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Rugby e fango. Tre foto e qualche pensiero in libertà alla vigilia di un anno decisivo

Tre foto di rugby, che mi è capitato di vedere recentemente, mi suggeriscono qualche pensiero in libertà alla vigilia delle feste del 2009.

La prima immagine è stata pubblicata di recente sul sito del San Francisco Chronicle e fa vedere alcuni militari della base di Kahn Neshin, in Afghanistan, impegnati a contendersi nel fango una pallone ovale. E’ probabile che si tratti di football americano e non di rugby, a giudicare dalla movenze dei giocatori senza palla e dalla provenienza dei soldati, marines statunitensi. Non cambia però lo sostanza, e cioè il valore di svago e di gioia che la pratica dello sport porta inevitabilmente con sè, anche in condizioni estreme come quelle di guerra.

La seconda foto è invece certamente di rugby, essendo stata scattata da Jeremy Duxbury nelle isole Fiji, alla Navuso High School.

L’immagine rientrava fra le finaliste del Premio “Photo of the Year” dell’International Board ed avrebbe secondo me meritato di vincerlo, essendo ben più significativa della foto, pur bellissima, che si è aggiudicata il riconoscimento dell’edizione 2009 (“The flying Samoan”, vedila qui). La foto di Duxbury si intitola “Rich kid” e con una certa amarezza sottolinea il vantaggio acquisito dal ragazzo con il pallone grazie alla possibilità di vestire delle scarpe, mentre gli altri giocatori corrono nel fango scalzi.

La terza foto che propongo risale al 1990 ed è tratta dalla rivista di allora “All Rugby”. Nell’immagine l’arbitro Pogutz fischia contro la mischia petrarchina nel derby fra Treviso e Padova; si riconoscono Giuseppe Artuso, Gianfranco “Gian” Barbini e, con il pallone, Guy Pardies. Una punizione di Oscar Collodo a 8′ dalla fine permetterà al Petrarca di Memo Geremia di vincere il match ed il settimo scudetto in undici stagioni. Nessuna nostalgia del passato, ma una riflessione. Allora il campionato si giocava spesso su campi fangosi, eppure di fronte a pubblici numerosi ed appassionati (perlomeno in Veneto). Oggi il campionato ha perso del tutto il suo appeal, mentre è la Nazionale ad attirare il grande pubblico.

Forse è sfuggito ai più che l’anno che sta cominciare sarà decisivo per il rugby italiano. Se dovesse arrivare la Celtic League bene, ma se l’ingresso di Treviso e Viadana fosse respinto o anche rinviato (eventualità possibile, forse probabile) ci ritroveremmo con due “entità” parcheggiate in un torneo sempre più indebolito e certo incapace di fare da serbatoio alla Nazionale. Inoltre, dopo la fronda estiva, i club triveneti sono stati accontentati con il dietro-front federale sulla questione Celtic, ma sono pronti alla rivolta se tutto dovesse saltare. Per gli 80mila di San Siro fanno festa gli organizzatori, ma il movimento è lacerato ed il rugby italiano oggi non può certo dirsi in salute. Un 2010, insomma, tutto da scoprire.


Il gigante Lawes e la storia del Franklin’s Garden. Missione (quasi) impossibile per il Benetton

Al Franklin’s Garden di Northampton giocarono, naturalmente vincendo, i primi All Blacks neozelandesi in tournèe in Europa, i cosidetti “Original”. Era il 1905 e la storia viene raccontata da Lloyd Jones nel “Libro della gloria”, una delle opere più suggestive sulla palla ovale. In un luogo così impregnato di tradizione e di passione per il rugby il Benetton disputa oggi il terzo turno di Heineken Cup, di fronte a 13mila tifosi per l’ultimo appuntamento annuale dei “Saints” in maglia verde, nero ed oro, protagonisti finora di una stagione ricca di soddisfazioni (terzo posto in Premiership, una vittoria sul Munster in Europa prima della sconfitta a Perpignan).

