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Nazionale in raduno in Alto Adige. “Yuri” Ongaro verso il terzo Mondiale: “Ma sarà davvero l’ultimo”

Mancano 61 giorni al calcio d’inizio dei Mondiali di rugby, segnala un grande countdown digitale installato nei locali della Borsa di Auckland. Sarà un’importante occasione economica per la Nuova Zelanda, un paese decisamente fuori da ogni rotta “di passaggio”: attesi 60mila turisti per l’evento e già venduti oltre 900mila biglietti (il 75% della disponibilità).

Sarà anche una nuova occasione per l’Italia dell’ovale, mai giunta a superare il primo turno e favorita questa volta perlomeno dalla scarsa pressione psicologica. Mai come in questa World Cup l’aspettativa per gli azzurri è modesta: ci sono un allenatore con la valigia già al check-in, una generazione di giocatori che va verso il tramonto, infortunati e defezioni di rilievo. E se questo clima alla fine giovasse agli azzurri, che le cose migliori spesso le hanno combinate quando non avevano i riflettori puntati addosso?

Da domenica scorsa la Nazionale ha svolto la prima settimana di raduno nel fresco di Villabassa, presso Dobbiaco. Un luogo incantevole, in cui gli azzurri possono usufruire di ottime strutture (con palestra attrezzata ad hoc) e rilassarsi in un paesaggio verdissimo. Per chi volesse fare la gita in Pusteria segnalo anche la bella esposizione sugli sport invernali “Il fuoco olimpico” al locale Museo del Turismo di Casa Wassermann: suggestiva soprattutto la lunga serie di torce olimpiche originali (info). Le tappe verso i Mondiali saranno i test contro il Giappone a Cesena il 13 agosto e contro la Scozia a Edimburgo la settimana seguente. (Nelle foto il campo e la palestra degli azzurri a Villabassa)

Insediandosi al raduno gli azzurri di Nick Mallett hanno già – involontariamente – infranto un piccolo ma significativo tabù. «In Alto Adige, e tanto più in Pusteria dove la stragrande maggioranza della popolazione è di lingua tedesca, non era mai stata ospitata una Nazionale italiana», spiega Walter Boaretto, segretario comunale di Villabassa e grande appassionato di rugby, «naturalmente abbiamo visto allenarsi qui squadre azzurre degli sport invernali, composte però di atleti delle nostre parti, e da sempre ospitiamo in estate importanti club di calcio. Avere in Pusteria una Nazionale è invece certamente una novità, che forse qualche anno fa non sarebbe stata possibile. Non poteva essere che il rugby, con i suoi valori positivi, ad aprire questa strada». I tempi del terrorismo anti-italiano sono passati da un pezzo, ma la questione altoatesina resta sempre piuttosto sentita in queste vallate.

Dopo la defezione di Craig Gower, è stato ripescato per il raduno altoatesino Kris Burton, australiano del Benetton: se dovessero partire tutti i biancoverdi preselezionati, Treviso si troverà a giocare i primi mesi del prossimo Pro12 senza 16 dei suoi migliori giocatori. Il ruolo di numero 10 è quello che oggi riserva più incertezze, poichè ne’ Burton, ne’ Luciano Orquera e tanto meno Riccardo Bocchino sono certo registi di livello internazionale. Sempre riguardo la mediana, resta un grosso punto interrogativo: Nick Mallett convocherà alla fine Tobie Botes, che guadagna l’equiparazione in azzurro solo ai primi di settembre?

Intanto nella squadra che viene torchiata a Villabassa da Alex Marco si confrontano grosso modo due generazioni: quelli che il Mondiale lo giocheranno (o cercano di giocarlo) per la prima volta e quelli per i quali se il Mondiale arriverà sarà di certo l’ultimo. Fra i primi Fabio Semenzato, Paul Derbyshire, Tommaso Benvenuti, Alberto Sgarbi. Nel gruppo dei “veci” Mauro Bergamasco, Marco Bortolami, “Totò” Perugini. E Fabio “Yuri” Ongaro (foto), che oggi confessa: “Già quattro anni fa ero pronto a smettere, poi la vita e il rugby sono strani e riservano sorprese imprevedibili. Ormai provo a cogliere quest’ultima possibilità, e se verrà sarà veramente l’ultimo Mondiale. Questa volta sarà ancora più difficile che in Francia, ma il passaggio del turno resta il mio sogno, sarebbe il modo migliore per chiudere la carriera internazionale”.

