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La Fir ci ripensa, sub iudice le votazioni Celtic. Dondi vittima della “congiura” di Gavazzi?

Decisione a sorpresa. La Fir Annuncia che «il presidente Giancarlo Dondi, a seguito delle obiezioni mosse dalle entità sportive che hanno visto respinte le proprie richieste di partecipazione alla Magners Celtic League, ha dato mandato ai legali della Federazione al fine di verificare la correttezza e la legittimità della procedura seguita nel processo di valutazione delle candidature». Quindi l’ingresso del Benetton nel torneo anglosassone potrebbe essere posto all’ordine del giorno di un nuovo consiglio federale «successivamente all’esito delle verifiche in atto». Si riapre una speranza, quindi, per Treviso e per il rugby veneto dopo il clamoroso esito emesso dalle urne sabato scorso a Bologna.

Tortuosa e ancora una volta bizantina la decisione politica, per cui la Fir chiede di verificare la correttezza di procedure da lei stessa fissate. Un percorso volto probabilmente a fare chiarezza di fronte all’opinione pubblica ma che comunque potrebbe anche suggerire che sia in atto una spietata lotta di potere all’interno della Federazione, con la svolta epocale di un consiglio federale capace sabato di mettere in minoranza Dondi non solo sulla questione Celtic ma anche sulla nomina del rappresentante nel Comitato del Sei Nazioni. Ad essere votato, infatti, è stato l’ex presidente del Calvisano Alfredo Gavazzi, mentre è risultato escluso il candidato prescelto dal presidente, il padovano Andrea Rinaldo.

Una congiura di palazzo? In questo caso Dondi, uscito vincente dalle ultime elezioni con il 96% dei voti e da sempre con le redini del potere saldamente in pugno, non avrebbe affatto digerito lo sgarbo. A questo punto i legali della Fir potrebbero rendere nulle le votazioni del 18 luglio e le relative delibere.

Intanto da Treviso lunedì era partita una lettera rivolta alla Fir in cui si chiedeva di ottenere visione degli atti del consiglio federale e delle altre candidature per metterle a confronto con quella presentata dal Benetton, sulla carta imbattibile quanto a consistenza economica, organizzazione, palmares sportivo.

Intanto in un comunicato la dirigenza biancoverde puntualizza sulle critiche rivolte al suo progetto, rendendo noti alcuni stralci della documentazione di 74 pagine presentata alla Fir. Il club assicurava di «garantire la massima disponibilità di collaborazione nel rispondere alle esigenze delle Selezioni Nazionali, anche per l’eventuale uso delle nostre strutture», mentre sul fronte delle sinergie con le altre realtà del Veneto il progetto fa riferimento ad «un ampio respiro a caratura regionale». Si legge nel comunicato che «sul piano tecnico, si potrà stabilire la possibilità per giocatori appartenenti ad altre società di essere selezionati per la squadra che compete in Europa con la regolamentazione di apposite finestre», mentre «sul piano logistico deve essere contemplata la possibilità di poter disputare gli incontri della squadra europea in diversi stadi».

Il Benetton conferma anche l’ingaggio dei quattro big azzurri prelevati dal disciolto Calvisano (Cittadini, Garcia, Zanni e il padovano Leonardo Ghiraldini – gli ultimi due nella foto in alto, proprio contro Treviso), nonostante il decadere della prospettiva Celtic League.


Risiko Celtic, Venezia lancia l’allarme e propone un superclub con Petrarca e Rovigo. Rinascono i Dogi?

Mentre avanza il progetto Celtic League con l’ipotesi di due sole selezioni coinvolte nel torneo anglosassone, Venezia lancia un accorato grido d’allarme rivolto alla città e alla Federugby. E allo stesso tempo propone una partnership con Petrarca e Rovigo per la nascita di un superclub regionale, sorta di riedizione dei prestigiosi Dogi, e una iniziativa in grande stile per dimostrare il potenziale valore, anche commerciale, del Super Ten: il Veneto Derby Day del 26 aprile con Carrera-Casinò e Benetton-Femi Cz giocate nello stesso impianto sul modello del “double-header” londinese, con il quale si apre la Premiership a Twickenham.

“Abbiamo investito molto per portare Venezia al massimo livello ma ora potremmo essere costretti ad un ridimensionamento dei nostri impegni e dei nostri obiettivi”, ha spiegato il presidente Tommaso Pipitone (foto sotto), “abbiamo avviato progetti per l’ampliamento del nostro impianto a Favaro con la copertura della tribuna e la creazione di una seconda tribuna dal lato opposto, ma gli ultimi sviluppi ci costringono ad una riflessione sul futuro. L’eventuale abbandono della sponsorizzazione Casinò, in coincidenza anche con la crisi economica che colpisce altre aziende nostre partner, ci mette di fronte alla constatazione che la città è incapace di supportare lo sport attraverso le sue forze imprenditoriali”.

Quanto al risiko Fir-selezioni-club, Pipitone esprime per conto della sua società un disagio comune ad una grossa parte del movimento. “In assenza di regole chiare non siamo in grado di programmare la prossima stagione e il progetto Celtic League minaccia di “uccidere” il campionato”, sottolinea, “stiamo valutando una collaborazione con il Petrarca ed eventualmente il Rovigo, che per il momento è solo un’ipotesi ma che si prospetta come l’unico modo per sopravvivere ad alto livello, considerato anche che l’impianto di Favaro non ha i requisiti richiesti”.

Parte da Venezia anche l’iniziativa del Veneto Derby Day. “E’ un’idea che ci è venuta discutendo con il nostro allenatore Gajan delle sue esperienze in Giappone. Due derby veneti concentrati nello stesso stadio e nello stesso pomeriggio, uno di seguito all’altro, potrebbe convogliare le quattro tifoserie per un grande appuntamento promozionale. Vorremmo così dimostrare che il campionato italiano ha ancora valore, basta pensare ad un adeguato investimento di risorse per rilanciarlo”.

Qui sotto una formazione dei Dogi, leggendario team ad invito che raccoglieva i migliori giocatori veneti per sfide internazionali di alto livello.