Tag Archive
Aironi Viadana Alessandro Zanni Amerino Zatta Andrea Marcato Benetton Treviso Brendan Williams Carrera Padova Casinò di Venezia Celtic League Coppe Europee 2008-2009 Federugby Femi-Cz Rovigo Franco Smith Garth Ziegler Giancarlo Dondi Giocatori cult Heineken Cup Il diario dei Mondiali Josh Levi Leonardo Ghiraldini Luke McLean Magners Celtic League Magners League 2010-2011 Marius Goosen Martin Johnson Mauro Bergamasco Nick Mallett Petrarca Padova Rovigo Rugby Rovigo Scozia Sei Nazioni Sei Nazioni 2008 Sei Nazioni 2009 Sei Nazioni 2010 Super 10 2007-2008 Super 10 2008-2009 Super 10 2009-2010 Super Ten Tobie Botes Toulon Umberto Casellato Uncategorized Verso la World Cup Vittorio Munari
2009, l’anno della Celtic. Al Rovigo e a Massimo Brunello gli oscar del 2008
Si apre un anno fondamentale per lo sviluppo del rugby italiano, proiettato verso inediti orizzonti professionistici con la decisione della Federugby di aderire alla Celtic League. Modalità e tempi restano da definire, ma a nove anni dall’ingresso nel Cinque Nazioni, divenuto appunto Sei Nazioni con gli azzurri, il padre padrone della palla ovale nazionale Giancarlo Dondi imprime al movimento una nuova decisiva svolta, pur circondata da polemiche e perplessità del tutto legittime.
Una fase di passaggio che invita anche a riflettere sui modelli adottati dai club della nostra regione, sempre comunque protagonisti non solo nel Super Ten ma anche nella produzione di talenti: a fianco dell’Argentina il Veneto resta tuttora il serbatoio principale della Nazionale azzurra, come dimostra il dato dei cinque padovani in campo all’Euganeo contro l’Australia lo scorso 8 novembre.
Il 2008 si conclude con un Treviso sempre al vertice del campionato ma privo dello scudetto (perso a Monza lo scorso 7 giugno contro Calvisano) e ancora bastonato in Heineken Cup, anche se con la giustificazione del girone-monstre con Leicester, Ospreys e Perpignan. Se Brendan Williams (foto) resta l’uomo in più per il Benetton, perlomeno contro gli avversari dei campi nostrani, pesano ancora sul rendimento dei biancoverdi infortuni gravi come quelli recenti a Picone e al capitano De Jager.
Ma al di là dei risultati, tuttavia, mai come oggi è sembrata smarrita l’identificazione fra città e squadra che ha costituito per decenni il sostrato culturale del rugby biancoverde (e prima ancora biancazzurro). Basterà un’eventuale Celtic League a risvegliare la passione dei trevigiani?
Quasi all’opposto di un modello che stenta ad affermarsi come quello del Benetton della troika Munari-Zatta-Smith si ritrova il pensiero marcatamente “made in Polesine” del Rovigo, con un attaccamento purista alle radici e dei risultati che sul fronte del Super Ten continuano a sorprendere, soprattutto in relazione alle risorse economiche disponibili.
Se esistesse nel nostro rugby un premio per l’allenatore dell’anno, difficilmente l’edizione 2008 sfuggirebbe a Massimo Brunello (nella foto, assieme all’assistant Flaviano Brizzante), capace di condurre i “bersaglieri” ad un passo dai playoff nel passato torneo e di mantenerne la competitività anche in quello in corso, valorizzando allo stesso tempo giovani come Bacchetti, Favaro e De Marchi.
Nel mezzo, forse ancora alla ricerca di un modello per far fronte alle sfide del professionismo, Petrarca e VeneziaMestre, che hanno sì raggiunto i rispettivi obiettivi nella stagione scorsa (semifinale e salvezza) ma che continuano a dibattersi in un’altalena di risultati e a rinviare l’esame di maturità.
(foto da www.rovigooggi.it, www.benettonrugby.it e da bloggers.it-viscardini)
Leicester troppo forte. Il Benetton resiste 50′ e poi crolla, ma è festa di pubblico
![]()
Dal Corriere del Veneto del 19 ottobre 2008.
