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Pavanello finalmente in azzurro. “Grande emozione, ora con Treviso per battere Munster”

L’incantesimo azzurro si è finalmente rotto. E Jacques Brunel ha risolto uno dei più grandi equivoci del rugby italiano negli ultimi anni, cioè l’esclusione dalla Nazionale del leader del massimo club nostrano, un seconda linea rispettato in tutto il panorama internazionale. Antonio Pavanello è dunque da sabato scorso una pedina del gruppo azzurro. Per lui quasi una nuova vita sportiva che comincia.

“L’attesa è stata lunga: due anni e mezzo da Italia-Samoa del novembre 2009. Alla Nazionale ho sempre guardato come il mio obiettivo, ma non è stata mai offerta una chance. Oggi sono felice perchè sono rientrato nel giro, scelto dall’allenatore e non richiamato per sostituire altri. Non importa se titolare, panchinaro o in tribuna, sono nel gruppo e posso dimostrare il mio valore”.

Il tuo nuovo esordio è coinciso con una giornata importante per il rugby italiano, di fronte ai 50mila dell’Olimpico. Per rendere il match indimenticabile è mancato forse solo il successo. “Giocare con un pubblico così, in Italia, è un grande evento. L’emozione è fortissima. Per fortuna in questi anni ho messo da parte un po’ di esperienza, quindi ero calmo, emozionato ma lucido. Siamo arrivati vicinissimi a vincere, ci è mancata la testa e l’abitudine a gestire una situazione di vantaggio in cui raramente ci ritroviamo. Gli inglesi, invece, sono dei volponi e si sono dimostrati non più forti ma più smaliziati di noi”.

Che ne pensi delle esternazioni di Corbisiero e della risposta di Castrogiovanni? “Francamente non ho mai fatto caso all’ingaggio di Castro, quindi non entrerei nella questione. Però capisco Castro, perché da un collega ci si aspetta un certo rispetto e si parla in campo, con quello che si dimostra in partita, e non attraverso i giornali. Di certo nella Premiership inglese studiano il gioco al video come nessun altro, sarà interessante vedere la prossima sfida fra Corbisiero e Castro in campionato”.

Adesso ci si rituffa nel Pro12 e per te e il Benetton c’è subito un avversario importante, il Munster. “Ho una gran voglia di giocare. Sabato scorso 25 minuti, le due settimane precedenti niente partite: non è il ritmo al quale sono abituato, il campo mi manca proprio. E poi, al di là della gioia della Nazionale, indossare la maglia biancoverde fa sempre battere forte il cuore. Il Munster naturalmente è una grande squadra, ma ora sappiamo che, soprattutto a Monigo, qualsiasi avversario è alla nostra portata. E’ una partita importante perché l’Edimburgo si avvicina e invece vogliamo mantenere l’ottavo posto in classifica, che meritiamo. Dovremo mantenere il nostro piano di gioco, essere disciplinati e lucidi. Li abbiamo battuti l’anno scorso, possiamo ripeterci”.


A proposito della squalifica di Franco Smith: punizioni “giuste”, regole discutibili e metodi segreti

La squalifica comminata dalla Fir a Franco Smith per il caso Williams-Nitoglia è in un certo senso giusta. E’ vero, infatti, che nel Benetton l’australiano gioca prevalentemente estremo, pur essendo schierato con la maglia numero 14, mentre Nitoglia è a tutti gli effetti un’ala. Il club trevigiano sostiene che nel rugby moderno i ruoli tendono ad essere molto meno definiti, specificatamente fra i trequarti, e pure questo è vero. Ma se chiedessimo ad uno spettatore di Benetton-Saracens di indicarci chi – al di là dei numeri di maglia – ha giocato estremo fra i biancoverdi, la risposta sarebbe quasi sicuramente Brendan Williams, a giudicare dalla posizione tenuta in campo.

La squalifica sarebbe quindi la conseguenza del mancato rispetto, da parte di Treviso, della regola federale che impone di non far giocare più di uno straniero nei cinque “reparti” così intesi: prima, seconda e terza linea, numeri 9-10-15 e trequarti (numeri dall’11 al 14). Una norma se non sbagliata, perlomeno discutibile. E’ quella varata all’inizio della stagione davvero una regola per il bene della Nazionale e del rugby italiano? Oppure è solo un modo “politico” per intralciare la crescita del Benetton, che l’anno scorso con De Waal all’apertura aveva un’ottima alternativa a Burton?

Oggi Treviso non ha scelta: o fa giocare Williams con il numero 14, oppure non potrebbe mai schierare l’australiano assieme a Botes mediano di mischia (e ovviamente tanto meno Williams, Botes e De Waal tutti insieme, con quest’ultimo condannato in questa stagione a vedere gran parte delle partite dalla tribuna). E’ peraltro fuor di dubbio che Botes, già eleggibile dallo scorso settembre, possa essere utile alla Nazionale azzurra. Giureremmo anzi che Jacques Brunel se lo porterà via al prossimo tour.

