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	<title>Rugbypeople &#187; Heineken Cup</title>
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	<description>Lo sport più bello del mondo, la sua gente</description>
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		<title>Joe Maddock, dalla Premiership l&#8217;uomo nuovo del Benetton. &#8220;Porterò esperienza e velocità&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Jul 2010 15:58:13 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il grosso problema di Treviso nei confronti internazionali della scorsa stagione non sono stati l&#8217;intensità fisica degli avanti o l&#8217;organizzazione di gioco, quanto la velocità di ali ed estremi avversari: imprendibili giocatori come Chris Ashton e Ben Foden del Northampton o Paul Warwick del Munster. Sarà per questo che con il rinforzo biancoverde dal pedigree [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" src="http://i.telegraph.co.uk/telegraph/multimedia/archive/01362/joe-maddock_1362416c.jpg" alt="" width="430" />Il grosso problema di <strong>Treviso</strong> nei confronti internazionali della scorsa stagione non sono stati l&#8217;intensità fisica degli avanti o l&#8217;organizzazione di gioco, quanto la velocità di ali ed estremi avversari: imprendibili giocatori come <strong>Chris Ashton</strong> e <strong>Ben Foden</strong> del <strong>Northampton</strong> o <strong>Paul Warwick</strong> del <strong>Munster</strong>. Sarà per questo che con il rinforzo biancoverde dal pedigree più prestigioso si punta proprio a coprire i limiti di “tachimetro” del triangolo arretrato.</p>
<p><strong>Joe Maddock</strong>, neozelandese con un passato nei <strong>Canterbury Crusaders</strong>, ha dimostrato il proprio valore con la maglia del <strong>Bath</strong> in sei anni di <strong>Premiership</strong> inglese, della quale è stato anche metaman nel 2008-2009 (foto sotto).<em> «Sono un giocatore veloce, anche se non quanto Williams e Botes»</em>, racconta di sé al termine di una mattina di test e lavoro in palestra a Monigo, <em>«a Bath ho segnato molto anche perchè praticavamo un gioco votato all&#8217;attacco, ma credo che la mia caratteristica migliore sia la capacità di leggere la difesa, l&#8217;intelligenza tattica. Sono stato molto fortunato ad avere grandi allenatori, da <strong>Robbie Deans</strong> a <strong>Wayne Smith</strong> e <strong>Steve Hansen</strong>, entrambi oggi nello staff degli All Blacks»</em>.</p>
<p><img class="alignright" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" src="http://www.bathrugby.com/images/news/MADDOCK-Top-Try-Scorer-Awar.jpg" alt="" width="294" height="199" />Classe 1978, sposato e con una figlia di 13 anni (un secondo baby è in arrivo e nascerà dunque proprio a Treviso), Maddock è dunque l&#8217;uomo che Treviso ha inseguito a lungo per far fare il salto di qualità al reparto arretrato. <em>«Sono cresciuto a <strong>Christchurch</strong> avendo come idolo <strong>Craig Green</strong>, che mi allenò quando ero nel Development Team di Canterbury, nel 1999</em><em>»</em>, spiega il trequarti dalle doti fisiche all&#8217;apparenza molto modeste (un metro e 76 per 84 chili), <em>«</em><em></em><em>poi siamo persi di vista ma ora so che tornerà in Italia per dirigere le accademie federali e sarà un grande piacere incontrarlo. Dopo le esperienze nei <strong>New Zealond Maori</strong> a vent&#8217;anni ho capito che il sogno di giocare negli All  Blacks, quel sogno che ogni ragazzino neozelandese fa quando comincia a giocare, non si sarebbe mai avverato. Ed allora ho scelto l&#8217;Europa, d&#8217;accordo anche con mia moglie: entrambi avevamo voglia di vedere un altro pezzo di mondo. D</em><em>opo sei stagioni molto belle a Bath ora era ormai tempo di cambiare. Treviso rappresenta non una ma molte sfide: lingua, cultura, ambiente nuovi. Spero di dare qualcosa in termini di esperienza per far crescere la squadra, attesa in Celtic League da avversari sempre impegnativi»</em>.</p>
<p>Il balzo dal campionato italiano alla Celtic League è notevole. Riuscirà il Benetton ad essere competitiva nel torneo?  <em>«Non credo che Treviso sia molto lontana dagli standard internazionali. Ricordo che nel <strong>2004</strong> il Bath, mentre io ero infortunato, giocò qui a Monigo in <strong>Heineken Cup</strong> e perse (29-23, ndr). Nella partita in Inghilterra ci prendemmo la rivincita, ma vincere a Treviso non è mai stato facile. Per essere competitivi dovremo di sicuro alzare il livello della nostra forma fisica, di modo da poter essere veloci e reattivi per tutti gli ottanta minuti. Con il tempo diventerà più facile avere il ritmo degli avversari, quindi credo che il miglior Benetton si vedrà nella seconda parte di stagione.<br />
</em></p>
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		<title>Il gigante Lawes e la storia del Franklin&#8217;s Garden. Missione (quasi) impossibile per il Benetton</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Dec 2009 10:38:07 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Al Franklin&#8217;s Garden di Northampton giocarono, naturalmente vincendo, i primi All Blacks neozelandesi in tournèe in Europa, i cosidetti &#8220;Original&#8221;. Era il 1905 e la storia viene raccontata da Lloyd Jones nel &#8220;Libro della gloria&#8221;, una delle opere più suggestive sulla palla ovale. In un luogo così impregnato di tradizione e di passione per il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" src="http://www2.pictures.zimbio.com/gi/Gloucester+v+Northampton+Saints+Guinness+premiership+0-jepinjDOZl.jpg" alt="" width="235" height="356" />Al <strong>Franklin&#8217;s Garden</strong> di <strong>Northampton</strong> giocarono, naturalmente vincendo, i primi <strong>All Blacks</strong> neozelandesi in tournèe in Europa, i cosidetti &#8220;Original&#8221;. Era il 1905 e la storia viene raccontata da <strong>Lloyd Jones</strong> nel &#8220;Libro della gloria&#8221;, una delle opere più suggestive sulla palla ovale. In un luogo così impregnato di tradizione e di passione per il rugby il <strong>Benetton</strong> disputa oggi il terzo turno di <strong>Heineken Cup</strong>, di fronte a 13mila tifosi per l&#8217;ultimo appuntamento annuale dei &#8220;Saints&#8221; in maglia verde, nero ed oro, protagonisti finora di una stagione ricca di soddisfazioni (terzo posto in Premiership, una vittoria sul Munster in Europa prima della sconfitta a Perpignan).</p>
<p>L&#8217;impegno è durissimo, quasi proibitivo per i biancoverdi, i quali si trovano ad affrontare l&#8217;intensità di gioco internazionale dopo una lunga astinenza e due match non pienamente convincenti nel <strong>Super Ten</strong>, contro Venezia e L&#8217;Aquila. Ma dopo l&#8217;exploit di Heineken Cup contro il <strong>Perpignan</strong> &#8211; e con la <strong>Celtic League</strong> all&#8217;orizzonte &#8211; Treviso è oggi chiamata a dimostrare la sua competitività su qualsiasi terreno straniero. L&#8217;allenatore <strong>Franco Smith</strong> (<em>foto</em>) da parte sua si ritrova finalmente con una squadra al completo, o quasi: in un organico di 40 atleti mancano all&#8217;appello solo Williams, Orlando, Costanzo e Neethling, mentre sono ormai vicini al rientro importanti pedine a lungo out come Marcato, Sbaraglini e De Jager.</p>
