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Dopo 16 anni tornano in campo i Dogi. All’Aquila per beneficenza i “barbarians” veneti

Era almeno dal 2002 che si riparlava della rinascita dei Dogi. Ora è finalmente arrivato il momento: domani, in coincidenza con la Festa della Repubblica (e quella Serenissima è stata storicamente la prima Repubblica in territorio italiano…), ritornano in campo i Barbarians del rugby veneto, a sedici anni dalla loro ultima apparizione. Negli anni Settanta ed Ottanta, in tempi di palla ovale dilettantistica, la selezione fu protagonista di clamorosi successi contro avversari di livello internazionale e scrisse, anche nelle occasioni delle sconfitte, belle pagine di sport giocando alla pari anche con rappresentative imbottite di All Blacks (si pensi agli “All Kiwis”, con i neozelandesi dei campionati europei).

L’appuntamento è dunque a L’Aquila, dove i Dogi affronteranno i locali – rinforzati da ex di lusso, come Carlo Festuccia ed Andrea Masi – e la Nazionale Vigili del Fuoco in un triangolare di beneficenza denominato “Una meta per Haiti”. Nel capoluogo abruzzese la selezione veneta condurrà anche un trofeo in ricordo di Franco Casellato, l’appassionato dirigente trevigiano recentemente scomparso, tra i rifondatori del club ad invito.

Anche se il nome “Dogi” era riemerso nel corso delle trattative per l’ammissione di Treviso alla Celtic League, in relazione ad un progetto che avrebbe dovuto coinvolgere l’intero movimento regionale, la selezione che si ripresenta oggi non ha legami con il Benetton ne’ con la Federazione. A guidarla sono un gruppo di ex dalla prestigiosa carriera azzurra alle spalle, dal presidente Elio De Anna ai consiglieri Stefano Bettarello e Manrico Marchetto (completano la dirigenza Gianni Franceschini, Corrado Della Siega, Renato Della Ragione, Gianluca De Simoi).

La squadra, allenata da Piero Monfeli, Gianni Franceschini e Fabio Coppo, raduna atleti di serie A, B e C e veste i tradizionali colori amaranto ed oro, con calzettoni della società di appartenenza nello stile Barbarians. Ammessi ai Dogi sono giocatori del Triveneto ma anche stranieri se da tre stagioni in squadre del territorio.

«Abbiamo contattato 26 società, registrando grande entusiasmo e collaborazione», spiega il portavoce del club, Corrado Della Siega, «l’obiettivo è di far rivivere una bella tradizione, allestendo una squadra che giochi un rugby con orgoglio, per il piacere dei giocatori e del pubblico. Crediamo che in Veneto, nonostante i molti impegni agonistici, ci sia spazio anche per una iniziativa come questa. In questo momento l’importante era ripartire, anche per fare un po’ di rodaggio e capire quali sono le reali prospettive. Dall’anno prossimo vogliamo programmare due o tre incontri di buon livello internazionale a stagione». Ci sono contatti con il Racing di Pierre Berbizier.

Ma l’attività a più breve termine è comunque intensa. Nella prossime settimane i Dogi saranno in campo con una squadra under 20 in campo contro il Cus Padova ed una formazione seven al torneo “La Colonna” di Mirano il prossimo 5 giugno, e quindi il 12 saggeranno le capacità della neonata Nazionale albanese a Pordenone.


Appunti francesi 2. Coqs contro i campioni del mondo, lo stile Springboks, il bonus del Top 14

In Francia sale l’attesa per il test-match di venerdì sera fra i “galletti” ed il Sud Africa campione del mondo, a Toulouse. Una delle partite di cartello del ciclo novembrino, con tutto rispetto per gli 80mila di San Siro Italia-All Blacks non rientra fra queste (e lo dimostra la formazione annunciata da Graham Henry). Gli stessi Springboks hanno qualche problema di formazione, soprattutto in prima linea, e rinunciando ai giocatori emigrati all’estero non schierano ne’ François Steyn (al Racing Parigi) ne’ Jean De Villiers (al Munster).

Si tratta comunque di una squadra in cui i titolari contano 588 caps complessivi e che ha un sistema di gioco collaudato e vincente, basato sulla superiorità fisica nei punti di incontro e su un sapiente gioco al piede. Ci pensa infine Morné Steyn a punire l’indisciplina a cui inevitabilmente gli avversari sono costretti: per l’apertura dei Bulls la media del 90% di realizzazioni negli ultimi nove match (36 su 40, più 3 drop).