C’è poi una questione di “modi”. La Fir non ha mai reso pubbliche le motivazioni della squalifica, ne’ il provvedimento stesso. Ne’ tantomeno ha mai reso noto il capitolato sulla Celtic League che è all’origine dello scontro fra il Benetton e la Fir. Tutta questa segretezza rende il compito particolarmente difficile alla stampa e agli appassionati che desiderassero farsi un’opinione su queste questioni.


Mischia super, difesa e grande cuore. Treviso stende il Perpignan campione di Francia

Il Benetton ferma a Monigo i campioni di Francia del Perpignan tornando al successo in Heineken Cup con la più bella e emozionante prestazione degli ultimi anni. Ed è uno schiaffo per chi, nella Fir e nel rugby italiano, sostiene strumentalmente che il movimento possa fare a meno di Treviso o che il suo staff siano inadeguati al massimo livello europeo.

A Monigo, alla fine, una gioia che non si vedeva da anni (l’ultima vittoria europea in casa risaliva al 2005). “Si tratta del frutto del lavoro svolto sull’arco di tre stagioni, grazie alla fiducia della società, dello staff tecnico e della squadra per il mio sistema di gioco”, commenta l’allenatore Franco Smith.

Nel primo tempo il Benetton aveva messo in mostra l’abito della festa, rispetto ad un Super Ten affrontato evidentemente in tuta da operaio. Rigore tattico, disciplina, solidità del pacchetto, la giusta aggressività in difesa da parte dei biancoverdi (con una nuova maglia “vintage” dello scudetto 1978): ne risultavano sorpresi i “sang et or”, che pure avevano schierato un formazione di titolari senza sottovalutare l’impegno.

Una insistita maul al primo possesso strappa gli applausi entusiasti del pubblico biancoverde, che poi inizia ad accarezzare il sogno quando al cambio di campo il tabellone segna 6-0 grazie a due piazzati di Marius Goosen, peraltro non ineccepibile in regia (ma il 35enne “Gus”, pur perso lo smalto fisico della giovinezza, resta sempre un autorevole punto di riferimento per i compagni). I francesi non osano e pensano prudentemente a controllare, affidandosi anche al mestiere dei loro avanti.

Il Benetton tiene basso il ritmo con la complicità del campo pesante, Garcia e Sgarbi sono ermetici in difesa contro le stelle Marty e Mermoz, Emiliano Mulieri si rivela ancora una volte come un uomo per
tutte le stagioni affidabilissimo (con Williams in panchina). Nella ripresa, quando ci si aspetta la reazione dei catalani, sono ancora i trevigiani ad occupare il campo avversario anche con un uso appropriato del piede di Goosen e McLean.

Il Perpignan accorcia al 14′ (6-3), Treviso ristabilisce il distacco sei minuti più tardi (9-3) e poi finisce in apnea per la stanchezza nonostante i cambi (applausi al momento della sostituzione soprattutto per il sorprendente Michele Rizzo).  Nell’ultimo quarto di partita è soprattutto un enorme cuore che sostiene Goosen e compagni, che ritrovano anche il calore dei loro tifosi.

Positiva la prova di “Mozzarella” Semenzato di fronte allo staff tecnico azzurro in tribuna. Da monumento il sacrificio degli avanti, Kingi e Van Zyl (nella foto in alto la sua presa in touche) su tutti. “Il miglior giocatore della partita è stata l’intera mischia”, hanno sottolineato all’unisono Smith e capitan Pavanello. I francesi trovano la meta a 8′ dalla fine, ma la trasformazione di Porical per il sorpasso fa la barba all’esterno del palo.

Ancora brividi prima del fischio finale dell’arbitro inglese Dave Pearson, quello che negò all’Italia il successo a Dublino nel Sei Nazioni 2005 (ha sostituito all’ultimo minuto Small, dirottato a Llanelli). Il tempo è scaduto e Semenzato calcia fuori l’ovale per chiudere il match, ma la palla colpisce in faccia Sgarbi e il rimpallo incredibilmente favorisce il contrattacco dei francesi. Per fortuna c’è un in-avanti che fa tirare un sospiro di sollievo a tutto il pubblico di Monigo.

Anche Luciano Benetton viene compreso nel cerchio dei giocatori, quando i trevigiani si radunano sul campo ad impresa raggiunta, mentre il tecnico giallorosso Jacques Brunel vaga sconsolato a bordo del terreno: il Perpignan voleva una Heineken Cup di alto livello ma con la loro supponenza, perdendo a Treviso, i francesi vedono già allontanarsi la qualificazione.