<p><img class="alignright" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" src="http://www.benettonrugby.it/thumb.aspx?img=/docs/gallery/104/22-franco%20smith.jpg&amp;c=90" alt="" width="175" height="123" />Lo schieramento per la partita del Franklin&#8217;s Garden prevede <strong>Marius Goosen</strong> in cabina di regia e <strong>Tobie Botes</strong> all&#8217;ala (quasi un secondo estremo, per fronteggiare al meglio il gioco al piede degli inglesi), con il rientro a tutti gli effetti di sette nazionali nel XV titolare. Il Northampton è una squadra priva di grandi finisseur ma dal gioco terribilmente efficace, soprattutto sul campo di casa, dove nei 7 match di questa stagione non ha mai perso.</p>
<p>Ad attrarre l&#8217;attenzione dei tifosi delle <strong>Midlands</strong> è stato di recente il seconda linea <strong>Courtney Lawes</strong> (201 cm per 115 chili &#8211; <em>foto in alto, sotto il video di un suo placcaggio su Thomas del Montpellier</em>), cresciuto a 100 metri dallo stadio, titolare ad appena vent&#8217;anni e già celebre per i suoi placcaggi devastanti. <em>&#8220;Ma il loro giocatore migliore è probabilmente l&#8217;altra seconda linea, <strong>Jaundre Kruger</strong>, molto fisico e allo stesso tempo tecnico&#8221;</em>, sottolinea Smith, dando inevitabilmente credito al conterraneo  sudafricano che tuttavia oggi parte in panchina.</p>
<p><em>&#8220;Nel complesso Northampton e Benetton si assomigliano, io e il loro allenatore (<strong>Jim Mallinder</strong>, ndr) abbiamo la stessa visione del rugby&#8221;</em>, commenta Smith, <em>&#8220;a differenza di Perpignan e Munster sono una squadra senza grandi stelle ma molto bene organizzata, nella quale ogni giocatore sa bene cosa fare in campo. Sono molto aggressivi nei punti di incontro, dovremo essere disciplinati e pazienti per rispettare il nostro piano di gioco&#8221;</em>. Motivazioni supplementari per <strong>Andy Vilk</strong>, con la maglia dei Saints dal 2003 al 2006.</p>
<p><a href="http://mediaofficina.com/rugbypeople/2009/12/12/il-gigante-lawes-e-la-storia-del-franklins-garden-missione-quasi-impossibile-per-il-benetton-a-northampton/"><em>Click here to view the embedded video.</em></a></p>
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		<title>Mischia super, difesa e grande cuore. Treviso stende il Perpignan campione di Francia</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Oct 2009 14:33:32 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il Benetton ferma a Monigo i campioni di Francia del Perpignan tornando al successo in Heineken Cup con la più bella e emozionante prestazione degli ultimi anni. Ed è uno schiaffo per chi, nella Fir e nel rugby italiano, sostiene strumentalmente che il movimento possa fare a meno di Treviso o che il suo staff [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" src="http://images.gazzettaobjects.it/Hermes%20Foto/2009/10/10/0KRB2XUF--620x300.jpg?v=200910101804" alt="" width="430" />Il <strong>Benetton</strong> ferma a Monigo i campioni di Francia del <strong>Perpignan</strong> tornando al successo in <strong>Heineken Cup</strong> con la più bella e emozionante prestazione degli ultimi anni. Ed è uno schiaffo per chi, nella Fir e nel rugby italiano, sostiene strumentalmente che il movimento possa fare a meno di Treviso o che il suo staff siano inadeguati al massimo livello europeo.</p>
<p>A Monigo, alla fine, una gioia che non si vedeva da anni (l&#8217;ultima vittoria europea in casa risaliva al 2005). <em>“Si tratta del frutto del lavoro svolto sull&#8217;arco di tre stagioni, grazie alla fiducia della società, dello staff tecnico e della squadra per il mio sistema di gioco”</em>, commenta l&#8217;allenatore <strong>Franco Smith</strong>.</p>
<p><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" src="http://www.midilibre.com/img/photos/afp/2009-10/2009-10-10/photo_1255191133879-6.jpg" alt="" width="245" height="163" />Nel primo tempo il Benetton aveva messo in mostra l&#8217;abito della festa, rispetto ad un <strong>Super Ten</strong> affrontato evidentemente in tuta da operaio. Rigore tattico, disciplina, solidità del pacchetto, la giusta aggressività in difesa da parte dei biancoverdi (con una nuova maglia “vintage” dello scudetto 1978): ne risultavano sorpresi i “sang et or”, che pure avevano schierato un formazione di titolari senza sottovalutare l&#8217;impegno.</p>
<p>Una insistita maul al primo possesso strappa gli applausi entusiasti del pubblico biancoverde, che poi inizia ad accarezzare il sogno quando al cambio di campo il tabellone segna 6-0 grazie a due piazzati di <strong>Marius Goosen</strong>, peraltro non ineccepibile in regia (ma il 35enne &#8220;Gus&#8221;, pur perso lo smalto fisico della giovinezza, resta sempre un autorevole punto di riferimento per i compagni). I francesi non osano e pensano prudentemente a controllare, affidandosi anche al mestiere dei loro avanti.</p>
<p>Il Benetton tiene basso il ritmo con la complicità del campo pesante, <strong>Garcia</strong> e <strong>Sgarbi</strong> sono ermetici in difesa contro le stelle Marty e Mermoz, <strong>Emiliano Mulieri</strong> si rivela ancora una volte come un uomo per<br />
tutte le stagioni affidabilissimo (con Williams in panchina). Nella ripresa, quando ci si aspetta la reazione dei catalani, sono ancora i trevigiani ad occupare il campo avversario anche con un uso appropriato del piede di Goosen e <strong>McLean</strong>.</p>
<p>Il Perpignan accorcia al 14&#8242; (6-3), Treviso ristabilisce il distacco sei minuti più tardi (9-3) e poi finisce in apnea per la stanchezza nonostante i cambi (applausi al momento della sostituzione soprattutto per il sorprendente <strong>Michele Rizzo</strong>).  Nell&#8217;ultimo quarto di partita è soprattutto un enorme cuore che sostiene Goosen e compagni, che ritrovano anche il calore dei loro tifosi.</p>
<p><img class="alignright" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" src="http://www.benettonrugby.it/docs/Image/02%20Luciano%20Benetton.jpg" alt="" width="280" />Positiva la prova di &#8220;Mozzarella&#8221; <strong>Semenzato</strong> di fronte allo staff tecnico azzurro in tribuna. Da monumento il sacrificio degli avanti, <strong>Kingi</strong> e <strong>Van Zyl</strong> (nella foto in alto la sua presa in touche) su tutti. <em>“Il miglior giocatore della partita è stata l&#8217;intera mischia”</em>, hanno sottolineato all&#8217;unisono Smith e capitan Pavanello. I francesi trovano la meta a 8&#8242; dalla fine, ma la trasformazione di Porical per il sorpasso fa la barba all&#8217;esterno del palo.</p>
<p>Ancora brividi prima del fischio finale dell&#8217;arbitro inglese <strong>Dave Pearson</strong>, quello che negò all&#8217;Italia il successo a Dublino nel Sei Nazioni 2005 (ha sostituito all&#8217;ultimo minuto Small, dirottato a Llanelli). Il tempo è scaduto e Semenzato calcia fuori l&#8217;ovale per chiudere il match, ma la palla colpisce in faccia Sgarbi e il rimpallo incredibilmente favorisce il contrattacco dei francesi. Per fortuna c&#8217;è un in-avanti che fa tirare un sospiro di sollievo a tutto il pubblico di Monigo.</p>
<p>Anche <strong>Luciano Benetton</strong> viene compreso nel cerchio dei giocatori, quando i trevigiani si radunano sul campo ad impresa raggiunta, mentre il tecnico giallorosso <strong>Jacques Brunel</strong> vaga sconsolato a bordo del terreno: il Perpignan voleva una Heineken Cup di alto livello ma con la loro supponenza, perdendo a Treviso, i francesi vedono già allontanarsi la qualificazione.</p>
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		<title>La Celtic League a Viadana e Roma. La Fir umilia il Benetton e cancella il Veneto dal rugby che conta</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Jul 2009 16:13:02 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Dal Corriere del Veneto del 19 luglio 2009.
