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	<title>Rugbypeople &#187; International Board</title>
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	<description>Lo sport più bello del mondo, la sua gente</description>
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		<title>Rugby e fango. Tre foto e qualche pensiero in libertà alla vigilia di un anno decisivo</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Dec 2009 15:10:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elvis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storie di rugby]]></category>
		<category><![CDATA[Afghanistan]]></category>
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		<description><![CDATA[Tre foto di rugby, che mi è capitato di vedere recentemente, mi suggeriscono qualche pensiero in libertà alla vigilia delle feste del 2009.
La prima immagine è stata pubblicata di recente sul sito del San Francisco Chronicle e fa vedere alcuni militari della base di Kahn Neshin, in Afghanistan, impegnati a contendersi nel fango una pallone [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2009/12/ba-aptopix_afgha_0500939582.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-818" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" title="ba-aptopix_afgha_0500939582" src="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2009/12/ba-aptopix_afgha_0500939582.jpg" alt="" width="300" /></a>Tre foto di rugby, che mi è capitato di vedere recentemente, mi suggeriscono qualche pensiero in libertà alla vigilia delle feste del 2009.</p>
<p>La prima immagine è stata pubblicata di recente sul sito del <strong>San Francisco Chronicle</strong> e fa vedere alcuni militari della base di Kahn Neshin, in <strong>Afghanistan</strong>, impegnati a contendersi nel fango una pallone ovale. E&#8217; probabile che si tratti di football americano e non di rugby, a giudicare dalla movenze dei giocatori senza palla e dalla provenienza dei soldati, marines statunitensi. Non cambia però lo sostanza, e cioè il valore di svago e di gioia che la pratica dello sport porta inevitabilmente con sè, anche in condizioni estreme come quelle di guerra.</p>
<p><img class="alignright" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" src="http://www.irb.com/mm/Photo/NewsMedia/0/IRB_2009_J_Duxbury_Rich_Kid_9074.jpg" alt="" width="300" />La seconda foto è invece certamente di rugby, essendo stata scattata da <strong>Jeremy Duxbury</strong> nelle <strong>isole Fiji</strong>, alla Navuso High School.</p>
<p>L&#8217;immagine rientrava fra le finaliste del Premio &#8220;Photo of the Year&#8221; dell&#8217;<strong>International Board</strong> ed avrebbe secondo me meritato di vincerlo, essendo ben più significativa della foto, pur bellissima, che si è aggiudicata il riconoscimento dell&#8217;edizione 2009 (&#8220;The flying Samoan&#8221;, vedila <a title="The Flying Samoan" href="http://www.irb.com/mm/Photo/NewsMedia/0/HenryBrowneIRBPOTYentry003_9073.jpg" target="_blank">qui</a>). La foto di Duxbury si intitola <strong>&#8220;Rich kid&#8221;</strong> e con una certa amarezza sottolinea il vantaggio acquisito dal ragazzo con il pallone grazie alla possibilità di vestire delle scarpe, mentre gli altri giocatori corrono nel fango scalzi.</p>
<p><a href="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2009/12/petrarca-1980.jpg"><img class="size-medium wp-image-820 alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" title="petrarca-1980" src="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2009/12/petrarca-1980-300x188.jpg" alt="" width="300" height="188" /></a>La terza foto che propongo risale al 1990 ed è tratta dalla rivista di allora &#8220;All Rugby&#8221;. Nell&#8217;immagine l&#8217;arbitro Pogutz fischia contro la mischia petrarchina nel derby fra Treviso e Padova; si riconoscono <strong>Giuseppe Artuso</strong>, Gianfranco &#8220;Gian&#8221; Barbini e, con il pallone, Guy Pardies. Una punizione di <strong>Oscar Collodo</strong> a 8&#8242; dalla fine permetterà al Petrarca di <strong>Memo Geremia</strong> di vincere il match ed il settimo scudetto in undici stagioni. Nessuna nostalgia del passato, ma una riflessione. Allora il campionato si giocava spesso su campi fangosi, eppure di fronte a pubblici numerosi ed appassionati (perlomeno in Veneto). Oggi il campionato ha perso del tutto il suo appeal, mentre è la Nazionale ad attirare il grande pubblico.</p>
<p>Forse è sfuggito ai più che l&#8217;anno che sta cominciare sarà decisivo per il rugby italiano. Se dovesse arrivare la <strong>Celtic League</strong> bene, ma se l&#8217;ingresso di Treviso e Viadana fosse respinto o anche rinviato (eventualità possibile, forse probabile) ci ritroveremmo con due &#8220;entità&#8221; parcheggiate in un torneo sempre più indebolito e certo incapace di fare da serbatoio alla Nazionale. Inoltre, dopo la fronda estiva, i club triveneti sono stati accontentati con il dietro-front federale sulla questione Celtic, ma sono pronti alla rivolta se tutto dovesse saltare. Per gli 80mila di San Siro fanno festa gli organizzatori, ma il movimento è lacerato ed il rugby italiano oggi non può certo dirsi in salute. Un 2010, insomma, tutto da scoprire.</p>
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		<title>Shane Williams, il piccolo principe. A Treviso sfida con l&#8217;omonimo Brendan, perchè &#8220;size don&#8217;t matter&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Dec 2008 18:12:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elvis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Benetton Treviso]]></category>
		<category><![CDATA[Brendan Williams]]></category>
		<category><![CDATA[Coppe Europee 2008-2009]]></category>
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		<category><![CDATA[Swansea]]></category>

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		<description><![CDATA[Dal Corriere del Veneto del 12 dicembre 2008.