L’impegno è durissimo, quasi proibitivo per i biancoverdi, i quali si trovano ad affrontare l’intensità di gioco internazionale dopo una lunga astinenza e due match non pienamente convincenti nel Super Ten, contro Venezia e L’Aquila. Ma dopo l’exploit di Heineken Cup contro il Perpignan – e con la Celtic League all’orizzonte – Treviso è oggi chiamata a dimostrare la sua competitività su qualsiasi terreno straniero. L’allenatore Franco Smith (foto) da parte sua si ritrova finalmente con una squadra al completo, o quasi: in un organico di 40 atleti mancano all’appello solo Williams, Orlando, Costanzo e Neethling, mentre sono ormai vicini al rientro importanti pedine a lungo out come Marcato, Sbaraglini e De Jager.

Lo schieramento per la partita del Franklin’s Garden prevede Marius Goosen in cabina di regia e Tobie Botes all’ala (quasi un secondo estremo, per fronteggiare al meglio il gioco al piede degli inglesi), con il rientro a tutti gli effetti di sette nazionali nel XV titolare. Il Northampton è una squadra priva di grandi finisseur ma dal gioco terribilmente efficace, soprattutto sul campo di casa, dove nei 7 match di questa stagione non ha mai perso.

Ad attrarre l’attenzione dei tifosi delle Midlands è stato di recente il seconda linea Courtney Lawes (201 cm per 115 chili – foto in alto, sotto il video di un suo placcaggio su Thomas del Montpellier), cresciuto a 100 metri dallo stadio, titolare ad appena vent’anni e già celebre per i suoi placcaggi devastanti. “Ma il loro giocatore migliore è probabilmente l’altra seconda linea, Jaundre Kruger, molto fisico e allo stesso tempo tecnico”, sottolinea Smith, dando inevitabilmente credito al conterraneo  sudafricano che tuttavia oggi parte in panchina.

“Nel complesso Northampton e Benetton si assomigliano, io e il loro allenatore (Jim Mallinder, ndr) abbiamo la stessa visione del rugby”, commenta Smith, “a differenza di Perpignan e Munster sono una squadra senza grandi stelle ma molto bene organizzata, nella quale ogni giocatore sa bene cosa fare in campo. Sono molto aggressivi nei punti di incontro, dovremo essere disciplinati e pazienti per rispettare il nostro piano di gioco”. Motivazioni supplementari per Andy Vilk, con la maglia dei Saints dal 2003 al 2006.

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Il caso Celtic entra nella fase calda, entro fine mese i verdetti del Coni e delle due commissioni Fir

Il caso Celtic League entra nella fase più calda. Entro la fine del mese, infatti, la Fir deve esprimersi sulla definitiva ufficializzazione delle due candidate italiane al torneo anglosassone, confermando il verdetto del consiglio federale dello scorso 18 luglio (a favore dei progetti Aironi Viadana e Praetorians Roma) oppure recuperando in extremis Treviso ed il Veneto.

La scorsa settimana i dossier delle quattro pretendenti sono stati valutati negli uffici romani dagli esperti della Deloitte, una delle più accreditate società di analisi finanziaria al mondo, mentre prosegue il lavoro delle due commissioni della Fir che devono esaminare entro il 30 settembre la conformità ai parametri richiesti per le due franchigie prescelte.

Quanto al ricorso del Benetton Treviso alla giudizia sportiva, il club biancoverde non ha ottenuto di poter visionare gli atti del consiglio della discordia, come richiesto, e discuterà la vicenda nell’udienza fissata per il 5 ottobre, presumibilmente dopo nuovi sviluppi (ed un nuovo consiglio federale nel weekend precedente).

Nel frattempo la Fir attende che il Coni, suo organo di controllo, si esprima sulla regolarità dell’iter che ha portato alla votazione. Giancarlo Dondi, che ha sostenuto Gianni Petrucci nella sua rielezione alla presidenza, dovrà ora giocare al meglio le sue carte sul fronte politico. Il presidente dell’Olimpic Roma, Paolo Abbondanza, si dice intanto sereno sull’esito delle verifiche: «Non ci sentiamo messi in discussione, abbiamo presentato una candidatura che è stata ritenuta valida dagli advisor della Fir e quindi l’assegnazione è del tutto regolare: l’esclusione di Roma non è neppure ipotizzabile».

Ieri il Benetton ha rescisso consensualmente il contratto con il flanker australiano Mark Gilbride (nella foto), ritrovatosi chiuso in una rosa di 41 giocatori ed in seguito all’arrivo dell’azzurro Zanni.