Bocciata, a favore di Roma e Viadana, la candidatura del Benetton alla Celtic League. Il Veneto, regione storicamente leader del movimento e principale serbatoio della Nazionale azzurra (assieme all’Argentina), cancellato con un solo colpo di spugna dalla cartina geopolitica del rugby che conta: non parteciperà nel 2010-11 al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" src="http://www.benettonrugby.it/thumb.aspx?img=/docs/gallery/69/12-Louw-Hibbard.jpg&amp;c=90" alt="" width="420" /><em>Dal Corriere del Veneto del 19 luglio 2009.</em></p>
<p>Bocciata, a favore di <strong>Roma</strong> e <strong>Viadana</strong>, la candidatura del <strong>Benetton</strong> alla <strong>Celtic League</strong>. Il <strong>Veneto</strong>, regione storicamente leader del movimento e principale serbatoio della Nazionale azzurra (assieme all’Argentina), cancellato con un solo colpo di spugna dalla cartina geopolitica del rugby che conta: non parteciperà nel 2010-11 al torneo anglosassone ne’ alla <strong>Heineken Cup</strong>, la Champions League dell’ovale di cui pure Treviso è stata pioniera fin dalle prime edizioni.</p>
<p><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" src="http://locali.data.kataweb.it/kpmimages/kpm3/gloc/2008/06/02/794413.pjpeg" alt="" width="200" height="332" />Con una decisione destinata a suscitare vasta eco e contromosse anche clamorose da parte dei club veneti, il presidente della Fir <strong>Giancarlo Dondi</strong> (<em>foto sotto</em>) ha indicato ieri nelle candidature denominate <em>“Preatorians”</em> e <em>“Aironi”</em> le più adatte a rappresentare l’Italia di fronte al Board della Magners Celtic League, che ora ne valuterà l’ammissione.</p>
<p>L’amarezza del presidente biancoverde <strong>Amerino Zatta </strong><em>(nella foto, con Luciano Benetton)</em>: <em>«Non ce l’aspettavamo, è una sconfitta per Treviso ma anche per tutto il movimento veneto, di cui eravamo capofila in un progetto che non è di sicuro meno accreditato di quelli prescelti. Ci piacerebbe sapere in cosa abbiamo sbagliato: abbiamo risposto in modo esauriente a tutte le richieste del capitolato. E siamo disposti a rendere pubblici i dettagli della copertura finanziaria che garantiamo, vediamo se gli altri possono produrre condizioni altrettanto credibili».</em></p>
<p>Sorprende soprattutto che Dondi abbiama scelto Roma, che già ospita il <strong>Sei Nazioni</strong>. Il progetto Praetorians, che è guidato dall’imprenditore immobiliare <strong>Paolo Abbondanza</strong> e coinvolge anche l’avvocato veneziano <strong>Alfredo Biagini</strong> (consulenze presso Regione Veneto, Consorzio Venezia Nuova e Biennale, presidente della Lazio), godeva di un ampio supporto politico nella capitale ma appariva poco consistente sotto l’aspetto delle risorse economiche a disposizione. Quanto a Viadana, è noto lo sforzo della <strong>Lega Nord </strong>sul fronte lombardo.</p>
<p>Ieri a Bologna la proposta di Dondi è stata ratificata, seppur di misura e con voto segreto, dal consiglio federale, nel quale pure siedono sette rappresentanti del triveneto (Bagatin, Zanandrea, Trevisiol, Rinaldo, Checchinato, Mazzariol, Torretti). A nulla sono valsi ne’ la tradizione della regione e i cinque scudetti vinti da Treviso nelle ultime sette edizioni, ne’ l’impegno trentennale nel rugby di un mecenate come <strong>Benetton</strong>, pronto peraltro a garantire un investimento di 8,5 milioni di euro a stagione per i prossimi cinque anni.</p>
<p><img class="alignright" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" src="http://rugby1823.blogosfere.it/images/Dondi1.jpg" alt="" width="250" /><em>«Non credo siano stati decisivi gli interventi dei partiti»</em>, commenta Zatta, <em>«credo piuttosto che una crescita di potere del Veneto all’interno della Fir abbia fatto paura a Dondi. Certo ora vengono meno i presupposti per continuare ad investire»</em>. E se ora, dopo Capitolina e Calvisano, anche Treviso decidesse di non partecipare al campionato? Ma dalla Ghirada assicurano di volere onorare l&#8217;impegno.</p>
<p>Il mondo del rugby veneto è frastornato. <em>«Incredulo e demoralizzato»</em> si dichiara il presidente del Venezia, <strong>Tommaso Pipitone</strong>, che esprime anche i suoi dubbi sul futuro: <em>«si tratta di una scelta sbagliata, che può travolgere l’intero movimento. Se anche Benetton sceglierà di ridimensionare, il campionato perderà ulteriormente di valore mettendo in dubbio gli investimenti di tutti»</em>. <em>«Molto coraggiosa»</em> giudica la decisione <strong>Enrico Toffano</strong>. <em>«La Fir ignora così 50 anni di storia del rugby veneto costruita prima da Padova e Rovigo e quindi più recentemente da Treviso»</em>, dice il presidente del <strong>Petrarca</strong>, <em>«il Benetton è sempre stato esempio di serietà in tutti i settori e il progetto di una franchigia in Celtic League, con il movimento regionale impegnato ad allevare giocatori per una vetrina di alto livello, aveva affascinato tutti i club della regione, Petrarca compreso»</em>.</p>
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		<title>Treviso, lo scudetto del pack. Capitan Pavanello: &#8220;Gruppo e maturità fanno la differenza&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Jun 2009 10:04:13 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin-right: 2px; margin-left: 2px;" src="http://www.benettonrugby.it/thumb.aspx?img=/docs/gallery/95/tsp144.jpg&amp;c=90" alt="" width="430" /><em>&#8220;Working class hero&#8221;</em> canterebbe <strong>John Lennon</strong> per celebrare, nel rugby, gli uomini della mischia, ovvero quelli che fanno il lavoro più ruvido e infame, che non segnano mai (beh, quasi mai) ed anzi a volte neanche toccano palla, quelli di cui i giornalisti si dimenticano al momento di comporre il titolo o di nominare il man of the match.</p>