Su Shane Williams circolano un sacco di storie. Una è quella che riguarda papà Mike, il quale all&#8217;inizio della carriera internazionale dell&#8217;ala di Swansea, nel 2000, decise di scommettere 50 sterline sulla possibilità che il suo Shane sarebbe diventato il miglior marcatore di mete della storia del rugby [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" src="http://newsimg.bbc.co.uk/media/images/44217000/jpg/_44217695_shane_williams3_huw300.jpg" alt="" width="240" height="240" /><em>Dal Corriere del Veneto del 12 dicembre 2008.</em></p>
<p>Su <strong>Shane Williams</strong> circolano un sacco di storie. Una è quella che riguarda papà <strong>Mike</strong>, il quale all&#8217;inizio della carriera internazionale dell&#8217;ala di <strong>Swansea</strong>, nel 2000, decise di scommettere 50 sterline sulla possibilità che il suo Shane sarebbe diventato il miglior marcatore di mete della storia del rugby gallese. I bookmaker accettarono la puntata: da quelle parti, si sa, si scommette su tutto. Lo scorso marzo, all&#8217;indomani di <strong>Galles-Francia</strong> e della 41esima meta di Shane con la maglia dei Dragoni Rossi, Mike Williams è dunque andato a ritirare la posta di 25mila sterline, premio per la puntata pagata 500 ad 1.</p>
<p>Di Shane si dice anche che ad un certo punto, costretto a confrontarsi continuamente con avversari più grossi di lui, avesse deciso di piantarla con il rugby. E che qualche dubbio gli fosse venuto anche nella stagione di debutto con il <strong>Neath</strong>, quando a bordo campo in più di una occasione fu scambiato per il ragazzino raccattapalle.</p>
<p>Oggi invece <strong>&#8220;Ickle Shane&#8221;</strong> &#8211; <em>&#8220;Shane il minuscolo&#8221;</em> per i fans &#8211; ride delle sue misure bonsai, un metro e settanta per un&#8217;ottantina di chili: <em>&#8220;Ricevo un sacco di lettere da ragazzini che sono i più piccoli della loro classe e a loro rispondo che non importa, bisogna solo andare in campo e divertirsi. Non conta essere grandi, conta solo quanto grande è il tuo sorriso&#8221;</em>.</p>
<p><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" src="http://www.edfenergycup.com/images/news/Ospreys_Saracens_News.jpg" alt="" width="430" />E si capisce allora perché Shane Williams è oggi uno dei giocatori più amati del circo ovale. In uno sport sempre più di <strong>Superman</strong>, lui quanto a fisico non è nemmeno Batman: solo un Robin qualsiasi, veloce sì ma di taglia terribilmente normale come il suo comunissimo cognome.</p>
<p>Ma Shane ce l&#8217;ha fatta. Con la volontà e la passione, oltre che con un cristallino talento. Nella sua storia c&#8217;è il sapore della lotta di classe, del riscatto di chi, nato a <strong>Lilliput</strong>, ha tracciato la propria strada da solo in un mondo di giganti. Nel 2002, tormentato dagli infortuni, aveva praticamente deciso di smettere. Appena cinque anni fa doveva lottare per un posto nel <strong>Galles</strong> di <strong>Steve Hansen</strong>: alla <strong>World Cup 2003</strong> era stato chiamato solo come terza scelta nel ruolo di mediano di mischia.</p>
<p>Quest&#8217;anno Shane Williams, con i suoi side-step e le sue mete, ha condotto il Galles al <strong>Grande Slam</strong> nel <strong>Sei Nazioni</strong>. Ed è stato eletto dall&#8217;<strong>International Board</strong> miglior rugbista al mondo. <em>&#8220;Gioco soprattutto d&#8217;istinto, quando ricevo palla in campo aperto non sto più a domandarmi &#8220;e adesso cosa faccio?&#8221;"</em>, ha spiegato, <em>&#8220;ma il rugby non è solo questione di talento, la maggior parte del successo si costruisce attraverso il lavoro e il sacrificio&#8221;.</em></p>
<p>Sabato Shane Williams sarà a <strong>Monigo</strong>, dove alle 14,35 gli <strong>Ospreys</strong> sfideranno il <strong>Benetton</strong> nel quarto turno di <strong>Heineken Cup</strong>. Di fronte troverà il quasi omonimo <strong>Brendan Williams</strong>, alias <em>&#8220;Dingo&#8221;</em>. Un metro e 70 per 76 chili. In fin dei conti, <em>&#8220;size don&#8217;t matter&#8221;</em>.</p>
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