43 punti in mezz’ora. Il Leicester suona a Monigo un ritmo sfrenato, decisamente insostenibile per le gambe del Benetton, già fiacche dopo 50′ di durissima battaglia. Dal 16-17 che regala un sogno ai tifosi di Treviso ad inizio ripresa, lo score si rovescia in un impietoso 16-60 e in un carosello di sei mete per la gioia dei colorati supporters inglesi (tanti, almeno 1.500). Johne Murphy – nella foto col 14 – ne fa tre, e quindi ciò che gli inglesi chiamano “hat-trick”, il trucco del cappello.
Ma la giornata non è da affatto buttare, per i biancoverdi (scesi in campo però in maglia giallo fluorescente). “Per 50 minuti abbiamo lottato alla pari, l’anno scorso mollavamo a metà tempo”, sottolineava Franco Smith negli spogliatoi, in fin dei conti soddisfatto, con la premessa nota a tutti che Leicester è una multinazionale con ambizione e mezzi per vincere sia Premiership che Heineken Cup.
Quando Heyneke Meyer ha iniziato a chiamare i cambi, i sostituti erano stelle del livello di Rabeni e Hougaard… E’ cominciata allora una seconda partita, senza storia, con i biancoverdi senza ossigeno ai muscoli e al cervello: brutto il gesto alla Zidane di capitan De Jager, che costa il giallo al 73′.
Nella prima partita il Benetton, pur soffrendo in mischia, era piaciuto per la pressione difensiva e l’intensità fisica. E’ stato sfortunato per gli infortuni (Picone esce in lacrime: lussazione alla spalla, stopo di almeno tre mesi e addio alla Nazionale) ma ha saputo creare alcune belle occasioni da meta, pur sfruttate una sola volta per il 17-16 di De Jager.
E ha trovato in Andrea Marcato un regista ordinato e più maturo, tosto anche in difesa con i 4 chili guadagnati dallo scorso Sei Nazioni. Sarà stato contento Nick Mallett, fra gli spettatori di Monigo. “Il risultato è un po’ bugiardo, perchè è stata una partita dura e il Benetton ci ha impegnato molto dal punto di vista fisico”, ha detto Meyer alla fine, “sono molto soddisfatto dell’apporto dato dalla panchina, che ha fatto la differenza nell’ultima mezz’ora. Con il Benetton non c’è una differenza di classe, quanto piuttosto di fitness. Credo che abbiano la possibilità di vincere una o due partite nel girone, e lo auguro a Smith anche perchè questo potrebbe essere decisivo per il nostro passaggio del turno”.
Voto 8 ai tifosi del Leicester. I supporters inglesi, fra l’ubriaco e il demenziale, sono sempre spettacolari. E le partite di Heineken a Treviso sono grandi spettacoli per chi il rugby. Voto 4 alla maglia del Benetton. Inguardabile, un pugno sullo stomaco. Eppoi ce l’hanno già quelli che fanno i lavori sull’autostrada.
De Jager, la maglia numero 13, il ruolo di capitano. Buona la prima del Benetton a Monigo
Dal Corriere del Veneto del 21 settembre 2008.
Era da più di otto anni che sul prato di Monigo non si vedeva la maglia biancoverde del Benetton con il numero 13. Da quando cioè, nella notte fra il 18 e il 19 gennaio ‘99, gli dei del rugby non rubarono a Treviso uno dei suoi talenti più puri e forse il più amato fra tutti, Ivan Francescato. Ritirata da allora, la maglia numero 13 è stata ripristinata dal Benetton in questa stagione, su richiesta della Erc.
E ieri l’ha davvero onorata Benjamin De Jager, neo capitano dei biancoverdi dopo il “vaffa” all’arbitro che è costato a Goosen la squalifica e quindi la fascia. Il “Big Ben” di Piazza dei Signori, sudafricano di nascita ma italiano in virtù degli otto anni a Catania, è stato il migliore in campo nel derby con il Casinò di Venezia vinto da Treviso senza incertezze: 38-13 il finale, che avrebbe potuto essere anche più rotondo se i biancoverdi non avessero sprecato molto, pure con lo stesso De Jager.
“Mi hanno raccontato di Ivan, per me è un onore oggi vestire questa maglia ed essere il capitano di un gruppo di cui sento in ogni momento, in campo, tutta la fiducia”, raccontava alla fine Benjamin, ancora con un forte accento siculo. Ma quella maglia gli veste bene anche perchè De Jager, se vogliamo, di Ivan ha anche quella stessa voglia di sorridere sotto i capelli lunghi, un po’ spettinati, e – raccontano – un irresistibile appeal con il gentil sesso. Al match del sudafricano è mancata solo la meta, a quello hanno pensato Mulieri due volte, Vilk, Allori e Kingi (in gran forma) contro la sola segnatura di Canale e i calci di Pilàt per i veneziani imbottiti di ex: otto in campo, più nello staff Gritti, Sgorlon e Christian Gajan, che era l’allenatore di Treviso proprio al tempo della scomparsa di Francescato.