<p>Eppure sono loro gli operai che, lontani dai riflettori, costruiscono le fondamenta di ogni vittoria. Così sabato a Roma per lo scudetto numero 14 del <strong>Benetton</strong>: è soprattutto ai suoi uomini con la maglia XXXL che Treviso deve questo titolo, contro un Viadana nell&#8217;occasione forse superiore per calibro tecnico complessivo. Se il pack biancoverde si era già dimostrato superiore ad ogni avversario nel corso del Super Ten, la finale ha esaltato la predisposizione al combattimento, il rigore e la compattezza del reparto avanzato di Treviso, impeccabile anche quando i titolari di partenza hanno lasciato il campo per fatica.</p>
<p><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" src="http://multimedia.quotidianonet.ilsole24ore.com/data/images/gallery/2008/7896/7pavanello.JPG" alt="" width="250" height="387" />Giusto che il capitano dello scudetto sia <strong>Antonio Pavanello</strong>, che da seconda linea gioca proprio nel cuore della mischia, protagonista di un&#8217;ottimo campionato e laureatosi per la seconda volta nella stagione dopo il titolo di dottore in Architettura conquistato a Ca&#8217; Foscari lo scorso ottobre. <em>&#8220;Non avrei potuto chiedere nulla di più a quest&#8217;anno&#8221;</em>, spiega raggiante il 27enne, cresciuto nel <strong>Rovigo</strong> e approdato al Benetton nel 2005, <em>&#8220;lo scudetto era l&#8217;obiettivo di inizio torneo, ma vincerlo da capitano è un regalo speciale. Ero fra i sei cosiddetti &#8220;leader&#8221; della squadra anche prima dell&#8217;infortunio di De Jager, nel finale di stagione è emersa la possibillità che la responsabilità toccasse a me. Certo non è facile essere capitano in una squadra come Treviso, con tante personalità forti e giocatori ben più esperti di me. A volte ho chiesto di essere aiutato, è successo anche sabato, ed in quelle situazioni ho capito quanto questo gruppo sia unito e maturo&#8221;</em>.</p>
<p>I biancoverdi, alle prese con una lunga lista di infortunati, partivano sfavoriti contro un Viadana motivatissimo e dopo un primo tempo dominato si erano ritrovati ad inseguire nel punteggio con soli 10&#8242; da giocare. Eppure è finita come altre quattro volte nei sette anni della gestione <strong>Zatta-Munari</strong>, cioè con il Benetton in festa sotto lo sguardo divertito di <strong>Giovanni Storti</strong>, pur senza gli inseparabili Aldo e Giacomo. <em>&#8220;Rispetto a tutti gli altri, ciò che fa la differenza è la nostra forza mentale&#8221;</em>, commenta Pavanello, <em>&#8220;ognuno è capace di dare il massimo nel momento che conta, senza farsi fermare dalla pressione psicologica. Faccio un paio di esempi. Sabato <strong>Horak</strong> era stato chiamato a giocare in extremis, era reduce da un lungo infortunio alla spalla e lontano dal ritmo partita, ma ha fatto un&#8217;ottima finale, sacrificandosi in difesa. <strong>Sartoretto</strong> aveva giocato pochissimo in questa stagione, è entrato negli ultimi minuti, ha salvato il risultato con un placcaggio devastante su <strong>Robertson</strong> e poi ha quasi segnato una meta. Viadana ha come noi ottime individualità, ma da noi c&#8217;è anche un gruppo solido. Quello che forse era mancato l&#8217;anno scorso&#8221;</em>.</p>
<p><img class="alignright" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" src="http://www.benettonrugby.it/thumb.aspx?img=/docs/gallery/95/tsp174.jpg&amp;c=90" alt="" width="260" height="257" />In questa stagione, come nella passata, la squadra ad un certo punto dava l&#8217;impressione di non comprendere i dettami di <strong>Franco Smith</strong> e di accusare la disastrosa campagna di <strong>Heineken Cup</strong>. La svolta della stagione del Benetton avviene dopo il derby perso a Padova, racconta il capitano: <em>&#8220;Non c&#8217;è dubbio, abbiamo anche conosciuto momenti difficili durante l&#8217;annata. All&#8217;inizio del girone di ritorno giocammo una brutta partita in casa del <strong>Petrarca</strong>. Alla fine, nello spogliatoio, ci siamo guardati in faccia e ci siamo domandati se volevamo buttare via due anni di sacrifici. E&#8217; venuta fuori ancora una volta la forza del gruppo e da quel momento ho iniziato a credere che lo scudetto sarebbe tornato a Treviso. E sabato è successo lo stesso: dopo essere andati sotto nel punteggio ci siamo riuniti in cerchio e ci siamo chiesti se veramente volevamo questa vittoria. Come risposta, siamo andati ad occupare il campo del Viadana per il resto della partita, assicurandoci lo scudetto con il calcio di <strong>Goosen</strong> e la meta di <strong>Barbieri</strong></em>&#8220;.</p>
<p>Da sempre Treviso lamenta scarsa tutela da parte degli arbitri. Non in questa volta occasione, però. <em>&#8220;Faccio davvero i complimenti a <strong>Mancini</strong>, che ha ottimamente arbitrato la finale&#8221;</em>, dice Pavanello, <em>&#8220;in particolare ha diretto bene il gioco a terra, rendendo più veloce l&#8217;uscita del pallone. Inoltre, da capitano, ho potuto avere con lui un proficuo dialogo. Ed alla fine ne è venuta fuori anche una bella partita, mi sembra&#8221;</em>.</p>
<p>Ora Antonio Pavanello si aggrega all&#8217;Italia A con la quale parteciperà alla <strong>Nations Cup</strong> in Romania. A detta di qualcuno il seconda linea biancoverde meriterebbe qualcosa di più, ma forse, stante il dissidio &#8220;politico&#8221; fra la Fir e il club trevigiano, oggi a differenza del passato vestire la maglia del Benetton è più un ostacolo in prospettiva azzurra. <em>&#8220;Non spetta a me dire se merito la Nazionale. Da parte mia cerco solo di dare sempre il massimo e credo di avere raggiunto in questa stagione una certa maturità di giocatore. In finale non mi sembra di avere sfigurato contro gli avversari diretti</em> (<strong>Geldenhuys</strong> è stato convocato da <strong>Mallett</strong> per il tour estivo, ndr). <em>Ciò che mi fa più piacere, in ogni caso, è sentire la fiducia dei compagni e sentirmi dire da loro che sarei all&#8217;altezza della Nazionale maggiore&#8221;.<br />
