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A proposito della squalifica di Franco Smith: punizioni “giuste”, regole discutibili e metodi segreti

La squalifica comminata dalla Fir a Franco Smith per il caso Williams-Nitoglia è in un certo senso giusta. E’ vero, infatti, che nel Benetton l’australiano gioca prevalentemente estremo, pur essendo schierato con la maglia numero 14, mentre Nitoglia è a tutti gli effetti un’ala. Il club trevigiano sostiene che nel rugby moderno i ruoli tendono ad essere molto meno definiti, specificatamente fra i trequarti, e pure questo è vero. Ma se chiedessimo ad uno spettatore di Benetton-Saracens di indicarci chi – al di là dei numeri di maglia – ha giocato estremo fra i biancoverdi, la risposta sarebbe quasi sicuramente Brendan Williams, a giudicare dalla posizione tenuta in campo.
La squalifica sarebbe quindi la conseguenza del mancato rispetto, da parte di Treviso, della regola federale che impone di non far giocare più di uno straniero nei cinque “reparti” così intesi: prima, seconda e terza linea, numeri 9-10-15 e trequarti (numeri dall’11 al 14). Una norma se non sbagliata, perlomeno discutibile. E’ quella varata all’inizio della stagione davvero una regola per il bene della Nazionale e del rugby italiano? Oppure è solo un modo “politico” per intralciare la crescita del Benetton, che l’anno scorso con De Waal all’apertura aveva un’ottima alternativa a Burton?
Oggi Treviso non ha scelta: o fa giocare Williams con il numero 14, oppure non potrebbe mai schierare l’australiano assieme a Botes mediano di mischia (e ovviamente tanto meno Williams, Botes e De Waal tutti insieme, con quest’ultimo condannato in questa stagione a vedere gran parte delle partite dalla tribuna). E’ peraltro fuor di dubbio che Botes, già eleggibile dallo scorso settembre, possa essere utile alla Nazionale azzurra. Giureremmo anzi che Jacques Brunel se lo porterà via al prossimo tour.
C’è poi una questione di “modi”. La Fir non ha mai reso pubbliche le motivazioni della squalifica, ne’ il provvedimento stesso. Ne’ tantomeno ha mai reso noto il capitolato sulla Celtic League che è all’origine dello scontro fra il Benetton e la Fir. Tutta questa segretezza rende il compito particolarmente difficile alla stampa e agli appassionati che desiderassero farsi un’opinione su queste questioni.
Contro i Saracens un Benetton quasi perfetto. Stringer “asfaltato” da Williams e Pavanello
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Anno nuovo e nuova vita per Rugbypeople. Per parecchio tempo il blog è stato un po’ dimenticato, ma nel 2012 tornerà ad essere aggiornato in modo regolare per dare spazio a storie e pensieri in libertà. Seguire weekend dopo weekend il Benetton in Pro12 ed Heineken Cup offre la fortuna di avere un osservatorio privilegiato sul rugby italiano ed europeo, in un momento in cui il nostro sport sta affrontando importanti cambiamenti. Cosa aspettarsi dall’anno nuovo? Soprattutto che la Nazionale azzurra torni a vincere qualcosa, per la gioia di tutta la gente di rugby e per ridare credibilità all’intero movimento dopo il disastro del Mondiale.
Il Benetton, intanto, continua a regalare soddisfazioni. In una cornice splendida, con un Monigo gremito di quasi 5.000 spettatori, i biancoverdi hanno perso contro i Saracens, ma i campioni d’Inghilterra – oggi sicuramente una delle più forti squadre europee – hanno dovuto sudare il successo fino all’ultimissimo secondo. E’ stata la più bella partita vista a Treviso in questa stagione: due squadre con organizzazione di gioco e competenze individuali straordinarie, scontro fisico impressionante, calciatori impeccabili, un arbitraggio anch’esso di altissimo livello.
