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	<title>Rugbypeople &#187; François Pienaar</title>
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	<description>Lo sport più bello del mondo, la sua gente</description>
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		<title>&#8220;Invictus&#8221;, sbadigli e stereotipi. Nonostante Morgan Freeman delude il film sul Sud Africa del rugby</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Feb 2010 14:12:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elvis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storie di rugby]]></category>
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		<description><![CDATA[Vista la mia passione per il rugby e quella ancor più viscerale per il cinema di Clint Eastwood aspettavo da mesi, con autentica ansia, il film &#8220;Invictus&#8221;, in cui il regista di San Francisco affronta la storia dei Mondiali 1995 dal punto di vista del Sud Africa post-apartheid. Si è trattato, purtroppo, di una grossa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" src="http://rugby1823.blogosfere.it/images/damon_invictus_eastwood.jpg" alt="" width="430" />Vista la mia passione per il rugby e quella ancor più viscerale per il cinema di <strong>Clint Eastwood</strong> aspettavo da mesi, con autentica ansia, il film <strong>&#8220;Invictus&#8221;</strong>, in cui il regista di San Francisco affronta la storia dei Mondiali 1995 dal punto di vista del <strong>Sud Africa</strong> post-apartheid. Si è trattato, purtroppo, di una grossa delusione.</p>
<p>Ciò per cui la pellicola è da ricordare è l&#8217;eccezionale interpretazione di <strong>Morgan Freeman</strong> nei panni di <strong>Nelson Mandela</strong>, del quale riesce a rendere anche l&#8217;accento ed il personalissimo portamento. La storia ruota tutto intorno al personaggio del leader nero e alle sue scelte politiche, volte alla riconciliazione del paese anche attraverso la strada meno istintiva, quella del perdono. Ispirato da queste idee Mandela decide di sostenere gli <strong>Springboks</strong>, odiatissimi dalla popolazione nera (il rugby era lo sport delle classi più ricche, bianche e razziste), chiamati così a rappresentare la nuova &#8220;rainbow nation&#8221; nella <strong>World Cup</strong> del 1995.</p>
<p><img class="alignright" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" src="http://www.cinematografo.it/cinematografo_new/allegati/14394/mandela_pienaar.jpg" alt="" width="240" />I fatti sono ovviamente noti a tutti gli appassionati di rugby, tanto più a coloro che hanno letto il libro da cui è tratta la sceneggiatura, <em>&#8220;Ama il tuo nemico&#8221;</em> di <strong>John Carlin</strong>. Il guaio di &#8220;Invictus&#8221; è che d&#8217;accordo il positivo messaggio di Mandela sulla riconciliazione e sul perdono, ma al di là di questo il film è scontatissimo e soporifero. La straordinarietà del migliore cinema di Eastwood è rappresentata dal suo essere disturbante, dai dilemmi morali che impone: si pensi, su tutti, al dramma dell&#8217;eutanasia in &#8220;Million dollar baby&#8221;, ma anche a &#8220;Mystic river&#8221;, ai tormenti del generale giapponese di &#8220;Letters from Iwo Jima&#8221;, alle riflessioni sull&#8217;uso della violenza nell&#8217;ultimo &#8220;Gran Torino&#8221;.</p>
<p>Niente di tutto questo in &#8220;Invictus&#8221;. Sono tutti più o meno buoni, anche i più razzisti. Sanno tutti bene cosa fare. Ed è tutto ovvio fin da subito: che Matt Damon-<strong>François Pienaar</strong> farà sue le idee di Mandela e che gli Springboks conquisteranno i Mondiali, come nella peggiore tradizione del cinema sportivo trionfalista dove i buoni rischiano di perdere ma poi alla fine con un ultimo scatto di orgoglio vincono (vd. &#8220;Momenti di gloria&#8221;, &#8220;Fuga per la vittoria&#8221;). Non che ci sia del sentimentalismo o del buonismo (non troppo, almeno), è che il film è semplicemente noioso.</p>
<p><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" src="http://thefastertimes.com/film/files/2009/12/invictus.jpg" alt="" width="240" />Le scene di rugby non sono affatto convincenti. Già fisicamente fra <strong>Matt Damon</strong> e Pienaar ne passa. Nei panni di <strong>Kobus Wiese</strong> è stato scelto un tipo (moro) con il fisico gonfiato da culturista. <strong>Chester Williams</strong> è dipinto come un sempliciotto. Tutto davvero molto stereotipato, sul modello &#8220;rugby sport di uomini duri&#8221;.</p>
<p>La cosa peggiore di tutte, comunque, è il ritornello della colonna sonora scritto dal figlio del regista, <strong>Kyle Eastwood</strong>, e che in modo molto ruffiano ricalca l&#8217;orecchiabile motivo di &#8220;O sole mio&#8221;.</p>
<p>Un paio di curiosità per gli appassionati di rugby. A guidare l&#8217;<strong>haka</strong> è sempre un maori, e non un neozelandese britannico. La regola dell&#8217;ingaggio in mischia secondo &#8220;touch-pause-engage&#8221; è stata inserita dopo i Mondiali 1995. Ed ancora a quel tempo non era ancora legittimo l&#8217;ascensore in touche, così come gli Springboks invece insegnano ai bambini neri.</p>
<p><em>Nelle due foto nel post Mandela-Pienaar al centro e Freeman-Damon in basso.</em></p>
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