Tag Archive
Alvaro de Astica Hernandez Andrea Marcato Andrea Scanavacca Andrew Vilk Baby Face Nursery Bath Benetton Treviso Benjamin De Jager Bolzano Brendan Williams Carlisle Christian Gajan Civ Franco Smith Frank Hadden Fraser Waters George Graham Gloucester Heineken Cup Heyneke Meyer Leicester Tigers Leonardo Ghiraldini Marco Bortolami Marius Goosen Martin Johnson Massimo Brunello Mauro Bergamasco Mirco Bergamasco Neil Back Nick Mallett Overmach Parma Padova Petrarca Rovigo Salvatore Minchillo Scozia Silvano Babetto Simon Picone speck Steve Ojomoh Super 10 Susanna Vecchi Sutirolo Tommaso Reato Wasps
Leicester troppo forte. Il Benetton resiste 50′ e poi crolla, ma è festa di pubblico
![]()
Dal Corriere del Veneto del 19 ottobre 2008.
43 punti in mezz’ora. Il Leicester suona a Monigo un ritmo sfrenato, decisamente insostenibile per le gambe del Benetton, già fiacche dopo 50′ di durissima battaglia. Dal 16-17 che regala un sogno ai tifosi di Treviso ad inizio ripresa, lo score si rovescia in un impietoso 16-60 e in un carosello di sei mete per la gioia dei colorati supporters inglesi (tanti, almeno 1.500). Johne Murphy - nella foto col 14 - ne fa tre, e quindi ciò che gli inglesi chiamano “hat-trick”, il trucco del cappello.
Ma la giornata non è da affatto buttare, per i biancoverdi (scesi in campo però in maglia giallo fluorescente). “Per 50 minuti abbiamo lottato alla pari, l’anno scorso mollavamo a metà tempo”, sottolineava Franco Smith negli spogliatoi, in fin dei conti soddisfatto, con la premessa nota a tutti che Leicester è una multinazionale con ambizione e mezzi per vincere sia Premiership che Heineken Cup.
Quando Heyneke Meyer ha iniziato a chiamare i cambi, i sostituti erano stelle del livello di Rabeni e Hougaard… E’ cominciata allora una seconda partita, senza storia, con i biancoverdi senza ossigeno ai muscoli e al cervello: brutto il gesto alla Zidane di capitan De Jager, che costa il giallo al 73′.
Nella prima partita il Benetton, pur soffrendo in mischia, era piaciuto per la pressione difensiva e l’intensità fisica. E’ stato sfortunato per gli infortuni (Picone esce in lacrime: lussazione alla spalla, stopo di almeno tre mesi e addio alla Nazionale) ma ha saputo creare alcune belle occasioni da meta, pur sfruttate una sola volta per il 17-16 di De Jager.
E ha trovato in Andrea Marcato un regista ordinato e più maturo, tosto anche in difesa con i 4 chili guadagnati dallo scorso Sei Nazioni. Sarà stato contento Nick Mallett, fra gli spettatori di Monigo. “Il risultato è un po’ bugiardo, perchè è stata una partita dura e il Benetton ci ha impegnato molto dal punto di vista fisico”, ha detto Meyer alla fine, “sono molto soddisfatto dell’apporto dato dalla panchina, che ha fatto la differenza nell’ultima mezz’ora. Con il Benetton non c’è una differenza di classe, quanto piuttosto di fitness. Credo che abbiano la possibilità di vincere una o due partite nel girone, e lo auguro a Smith anche perchè questo potrebbe essere decisivo per il nostro passaggio del turno”.
Voto 8 ai tifosi del Leicester. I supporters inglesi, fra l’ubriaco e il demenziale, sono sempre spettacolari. E le partite di Heineken a Treviso sono grandi spettacoli per chi il rugby. Voto 4 alla maglia del Benetton. Inguardabile, un pugno sullo stomaco. Eppoi ce l’hanno già quelli che fanno i lavori sull’autostrada.
Leicester a Monigo, il Benetton prova a resistere. E’ giornata di grande rugby

Dal Corriere del Veneto del 18 ottobre 2008.
Molti fili annodano le storie recenti di Benetton e Leicester, che si sfidano a Monigo nel secondo turno di Heineken Cup. C’è Marco Wentzel con la maglia dei Tigers inglesi: la torre sudafricana abbandonò Treviso nell’estate 2007 dopo tre splendide stagioni, lasciando di sé un ricordo di grande professionalità e umanità. Non ultimo, c’è lo zampino di Wentzel sullo scudetto 2007, già perso prima della sgroppata coast-to-coast che portò i biancoverdi ai supplementari e quindi al successo.
Nel Leicester c’è pure Aaron Mauger, una stella degli All Blacks prima di scegliere l’Europa a soli 27 anni: suo fratello maggiore Nathan era sotto contratto col Benetton l’anno scorso, ma si rivelò un pacco e finì la stagione a Toulon. Il terzo dei Mauger, Ivan, è stato per dodici volte campione mondiale di speedway e due zii materni, Stephen e Graeme Bachop, sono stati a loro volta All Blacks.
