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Celtic League, il rugby veneto sconfitto dai giochi di potere. Ma è un harakiri per tutto il movimento
Dal Corriere del Veneto del 21 luglio 2009.
Quella del rugby veneto è stata, a partire dal dopoguerra, una splendida avventura sportiva e sociale, con ingredienti di epica e poesia e protagonisti di alta statura morale: si pensi al segno indelebile lasciato a Padova da una personalità come “Memo” Geremia. Le vicende della palla ovale, relegata in Italia al ruolo di disciplina minore fino a pochi anni fa, si intrecciavano profondamente nel tessuto cittadino delle tre piazze storiche ma anche in molti centri più piccoli – “squadre piccole, ma cattive”, dice Marco Paolini nel suo spettacolo ispirato al rugby – mentre il Rovigo (foto) e il Petrarca facevano collezione di scudetti, lanciando la volata al dominio più recente del Treviso con il marchio Benetton.
Complessivamente dal 1950 ad oggi sono 35 i titoli tricolori che arrivano in Veneto, dove il rugby scrive le sue pagine più belle (la prima volta degli All Blacks, i 20mila dell’Appiani nel ‘77, i successi dell’Italia di Georges Coste) e coltiva i suoi campioni più dotati. Passano per esperienze con questo sport ragazzi che diventeranno poi fra le forze migliori della società veneta nei rispettivi campi professionali, serbandone sempre con sé i modelli di sacrificio, solidarietà, rispetto delle regole.
Con la decisione da parte della Federugby di favorire la candidatura alla Celtic League di Roma e di Viadana, un paese di 18 mila abitanti sulla riva mantovana del Po, il viaggio del rugby veneto giunge al capolinea, escluso dagli scenari internazionali e dai futuri progetti di sviluppo. Clamorosa occasione persa per un territorio che non gode certo di buona salute sul piano economico e per il quale la partecipazione ad un importante torneo anglosassone sarebbe stato un preziosissimo spot turistico. E harakiri per il movimento della palla ovale nazionale, che così si amputa del suo organo vitale, la regione dalla quale ha inizio la filiera dei giocatori azzurri con oltre 10 mila tesserati e un centinaio di società.
La candidatura di Treviso, irreprensibile per solidità economica-organizzativa e per palmares sportivo, è stata bocciata dal consiglio federale di sabato, a Bologna. I sette consiglieri della regione, grandi accusati del giorno dopo, assicurano all’unisono di avere votato a favore del Benetton. E giura di avere fatto lo stesso anche il presidente Giancarlo Dondi, che pure ha sempre visto nel club biancoverde, nel suo general manager Vittorio Munari, nella crescita di potere del Veneto gli avversari politici più insidiosi. E che pure ha subìto le pressioni delle forze politiche che governano la capitale.
Certo l’iter che ha portato alla votazione è stato poco chiaro, ma questa non è una novità quanto alle politiche della Fir. Adesso sono lacrime di coccodrillo quelle del presidente, che per l’assolutezza del potere all’interno della Fir viene chiamato da molti “l’imperatore”? La verità rimarrà per sempre nel segreto delle urne. Ma è possibile che questa volta l’Imperatore, e con lui soprattutto il Veneto, siano effettivamente vittime di una manovra bizantina fra i consiglieri della Lombardia e del Centro Sud, orchestrata dal bresciano Alfredo Gavazzi. Nominato anche nel comitato del Sei Nazioni, l’ex patron del Calvisano avrebbe così vinto la prima battaglia nella guerra alla successione di Dondi alla guida di una Fir con un budget ormai di oltre 25 milioni di euro a stagione.
Da sempre quello della rappresentanza politica è uno dei grandi problemi del Nord Est, e non solo nel rugby. Anche questa volta il Veneto – che spesso vince nello sport – viene sconfitto nel gioco del potere.
Sempre più crisi nel Super Ten, ma il Rovigo prova a rilanciare con Pagano general manager
La calda estate del rugby attende la decisione della Federazione, annunciata “entro luglio”, della due franchigie designate a rappresentare l’Italia nella Celtic League. La candidatura del Benetton è in pole position ma l’assegnazione a Treviso non è affatto scontata, considerato l’insanabile dualismo politico Dondi-Munari (nella foto, particolare da AllRugby in edicola).