Le proteste del pubblico verso John Carvill – che ha sostituito lo stirato Rolland – sono immotivate, anche se il fischietto irlandese ha annullato due mete, una a Pavanello e una più dubbia a Botes per doppio movimento (con dinamica simile aveva segnato Barbieri nel primo tempo). Bellissima comunque la “refferi, you are a puttan child” del solito tifoso in tribuna centrale. Ma è soprattutto il Benetton a dover recriminare per alcune proprie scelte discutibili nel finale. E per un errore risultato alla fine decisivo, quel calcio stoppato di Botes a inizio ripresa che ha permesso ai Saracens di segnare con Strettle e di sorpassare sul 20-17.
Resta in ogni caso la prova superba di Treviso. C’è un’analogia con Benetton-Leicester dell’anno scorso: anche in quella occasione, pur perdendo di misura, fu contro i campioni di Inghilterra che i Leoni furono capaci della migliore prestazione dell’anno. I migliori sono Barbieri, Burton che riscatta la brutta prova di Swansea, un Ghiraldini animato da una grandissima voglia di giocare dopo la squalifica. Fra i volti nuovi interessante e senza timidezze la prestazione di Tommaso Iannone all’ala mentre non brilla Semenzato, irriconoscibile da quando è tornato dalla World Cup. Fra gli inglesi la coppia di centri costituita dal sudafricano Brad Barritt e dall’enfant prodige Owen Farrell è davvero spaziale; non ci stupiremmo di vederli titolari nell’Inghilterra del Sei Nazioni. Opposti ad una prima linea di mostri (Nieto, Stevens e il capitano degli Springboks campioni del mondo Smit) Cittadini, Ghiraldini e Rizzo se la sono svangata più che bene.
I momenti di maggiore goduria della giornata sono quelli in cui Peter Stringer viene “asfaltato” prima da Williams e poi dal ben più pesante Pavanello (foto in alto, di Marco Sartori, dal sito del Benetton). Confessiamo che il gollum irlandese, pur ottimo giocatore, non è in testa alla classifica dei giocatori che più ci stanno simpatici. La Heineken Cup si chiude con il Benetton all’ultimo posto del girone, ma tornato definitivamente protagonista in una competizione ben più dura del Pro12. In trasferta solo nette sconfitte, ma a Monigo tre match uno più convincente dell’altro. La crescita complessiva della squadra biancoverde in questa stagione è un dato innegabile.
Nazionale in raduno in Alto Adige. “Yuri” Ongaro verso il terzo Mondiale: “Ma sarà davvero l’ultimo”

Mancano 61 giorni al calcio d’inizio dei Mondiali di rugby, segnala un grande countdown digitale installato nei locali della Borsa di Auckland. Sarà un’importante occasione economica per la Nuova Zelanda, un paese decisamente fuori da ogni rotta “di passaggio”: attesi 60mila turisti per l’evento e già venduti oltre 900mila biglietti (il 75% della disponibilità).
Sarà anche una nuova occasione per l’Italia dell’ovale, mai giunta a superare il primo turno e favorita questa volta perlomeno dalla scarsa pressione psicologica. Mai come in questa World Cup l’aspettativa per gli azzurri è modesta: ci sono un allenatore con la valigia già al check-in, una generazione di giocatori che va verso il tramonto, infortunati e defezioni di rilievo. E se questo clima alla fine giovasse agli azzurri, che le cose migliori spesso le hanno combinate quando non avevano i riflettori puntati addosso?
Da domenica scorsa la Nazionale ha svolto la prima settimana di raduno nel fresco di Villabassa, presso Dobbiaco. Un luogo incantevole, in cui gli azzurri possono usufruire di ottime strutture (con palestra attrezzata ad hoc) e rilassarsi in un paesaggio verdissimo. Per chi volesse fare la gita in Pusteria segnalo anche la bella esposizione sugli sport invernali “Il fuoco olimpico” al locale Museo del Turismo di Casa Wassermann: suggestiva soprattutto la lunga serie di torce olimpiche originali (info). Le tappe verso i Mondiali saranno i test contro il Giappone a Cesena il 13 agosto e contro la Scozia a Edimburgo la settimana seguente. (Nelle foto il campo e la palestra degli azzurri a Villabassa)
Insediandosi al raduno gli azzurri di Nick Mallett hanno già – involontariamente – infranto un piccolo ma significativo tabù. «In Alto Adige, e tanto più in Pusteria dove la stragrande maggioranza della popolazione è di lingua tedesca, non era mai stata ospitata una Nazionale italiana», spiega Walter Boaretto, segretario comunale di Villabassa e grande appassionato di rugby, «naturalmente abbiamo visto allenarsi qui squadre azzurre degli sport invernali, composte però di atleti delle nostre parti, e da sempre ospitiamo in estate importanti club di calcio. Avere in Pusteria una Nazionale è invece certamente una novità, che forse qualche anno fa non sarebbe stata possibile. Non poteva essere che il rugby, con i suoi valori positivi, ad aprire questa strada». I tempi del terrorismo anti-italiano sono passati da un pezzo, ma la questione altoatesina resta sempre piuttosto sentita in queste vallate.
