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	<title>Rugbypeople &#187; Bruno Francescato</title>
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	<description>Lo sport più bello del mondo, la sua gente</description>
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		<title>Auguri Tarvisium, splendida quarantenne. Da San Giuseppe l&#8217;avventura del rugby più autentico</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Oct 2009 10:21:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elvis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Brusaporco Rugby Club]]></category>
		<category><![CDATA[Storie di rugby]]></category>
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		<description><![CDATA[Era il 2 agosto 1969, &#8220;festa dei omeni&#8221;. A San Giuseppe un gruppo di rugbisti giovanissimi fondava la A.S. Ruggers Tarvisium dopo qualche anno di apprendistato sotto l&#8217;egida della polisportiva parrocchiale, la Lupino di don Giulio. Presidente Natalino Cadamuro, unico maggiorenne.
Al tempo Treviso, saldamente in mano al monocolore DC del sindaco Marton, è una città [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2009/10/tarvisium.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-764" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" title="tarvisium" src="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2009/10/tarvisium-300x239.jpg" alt="" width="240" height="191" /></a>Era il 2 agosto 1969, &#8220;festa dei omeni&#8221;. A <strong>San Giuseppe</strong> un gruppo di rugbisti giovanissimi fondava la <strong>A.S. Ruggers Tarvisium</strong> dopo qualche anno di apprendistato sotto l&#8217;egida della polisportiva parrocchiale, la Lupino di don Giulio. Presidente <strong>Natalino Cadamuro</strong>, unico maggiorenne.</p>
<p>Al tempo Treviso, saldamente in mano al monocolore DC del sindaco Marton, è una città che rappresenta tutti i vizi e le virtù dell&#8217;Italia dei campanili (ricordate &#8220;Signore e signori?&#8221;). Ha già conosciuto un primo boom economico, ma non essendo ne&#8217;operaia ne&#8217; universitaria non ha vissuto i fermenti del Sessantotto. Il tasso di analfabetismo resta ancora al 9%. Fra le contraddizioni di questa realtà germoglia l&#8217;avventura della Tarvisium, che rapidamente diventerà un modello per il rugby italiano e un inesauribile serbatoio di uomini per gli scudetti marcati Metalcrom-Benetton e per la maglia azzurra.</p>
<p>Prima finale del campionato giovanile nel 1972, a soli tre anni dalla nascita, poi cinque scudetti juniores fra il &#8216;73 e l&#8217;84. Alla scuola delle <strong>&#8220;magliette rosse&#8221;</strong> centinaia di giovani trevigiani diventano atleti e cittadini, in un&#8217;esperienza educativa di alto valore ed allo stesso tempo spontanea e appassionata.</p>
<p>Oggi la Tarvisium è una splendida quarantenne, un club che è nuovamente vivace dopo qualche anno di penombra e che sabato 3 ottobre, nell&#8217;aula magna della scuola Stefanini, ha festeggiato l&#8217;anniversario con tutti i protagonisti del suo lungo viaggio. <em>&#8220;Un&#8217;appuntamento aperto ai molti sono passati dalla Tarvisium ma anche all&#8217;intera città&#8221;</em>, spiega il presidente <strong>Guido Feletti</strong>, <em>&#8220;continuamo a credere nei giovani. I tesserati fra l&#8217;under 6 e l&#8217;under 16 sono circa 160 e di loro si occupa uno staff di 24 tecnici, mentre altri 90 atleti orbitano fra under 18, under 20 e prima squadra&#8221;</em>.</p>
<p><a href="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2009/10/nello-donzelli-tagliata.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-768" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" title="nello-donzelli-tagliata" src="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2009/10/nello-donzelli-tagliata.jpg" alt="" width="430" /></a>La prima Tarvisium viveva fino in fondo gli umori degli anni Settanta e l&#8217;antagonismo sociale della periferia, tradotto nelle metafore del rugby come sacrificio collettivo ed in un autentico culto del placcaggio. <em>&#8220;Le nostre magliette erano sbiadite e rattoppate e quelle dei nostri avversari nuove di zecca, ma la scarsità di mezzi non era un limite, al contrario ci esaltava&#8221;</em>, ricorda <strong>Gilberto Breda</strong>, decoratore, uno dei pionieri e autore del simbolo del grappolo d&#8217;uva, <em>&#8220;in questo senso, certo esagerando, si viveva il clima sessantottino di coloro che erano dalla parte dei poveri, degli umiliati, dei derelitti&#8221;</em>.</p>
<p>La Tarvisium di oggi, pur messo da parte il côté ribelle, rappresenta comunque il volto più espressivo del rugby di base di fronte agli assalti di un professionismo grossolano e omologante. Valori racchiusi nel motto &#8220;rugby per tutti&#8221;. <em>&#8220;Crediamo che ognuno possa trovare un posto in squadra, dentro e fuori dal campo, nel nostro sport nessuno è mai escluso&#8221;</em>, sintetizza Feletti.</p>
<p><img class="alignright" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" src="http://www.gandypensiero.org/tuttogandy/senza%20pass/rugby/Stemmi%20&amp;%20Simboli/tarvisium.jpg" alt="" width="120" height="118" />Il simbolo della continuità fra il passato e il presente è <strong>&#8220;Ino&#8221; Pizzolato</strong>, l&#8217;allenatore di tutti e un secondo padre per molti: per quarant&#8217;anni, ininterrottamente, una figura inconfondibile a bordo campo. E poi i <strong>Francescato</strong>. I fratelli della prima nidiata &#8211; Nello, Bruno e Rino &#8211; furono fra i talenti più cristallini della scuola di San Giuseppe, pur in buona compagnia: da <strong>Zanon</strong> a <strong>Zorzi</strong>, fino a <strong>Robazza</strong> e <strong>Marchetto</strong>. Ivan portò l&#8217;Italia nel Sei Nazioni prima di andarsene una notte di dieci anni fa, ed oggi una terza generazione di Francescato sta crescendo sui campi della Tarvisium a Monigo. Sempre indossando una maglietta rossa.</p>
<p><em>Nella foto Nello Francescato in meta con la maglia della Nazionale contro gli All Blacks a Rovigo, nel 1979. Foto Donzelli (da &#8220;La finta di Ivan&#8221;)</em></p>
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