</em></p>
<p>La cronaca della partita si trova <a href="http://corrieredelveneto.corriere.it/treviso/notizie/sport/2009/1-giugno-2009/ruggito-leoni-scudetto-torna-treviso-1501417492322.shtml" target="_blank">qui</a>.</p>
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		<title>L&#8217;esempio scozzese e i nodi Celtic League. Viaggio nel rugby degli highlanders</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Apr 2009 13:18:50 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" src="http://www.telegraph.co.uk/telegraph/multimedia/archive/01366/scotland-rugby_1366203c.jpg" alt="" width="420" />Fin dal primissimo giorno dell&#8217;era Sei Nazioni, torneo dopo torneo e passando anche per la fatidica notte di <strong>Saint-Étienne</strong> alla <strong>World Cup 2007 </strong><em>(foto sotto, con Troncon e Ongaro in lacrime dopo la sconfitta)</em>, la <strong>Scozia</strong> rappresenta la misura dei progressi del rugby azzurro nella affannosa rincorsa alla competitività internazionale, un po&#8217; l&#8217;ultimo vagone del treno sul quale invano l&#8217;Italia cerca il tempo giusto per saltar su. In quel primo giorno &#8211; era il 5 febbraio 2000 &#8211; l&#8217;<strong>Italia</strong> di <strong>Giovanelli-Troncon-Dominguez</strong> e dell&#8217;eroe per un giorno <strong>Giampiero De Carli</strong> sconfisse a Roma 34-20 una Scozia pur detentrice dell&#8217;ultimo titolo del &#8220;Championship&#8221; nel format a cinque nazioni.</p>
<p>Sembrò allora uno scossone rivoluzionario alle gerarchie del rugby europeo, da sempre affare esclusivo di anglosassoni e francesi. Sembrò che fosse davvero arrivato il momento dell&#8217;ingresso di un inedito protagonista, di una nuova guest star in una recita che vedeva fin dalla fine dell&#8217;Ottocento gli stessi quattro o cinque immutati attori. E che anzi forse proprio dalla ripetizione di quel copione originale traeva il suo irresistibile fascino, come nell&#8217;opera lirica o nei classici del teatro si assaporano le sfumature delle interpretazioni e non la trama, ben sapendo già come finirà.</p>
<p><img class="alignright" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" src="http://img299.imageshack.us/img299/6022/19aoir2.jpg" alt="" width="218" height="282" />Non è andata in questo modo, ahinoi, e dieci anni dopo gli azzurri nel <strong>Sei Nazioni</strong> hanno ancora appena una particina di secondo piano, con un solo realistico obiettivo da sempre: battere la Scozia, l&#8217;unica delle avversarie apparsa finora abbordabile in ogni edizione, e non sbracare con gli altri. Oggi intanto il rugby italiano svolta con l&#8217;ingresso nella <strong>Celtic League</strong> e lo fa proprio secondo un modello che assomiglia a quello dei cugini in kilt piuttosto che all&#8217;esperienza di irlandesi e gallesi, basata per i primi sulle realtà territoriali delle province e per i secondi su combinazioni di club forti, comunque con un radicamento profondo nella regione e un organizzato sistema di reclutamento in questo ambito geografico.</p>
<p>Guardando ai risultati della Scozia e delle sue due squadre &#8211; praticamente delle selezioni &#8211; in <strong>Magners League</strong> ed <strong>Heineken Cup</strong>, i critici potrebbero legittimamente avanzare dubbi sulla strada intrapresa dalla Fir. Vale la pena, quindi, di cercare di capire cosa succede lassù, a nord del vallo di Adriano. Anche perchè la questione potrebbe essere affrontata da una opposta prospettiva, se si considera che gli <em>highlanders</em> dispongono di un numero di tesserati largamente inferiore a quello delle altre nazioni ed anche a quello italiano: 33mila, contro i nostri 61mila. Eppure fanno meglio: non molto meglio, ma pur sempre meglio di noi.</p>
<p><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" src="http://img.skysports.com/08/02/218x298/chris_paterson_scotland_v_wales_659882.jpg" alt="" width="174" height="238" /><strong>CASA DOLCE CASA?</strong> &#8211; La nascita delle selezioni farà rientrare i giocatori azzurri all&#8217;estero: questa una delle argomentazioni più accalorate fra i sostenitori dell&#8217;ingresso italiano in <strong>Celtic League</strong>. Il caso della Scozia fa però sorgere qualche dubbio, senza pure considerare quanto i suoi atleti siano sensibili alla mistica dell&#8217;orgoglio nazionale.</p>
<p>Nel 2006 <strong>Scott Murray</strong> rifiutò un&#8217;offerta per giocare con i <strong>Natal Sharks</strong> pur di rimanere ad Edimburgo. Come potrebbe funzionare con i nostri che neppure sono italiani di nascita, come i vari Nieto, Aguero, Castrogiovanni? Alla fin fine, come dicono gli inglesi, <em>&#8220;money talks&#8221;</em>.</p>
<p>Certo, attratti da un <strong>Edinburgh</strong> che ha decisamente ritrovato competitività, sono rientrati quest&#8217;anno <strong>Chris Paterson</strong> (dal Gloucester &#8211; <em>foto a fianco</em>) e <strong>Jim Hamilton</strong> (dal Leicester). Ma attualmente parecchi scozzesi fra i migliori giocano nel <strong>Top14</strong> o nella <strong>Premiership</strong>. <strong>Jason White</strong> al Sale, e per la prossima stagione ha già firmato con il Clermont Auvergne. <strong>Simon Taylor</strong> allo Stade Français. <strong>Sean Lamont</strong> al Northampton, con <strong>Euan Murray</strong> e <strong>Scott Gray</strong>. <strong>Nathan Hines</strong> e <strong>Chris Cusiter</strong> (tutti lo ricordano per quei tre assurdi passaggi sparati a Murrayfield nel 2007, ma è un ottimo giocatore) al Perpignan. <strong>Alasdair Strokosch</strong>, con <strong>Dickinson</strong> e <strong>Lawson</strong>, al Gloucester.</p>