Dopo la defezione di Craig Gower, è stato ripescato per il raduno altoatesino Kris Burton, australiano del Benetton: se dovessero partire tutti i biancoverdi preselezionati, Treviso si troverà a giocare i primi mesi del prossimo Pro12 senza 16 dei suoi migliori giocatori. Il ruolo di numero 10 è quello che oggi riserva più incertezze, poichè ne’ Burton, ne’ Luciano Orquera e tanto meno Riccardo Bocchino sono certo registi di livello internazionale. Sempre riguardo la mediana, resta un grosso punto interrogativo: Nick Mallett convocherà alla fine Tobie Botes, che guadagna l’equiparazione in azzurro solo ai primi di settembre?
Intanto nella squadra che viene torchiata a Villabassa da Alex Marco si confrontano grosso modo due generazioni: quelli che il Mondiale lo giocheranno (o cercano di giocarlo) per la prima volta e quelli per i quali se il Mondiale arriverà sarà di certo l’ultimo. Fra i primi Fabio Semenzato, Paul Derbyshire, Tommaso Benvenuti, Alberto Sgarbi. Nel gruppo dei “veci” Mauro Bergamasco, Marco Bortolami, “Totò” Perugini. E Fabio “Yuri” Ongaro (foto), che oggi confessa: “Già quattro anni fa ero pronto a smettere, poi la vita e il rugby sono strani e riservano sorprese imprevedibili. Ormai provo a cogliere quest’ultima possibilità, e se verrà sarà veramente l’ultimo Mondiale. Questa volta sarà ancora più difficile che in Francia, ma il passaggio del turno resta il mio sogno, sarebbe il modo migliore per chiudere la carriera internazionale”.
La concorrenza per il ruolo di secondo tallonatore dietro Leonardo Ghiraldini non sembra irresistibile. Se Mallett non ha ancora chiamato Luke Mahoney difficilmente lo farà più avanti, restano Carlo Festuccia ed il promettente Tommaso D’Apice, che però non ha esperienza internazionale. “E’ un giocatore di ottime qualità ed il futuro è suo”, dice Ongaro, “credo però che sia necessario che i giovani giochino regolarmente nel club, a qualsiasi livello, per poter crescere”.
Sembrano in discesa invece le quotazioni di Corniel Van Zyl, alle prese anche con un infortunio al ginocchio. La convocazione in Nazionale permetterebbe al seconda linea di acquisire lo status di italiano e quindi a Treviso di tesserare un ulteriore straniero. Un piacere al Benetton che di certo la Fir eviterebbe volentieri.
Rinforzi per il Benetton. Ingaggiato Willem De Waal, apertura di Western Province
Il Benetton completa l’organico per la Magners League 2010-2011 con l’ingaggio del suo quinto straniero. Si tratta, naturalmente, di un giocatore sudafricano, l’apertura Willem De Waal, che Franco Smith e Corniel Van Zyl conoscono bene dai tempi dei Cheetahs. “Ho giocato quattro anni assieme a Willem ed assicuro che si tratta di un numero 10 in grado di fare la differenza”, spiega Van Zyl, “ha un calcio molto potente e preciso, ideale per sfide tattiche sotto la pioggia. Mentre Burton gioca a ridosso della linea De Waal si schiera più profondo, in questo modo abbiamo maggiori alternative in base alle caratteristiche dell’avversario”.
