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Nasce nel Nordest la Nazionale albanese. Esordio delle “Aquile Rosse”, che sognano Rio 2016

Nasce nel Nordest l’esperimento di una Nazionale albanese (foto in alto). Nordest roccaforte della Lega ma anche regione con un intenso tessuto produttivo e con un forte richiamo per i lavoratori migranti, Nordest che è anche territorio di rugby con radici fortissime. Sullo sfondo di questo scenario prende forma lo scorso inverno l’idea di mettere insieme i giocatori di origine albanese che sono impegnati nei vari campionati italiani di rugby, alcuni dei quali con una carriera sportiva già ben avviata: è il caso di Damin Buzaj, in forza al Gran Parma, e del mediano di mischia del VeneziaMestre Sevian Daupi (foto), o ancora del veterano Paco Ogert, già a Calvisano ed oggi capitano dell’Alghero.

Per l’approdo nella Nazionale azzurra di qualche atleta italo-albanese non è che questione di tempo, e si tratterà allora di una significativa svolta culturale per una squadra che utilizza con disinvoltura atleti stranieri naturalizzati grazie a discendenze figlie delle migrazioni italiane in Argentina, Sud Africa e altri angoli del mondo. Oggi l’under 20 del Benetton Treviso, ad esempio, schiera in prima linea apprezzatissimi atleti come Laert Naka, Dusan Berisa ed Ornel Gega, quest’ultimo già selezionato con la maglia dell’Italia agli ultimi Mondiali Juniores e riconosciuto come uno dei tallonatori più promettenti del panorama italiano giovanile.

Un gruppo di una trentina di ragazzi albanesi ha cominciato a ritrovarsi regolarmente in allenamento nei mesi scorsi con il sostegno di tre tecnici veneti, l’ex azzurro Valter Cristofoletto, Michele “Mice” Motta ed Ivan Mazzon. Si lavora adesso alla costituzione dei primi club oltre Adriatico, preludio alla fondazione di una Federazione Albanese che possa essere riconosciuta dall’International Board, l’organismo che governa il rugby mondiale. A tutt’oggi non si può quindi ancora parlare ufficialmente di nazionale, quanto di un “Albania XV” che sabato 12 giugno ha conosciuto anche il suo esordio sul campo a Pordenone, epicentro dell’esperienza grazie all’impegno di Piergiorgio Grizzo, giocatore ed animatore nelle scuole friulane.

“Qui la comunità albanese è numerosa e l’evento ha così un duplice significato, sportivo e sociale”, spiega Grizzo, fra i promotori dell’iniziativa e reduce da un viaggio a Tirana, “in Albania abbia ottenuto il pieno sostegno del Ministero dello Sport e del Comitato Olimpico, naturalmente c’è tutto da costruire ma ovunque, e soprattutto nelle nostre prime esperienze nelle scuole, abbiamo trovato un entusiasmo incontenibile”.

La sfida contro la selezione triveneta dei Dogi, persa 69-14, è stata un test severo per “Shqiponjat e Kuqe”, le Aquile Rosse (questo il soprannome scelto per la squadra – nella foto Paco Ogert, premiato come man of the match, assieme al chairman dei Dogi Elio De Anna). Ma al di là delle inevitabili difficoltà dell’esordio per giocatori e tecnici non sono mancati positivi riscontri. “Fino a pochi mesi fa mettere in piedi la squadra era solo un sogno, invece tutto è andato avanti molto velocemente”, dice Sevian Daupi.

Si torna adesso immediatamente al lavoro per la promozione della palla ovale in Albania e la nascita di club nelle principali città attraverso un attivo comitato denominato “Rugby Shqiptar”, mentre si pensa intanto all’organizzazione di un match non ufficiale contro l’ultima classificata del ranking internazionale (attualmente la Finlandia). Più a lungo termine l’obiettivo è il riconoscimento internazionale della Federazione che offrirebbe il diritto a partecipare alle qualificazioni ai Mondiali e alle Olimpiadi. Il sogno è ritrovarsi nel 2016 a Rio de Janeiro.


Harakiri veneziano: il Casinò retrocede e accusa l’arbitro Mancini. Pipitone lascia?

Il Casinò di Venezia compie un autentico harakiri e conclude il suo campionato con una incredibile retrocessione. “Reperire risorse economiche è sempre più difficile e non so se ci iscriveremo al prossimo torneo di A, anzi non so neppure se continuerò ad impegnarmi personalmente nel rugby”, questo l’amarissimo commento del presidente Tommaso Pipitone immediatamente dopo la sconfitta in casa da parte del Banca Monte Parma allenato dall’ex “Ciro” Sgorlon. Fra le società in crisi di bilancio Venezia è comunque in buona compagnia: certo non stanno meglio, ed esempio, Rovigo o Roma. C’è da domandarsi che campionato di Eccellenza sarà quello del 2010-11.

Una sola masochistica scelta costa l’intera stagione agli amaranto-oro, ultimi a pari punti del Gran prima del match di sabato. In vantaggio 20-16 a tempo ormai scaduto, i veneziani rinunciano ad un facile piazzato per cercare il bonus che garantirebbe la salvezza senza passare dallo spareggio. Si va per la quarta meta a forza di percussioni degli avanti, poi Lucio Prati (peraltro autore di una buona gara nell’inedita posizione di ala) avrebbe l’occasione per segnare ma l’ovale gli cade di mano.

Sono invece i gialloblù ospiti ad andare a segno nel lungo recupero concesso dall’internazionale Stefano Mancini (nella foto, sullo sfondo di una percussione di McGovern), certo protagonista di una direzione di gara non proprio trasparente: finisce così 16-21 ed il Casinò scivola in serie A visto il contemporaneo successo del Gran sulla Roma. Pochi minuti prima gli amaranto-oro si trovavano ad un passo dalla salvezza, addirittura senza l’obbligo di spareggiare coi parmensi…

Peccato davvero perchè la squadra di Alejandro Canale, pur alle prese con molti infortuni, aveva disputato un match di enorme orgoglio, trascinata dai veterani “Dado” Candiago e “Maci” Perziano (quest’ultimo autore di un bella meta nel primo tempo), mentre il Banco Monte Parma si era dimostrato complessivamente superiore per qualità tecniche, soprattutto in mischia chiusa.

Trovatisi nuovamente ad inseguire nella ripresa, i veneziani trovavano l’energia per rimontare e l’apporto importante di giovani come Vittorio Candiago e Alberto Cazzola (foto).Il sorpasso con Lucas Paschini prima dell’incredibile epilogo.  Alla fine applausi del pubblico di Favaro Veneto per gli sconfitti ed – ironicamente – per l’arbitro Mancini, contestatissimo durante il match.

Ma il Casinò di Venezia forse dovrebbe prendersela più con se stesso per gli errori di gestione di sabato e per i molti altri commessi nel corso della stagione.