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La Celtic League a Viadana e Roma. La Fir umilia il Benetton e cancella il Veneto dal rugby che conta
Dal Corriere del Veneto del 19 luglio 2009.
Bocciata, a favore di Roma e Viadana, la candidatura del Benetton alla Celtic League. Il Veneto, regione storicamente leader del movimento e principale serbatoio della Nazionale azzurra (assieme all’Argentina), cancellato con un solo colpo di spugna dalla cartina geopolitica del rugby che conta: non parteciperà nel 2010-11 al torneo anglosassone ne’ alla Heineken Cup, la Champions League dell’ovale di cui pure Treviso è stata pioniera fin dalle prime edizioni.
Con una decisione destinata a suscitare vasta eco e contromosse anche clamorose da parte dei club veneti, il presidente della Fir Giancarlo Dondi (foto sotto) ha indicato ieri nelle candidature denominate “Preatorians” e “Aironi” le più adatte a rappresentare l’Italia di fronte al Board della Magners Celtic League, che ora ne valuterà l’ammissione.
L’amarezza del presidente biancoverde Amerino Zatta (nella foto, con Luciano Benetton): «Non ce l’aspettavamo, è una sconfitta per Treviso ma anche per tutto il movimento veneto, di cui eravamo capofila in un progetto che non è di sicuro meno accreditato di quelli prescelti. Ci piacerebbe sapere in cosa abbiamo sbagliato: abbiamo risposto in modo esauriente a tutte le richieste del capitolato. E siamo disposti a rendere pubblici i dettagli della copertura finanziaria che garantiamo, vediamo se gli altri possono produrre condizioni altrettanto credibili».
Sorprende soprattutto che Dondi abbiama scelto Roma, che già ospita il Sei Nazioni. Il progetto Praetorians, che è guidato dall’imprenditore immobiliare Paolo Abbondanza e coinvolge anche l’avvocato veneziano Alfredo Biagini (consulenze presso Regione Veneto, Consorzio Venezia Nuova e Biennale, presidente della Lazio), godeva di un ampio supporto politico nella capitale ma appariva poco consistente sotto l’aspetto delle risorse economiche a disposizione. Quanto a Viadana, è noto lo sforzo della Lega Nord sul fronte lombardo.
Ieri a Bologna la proposta di Dondi è stata ratificata, seppur di misura e con voto segreto, dal consiglio federale, nel quale pure siedono sette rappresentanti del triveneto (Bagatin, Zanandrea, Trevisiol, Rinaldo, Checchinato, Mazzariol, Torretti). A nulla sono valsi ne’ la tradizione della regione e i cinque scudetti vinti da Treviso nelle ultime sette edizioni, ne’ l’impegno trentennale nel rugby di un mecenate come Benetton, pronto peraltro a garantire un investimento di 8,5 milioni di euro a stagione per i prossimi cinque anni.
«Non credo siano stati decisivi gli interventi dei partiti», commenta Zatta, «credo piuttosto che una crescita di potere del Veneto all’interno della Fir abbia fatto paura a Dondi. Certo ora vengono meno i presupposti per continuare ad investire». E se ora, dopo Capitolina e Calvisano, anche Treviso decidesse di non partecipare al campionato? Ma dalla Ghirada assicurano di volere onorare l’impegno.
Il mondo del rugby veneto è frastornato. «Incredulo e demoralizzato» si dichiara il presidente del Venezia, Tommaso Pipitone, che esprime anche i suoi dubbi sul futuro: «si tratta di una scelta sbagliata, che può travolgere l’intero movimento. Se anche Benetton sceglierà di ridimensionare, il campionato perderà ulteriormente di valore mettendo in dubbio gli investimenti di tutti». «Molto coraggiosa» giudica la decisione Enrico Toffano. «La Fir ignora così 50 anni di storia del rugby veneto costruita prima da Padova e Rovigo e quindi più recentemente da Treviso», dice il presidente del Petrarca, «il Benetton è sempre stato esempio di serietà in tutti i settori e il progetto di una franchigia in Celtic League, con il movimento regionale impegnato ad allevare giocatori per una vetrina di alto livello, aveva affascinato tutti i club della regione, Petrarca compreso».