Il club della Ghirada si è presentato da solo alla corsa per la Celtic ma assicura che una volta ottenuta la partecipazione al torneo anglosassone coinvolgerà l’intero territorio veneto, studiando sinergie con le altre piazze. Intanto la Fir deve incassare la bocciatura della sua candidatura alla Coppa del Mondo e la crisi – economica ma anche “di vocazioni” – che sta stravolgendo il Super Ten alla vigilia della riforma complessiva dei campionati al via dalla stagione 2010-2011.
Il Calvisano, unica società in grado di interrompere l’egemonia del Benetton con gli scudetti 2005 e 2008, non si iscriverà al massimo campionato, seguendo l’esempio della Capitolina (già ripescata L’Aquila).
E se si instaurasse un effetto domino prima della scadenza delle iscrizioni al torneo, il 10 luglio? Oggi peraltro i giocatori sotto contratto con il Calvisano, fra i quali una decina del giro della Nazionale, si ritrovano senza club, mentre il mercato francese è già chiuso e quello inglese attanagliato dalla crisi economica.
Altri club che avevano investito molto nel futuro come il VeneziaMestre pensano a formule ormai di semi-professionismo, con una riduzione del budget del 50 per cento. Un ridimensionamento ampiamente generalizzato, con la sola eccezione di Benetton e Viadana (ma anche i mantovani hanno operato tagli nei contratti).
Il neo-allenatore Marzio Innocenti ha previsto un solo allenamento quotidiano, concentrato nella pausa pranzo, per permettere ai giocatori una parallela carriera nel lavoro o nello studio. “Il professionismo nel rugby italiano è un esperimento fallito”, sottolinea il tecnico, da sempre su posizioni dissidenti rispetto al potere federale. Intanto riduzioni di ingaggio per tutti e taglio degli stranieri, mentre l’addio di Giovanni Boccalon (Rovigo) e Paolo Frasson (Riviera) impone ai veneziani di ripensare lo schieramento di prima linea.
A Rovigo si lavora per una ristrutturazione della società. «Il ritiro del Calvisano è causa di nuove incertezze per tutto il movimento», commenta la presidentessa rossoblù Susanna Vecchi, «comprendo le ragioni della società lombarda e sono stupita che dalla Federazione non sia giunto un solo commento ufficiale. Fatto sta che il prodotto-campionato viene ulteriormente svilito e cercare investitori diviene ancora più difficile. Lo scorso anno non siamo riusciti a coprire il bilancio e credo l’abbiano fatto solo un paio di società del Super Ten. Per la prossima stagione il nostro bugdet si assesterà attorno al milione e 300 mila euro, con una riduzione del 30 per cento circa».
Mentre è giunta la conferma dello sponsor Femi-Cz (Francesco Zambelli aveva precedentemente annunciato l’abbandono), la novità a Rovigo è l’arrivo di Antonio Pagano, ex direttore marketing del Viadana (nella foto con il team manager Andrea Scanavacca e la presidentessa Vecchi), con funzioni di general manager. «Abbiamo preferito sacrificare qualcosa per la squadra e consolidare invece l’assetto societario», dice Susanna Vecchi, «con il lavoro di Pagano, un dirigente di provate capacità e con l’esperienza di Viadana alle spalle, puntiamo ad un maggiore radicamento nel territorio».
Estate di grandi manovre anche a Padova, con il Petrarca che deve delineare i progetti per la nuova stagione. Per il nuovo presidente Enrico Toffano si prospetta un difficile compito, anche alla luce degli impegni contrattuali presi ancora prima della perdita dello sponsor Carrera e dei nuovi e più modesti panorami aperti dalla riforma dei campionati.
Ed intanto, dove finiranno ora i giocatori del Calvisano? All’estero non c’è più mercato per gli azzurri. Solo per Simone Favaro ci sono stati gli interessamenti di alcuni club francesi, che possono ancora tesserare un jolly. “Lo scenario è apocalittico”, confessa un procuratore.