La Francia tuttavia è la bestia nera degli Springboks, i quali hanno vinto solo 2 degli ultimi 8 incontri. E nel paese transalpino gli Springboks non vincono addirittura dal 22 novembre 1997, in occasione dell’ultima apparizione dei coqs al Parco dei Principi (10-52).

Sempre attenti allo stile, i francesi hanno criticato gli abiti ufficiali degli Springboks, con una giacca verdastra con i contorni gialli che è sinceramente agghiacciante. Simpatica risposta dell’aiuto-allenatore della Nazionale transalpina, Didier Retière, in conferenza stampa: “Se sei due metri per 130 chili puoi vestirti come vuoi. Se sei due metri per 130 chili e sei vestito da schifo, nessuno verrà mai a fartelo notare”.

Scopro che nel Top 14 il bonus offensivo non è uguale a quello in vigore nel Super Ten. E che si tratta di una regola sicuramente migliore. Oltralpe si guadagna il punto di bonus non con le quattro mete segnate, ma segnando tre mete in più degli avversari. In Italia potrebbe dunque succedere – a differenza della Francia – che una squadra guadagni il bonus offensivo pur perdendo, come nel caso di VeneziaMestre-L’Aquila 26-48 (punti in classifica 1-5). E che due squadre “mollino” una volta raggiunta la quarta meta, mentre la regola à la française impone di lottare fino alla fine per conservare o agguantare il +3 nel computo delle mete. In un caso limite nel Top 14 una squadra potrebbe vincere solo con i calci e la perdente guadagnare il bonus sia difensivo che offensivo, immaginiamo un match 21-15 in cui chi vince segna 7 calci e chi perde 3 mete…


Super Ten al via con il gradito ritorno dell’Aquila. Dondi: “Resta un campionato importante”

“In tre mesi siamo tornati indietro di dieci anni”, commentava ieri il dirigente di una squadra veneta a margine della presentazione dell’ottantesimo campionato italiano di rugby, all’Hotel Gallia di Milano. Nella cerimonia ufficiale la Fir, come è giusto che sia, cercava intanto di focalizzare l’attenzione sugli aspetti positivi del ultimo Super Ten prima dello sbarco italiano in Celtic League, come l’apertura agli italiani e ai giovani e il ritorno sulla massima ribalta dell’Aquila: stasera i neroverdi sono in campo contro il Viadana nell’anticipo, rappresentando la speranza di rinascita della città proprio nel “Fattori” divenuto tendopoli nei giorni dell’emergenza.

E’ l’intervento di Gianni Boscolo, vice-presidente del VeneziaMestre, a rompere con la diplomazia che domina la presentazione. “Non ci si può nascondere che se tutti i club danno spazio ai giovani italiani è semplicemente perchè costano meno”, afferma Boscolo, “le società non hanno più soldi, abbiamo finito la scorsa stagione piangendo e piangendo cominciamo la nuova stagione”. Beata sincerità.

“Il campionato resterà sempre la competizione più importante del rugby italiano, nonostante la Celtic League“, assicura il presidente della Fir Giancarlo Dondi, dribblando così l’evidenza che tutti i migliori giocatori verranno assorbiti dai due superclub: “Molti azzurri rientreranno dai campionati esteri e il campionato sarà arricchito dai giovani usciti dall’Accademia federale, tutti di ottimo livello”. Mentre martedì prossimo una commissione della Celtic League esaminerà le credenziali economiche delle candidate, domani esordiscono le venete con Venezia-Rovigo, Prato-Benetton e Petrarca-Gran Parma.

Se lo scudetto sembra storia fra Benetton Treviso e Viadana, le altre giocano fino all’8 maggio per evitare l’unica retrocessione, con anticipi televisivi al venerdì sera (ma Prato, Roma, Venezia e Rovigo non hanno illuminazione adeguata). Finale il 29 maggio non più a Roma dopo l’ultimo clamoroso fiasco. “Era un esperimento, non ripeteremo l’errore: si giocherà in una sede a distanza intermedia fra le città delle due finaliste”, ha detto Dondi.