Super Ten al via con il gradito ritorno dell’Aquila. Dondi: “Resta un campionato importante”

“In tre mesi siamo tornati indietro di dieci anni”, commentava ieri il dirigente di una squadra veneta a margine della presentazione dell’ottantesimo campionato italiano di rugby, all’Hotel Gallia di Milano. Nella cerimonia ufficiale la Fir, come è giusto che sia, cercava intanto di focalizzare l’attenzione sugli aspetti positivi del ultimo Super Ten prima dello sbarco italiano in Celtic League, come l’apertura agli italiani e ai giovani e il ritorno sulla massima ribalta dell’Aquila: stasera i neroverdi sono in campo contro il Viadana nell’anticipo, rappresentando la speranza di rinascita della città proprio nel “Fattori” divenuto tendopoli nei giorni dell’emergenza.

E’ l’intervento di Gianni Boscolo, vice-presidente del VeneziaMestre, a rompere con la diplomazia che domina la presentazione. “Non ci si può nascondere che se tutti i club danno spazio ai giovani italiani è semplicemente perchè costano meno”, afferma Boscolo, “le società non hanno più soldi, abbiamo finito la scorsa stagione piangendo e piangendo cominciamo la nuova stagione”. Beata sincerità.

“Il campionato resterà sempre la competizione più importante del rugby italiano, nonostante la Celtic League“, assicura il presidente della Fir Giancarlo Dondi, dribblando così l’evidenza che tutti i migliori giocatori verranno assorbiti dai due superclub: “Molti azzurri rientreranno dai campionati esteri e il campionato sarà arricchito dai giovani usciti dall’Accademia federale, tutti di ottimo livello”. Mentre martedì prossimo una commissione della Celtic League esaminerà le credenziali economiche delle candidate, domani esordiscono le venete con Venezia-Rovigo, Prato-Benetton e Petrarca-Gran Parma.

Se lo scudetto sembra storia fra Benetton Treviso e Viadana, le altre giocano fino all’8 maggio per evitare l’unica retrocessione, con anticipi televisivi al venerdì sera (ma Prato, Roma, Venezia e Rovigo non hanno illuminazione adeguata). Finale il 29 maggio non più a Roma dopo l’ultimo clamoroso fiasco. “Era un esperimento, non ripeteremo l’errore: si giocherà in una sede a distanza intermedia fra le città delle due finaliste”, ha detto Dondi.


Bettarello: “Benetton isolata, ma decisione assurda della Fir. I consiglieri veneti si dimettano”

Dal Corriere del Veneto del 2 agosto 2009.

Da sempre Stefano Bettarello è una delle figure più controverse del rugby italiano. Fin da quando, giovanissimo, emergeva nel Rovigo come uno dei talenti più cristallini che la palla ovale abbia mai avuto ed intraprendeva però poi una carriera da genio incompreso, ottenendo prestigiosi riconoscimenti internazionali come la convocazione con i Barbarians ma finendo anche in “purgatorio” a Mogliano prima di approdare nel Benetton.

Nel corso dell’assemblea del rugby triveneto a Mestre, giovedì sera, Bettarello è stato ancora a suo modo protagonista. Alla richiesta di intervento del rodigino è seguito il distinguo del presidente del Civ Roberto Bortolato (l’ex azzurro non aveva diritto di parola in quanto non tesserato, secondo le regole prefissate per la riunione) e quindi la rinuncia polemica di Bettarello a parlare, nonostante il sostegno della platea e le immediate scuse dello stesso Bortolato.

“Escludere dalla Celtic League il Benetton Treviso e quindi tutto il rugby veneto è una delle decisioni più scandalose della storia di tutto lo sport italiano, visto l’importanza della regione nella palla ovale”, commenta Bettarello. “Credo che i consiglieri federali veneti, di fronte a quanto successo, avrebbero avuto il dovere di rimettere il loro mandato”.

Ma l’ex piede d’oro azzurro considera anche gli errori del Benetton nel formulare la propria candidatura. “Peccato che quelli della Federazione non mi abbiano lasciato parlare”, scherza il rodigino, che poi puntualizza: “Secondo me non ha sbagliato solo la Fir. Credo che Treviso, da un punto di vista di politica federale, abbia scelto da tempo di isolarsi, o comunque di non impegnarsi per fare opposizione al presidente Dondi. Ed alla fine ecco ciò che ha ottenuto”.

Nella foto Stefano Bettarello con la maglia dei Barbarians nel 1987.