Ragazzi, che Venezia! Gajan rivoluziona il XV, difesa e aggressività stordiscono Calvisano
Dal Corriere del Veneto del 26 ottobre 2008.
Dopo due successi sfiorati contro Viadana e Parma, il Venezia fa la prima vittima fra le “grandi” del Super Ten. Ed è un successo che fa rumore: perchè a cadere è il Calvisano campione d’Italia e perchè la vittoria del Casinò è nettissima, al di là del 36-24 finale (era 26-3 al cambio di campo e 36-10 a 3′ dal termine).
Bravo Christian Gajan, che ha rivoluzionato per l’occasione l’assetto della sua squadra, azzeccando tutte le scelte. Josh Levi apertura, Montauriol e Wium in seconda linea – due flanker, alle spese di saltatori di ruolo come Minello e Rameka – e Garth Ziegler subito in campo a quattro giorni dal suo atterraggio a Tessera. E il biondo 22enne dello Zimbabwe, con passaporto svizzero, ha schiacciato in meta dopo soli 21 minuti (nella foto, festeggiato da Dallan e Benetti).
“Non si trattava di prendere grossi rischi, perchè sono sicuro delle qualità dei miei giocatori”, dice Gajan (foto a fianco) alla fine, “ognuno ha alzato il proprio livello di gioco, a cominciare dai giovani come Pipitone e Benetti. Levi ha tutte le carte in regola per giocare apertura e creare pericoli proponendosi a ridosso della linea del vantaggio”. Mentre il Benetton passava di misura sul campo della Capitolina (21-17, due mete di Galon e calci di Marcato) e Rovigo si confermava solidissima espugnando Parma (30-20 all’Overmach con un super Basson, a segno assieme a Favaro e Bacchetti), il Calvisano imbottito di azzurri scopriva a Favaro un Venezia arrabbiato come non mai, tostissimo nei punti di incontro grazie anche al lavoro sporco ma preziosissimo di Gareth Krause, appena giunto dalla Currie Cup sudafricana.
Superbi nei placcaggi anche Candiago e Palmer, mentre appare rinato Manuel Dallan, una diga nel midfield. E’ partendo proprio dalla difesa che Gajan sta scolpendo il profilo della sua squadra, annunciata d’ora in poi come un ostico avversario per tutti, soprattutto a Favaro.
Dopo aver costruito un cospicuo vantaggio nel primo tempo, gli amaranto-oro hanno un po’ traballato nella ripresa ma proprio nel momento di maggiore affanno è arrivata la meta di Levaggi, nata da un contrattacco di “Ferro” Carlesso in cui sta racchiusa tutta la reattività e la voglia di vincere dei suoi. Preciso dalla piazzola Corrado Pilat con un ottimo 8 su 10 (3 su 3 le trasformazioni, 5 su 7 le punizioni). Ha portato bene ai padroni di casa la presenza di Oscar Pistorius, che ha calciato il kick-off (nella foto, con John Kirwan).
Giorni difficili per Marc Delpoux. A differenza di Gajan, che ha scelto Venezia rinunciando al Giappone e al Top 14 transalpino, al tecnico del Calvisano il campionato italiano non piace ed è pronto a rientrare in Francia a fine stagione. L’ha fatto sapere all’indomani di Biarritz-Calvisano scatenando un vespaio di polemiche. E intanto a Favaro l’arbitro al Calvisano non ha perdonato assolutamente nulla.
“Non sono d’accordo con Delpoux, secondo me il campionato italiano sta comunque crescendo di anno in anno”, ha spiegato Gajan, “l’arbitro tende sempre a fischiare a favore della squadra capace di mettere maggiore pressione e quelli siamo stati noi, in un certo momento della ripresa poi è stata la volta del Calvisano. Sono soddisfatto delle nostre performance difensive e voglio sottolineare in questo l’importanza del lavoro svolto da Ciro Sgorlon. L’arrivo di Krause è importante, è un giocatore concreto, intelligente, con un approccio da vero professionista. Ora attendiamo anche Mentz”.
(foto di Andrea Pozzobon, per gentile concessione del VeneziaMestre Rugby)