<p>Nulla toglie, comunque, che nel primo match del Sei Nazioni 2009 <strong>Frank Hadden</strong> abbia potuto schierare una Nazionale composta da 11 giocatori dell&#8217;Edinburgh e da 5 del Glasgow nei 22 disponibili. In pratica il panorama scozzese di oggi assomiglia a quello italiano degli anni Novanta, quando tutto il meglio del movimento era concentrato a <strong>Milano</strong> e <strong>Treviso</strong>.</p>
<p>L&#8217;inchiesta completa si può leggere nel numero in edicola di <a href="http://www.rugbyclub.it" target="_blank">Rugby Club</a>.</p>
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		<title>2009, l&#8217;anno della Celtic. Al Rovigo e a Massimo Brunello gli oscar del 2008</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Jan 2009 16:33:51 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" src="http://www.rovigooggi.it/files/2008/12/trr-1259.jpg" alt="" width="420" />Si apre un anno fondamentale per lo sviluppo del rugby italiano, proiettato verso inediti orizzonti professionistici con la decisione della <strong>Federugby</strong> di aderire alla <strong>Celtic League</strong>. Modalità e tempi restano da definire, ma a nove anni dall&#8217;ingresso nel Cinque Nazioni, divenuto appunto <strong>Sei Nazioni</strong> con gli azzurri, il padre padrone della palla ovale nazionale <strong>Giancarlo Dondi</strong> imprime al movimento una nuova decisiva svolta, pur circondata da polemiche e perplessità del tutto legittime.</p>
<p>Una fase di passaggio che invita anche a riflettere sui modelli adottati dai club della nostra regione, sempre comunque protagonisti non solo nel <strong>Super Ten</strong> ma anche nella produzione di talenti: a fianco dell&#8217;<strong>Argentina</strong> il <strong>Veneto</strong> resta tuttora il serbatoio principale della Nazionale azzurra, come dimostra il dato dei cinque padovani in campo all&#8217;<strong>Euganeo</strong> contro l&#8217;<strong>Australia</strong> lo scorso 8 novembre.</p>
<p><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" src="http://www.benettonrugby.it/thumb.aspx?img=/docs/gallery/59/17-Williams.jpg&amp;c=90" alt="" width="220" />Il 2008 si conclude con un <strong>Treviso</strong> sempre al vertice del campionato ma privo dello scudetto (perso a Monza lo scorso 7 giugno contro Calvisano) e ancora bastonato in <strong>Heineken Cup</strong>, anche se con la giustificazione del girone-monstre con Leicester, Ospreys e Perpignan. Se <strong>Brendan Williams</strong> (<em>foto</em>) resta l&#8217;uomo in più per il Benetton, perlomeno contro gli avversari dei campi nostrani, pesano ancora sul rendimento dei biancoverdi infortuni gravi come quelli recenti a <strong>Picone</strong> e al capitano <strong>De Jager</strong>.</p>
<p>Ma al di là dei risultati, tuttavia, mai come oggi è sembrata smarrita l&#8217;identificazione fra città e squadra che ha costituito per decenni il sostrato culturale del rugby biancoverde (e prima ancora biancazzurro). Basterà un&#8217;eventuale Celtic League a risvegliare la passione dei trevigiani?</p>
<p>Quasi all&#8217;opposto di un modello che stenta ad affermarsi come quello del Benetton della troika Munari-Zatta-Smith si ritrova il pensiero marcatamente &#8220;made in Polesine&#8221; del <strong>Rovigo</strong>, con un attaccamento purista alle radici e dei risultati che sul fronte del Super Ten continuano a sorprendere, soprattutto in relazione alle risorse economiche disponibili.</p>
<p><a href="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2009/01/brunello-brizzante.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-432" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" title="brunello-brizzante" src="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2009/01/brunello-brizzante-300x180.jpg" alt="" width="240" height="144" /></a>Se esistesse nel nostro rugby un premio per l&#8217;allenatore dell&#8217;anno, difficilmente l&#8217;edizione 2008 sfuggirebbe a <strong>Massimo Brunello </strong>(<em>nella foto, assieme all&#8217;assistant Flaviano Brizzante</em>), capace di condurre i &#8220;bersaglieri&#8221; ad un passo dai playoff nel passato torneo e di mantenerne la competitività anche in quello in corso, valorizzando allo stesso tempo giovani come <strong>Bacchetti</strong>, <strong>Favaro</strong> e <strong>De Marchi</strong>.</p>
<p>Nel mezzo, forse ancora alla ricerca di un modello per far fronte alle sfide del professionismo, <strong>Petrarca</strong> e <strong>VeneziaMestre</strong>, che hanno sì raggiunto i rispettivi obiettivi nella stagione scorsa (semifinale e salvezza) ma che continuano a dibattersi in un&#8217;altalena di risultati e a rinviare l&#8217;esame di maturità.</p>
<p><em>(foto da www.rovigooggi.it, www.benettonrugby.it e da bloggers.it-viscardini)</em></p>
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		<title>La sfida dei Williams: stavolta meglio Brendan di Shane. Facile per gli Ospreys a Monigo</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Dec 2008 13:37:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elvis</dc:creator>
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Secondo un copione già visto, le speranze di rompere il digiuno in Heineken Cup durano per il Benetton una cinquantina di minuti. I trevigiani reggevano ancora ad inizio ripresa (13-19, poi 16-22), prima che gli Ospreys gallesi piazzassero l&#8217;allungo decisivo con due mete, impacchettando il 36-16 finale.