La concorrenza per il ruolo di secondo tallonatore dietro Leonardo Ghiraldini non sembra irresistibile. Se Mallett non ha ancora chiamato Luke Mahoney difficilmente lo farà più avanti, restano Carlo Festuccia ed il promettente Tommaso D’Apice, che però non ha esperienza internazionale. “E’ un giocatore di ottime qualità ed il futuro è suo”, dice Ongaro, “credo però che sia necessario che i giovani giochino regolarmente nel club, a qualsiasi livello, per poter crescere”.

Sembrano in discesa invece le quotazioni di Corniel Van Zyl, alle prese anche con un infortunio al ginocchio. La convocazione in Nazionale permetterebbe al seconda linea di acquisire lo status di italiano e quindi a Treviso di tesserare un ulteriore straniero. Un piacere al Benetton che di certo la Fir eviterebbe volentieri.


Storico Rovigo, ai playoff con una meta all’84′. Il miracolo di Brunello e dell’orgoglio rossoblù

Rovigo ai playoff dopo 11 anni grazie all’incredibile epilogo del derby, Benetton secondo e in semifinale contro CalvisanoVenezia salvo assieme al Carrera che chiude una stagione anonima con un pari casalingo contro la Capitolina: questi i verdetti della stagione regolare del Super Ten 2008-2009.

E’ stato un campionato scosso dalla annunciata adesione alla Celtic League e insidiato dalla crisi economica, che ha messo in difficoltà numerosi club, dal Gran Parma oggi retrocesso fino a squadre di più alto lignaggio. La favola più bella è quella del Rovigo, che stava pareggiando fino al 38′ della ripresa sul campo del Casinò ma che poi trovava le due mete del punto di bonus che valevano la semifinale a spese dell’Overmach Parma.

Stefano Ambrosio e quindi – 4′ dopo la scadenza del tempo regolamentare – Gabriel Pizarro facevano scatenare i tifosi rossoblù, incapaci di resistere ad una festosa invasione di campo. “La Rugby Rovigo è la mia casa e la mia famiglia, la gioia è immensa e indescrivibile”, diceva alla fine l’allenatore Massimo Brunello, “la quarta meta è l’emblema della nostra stagione: questa è una squadra che sa soffrire e lottare, non molla mai”.

Alla presidentessa  Susanna Vecchi l’onore di “violare” lo spogliatoio, vista l’occasione del tutto speciale: “Sono commossa e sono onorata di essere la rappresentante di questo splendido gruppo. Un risultato di cui il club e la città avevano bisogno”. Tradisce l’emozione Pizarro, che dedica la meta “a mia moglie e a mia figlia che sono in Argentina, a mio suocero che sta male e che sicuramente ha pregato per me, ai tifosi, alla società, a tutta Rovigo”.

Prima il derby era stato caratterizzato soprattutto dal nervosismo che aveva condizionato Venezia, Rovigo e l’arbitro Dordolo, autori tutti di scelte enigmatiche quando non sbagliate tout court. Emblematico cosa succede al 32′: su un calcio di spostamento Corrado Pilat inciampa da solo, l’ovale finisce a Sanchez che però se lo lascia cadere in avanti… Si affrontavano due squadre incerottate e stanche, con Rovigo però più reattivo e motivato, come dimostrava la meta di Legora, sfuggito con un calcio battuto veloce ad un Rameka indisponente.

Issatisi sul 15-3, i rossoblù venivano raggiunti dai padroni di casa nella ripresa quando a Luke Mahoney, fino a quel momento migliore in campo, veniva comminato un giallo (poco prima Dordolo aveva graziato Di Maura per un dangerous tackle su Benetti). A firmare il 15-15 erano Willem Wium – premiato giustamente come miglior giocatore del Casinò della stagione (nella foto) – e Pilat, disastroso nel derby ma capace di farsi trovare pronto per finalizzare un break di Levi con il sostegno di Ziegler.

Alla fine tutti con il fiato sospeso in attesa dei risultati dagli altri campi. Poi la grande festa rodigina, con la sorpresa dell’avversario in semifinale (sconfitto a Roma, il Benetton scivolava al secondo posto). Calvisano-Treviso e Rovigo-Viadana sono le semifinali di andata del prossimo week-end.