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I personaggi del Sei Nazioni 2009: Euan Murray
Euan Murray è tornato ed ha risolto i problemi in mischia chiusa della Scozia. Nella principale fonte di gioco la Nazionale del Cardo era stata dominata dalla Francia nella scorsa partita, mentre sabato ha retto contro una prima linea azzurra che è il nostro reparto maggiormente accreditato a livello internazionale.
Murray gioca con il Northampton (l’anno scorso una stagione di purgatorio in Division One con i Saints gialloverdi) ed è attualmente uno dei migliori piloni della Premiership. Si candida ad un posto nei Lions che quest’estate gireranno il Sud Africa.
Diplomato in Veterinaria, dichiara di avere due punti di riferimento nella sua vita. Uno è il padre Alistair, a sua volta ex pilone, con il quale da piccolo – oggi pesa 120 chili, distribuiti su 185 centimetri di altezza – praticava sessioni di mischia in cucina.
L’altro è la fede cristiana. Murray nel 2005 subì un gravissimo infortunio alla testa, scontrandosi contro l’irlandese Horgan in Glasgow-Munster. “Mi resi conto di essere stato vicino alla morte”, ha dichiarato il ventottenne scozzese, “dopo l’incidente ho cominciato a ripensare la vita e il rugby. La fede in Cristo mi ha aiutato nei momenti più difficili e da allora la ritengo la cosa più importante nella mia vita”.
I personaggi del Sei Nazioni 2009: Leigh Halfpenny, Jamie Heaslip, Thom Evans
Leigh Halfpenny (foto in alto) magari non porterà un cognome da campione: “Mezzosoldino” – così si potrebbe tradurre, a spanne – sembra infatti più che altro un personaggio del Signore degli Anelli. Però Mezzosoldino ha talenti e stoffa del campione, l’ennesimo della straordinaria fabbrica gallese di trequarti attiva fin dagli anni Sessanta con alcuni degli interpreti più spettacolari del gioco, da Barry John e Phil Bennett a Jpr Williams.
La meta di Halfpenny sabato contro l’Inghilterra, a conclusione di un’azione da manuale alle voci “riciclo della palla” e “sostegno”, ha messo il sigillo sull’ottavo successo consecutivo dei Dragoni nel Sei Nazioni. E prima Mezzosoldino aveva messo dentro anche una punizione. L’ala-estremo del Cardiff ha solo vent’anni ed ha debuttato con il Galles appena lo scorso 8 novembre, contro i campioni del mondo del Sud Africa (segnando subito un piazzato). Ne sentiremo parlare ancora. Anche senza Shane Williams, il suo miglior giocatore ed uno dei migliori al mondo, anche senza la creatività di Gavin Henson, ogni volta che il Galles apre palla al largo l’aria si riempe di elettricità, come se qualcosa stesse per succedere. Anche grazie a Mezzosoldino.
Jamie Heaslip (foto a fianco), nato in Israele dove il padre Richard era in servizio come generale per l’Unifil, potrebbe essere immediatamente citato come il migliore numero 8 del Sei Nazioni, non fosse che il torneo non aveva mai visto una tale concentrazione di star nel ruolo: mettiamo primo fra tutti il nostro Sergio Parisse, ma senza dimenticare che il francese Harinordoquy è stato semplicemente mostruoso sabato e che il gallese Andy Powell ci vuole un camion di traverso per fermarlo.
Il povero Heaslip gli irlandesi se lo erano dimenticato fino a questo inverno. Il tecnico O’Sullivan l’aveva lasciato a casa dalla Coppa del Mondo francese del 2007, nonostante le sue otto mete con il Leinster in quella stagione. Heaslip sa cosa fare palla in mano e se non ci fossero i diritti tivù farebbe sfracelli su Youtube la clip della finta con cui si è bevuto Clerc per la meta ai francesi (con l’agilità di un ballerino, lui che è un gigante di 1,93 per 110 chili). Inevitabilmente è stato una spina nel fianco anche per gli azzurri.
Thom Evans (foto), assieme al fratello Max, era andato a dare lezione di rugby di movimento ai maestri della materia lo scorso 16 gennaio, quando il Glasgow si era preso il lusso di vincere a Tolosa 33-26. Sempre in Heineken Cup aveva combinato al Bath quello che gli inglese chiamano “hat-trick”, il trucco del cappello: tre mete nella stessa partita.
Thom Evans nel Regno Unito era comunque già discretamente famoso. Le ragazzine facevano gli urletti per lui quando, ragazzino, cantava pop con la boy band “Twen2y 4 Se7en”. Ora canta solo sul pullman della squadre e il suo pezzo più richiesto pare sia “Lean on me”. Sabato finalmente il tecnico Frank Hadden, un iperconservatore, gli ha dato fiducia e lui ha segnato pure a Parigi. La Scozia ha perso una popstar, ma forse è nata una stella del rugby.