Dalle “tigri” rossoverdi arrivava Will Johnson, che in due stagioni ha avuto poco impatto nel Benetton ma intanto ha fatto di Treviso una seconda casa, con l’imponente stazza del fratellone Martin (un monumento del rugby di Leicester e dell’Inghilterra tutta) notata più volte alla “casetta” di Monigo.
Fra i biancoverdi di oggi anche Fraser Waters: con la maglia dei Wasps ha vissuto l’epico dualismo che ha dominato la Premieship inglese negli anni Duemila. “Non pensavo avrei più incontrato il Leicester, e invece eccoli ancora qua”, sorride il centro, che oggi avrà fra i compagni di schieramento anche un Marius Goosen nell’inedito ruolo di ala.
Franco Smith conferma per il resto l’assetto collaudato nell’inizio di stagione. Dalla sponda opposta Heyneke Meyer (altra coincidenza: fu allenatore di Smith nei Blue Bulls sudafricani - nella foto) deve rinunciare per infortunio a diversi giocatori importanti come l’azzurro Castrogiovanni, Moody e Deacon, mentre lascia fuori il colosso samoano Alesana Tuilagi.
Il Leicester resta comunque una corazzata ed uno dei club più prestigiosi e ambiziosi d’Europa. A Monigo, oltre ai 1.500 supporters inglesi annunciati, molti degli appassionati italiani verranno per vedere i Tigers all’opera, più che la partita in sé. Il Benetton ha però fatto molto bene nell’esordio di venerdì passato a Perpignan e appare in grado di ben figurare, evitando perlomeno la scoppola di vaste proporzioni.
Da seguire la sfide fra le mediane: gli azzurri Picone (foto al centro) e Marcato contro Ellis (foto in alto) e Flood, che scalpitano per vincere la durissima concorrenza per un posto nell’Inghilterra. Atmosfera da Sei Nazioni.
A Monigo è derby vero. Petrarca concreto, Benetton brillante solo nel finale
Il centotredicesimo derby fra Treviso e Petrarca è una strana partita, che per lunghi tratti il Benetton dà l’impressione di dominare e che invece i padovani possono a lungo illudersi di vincere. Se fino a 4 minuti dal termine il punteggio era 12-15, il finale sara’ poi 34-15: prima Treviso tira un sospiro di sollievo con il pari di Goosen dalla piazzola, poi nel recupero arrivano tre mete con Williams, Sgarbi e Vidal.
Bene comunque per il rugby padovano e per il Super Ten tutto che la squadra del Santo si sia dimostrata in grado di essere nuovamente protagonista, dopo un avvio di stagione stentato e marchiato dal vergognoso cappotto di Parma. Nel primo tempo il Benetton era stato padrone alle fonti di gioco e solo nella ripresa gli avanti ospiti si sintonizzano sul giusto registro. In alcuni spezzoni è anzi un Treviso bello, capace di grande intensità fisica e votato ad alzare il ritmo, con la testa evidentemente già rivolta all’esordio di Heineken Cup venerdi’ a Perpignan.
Il Petrarca però è paziente in difesa e rigoroso tatticamente, ne’ mancano qualità individuali e il carattere giusto per affrontare un derby. Soprattutto, a differenza dei biancoverdi, il Carrera concretizza.
Mercier e’ spietato, sono i suoi calci a issare gli ospiti sul 15-12 che resiste fino all’imprevedibile epilogo delle tre mete fra 37′ e recupero, con I padovani in 14 per il cartellino giallo all’ex Ansell (nel primo tempo era toccato a Little, ma il Petrarca aveva siglato in inferiorità un parziale di 6-0).
Bene Louw, Vilk e in mediana minipimer Botes, preoccupanti in ogni caso i black-out del Benetton. Nel Petrarca piacciono “Paperino” Matteralia, cuore padovano della squadra, Anzell e Padrò. Il rientro della coppia Little-Leaega ridà ordine e vivacità alla manovra delle linee arretrate: evidentemente l’assetto giusto è quello con i samoani sull’asse 10-12 e Mercier ad estremo. Bella l’idea del derby del minirugby nell’intervallo.
L’avventura italiana di Waters. “Attratto dalla cultura vincente di Treviso”

Waters festeggia il titolo di Premiership con la maglia dei Wasps
Dal Corriere del Veneto del 21 settembre 2008.
Appena poco più di un anno fa, il 19 maggio 2007, Fraser Waters giocava di fronte agli 81mila di Twickenham la finale della Heineken Cup, la vinceva con la maglia dei Wasps e veniva premiato come “man of the match” per merito soprattutto di un mostruosa serie di placcaggi su Alesana Tuilagi. Al colosso samoano del Leicester pagava un mismatch di 24 chili.
