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	<title>Rugbypeople &#187; Imanol Harinordoquy</title>
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	<description>Lo sport più bello del mondo, la sua gente</description>
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		<title>Il XV ideale del Sei Nazioni. Monopolio dei francesi con la stella Parra, sorprese dalla Scozia</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Mar 2010 15:01:57 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" src="http://images.mirror.co.uk/upl/m4/feb2009/9/1/Image_5_for_France_2116_Wales_gallery_78679153.jpg" alt="" width="430" />Non che sia stato un <strong>Sei Nazioni</strong> particolarmente emozionante. Ed anche il livello tecnico resta quello che è, certo inferiore ai match più duri di Heineken Cup. La <strong>Francia</strong> sta sbocciando e potrebbe essere la squadra europea più competitiva alla prossima World Cup, soprattutto se l&#8217;<strong>Inghilterra</strong> continuerà a sprecare il suo enorme potenziale umano sotto la guida di <strong>Martin Johnson</strong>. Al di là dei modesti risultati, la <strong>Scozia</strong> ha fatto vedere qualcosa di buono che potrebbe evolvere,  a lungo termine, in un rilancio degli highlanders. Ecco il XV ideale del Sei Nazioni 2010, secondo RugbyPeople.</p>
<p>15. <strong>Clément Poitrenaud</strong>. Estremo affidabile e pungente. Il ruolo non offriva grande scelta. Oltre ai soliti Byrne, Southwell e Murphy, ci sarebbe da tenere d&#8217;occhio anche l&#8217;inglese Ben Foden, che però ha giocato troppo poco.</p>
<p>14. <strong>Shane Williams</strong>. Pochi dubbi sul motorino gallese.</p>
<p>13. <strong>Mathieu Bastareaud</strong>. Il ragazzo della banlieau parigina sembra avere messo a posto la testa (per il fisico non c&#8217;era problema).</p>
<p>12. <strong>Riki Flutey</strong>. O <strong>Yannick Jauzion</strong>? Scegliamo il maori dell&#8217;Inghilterra perchè mica possiamo mettere solo francesi&#8230;</p>
<p>11. <strong>Tommy Bowe</strong>. Vale lo stesso discorso, perchè non sfigurerebbero ne&#8217; Malzieu ne&#8217; Palisson ne&#8217; Andreu.</p>
<p>10. <strong>Dan Parks</strong>. Ogni allenatore vorrebbe un numero 10 con un piede così. Fra i più giovani (l&#8217;australiano della Scozia ha già 31 anni) crescono bene sia Thrin-Duc che Sexton, pur ancora fra alti e bassi.</p>
<p>9. <strong>Morgan Parra</strong> (<em>foto in alto</em>). Probabilmente il miglior giocatore in assoluto del torneo. A 21 anni&#8230; Qualche lampo anche da Danny Care, ma il mediano di mischia di Metz, terra della palla rotonda, è inarrivabile.</p>
<p><img class="alignright" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" src="http://www.rbs6nations.com/images/news/Alastair-Kellock456.jpg" alt="" width="268" height="180" />8. <strong>Imanol Harinordoquy</strong>. Monumentale. Nomination anche per il nostro Alessandro Zanni, degno sostituto in azzurro dell&#8217;infortunato Parisse, e per lo scozzese Beattie.</p>
<p>7. <strong>John Barclay</strong>. Grande placcatore. Una sorpresa.</p>
<p>6. <strong>Thierry Dusatoir</strong>.</p>
<p>5. <strong>Alastair Kellock</strong> (<em>foto</em>). Altra sorpresa scozzese.</p>
<p>4. <strong>Paul O&#8217;Connell</strong>. Un classico.</p>
<p>3. <strong>Nicolas Mas</strong>. Titolare in tutti gli incontri del torneo, la prima linea dei &#8220;galletti&#8221; ha dominato ogni avversario, anche e soprattutto gli inglesi nel match che valeva il Grande Slam (o Chelem, come è per i francesi).</p>
<p>2. <strong>William Servat</strong>.</p>
<p>1. <strong>Thomas Domingo</strong>. Menzione, comunque, per l&#8217;inossidabile Totò Perugini.</p>