Resta il fatto che più di Shane Williams, eletto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2008/12/ospreys.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-408" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" title="ospreys" src="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2008/12/ospreys-300x130.jpg" alt="" width="300" height="130" /></a></p>
<p>Secondo un copione già visto, le speranze di rompere il digiuno in <strong>Heineken Cup</strong> durano per il <strong>Benetton</strong> una cinquantina di minuti. I trevigiani reggevano ancora ad inizio ripresa (13-19, poi 16-22), prima che gli <strong>Ospreys</strong> gallesi piazzassero l&#8217;allungo decisivo con due mete, impacchettando il 36-16 finale.</p>
<p>Resta il fatto che più di <strong>Shane Williams</strong>, eletto di recente miglior giocatore al mondo, a farsi vedere è stato stavolta il Williams <em>de noaltri</em>, <strong>Brendan</strong>, autore di una deliziosa meta al 34&#8242;: “Dingo” annusa il passaggio all&#8217;interno di <strong>Sonny Parker</strong>, intercetta e fugge via per settanta metri. Unica lampadina accesa in un pomeriggio piuttosto grigio per colpa anche degli ospiti, dai quali ci si attendeva invece lo spettacolo.</p>
<p><a href="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2008/12/benetton-ospreys.jpg"><img class="size-medium wp-image-413 alignright" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" title="benetton-ospreys" src="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2008/12/benetton-ospreys-300x231.jpg" alt="" width="240" height="185" /></a>La prima mezz&#8217;ora era stata un monologo gallese. Al di là dell&#8217;abissale divario tecnico, quello che sfidava gli Ospreys era un brutto Benetton, nervoso, arrendevole e poco rigoroso nell&#8217;organizzazione in campo. Tre mete gallesi e 19-0 dopo 24&#8242;, complice il giallo a <strong>Hottie Louw</strong>. Ad ogni iniziativa <strong>James Hook</strong> creava incertezza nella difesa trevigiana, mentre sul fronte opposto ogni giocata dei trequarti biancoverdi (in maglia giallo flourescente, per l&#8217;occasione) veniva &#8220;letta&#8221; dai gallesi con disarmante sicurezza.</p>
<p>L&#8217;invenzione di <strong>Brendan Williams</strong> e i piazzati di <strong>Marcato</strong> ridavano però fiducia al Benetton e nella ripresa Shane Williams e compagni giocavano in modo più utilitaristico per l&#8217;obiettivo del punto di bonus, preziosissimo nella corsa al passaggio del turno. Se lo stentato successo di Rovigo e il -60 di <strong>Swansea</strong> sembravano avvisaglie di una squadra in fase di involuzione, con la voglia di lottare mostrata a Monigo fino alla fine il Benetton riacquista perlomeno la faccia di fronte ai suoi tifosi.</p>
<p><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" src="http://www.telegraph.co.uk/telegraph/multimedia/archive/01202/dan-carter_1202102c.jpg" alt="" width="283" height="177" />Ospreys primi nel girone dopo la sconfitta del <strong>Leicester</strong> a <strong>Perpignan</strong>: pari i punti in classifica con gli inglesi, pari anche le mete segnate, ma migliore differenza punti. Ed ora i gallesi recuperano anche <strong>Gavin Henson</strong>, a riposo sabato scorso pur avendo recuperato dall&#8217;infortunio: era attesa la nascita del secondo figlio di Henson e della nota cantante <strong>Charlotte Church</strong>. Chiusura di Heineken a Monigo l&#8217;ultimo sabato di gennaio, quando a Treviso ci sarà il Perpignan di <strong>Dan Carter</strong> (<em>nella foto con il milanista <strong>Kakà</strong></em>), già autore di 16 punti nell&#8217;esordio con la maglia dei catalani domenica.</p>
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		<title>Shane Williams, il piccolo principe. A Treviso sfida con l&#8217;omonimo Brendan, perchè &#8220;size don&#8217;t matter&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Dec 2008 18:12:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elvis</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dal Corriere del Veneto del 12 dicembre 2008.
Su Shane Williams circolano un sacco di storie. Una è quella che riguarda papà Mike, il quale all&#8217;inizio della carriera internazionale dell&#8217;ala di Swansea, nel 2000, decise di scommettere 50 sterline sulla possibilità che il suo Shane sarebbe diventato il miglior marcatore di mete della storia del rugby [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" src="http://newsimg.bbc.co.uk/media/images/44217000/jpg/_44217695_shane_williams3_huw300.jpg" alt="" width="240" height="240" /><em>Dal Corriere del Veneto del 12 dicembre 2008.</em></p>
<p>Su <strong>Shane Williams</strong> circolano un sacco di storie. Una è quella che riguarda papà <strong>Mike</strong>, il quale all&#8217;inizio della carriera internazionale dell&#8217;ala di <strong>Swansea</strong>, nel 2000, decise di scommettere 50 sterline sulla possibilità che il suo Shane sarebbe diventato il miglior marcatore di mete della storia del rugby gallese. I bookmaker accettarono la puntata: da quelle parti, si sa, si scommette su tutto. Lo scorso marzo, all&#8217;indomani di <strong>Galles-Francia</strong> e della 41esima meta di Shane con la maglia dei Dragoni Rossi, Mike Williams è dunque andato a ritirare la posta di 25mila sterline, premio per la puntata pagata 500 ad 1.</p>
<p>Di Shane si dice anche che ad un certo punto, costretto a confrontarsi continuamente con avversari più grossi di lui, avesse deciso di piantarla con il rugby. E che qualche dubbio gli fosse venuto anche nella stagione di debutto con il <strong>Neath</strong>, quando a bordo campo in più di una occasione fu scambiato per il ragazzino raccattapalle.</p>
<p>Oggi invece <strong>&#8220;Ickle Shane&#8221;</strong> &#8211; <em>&#8220;Shane il minuscolo&#8221;</em> per i fans &#8211; ride delle sue misure bonsai, un metro e settanta per un&#8217;ottantina di chili: <em>&#8220;Ricevo un sacco di lettere da ragazzini che sono i più piccoli della loro classe e a loro rispondo che non importa, bisogna solo andare in campo e divertirsi. Non conta essere grandi, conta solo quanto grande è il tuo sorriso&#8221;</em>.</p>
<p><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" src="http://www.edfenergycup.com/images/news/Ospreys_Saracens_News.jpg" alt="" width="430" />E si capisce allora perché Shane Williams è oggi uno dei giocatori più amati del circo ovale. In uno sport sempre più di <strong>Superman</strong>, lui quanto a fisico non è nemmeno Batman: solo un Robin qualsiasi, veloce sì ma di taglia terribilmente normale come il suo comunissimo cognome.</p>
<p>Ma Shane ce l&#8217;ha fatta. Con la volontà e la passione, oltre che con un cristallino talento. Nella sua storia c&#8217;è il sapore della lotta di classe, del riscatto di chi, nato a <strong>Lilliput</strong>, ha tracciato la propria strada da solo in un mondo di giganti. Nel 2002, tormentato dagli infortuni, aveva praticamente deciso di smettere. Appena cinque anni fa doveva lottare per un posto nel <strong>Galles</strong> di <strong>Steve Hansen</strong>: alla <strong>World Cup 2003</strong> era stato chiamato solo come terza scelta nel ruolo di mediano di mischia.</p>