Sempre più crisi nel Super Ten, ma il Rovigo prova a rilanciare con Pagano general manager

La calda estate del rugby attende la decisione della Federazione, annunciata “entro luglio”, della due franchigie designate a rappresentare l’Italia nella Celtic League. La candidatura del Benetton è in pole position ma l’assegnazione a Treviso non è affatto scontata, considerato l’insanabile dualismo politico Dondi-Munari (nella foto, particolare da AllRugby in edicola).

Il club della Ghirada si è presentato da solo alla corsa per la Celtic ma assicura che una volta ottenuta la partecipazione al torneo anglosassone coinvolgerà l’intero territorio veneto, studiando sinergie con le altre piazze. Intanto la Fir deve incassare la bocciatura della sua candidatura alla Coppa del Mondo e la crisi – economica ma anche “di vocazioni” – che sta stravolgendo il Super Ten alla vigilia della riforma complessiva dei campionati al via dalla stagione 2010-2011.

Il Calvisano, unica società in grado di interrompere l’egemonia del Benetton con gli scudetti 2005 e 2008, non si iscriverà al massimo campionato, seguendo l’esempio della Capitolina (già ripescata L’Aquila).

E se si instaurasse un effetto domino prima della scadenza delle iscrizioni al torneo, il 10 luglio? Oggi peraltro i giocatori sotto contratto con il Calvisano, fra i quali una decina del giro della Nazionale, si ritrovano senza club, mentre il mercato francese è già chiuso e quello inglese attanagliato dalla crisi economica.

Altri club che avevano investito molto nel futuro come il VeneziaMestre pensano a formule ormai di semi-professionismo, con una riduzione del budget del 50 per cento. Un ridimensionamento ampiamente generalizzato, con la sola eccezione di Benetton e Viadana (ma anche i mantovani hanno operato tagli nei contratti).

Il neo-allenatore Marzio Innocenti ha previsto un solo allenamento quotidiano, concentrato nella pausa pranzo, per permettere ai giocatori una parallela carriera nel lavoro o nello studio. “Il professionismo nel rugby italiano è un esperimento fallito”, sottolinea il tecnico, da sempre su posizioni dissidenti rispetto al potere federale. Intanto riduzioni di ingaggio per tutti e taglio degli stranieri, mentre l’addio di Giovanni Boccalon (Rovigo) e Paolo Frasson (Riviera) impone ai veneziani di ripensare lo schieramento di prima linea.

A Rovigo si lavora per una ristrutturazione della società. «Il ritiro del Calvisano è causa di nuove incertezze per tutto il movimento», commenta la presidentessa rossoblù Susanna Vecchi, «comprendo le ragioni della società lombarda e sono stupita che dalla Federazione non sia giunto un solo commento ufficiale. Fatto sta che il prodotto-campionato viene ulteriormente svilito e cercare investitori diviene ancora più difficile. Lo scorso anno non siamo riusciti a coprire il bilancio e credo l’abbiano fatto solo un paio di società del Super Ten. Per la prossima stagione il nostro bugdet si assesterà attorno al milione e 300 mila euro, con una riduzione del 30 per cento circa».

Mentre è giunta la conferma dello sponsor Femi-Cz (Francesco Zambelli aveva precedentemente annunciato l’abbandono), la novità a Rovigo è l’arrivo di Antonio Pagano, ex direttore marketing del Viadana (nella foto con il team manager Andrea Scanavacca e la presidentessa Vecchi), con funzioni di general manager. «Abbiamo preferito sacrificare qualcosa per la squadra e consolidare invece l’assetto societario», dice Susanna Vecchi, «con il lavoro di Pagano, un dirigente di provate capacità e con l’esperienza di Viadana alle spalle, puntiamo ad un maggiore radicamento nel territorio».

Estate di grandi manovre anche a Padova, con il Petrarca che deve delineare i progetti per la nuova stagione. Per il nuovo presidente Enrico Toffano si prospetta un difficile compito, anche alla luce degli impegni contrattuali presi ancora prima della perdita dello sponsor Carrera e dei nuovi e più modesti panorami aperti dalla riforma dei campionati.

Ed intanto, dove finiranno ora i giocatori del Calvisano? All’estero non c’è più mercato per gli azzurri. Solo per Simone Favaro ci sono stati gli interessamenti di alcuni club francesi, che possono ancora tesserare un jolly. “Lo scenario è apocalittico”, confessa un procuratore.