalla nascita, poi cinque scudetti juniores fra il ‘73 e l’84. Alla scuola delle “magliette rosse” centinaia di giovani trevigiani diventano atleti e cittadini, in un’esperienza educativa di alto valore ed allo stesso tempo spontanea e appassionata.

Oggi la Tarvisium è una splendida quarantenne, un club che è nuovamente vivace dopo qualche anno di penombra e che sabato 3 ottobre, nell’aula magna della scuola Stefanini, ha festeggiato l’anniversario con tutti i protagonisti del suo lungo viaggio. “Un’appuntamento aperto ai molti sono passati dalla Tarvisium ma anche all’intera città”, spiega il presidente Guido Feletti, “continuamo a credere nei giovani. I tesserati fra l’under 6 e l’under 16 sono circa 160 e di loro si occupa uno staff di 24 tecnici, mentre altri 90 atleti orbitano fra under 18, under 20 e prima squadra”.

La prima Tarvisium viveva fino in fondo gli umori degli anni Settanta e l’antagonismo sociale della periferia, tradotto nelle metafore del rugby come sacrificio collettivo ed in un autentico culto del placcaggio. “Le nostre magliette erano sbiadite e rattoppate e quelle dei nostri avversari nuove di zecca, ma la scarsità di mezzi non era un limite, al contrario ci esaltava”, ricorda Gilberto Breda, decoratore, uno dei pionieri e autore del simbolo del grappolo d’uva, “in questo senso, certo esagerando, si viveva il clima sessantottino di coloro che erano dalla parte dei poveri, degli umiliati, dei derelitti”.

La Tarvisium di oggi, pur messo da parte il côté ribelle, rappresenta comunque il volto più espressivo del rugby di base di fronte agli assalti di un professionismo grossolano e omologante. Valori racchiusi nel motto “rugby per tutti”. “Crediamo che ognuno possa trovare un posto in squadra, dentro e fuori dal campo, nel nostro sport nessuno è mai escluso”, sintetizza Feletti.

Il simbolo della continuità fra il passato e il presente è “Ino” Pizzolato, l’allenatore di tutti e un secondo padre per molti: per quarant’anni, ininterrottamente, una figura inconfondibile a bordo campo. E poi i Francescato. I fratelli della prima nidiata – Nello, Bruno e Rino – furono fra i talenti più cristallini della scuola di San Giuseppe, pur in buona compagnia: da Zanon a Zorzi, fino a Robazza e Marchetto. Ivan portò l’Italia nel Sei Nazioni prima di andarsene una notte di dieci anni fa, ed oggi una terza generazione di Francescato sta crescendo sui campi della Tarvisium a Monigo. Sempre indossando una maglietta rossa.

Nella foto Nello Francescato in meta con la maglia della Nazionale contro gli All Blacks a Rovigo, nel 1979. Foto Donzelli (da “La finta di Ivan”)