<p>Quest&#8217;anno Shane Williams, con i suoi side-step e le sue mete, ha condotto il Galles al <strong>Grande Slam</strong> nel <strong>Sei Nazioni</strong>. Ed è stato eletto dall&#8217;<strong>International Board</strong> miglior rugbista al mondo. <em>&#8220;Gioco soprattutto d&#8217;istinto, quando ricevo palla in campo aperto non sto più a domandarmi &#8220;e adesso cosa faccio?&#8221;"</em>, ha spiegato, <em>&#8220;ma il rugby non è solo questione di talento, la maggior parte del successo si costruisce attraverso il lavoro e il sacrificio&#8221;.</em></p>
<p>Sabato Shane Williams sarà a <strong>Monigo</strong>, dove alle 14,35 gli <strong>Ospreys</strong> sfideranno il <strong>Benetton</strong> nel quarto turno di <strong>Heineken Cup</strong>. Di fronte troverà il quasi omonimo <strong>Brendan Williams</strong>, alias <em>&#8220;Dingo&#8221;</em>. Un metro e 70 per 76 chili. In fin dei conti, <em>&#8220;size don&#8217;t matter&#8221;</em>.</p>
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		<title>Club Italia, selezioni, Celtic League: il rugby azzurro al bivio. Dondi e i club si incontrano a Bologna</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Dec 2008 15:15:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elvis</dc:creator>
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Dal Corriere del Veneto del 10 dicembre 2008
Nessuno sport in Italia presenta oggi tante contraddizioni quante il rugby. Disciplina di moda al punto che nelle tre partite di novembre l&#8217;Italia è stata sostenuta da 76.700 tifosi negli stadi di Padova, Torino e Reggio Emilia, e da una media di 690mila spettatori di fronte alla tivù. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 4px;" title="Brendan Williams vs Leicester " src="http://www.benettonrugby.it/thumb.aspx?img=/docs/gallery/62/05-Flood-Williams.jpg&amp;c=90" alt="" width="420" /></p>
<p><em>Dal Corriere del Veneto del 10 dicembre 2008</em></p>
<p>Nessuno sport in Italia presenta oggi tante contraddizioni quante il rugby. Disciplina di moda al punto che nelle tre partite di novembre l&#8217;<strong>Italia</strong> è stata sostenuta da <strong>76.700 tifosi</strong> negli stadi di <strong>Padova</strong>, <strong>Torino</strong> e <strong>Reggio Emilia</strong>, e da una media di <strong>690mila spettatori</strong> di fronte alla tivù. Una passione per i valori del rugby, non per i risultati: la <strong>Nazionale</strong>, peraltro imbottita di stranieri, ha vinto solo 8 delle 23 partite giocate negli ultimi due anni (e appena tre volte a livello di <strong>Sei Nazioni</strong>).</p>
<p>L&#8217;interesse per il <strong>Super 10</strong> non decolla ed in <strong>Heineken Cup</strong> i due migliori club, <strong>Benetton</strong> e <strong>Calvisano</strong>, continuano a rimediare sconfitte di ampie proporzioni. Eppure, allo stesso tempo, apre le porte ad una partecipazione italiana la <strong>Celtic League</strong>, terzo torneo europeo che coinvolge attualmente franchigie di Galles, Irlanda e Scozia. Le potenzialità di business del rugby azzurro non sfuggono a Federazione e società. Ma per il movimento, oggi, è come avere una Ferrari in garage e in tasca il patentino per la Vespa.</p>
<p><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 4px;" src="http://temporeale.libero.it/libero/news/img/med/16b0116d26f5139abd4a41f8c3e81e02.jpg" alt="Giancarlo Dondi" width="134" height="205" /></p>
<p><strong>Giancarlo Dondi</strong> (<em>foto a fianco</em>) ha convocato questo pomeriggio a <strong>Bologna</strong> i presidenti delle società di Super 10. Potrebbe essere la Yalta del rugby italiano. Da anni si parla di macroclub a carattere regionale, ma nelle ultime settimane è circolata più insistentemente l&#8217;ipotesi, caldeggiata dallo stesso Dondi, di una selezione finanziata e gestita della Fir per partecipare a Celtic League e Heineken Cup, in grado di schierare i migliori giocatori italiani. <em>&#8220;Ma non è l&#8217;unico scenario possibile&#8221;</em>, frena <strong>Carlo Checchinato</strong>, manager della Nazionale, <em>&#8220;va trovata una soluzione condivisa, i club devono dimostrarsi disponibili a mettersi in discussione&#8221;</em>. I tempi sono stretti, la rivoluzione (una rivoluzione dall&#8217;alto) potrebbe scattare, secondo Checchinato, <em>&#8220;già fin dalla prossima stagione&#8221;</em>.</p>
<p>I presidenti veneti vanno a Bologna con uno stato d&#8217;animo diviso fra curiosità e perplessità, se non scetticismo tout court. <em>&#8220;Il rugby italiano non può perdere l&#8217;occasione dell&#8217;ingresso in Celtic League&#8221;</em>, dice il massimo dirigente del <strong>Benetton</strong>, <strong>Amerino Zatta</strong>, <em>&#8220;noi abbiamo la presunzione di dichiararci in grado di affrontare la Celtic da soli e da subito, ma attendiamo comunque con interessa la proposta da parte di Dondi. Non credo alle selezioni, alle quali mancherebbe l&#8217;identità e la competenza che invece possiede un club con una storia come Treviso&#8221;</em>.</p>
<p><strong>Fulvio Lorigiola</strong>, presidente del <strong>Petrarca Padova</strong>: <em>&#8220;Temo che non ci sia una proposta precisa quanto a modi e tempi, ciò di cui invece avremmo bisogno come società. Non ho ricette, però mi sarebbe piaciuto che la Fir avesse preso in considerazione di fare un serio investimento sul campionato. Domandiamoci cosa resterà alle società, che hanno pur sempre investito molto nelle ultime stagioni, se i migliori giocatori italiani finiranno alla selezione gestita dalla Federazione&#8221;</em>.</p>
<p><img class="alignright" style="border: 1px solid black; margin: 4px;" title="Marco Bortolami" src="http://www.corrieredellosport.it/images/56/C_3_Media_130856_immagine_det.jpg" alt="" width="282" height="173" />I numerosi giocatori emigrati all&#8217;estero seguono con attenzione gli sviluppi del progetto. Solo un rilancio in grande stile potrebbe favorire il ritorno nel rugby nazionale dei suoi migliori talenti. <em>&#8220;Rientrare in un club italiano? Non ci penso proprio, se non cambiano radicalmente le cose&#8221;</em>, ha confessato di recente <strong>Fabio Ongaro</strong>, veneziano in forza ai londinesi <strong>Saracens</strong> dal 2006, <em>&#8220;impossibile tornare a questa realtà dopo aver conosciuto la dimensione inglese. Semmai andrò a concludere la mia carriera in Francia&#8221;</em>.</p>
<p>Da <strong>Marco Bortolami</strong> (<em>nella foto</em>) arriva un&#8217;articolata proposta secondo il modello irlandese. <em>&#8220;L&#8217;ipotesi di una selezione lascerebbe irrisolto il problema di un campionato poco attraente e indebolirebbe ancor più i club&#8221;</em>, spiega il padovano da <strong>Gloucester</strong>, da tre stagioni sua città (e club) d&#8217;adozione, <em>&#8220;troverei più interessanti, a più lungo termine, quattro selezioni regionali come le province irlandesi, due al nord Italia, una al centro e una al sud. In questo modo ad essere coinvolto sarebbe davvero tutto il movimento, mentre una sola selezione non farebbe altro che restringere ulteriormente il vertice della piramide&#8221;</em>. E Bortolami non esclude, di fronte a nuovi scenari, il ritorno a casa: <em>&#8220;La questione non è economica, ma riguarda gli stimoli che l&#8217;Italia può offrire quanto a competenze tecniche e competitività internazionale. Se ci fosse la possibilità di giocare ad alto livello prenderei decisamente in considerazione la possibilità di rientrare nel mio paese, una volta chiusa l&#8217;esperienza di Gloucester&#8221;</em>.</p>
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