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“Let the children play”. Un libro e molti progetti a favore del diritto al gioco di tutti i bambini del mondo

Oggi è il Blog Action Day e come l’anno scorso Rugbypeople vi prende parte. Si tratta di un’iniziativa che coinvolge un enorme numero di bloggers nel mondo (quest’anno oltre 8,500, con oltre 9 milioni di lettori complessivamente) e che li vede d’accordo nel pubblicare, in un giorno stabilito, tutti un post su un tema importante. Il tema di quest’anno è la povertà, quindi parlerò di un progetto che riguarda anche il rugby a proposito del diritto al gioco di tutti i bambini del mondo. Lo so benissimo, e lo sanno i miei cento lettori, è solo un granello di sabbia - e non cambierà nulla. Ma partecipare ad iniziative come il Blog Action Day mi fa sentire attivo, e quindi mi fa sentire meglio.

Il libro "Let the children play"

“Let the children play” è un libro pubblicato dalla Fondazione Laureus for Good e venduto in allegato al Corriere della Sera la scorsa primavera. Laureaus ha chiesto a fotografi e scrittori di fama internazionale di interpretare le sue iniziative con storie ed immagini di grande impatto emotivo. “Con il libro”, si legge nella presentazione, “la fondazione vuole sottolineare uno dei tanti aspetti positivi dello sport: il potere di cambiare la vita a molti bambini svantaggiati dando loro la possibilità di trovare una strada nella vita”. C’è secondo me anche questo, comunque: ricordare che ogni bambino del mondo ha diritto al gioco, così come alla salute e all’educazione.

C’è spazio anche per il rugby, naturalmente. Si racconta del progetto Noor (significa “luce” in arabo) lanciato in Marocco da Abdelatif Benazzi, ex capitano della Nazionale francese, nella sua città natale di Oujda, vittima nel 2005 di un disastroso terremoto.

Benazzi con i bambini del Progetto Noor a Oujda, in Marocco

Ragazzi dai 6 ai 16 anni sono coinvolti in attività come pallacanestro, calcio, rugby, pallamano e pallavolo, usando lo sport come strumento per sviluppare le attitudini sociali, lo spirito di squadra, il rispetto e la correttezza nel gioco. Ma il progetto fornisce anche laboratori educativi per aiutari i giovani nella formazione lavorativa (orticoltura, muratura, etc.).

Fra i molti testimonial di “Let the children play” ci sono anche l’eterno All Black Sean Fitzpatrick e la leggenda del rugby argentino Hugo Porta, impegnato però nella vela con il programma Grumet Exit.

Il sudafricano Morné du Plessis lavora invece a favore dell’Operazione Breakthrough ad Hong Kong, dove la pratica di rugby e pugilato viene offerta a giovani dai 12 ai 18 anni che sono stati arrestati dalla polizia. Il programma inserisce questi ragazzi a rischio in un ambiente sicuro, stimolante e disciplinato, dove possono costruire l’autostima e la sicurezza di sè e ridefinire i loro rapporti con figure autoritarie come i poliziotti e gli insegnanti.