Attualmente impegnato nella Currie Cup con la maglia di Western Province, il nuovo acquisto si unirà al Benetton una volta concluso il torneo sudafricano (nella seconda metà di ottobre, in base ai risultati della sua squadra). Classe 1978, un metro e 91 per 96 chili, De Waal è cresciuto nella Stellenbosch University, per poi vestire anche le maglie di Cheetahs e Leopards nel campionato nazionale. L’apertura conta anche diverse stagioni in Super 12, con Cheetahs, Stormers, Bulls e Cats, mentre la sua unica esperienza in Europa risale alla stagione 2007-2008 quando giocò con il Narbonne nella seconda divisione francese.
L’apice della sua carriera è datato 23 giugno 2009. A Newlands allora gli Emerging Springboks fermarono sul 13-13 i Lions britannici in uno delle partite non-test della tournée sudafricana. De Waal segnò dalla bandierina la trasformazione del pari, a tempo ormai scaduto (qui sotto le immagini del match, con intervista finale alla nuova apertura biancoverde).
Bravo Benetton! Kris Burton: “Cresce la fiducia, ora possiamo giocare alla pari con tutti”
Smaltite le bollicine per la festa di sabato, quando Monigo ha vissuto un’altra storica serata con il clamoroso successo sul Leinster, il Benetton è immediatamente tornato a lavorare sul campo in vista del prossimo match, venerdì ancora in casa contro i Cardiff Blues (ore 19,05, diretta Dahlia, arbitro lo scozzese McMenemy). La squadra gallese, protagonista la scorsa stagione sia in Heineken Cup che in Magners League pur non avendo raggiunto le finali, si è rinforzata quest’anno con l’ingaggio del miglior marcatore in assoluto del torneo celtico, il numero 10 australian-scozzese Dan Parks (foto sotto), autore di 1.132 punti in una carriera prevalentemente con la maglia dei Glasgow Warriors.
Dopo la doppia sorpresa riservata dal Benetton agli Scarlets e al Leinster c’è da aspettarsi che i Blues schiereranno a Monigo la migliore formazione. I biancoverdi dovranno essere sopra a tutto disciplinati, considerato che il Cardiff in tre partite non ha ancora sbagliato un calcio dalla piazzola: all’11 su 11 di Parks si abbina infatti il 9 su 9 complessivo di Ben Blair, l’altro kicker dei gallesi. Mancherà il centro Casey Laulala, che ha subito un brutto colpo alla testa nel match vinto nettamente contro i Dragons (43-21) e sarà lasciato precauzionalmente a riposo.
Il successo sul Leinster ha rappresentato per i biancoverdi un’importante iniezione di fiducia. «Stiamo decisamente crescendo e soprattutto, grazie alle due vittorie di Monigo, cresce la fiducia nei nostri mezzi», spiega Kris Burton (nella foto a fianco), protagonista sabato di una prova convincente in regia, «contro il Leinster non abbiamo commesso gli errori in difesa che avevamo pagato caro nelle prime due partite ed abbiamo dimostrato di avere valide alternative di gioco in attacco. Ora affrontiamo ogni avversario con la certezza di potere giocare alla pari».
L’ex-Prato si è dimostra finora affidabile in regia ed i suoi drop sono stati importanti per capitalizzare il lavoro degli avanti nel campo avversario. Ma il Benetton, come noto, continua a cercare il quinto straniero ed ha contattato una forte apertura sudafricana, che Smith e Van Zyl conoscono bene dai tempi dei Cheetahs.
Intanto è pronto al rientro il capitano Antonio Pavanello. «La botta subita nella partita di esordio mi ha causato molto dolore ma è ormai assorbita», dice il seconda linea, «non vedo l’ora di rientrare in campo, mi sono già perso l’occasione di festeggiare contro il Leinster».
Archiviato l’infortunio, è ormai disponibile per Franco Smith anche Andy Vilk, che non è ancora sceso in campo in questa stagione. Sabato scorso ha invece esordito con la maglia biancoverde Joe Maddock: pur essendo apparso qualche volta in disagio nello schieramento difensivo, il neozelandese ha dimostrato di essere dotato di un superbo spunto in velocità e già di una sorprendente intesa con il compagno nel triangolo arretrato Brendan Williams.