“Ma il placcaggio è soprattutto una questione di testa, ci vuole sì tecnica ma è qui dentro che devono scattarti certi meccanismi”, spiega Waters battendo con l’indice sulla tempia, “i giocatori più grossi non mi fanno paura, mi mettono più in difficolta quelli piccoli ma veloci, come in passato Guscott e Robinson, o come “Dingo” (leggi Brendan Williams, ndr) fra i miei compagni”.

Il centro dei Wasps in azione difensiva, la sua specialità
Lasciandosi alle spalle la decima stagione da protagonista nella Premiership, con 10 mete in 32 partite, oggi Waters è una delle vedette del Super Ten nostrano e l’uomo di esperienza nella cavalleria del Benetton. Sabato a Monigo si è presentato con una prestazione tutta sostanza, fatta di placcaggi autoritari (of course) e un solo errore nel trattamento dell’ovale che gli ha negato la gioia della meta. “Peccato, il passaggio di De Jager era perfetto, ma alla fine conta la prova della squadra, che è stata decisamente positiva”, ricorda il numero 12 biancoverde, autore comunque dell’assist nella meta d’avvio del connazionale Vilk.

Fraser Waters in versione Benetton Treviso
Fraser è nato in Sud Africa, a Cape Town, e lì a sei anni gli hanno messo in mano una palla ovale, come accade a tutti i bambini sudafricani (bianchi). Papà è inglese, la mamma portoghese, e quando lui ha dieci anni decidono di tornare in Europa.
Lo scopre l’ex nazionale Roger Uttley, suo professore alle superiori a Londra, che lo manda ai Wasps, da cui si separerà solo per un breve intermezzo a Bristol dedicato alla laurea in Economia.
“D’accordo, c’è una bella differenza fra Premiership e Heineken Cup ad alto livello e il campionato italiano”, commenta il 32enne centro, in attesa di un figlio che nascerà a Treviso il mese prossimo, “io però cercavo una società con una cultura vincente e il Benetton lo è, per questo ho scelto Treviso invece dei club francesi dai quali avevo ricevuto delle offerte. Dopo tanti belle soddisfazioni con i Wasps (sei titoli fra Inghilterra e Europa, ndr) era ormai il momento di andarsene, ma non mi sento a fine carriera, credo di essere ancora in grado di dire qualcosa nel rugby. Organizzazione, coaching e squadra qui sono molto qualificate, se il Benetton avesse la possibilità di confrontarsi regolarmente contro avversari di livello superiore potrebbe tranquillamente competere nel campionato inglese”.
Il Benetton e Marcato vogliono lo scudetto. “Protagonista quest’anno o meglio che cambi sport…”
Andrea Marcato (Benetton Treviso)
Dal Corriere del Veneto del 9 settembre 2008, edizione di Treviso
“Se non trovo spazio regolarmente neanche quest’anno, allora è meglio che pensi a cambiare sport, o a tornare a studiare”, butta lì scherzando - ma non troppo - Andrea Marcato, fra i protagonisti più attesi del Super Ten edizione 2008-2009. Nella stagione scorsa il padovano, apertura del Benetton e estremo della Nazionale, è passato dalla vetrina patinata del Sei Nazioni ed i peana dopo il drop alla Scozia al grigio finale di campionato con la maglia trevigiana, confinato in panchina dopo il flop di Calvisano.
Oggi, a 25 anni, l’eterna promessa Marcato non può più fallire l’esame. E non può sbagliare neppure il Benetton, al via del torneo questa volta senza lo scudetto ricamato sul petto. “Riprenderci il titolo è il nostro unico obiettivo”, conferma Marcato, peraltro in scadenza di contratto, “l’Heineken resta importante ma è anche sempre più difficile: il girone è durissimo (Leicester, Osprey e Perpignan le avversarie, ndr) ed anglosassoni e francesi si rinforzano ogni anno di più con i giocatori dell’emisfero sud. Noi comunque siamo rinforzati e al secondo anno di ambientamento con Franco Smith come allenatore tutto sarà più facile”.
De Jager, neo capitano biancoverde
Mentre il tombeur de femmes De Jager è il nuovo capitano, per rattoppare i buchi emersi l’anno scorso il dg Vittorio Munari ha puntato su alcuni mirati acquisti italiani (gli esperti Galon e Intoppa e il giovane Neethling, più il rientro dell’oriundo Allori) e su tre affidabili arrivi stranieri, l’australiano Gilbride e gli ex nazionali inglesi Vilk e Waters. Quest’ultimo, fresco vincitore dell’Heineken con i Wasps, rappresenta forse il giocatore dal curriculum più prestigioso ad essere approdato in Italia nelle ultime stagioni.
A Marcato competerà la regia dei biancoverdi. “Smith mi ha dimostrato fiducia, so che Goosen è la migliore apertura italiana e che il posto da titolare va guadagnato, ma in estate ho lavorato molto per crescere anche dal punto di vista fisico”, spiega il trequarti, che guarda anche all’appuntamento di Italia-Australia, l’8 novembre nella sua Padova, “la scorsa stagione è finita con un po’ di amarezza, sono pienamente consapevole che questo deve essere l’anno della mia maturità”.