Il derby fra “leoni” (poca fantasia per i soprannomi, nel rugby veneto) era già deciso nel primo tempo, dominato da Treviso contro un VeneziaMestre irriconoscibile rispetto alla bella prova dell’esordio contro Viadana. “Vogliamo riprenderci lo scudetto e abbiamo la giusta “fame””, ha detto De Jager, “quindi fin dai primi minuti vogliamo far capire ad ogni avversario che sul nostro campo dovrà soffrire”.
Pulita la regia di Marcato, autore di un impeccabile 6 su 6 nei calci, sorprendente la dinamicità nella ripresa del folletto Tobie Botes, ultimo prelievo biancoverde dal mercato sudafricano. Ora Marcato e Picone dovranno lottare per vincere la concorrenza del rientrante Goosen e dello stesso Botes, in grado di giocare 9, 10 e 15. “Dove ho pescato il ragazzino? L’ho vinto col Tide”, scherzava orgoglioso Munari, giocando sulla taglia small di Botes e su un Carosello dei tempi andati.
Tantissima sostanza nell’esordio a Monigo di Fraser Waters, mentre piacciono nel derby anche l’altro inglese al debutto Vilk, il numeroso pubblico sotto il sole (c’era pure Toni Green), le magliette vintage del Casinò. Meno gradevoli l’organizzazione difensiva veneziana e la direzione di Ventura, poco precise entrambe.
Il Benetton e Marcato vogliono lo scudetto. “Protagonista quest’anno o meglio che cambi sport…”
Andrea Marcato (Benetton Treviso)
Dal Corriere del Veneto del 9 settembre 2008, edizione di Treviso
“Se non trovo spazio regolarmente neanche quest’anno, allora è meglio che pensi a cambiare sport, o a tornare a studiare”, butta lì scherzando – ma non troppo – Andrea Marcato, fra i protagonisti più attesi del Super Ten edizione 2008-2009. Nella stagione scorsa il padovano, apertura del Benetton e estremo della Nazionale, è passato dalla vetrina patinata del Sei Nazioni ed i peana dopo il drop alla Scozia al grigio finale di campionato con la maglia trevigiana, confinato in panchina dopo il flop di Calvisano.
Oggi, a 25 anni, l’eterna promessa Marcato non può più fallire l’esame. E non può sbagliare neppure il Benetton, al via del torneo questa volta senza lo scudetto ricamato sul petto. “Riprenderci il titolo è il nostro unico obiettivo”, conferma Marcato, peraltro in scadenza di contratto, “l’Heineken resta importante ma è anche sempre più difficile: il girone è durissimo (Leicester, Osprey e Perpignan le avversarie, ndr) ed anglosassoni e francesi si rinforzano ogni anno di più con i giocatori dell’emisfero sud. Noi comunque siamo rinforzati e al secondo anno di ambientamento con Franco Smith come allenatore tutto sarà più facile”.
De Jager, neo capitano biancoverde
Mentre il tombeur de femmes De Jager è il nuovo capitano, per rattoppare i buchi emersi l’anno scorso il dg Vittorio Munari ha puntato su alcuni mirati acquisti italiani (gli esperti Galon e Intoppa e il giovane Neethling, più il rientro dell’oriundo Allori) e su tre affidabili arrivi stranieri, l’australiano Gilbride e gli ex nazionali inglesi Vilk e Waters. Quest’ultimo, fresco vincitore dell’Heineken con i Wasps, rappresenta forse il giocatore dal curriculum più prestigioso ad essere approdato in Italia nelle ultime stagioni.
A Marcato competerà la regia dei biancoverdi. “Smith mi ha dimostrato fiducia, so che Goosen è la migliore apertura italiana e che il posto da titolare va guadagnato, ma in estate ho lavorato molto per crescere anche dal punto di vista fisico”, spiega il trequarti, che guarda anche all’appuntamento di Italia-Australia, l’8 novembre nella sua Padova, “la scorsa stagione è finita con un po’ di amarezza, sono pienamente consapevole che questo deve essere l’anno della mia maturità”.