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		<title>I personaggi del Sei Nazioni 2009: Leigh Halfpenny, Jamie Heaslip, Thom Evans</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Feb 2009 14:20:53 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft" src="http://newsimg.bbc.co.uk/media/images/44446000/jpg/_44446688_halfpenny_walu20_300huw.jpg" alt="" width="416" height="300" />Leigh Halfpenny</strong> (<em>foto in alto</em>) magari non porterà un cognome da campione: <em>“Mezzosoldino”</em> &#8211; così si potrebbe tradurre, a spanne – sembra infatti più che altro un personaggio del Signore degli Anelli. Però Mezzosoldino ha talenti e stoffa del campione, l’ennesimo della straordinaria fabbrica gallese di trequarti attiva fin dagli anni Sessanta con alcuni degli interpreti più spettacolari del gioco, da <strong>Barry John</strong> e <strong>Phil Bennett</strong> a <strong>Jpr Williams</strong>.</p>
<p>La meta di Halfpenny sabato contro l’Inghilterra, a conclusione di un’azione da manuale alle voci “riciclo della palla” e “sostegno”, ha messo il sigillo sull’ottavo successo consecutivo dei <strong>Dragoni</strong> nel Sei Nazioni. E prima Mezzosoldino aveva messo dentro anche una punizione. L’ala-estremo del <strong>Cardiff</strong> ha solo vent’anni ed ha debuttato con il Galles appena lo scorso 8 novembre, contro i campioni del mondo del Sud Africa (segnando subito un piazzato). Ne sentiremo parlare ancora. Anche senza <strong>Shane Williams</strong>, il suo miglior giocatore ed uno dei migliori al mondo, anche senza la creatività di <strong>Gavin Henson</strong>, ogni volta che il Galles apre palla al largo l’aria si riempe di elettricità, come se qualcosa stesse per succedere. Anche grazie a Mezzosoldino.</p>
<p><strong><img class="alignleft" style="margin: 2px; border: black 1px solid;" src="http://www.irishrugby.ie/images/news/heaslip.jpg" alt="" width="218" height="233" />Jamie Heaslip </strong>(<em>foto a fianco</em>), nato in Israele dove il padre Richard era in servizio come generale per l’Unifil, potrebbe essere immediatamente citato come il migliore numero 8 del Sei Nazioni, non fosse che il torneo non aveva mai visto una tale concentrazione di star nel ruolo: mettiamo primo fra tutti il nostro <strong>Sergio Parisse</strong>, ma senza dimenticare che il francese <strong>Harinordoquy</strong> è stato semplicemente mostruoso sabato e che il gallese <strong>Andy Powell</strong> ci vuole un camion di traverso per fermarlo.</p>
<p>Il povero Heaslip gli irlandesi se lo erano dimenticato fino a questo inverno. Il tecnico <strong>O’Sullivan</strong> l’aveva lasciato a casa dalla Coppa del Mondo francese del 2007, nonostante le sue otto mete con il Leinster in quella stagione. Heaslip sa cosa fare palla in mano e se non ci fossero i diritti tivù farebbe sfracelli su Youtube la clip della finta con cui si è bevuto <strong>Clerc</strong> per la meta ai francesi (con l’agilità di un ballerino, lui che è un gigante di 1,93 per 110 chili). Inevitabilmente è stato una spina nel fianco anche per gli azzurri.</p>
<p><strong><img class="alignright" style="margin: 2px; border: black 1px solid;" src="http://www.scrum.com/PICTURES/CMS/600/630.jpg" alt="" width="200" height="296" />Thom Evans </strong><em>(foto)</em>, assieme al fratello <strong>Max</strong>, era andato a dare lezione di rugby di movimento ai maestri della materia lo scorso 16 gennaio, quando il <strong>Glasgow</strong> si era preso il lusso di vincere a Tolosa 33-26. Sempre in Heineken Cup aveva combinato al Bath quello che gli inglese chiamano <em>“hat-trick”</em>, il trucco del cappello: tre mete nella stessa partita.</p>
<p>Thom Evans nel Regno Unito era comunque già discretamente famoso. Le ragazzine facevano gli urletti per lui quando, ragazzino, cantava pop con la boy band <em>“Twen2y 4 Se7en”</em>. Ora canta solo sul pullman della squadre e il suo pezzo più richiesto pare sia <em>“Lean on me”</em>. Sabato finalmente il tecnico <strong>Frank Hadden</strong>, un iperconservatore, gli ha dato fiducia e lui ha segnato pure a Parigi. La Scozia ha perso una popstar, ma forse è nata una stella del rugby.</p>
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