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Appunti francesi 2. Coqs contro i campioni del mondo, lo stile Springboks, il bonus del Top 14
In Francia sale l’attesa per il test-match di venerdì sera fra i “galletti” ed il Sud Africa campione del mondo, a Toulouse. Una delle partite di cartello del ciclo novembrino, con tutto rispetto per gli 80mila di San Siro Italia-All Blacks non rientra fra queste (e lo dimostra la formazione annunciata da Graham Henry). Gli stessi Springboks hanno qualche problema di formazione, soprattutto in prima linea, e rinunciando ai giocatori emigrati all’estero non schierano ne’ François Steyn (al Racing Parigi) ne’ Jean De Villiers (al Munster).
Si tratta comunque di una squadra in cui i titolari contano 588 caps complessivi e che ha un sistema di gioco collaudato e vincente, basato sulla superiorità fisica nei punti di incontro e su un sapiente gioco al piede. Ci pensa infine Morné Steyn a punire l’indisciplina a cui inevitabilmente gli avversari sono costretti: per l’apertura dei Bulls la media del 90% di realizzazioni negli ultimi nove match (36 su 40, più 3 drop).
La Francia tuttavia è la bestia nera degli Springboks, i quali hanno vinto solo 2 degli ultimi 8 incontri. E nel paese transalpino gli Springboks non vincono addirittura dal 22 novembre 1997, in occasione dell’ultima apparizione dei coqs al Parco dei Principi (10-52).

Sempre attenti allo stile, i francesi hanno criticato gli abiti ufficiali degli Springboks, con una giacca verdastra con i contorni gialli che è sinceramente agghiacciante. Simpatica risposta dell’aiuto-allenatore della Nazionale transalpina, Didier Retière, in conferenza stampa: “Se sei due metri per 130 chili puoi vestirti come vuoi. Se sei due metri per 130 chili e sei vestito da schifo, nessuno verrà mai a fartelo notare”.
Scopro che nel Top 14 il bonus offensivo non è uguale a quello in vigore nel Super Ten. E che si tratta di una regola sicuramente migliore. Oltralpe si guadagna il punto di bonus non con le quattro mete segnate, ma segnando tre mete in più degli avversari. In Italia potrebbe dunque succedere – a differenza della Francia – che una squadra guadagni il bonus offensivo pur perdendo, come nel caso di VeneziaMestre-L’Aquila 26-48 (punti in classifica 1-5). E che due squadre “mollino” una volta raggiunta la quarta meta, mentre la regola à la française impone di lottare fino alla fine per conservare o agguantare il +3 nel computo delle mete. In un caso limite nel Top 14 una squadra potrebbe vincere solo con i calci e la perdente guadagnare il bonus sia difensivo che offensivo, immaginiamo un match 21-15 in cui chi vince segna 7 calci e chi perde 3 mete…
I personaggi del Sei Nazioni 2009 (e qualche curiosità): Flutey, Vickery, Bastareaud

Riky Flutey (foto a fianco) è risultato assieme a Brian O’Driscoll il miglior marcatore di mete del Sei Nazioni, firmando 4 volte lo score. Una meta l’ha segnata all’Italia, sabato scorso ha fatto lo stesso contro la Scozia venendo premiato come “man of the match”. Ma la sua partita capolavoro è stata quella contro la Francia a Twickenham, quando non solo ha realizzato una doppietta ma ha anche ispirato due delle segnature dei compagni, in una delle quali strappando la palla dalle mani enormi di Chabal.
Flutey è nato in Nuova Zelanda e ha sangue maori nelle vene. Al Te Aute College di Hawkes Bay, già scuola di Norm Hewitt, era compagno di Piri Weepu, poi divenuto All Black. Negli All Blacks under 19 giocava mediano di mischia attorniato da gente come Richie McCaw, Keven Mealamu e Rodney So’oialo. Rischiava di perdersi per strada, poi nel 2005 si è trasferito in Inghilterra (ai London Irish) e ha cominciato a lavorare durissimo per emergere.
“Dopo che i miei due figli si sono addormentati, la notte mi metto al computer e analizzo le mie partite recenti, per capire in cosa posso migliorare”, ha raccontato. Dopo la straordinaria stagione 2007-2008 con i Wasps, è stato chiamato per la Nazionale inglese, per quale è divenuto eleggibile grazie ai tre anni di residenza. Esordio proprio contro i maori Pacific Islanders, l’8 novembre 2008. Oggi è già un punto fisso (uno dei pochi) dei bianchi allenati da Martin Johnson.
