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Via allo spettacolo del Sei Nazioni. Italia a Twickenham con 7mila tifosi

Il titolo di un bel film del tempo che fu era A man for all seasons: tocca ancora a Mauro Bergamasco, novello Charlton Heston nei panni di uomo per tutte le stagioni, rammendare i “buchi” nella coperta corta del rugby azzurro. A Twickenham, contro l’Inghilterra nel match che apre il Sei Nazioni 2009, giocherà nell’inedito e delicato ruolo di mediano di mischia.

Era un’idea alla quale Nick Mallett stava lavorando “in prospettiva dei Mondiali del 2011”, prima che l’infortunio a Canavosio privasse lo staff della Nazionale di una terza opzione per il numero 9 (Picone e Travagli già out da tempo). Il romano Giulio Toniolatti è bravino, ma a 25 anni non ha ancora nessuna esperienza su palcoscenici internazionali: farlo esordire da titolare di fronte agli 82 mila spettatori di uno dei tempi del rugby mondiale presentava troppe incognite.

Ecco allora Mauro Bergamasco, il più eclettico dei nostri giocatori, che da bambino cominciò con la ginnastica artistica (e non ne ha mai negato l’utilità per la sua coordinazione motoria), quindi crebbe apertura fra Selvazzano e Petrarca, divenne infine terza linea di standard assoluto, esordendo in azzurro a soli 19 anni e affermandosi poi a Parigi con lo Stade Français, sempre con papà Arturo come punto di riferimento. John Kirwan lo volle all’ala e non era un’idea sbagliata, non fosse che a Mauro, sensibile alla mistica del combattimento, quella posizione così defilata non piaceva proprio. Ed altri ancora fra gli addetti ai lavori, come Vittorio Munari, sono convinti che sarebbe stato un ottimo centro.

Ed oggi invece mediano di mischia, sotto l’ala protettrice di Alessandro Troncon a cui inevitabilmente finirà per somigliare quanto a stile di gioco (non si è sempre detto che Tronky era una terza linea aggiunta?). “La squadra cercherà di mettere Mauro nelle condizioni migliori per potersi esprimere”, ha detto ieri Sergio Parisse, “noi avanti, in particolare, faremo in modo di garantirgli i migliori palloni possibili”.

Quanto all’Inghilterra, Martin Johnson rinuncia al suo migliore talento, Danny Cipriani, ancora troppo “sbrindolo” secondo l’etica del sacrificio dell’allenatore perfettamente incarnata dal nuovo capitano Steve Borthwick (nella foto), compagno di squadra di Ongaro ai Saracens, che ha una laurea in Economia e che ai tempi del Bath si danneggiò un testicolo in uno scontro di gioco ma non abbandonò il terreno fino alla fine della partita. Gli inglesi non hanno certo problemi di coperta corta: persi per infortunio tre mediani di mischia (Care degli Harlequins lunedì è scivolato sul ghiaccio appena fuori dall’hotel della squadra), non hanno fatto altro che richiamare Harry Ellis del Leicester, un signor giocatore.

Sono attesi a Londra per sostenere gli azzurri ben 7mila tifosi (fonte Federugby). Ormai classica la presenza degli Ofm veneziani, con gli inconfondibili tabarro e tricorno. Quest’ultimo portò fortuna a Murrayfield, finendo per essere indossato dagli azzurri nel giro d’onore. Appuntamento alle 15 – le 16 in Italia – nello stadio sorto nel 1909 su un campo di cavoli, il cui terreno è coperto da venerdì scorso in difesa di ghiaccio e neve. Previsti per oggi due gradi e vento gelido. “Nessun problema”, diceva a Piccadilly Circus un tifoso con il giubbino della Rugby Rovigo, “la mamma mi ha messo in valigia le mutande di lana”.


VeneziaMestre ancora sconfitto. Super Toniolatti e la Capitolina torna in corsa per la salvezza

Nel turno prenatalizio di Super Ten perde una ghiotta occasione il Casinò di Venezia, sconfitto in casa dalla Capitolina, ultima in classifica e fino a sabato ancora a secco di vittorie. In un match che avrebbe potuto garantire ai lagunari già un’ipoteca sulla salvezza irriconoscibili “Dado” Candiago e compagni, ai quali è mancata anzitutto la voglia di lottare.

Sorprendenti i romani, almeno a giudicare dalla posizione in classifica: ben organizzati, rigorosi nella gestione del gioco e spietatamente opportunisti in occasione degli errori del Casinò. Da uno di questi – un passaggio alla cieca di Maci Perziano – sono nati l’intercetto di Caffaratti e la conseguente meta ospite nel primo tempo, mentre una disattenzione difensiva ha propiziato la seconda, di Sepe, per il 18-6 sul quale si cambiava campo.

Mancava ai veneziani un efficacie gioco al piede abbinato ad una lucida regia, con Josh Levi chiamato a fare più la terza linea aggiunta che il playmaker, e la necessaria aggressività degli avanti nei breakdown. Quando nella ripresa il Casinò si riavvicinava nel punteggio (meta di Ziegler ispirata da una “veloce” di Benetti), era l’azzurro Toniolatti a beffare tre difensori e ad assicurare alla Capitolina la prima vittoria stagionale.

Il mediano di mischia (foto in alto), dinamico ed intelligente nella gestione, era il man of the match, ma anche Myring e Abadie hanno impressionato. Blando il rientro fra i padroni di casa di Denis Dallan (foto), mentre il fratello Manuel si conferma fra gli acquisti migliori della stagione.

Per il VeneziaMestre non si può parlare di crisi, tuttavia mancano molti punti in classifica rispetto alle aspettative della vigilia. Dopo le sconfitte casalinghe con Viadana, Overmach e Petrarca, tutte di strettissima misura, e l’assolo vincente contro il Calvisano, il rovescio nello scontro diretto con la Capitolina è stata una doccia ghiacciata. Il girone di ritorno sarà molto impegnativo. Il sesto posto – obiettivo dichiarato del club presieduto da Tommaso Pipitone – non è poi così lontano, ma allo stesso tempo neppure la salvezza può essere data per scontata.