Phil Vickery, a distanza di 11 anni dal suo esordio nel torneo (allora ancora Cinque Nazioni), continua ad impressionare per la sua solidità. Curiosità: il pilone 33enne viene chiamato dai compagni “Inseminator”. Figlio di allevatori, prima dell’approdo al professionismo lavorava come fecondatore di bovini (con tanto di diploma di qualifica) nella fattoria di famiglia in Cornovaglia.
Mathieu Bastareaud (foto in alto) ha vent’anni ed è uno dei tanti giovanissimi approdati quest’anno nella Nazionale francese maggiore nella prospettiva dei Mondiali 2011. Nato a Parigi da famiglia originaria di Guadalupa, le sue doti fisiche sono impressionanti: 183 centimetri per 110 chili di pura potenza ed un baricentro basso che lo rende terribilmente difficile da buttare giù. Curiosità: è il cugino del difensore dell’Arsenal e della Francia William Gallas, di dieci anni più vecchio e suo idolo in gioventù, con cui si sente regolarmente per avere consigli.
Simon Danielli (foto), ala della Scozia, ha studiato Teologia ad Oxford.
Alun-Wyn Jones è il 73esimo giocatore con questo cognome chiamato a giocare con il Galles. Neanche i Boscolo a Chioggia…
L’articolo completo nel sito di Radio R101
I personaggi del Sei Nazioni 2009: Euan Murray
Euan Murray è tornato ed ha risolto i problemi in mischia chiusa della Scozia. Nella principale fonte di gioco la Nazionale del Cardo era stata dominata dalla Francia nella scorsa partita, mentre sabato ha retto contro una prima linea azzurra che è il nostro reparto maggiormente accreditato a livello internazionale.
Murray gioca con il Northampton (l’anno scorso una stagione di purgatorio in Division One con i Saints gialloverdi) ed è attualmente uno dei migliori piloni della Premiership. Si candida ad un posto nei Lions che quest’estate gireranno il Sud Africa.
Diplomato in Veterinaria, dichiara di avere due punti di riferimento nella sua vita. Uno è il padre Alistair, a sua volta ex pilone, con il quale da piccolo – oggi pesa 120 chili, distribuiti su 185 centimetri di altezza – praticava sessioni di mischia in cucina.
L’altro è la fede cristiana. Murray nel 2005 subì un gravissimo infortunio alla testa, scontrandosi contro l’irlandese Horgan in Glasgow-Munster. “Mi resi conto di essere stato vicino alla morte”, ha dichiarato il ventottenne scozzese, “dopo l’incidente ho cominciato a ripensare la vita e il rugby. La fede in Cristo mi ha aiutato nei momenti più difficili e da allora la ritengo la cosa più importante nella mia vita”.
Pugni e peae
Non se ne può più di tutta questa retorica sul rugby. Il nostro è e sarà sempre lo sport più bello del mondo, ma una certa immagine che si sta diffondendo ultimamente è, diciamo la verità, un po’ troppo melensa. Cioè che tutti in campo siano così gentiluomini, così rispettosi delle regole.
Chi di partite ne ha giocate o viste tante, sa bene che in campo – una volta ancor più di ieri – può succedere di tutto. Pure la rissa fa parte del gioco e quando capita capita, e – diciamoci ancor più la verità – al pubblico non è che dispiaccia. Magari non è molto educativa…
Ecco nel video cosa hanno combinato Toulon e Stade Français in uno dei primi match del campionato francese quest’anno. E sentirete il commentatore televisivo che accenna alla “bagarre” come nella “più pura tradizione del club rossonero” al Mayol, il mitico stadio in riva al mare di Tolone.
Capita spesso, insomma, che ci sia bisogno di spiegarsi bene in campo, soprattutto fra gli avanti. Quando succede, in Veneto si dice “pugni e peae”.
Nella foto: come fu ridotto Kieran Roche da Perry Freshwater, in un Perpignan-London Irish di Heineken Cup del dicembre 2007. Poi Freshwater fu squalificato per sole quattro settimane. In alto invece l’australiano James Horwill alle prese con la mischia della Francia nel test di luglio.