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Contro i Saracens un Benetton quasi perfetto. Stringer “asfaltato” da Williams e Pavanello

Anno nuovo e nuova vita per Rugbypeople. Per parecchio tempo il blog è stato un po’ dimenticato, ma nel 2012 tornerà ad essere aggiornato in modo regolare per dare spazio a storie e pensieri in libertà. Seguire weekend dopo weekend il Benetton in Pro12 ed Heineken Cup offre la fortuna di avere un osservatorio privilegiato sul rugby italiano ed europeo, in un momento in cui il nostro sport sta affrontando importanti cambiamenti. Cosa aspettarsi dall’anno nuovo? Soprattutto che la Nazionale azzurra torni a vincere qualcosa, per la gioia di tutta la gente di rugby e per ridare credibilità all’intero movimento dopo il disastro del Mondiale.

Il Benetton, intanto, continua a regalare soddisfazioni. In una cornice splendida, con un Monigo gremito di quasi 5.000 spettatori, i biancoverdi hanno perso contro i Saracens, ma i campioni d’Inghilterra – oggi sicuramente una delle più forti squadre europee – hanno dovuto sudare il successo fino all’ultimissimo secondo. E’ stata la più bella partita vista a Treviso in questa stagione: due squadre con organizzazione di gioco e competenze individuali straordinarie, scontro fisico impressionante, calciatori impeccabili, un arbitraggio anch’esso di altissimo livello.

Le proteste del pubblico verso John Carvill – che ha sostituito lo stirato Rolland – sono immotivate, anche se il fischietto irlandese ha annullato due mete, una a Pavanello e una più dubbia a Botes per doppio movimento (con dinamica simile aveva segnato Barbieri nel primo tempo). Bellissima comunque la “refferi, you are a puttan child” del solito tifoso in tribuna centrale. Ma è soprattutto il Benetton a dover recriminare per alcune proprie scelte discutibili nel finale. E per un errore risultato alla fine decisivo, quel calcio stoppato di Botes a inizio ripresa che ha permesso ai Saracens di segnare con Strettle e di sorpassare sul 20-17.

Resta in ogni caso la prova superba di Treviso. C’è un’analogia con Benetton-Leicester dell’anno scorso: anche in quella occasione, pur perdendo di misura, fu contro i campioni di Inghilterra che i Leoni furono capaci della migliore prestazione dell’anno. I migliori sono Barbieri, Burton che riscatta la brutta prova di Swansea, un Ghiraldini animato da una grandissima voglia di giocare dopo la squalifica. Fra i volti nuovi interessante e senza timidezze la prestazione di Tommaso Iannone all’ala mentre non brilla Semenzato, irriconoscibile da quando è tornato dalla World Cup. Fra gli inglesi la coppia di centri costituita dal sudafricano Brad Barritt e dall’enfant prodige Owen Farrell è davvero spaziale; non ci stupiremmo di vederli titolari nell’Inghilterra del Sei Nazioni. Opposti ad una prima linea di mostri (Nieto, Stevens e il capitano degli Springboks campioni del mondo Smit) Cittadini, Ghiraldini e Rizzo se la sono svangata più che bene.

I momenti di maggiore goduria della giornata sono quelli in cui Peter Stringer viene “asfaltato” prima da Williams e poi dal ben più pesante Pavanello (foto in alto, di Marco Sartori, dal sito del Benetton). Confessiamo che il gollum irlandese, pur ottimo giocatore, non è in testa alla classifica dei giocatori che più ci stanno simpatici. La Heineken Cup si chiude con il Benetton all’ultimo posto del girone, ma tornato definitivamente protagonista in una competizione ben più dura del Pro12. In trasferta solo nette sconfitte, ma a Monigo tre match uno più convincente dell’altro. La crescita complessiva della squadra biancoverde in questa stagione è un dato innegabile.


Benetton, l’Italia che vince. Nel weekend della Waterloo azzurra Treviso piega il Munster

E’ stato il weekend della Waterloo azzurra: nel confronto con il rugby inglese le nostre Nazionali rimediano 59 punti a Twickenham e 74 l’under 20 a Bath, per un totale (impietoso) di una meta fatta e 133 punti subìti. Ma il movimento ha anche un volto vincente sugli scenari internazionali. E’ quello del Benetton che in Magners League sconfigge la capolista Munster e, con 7 successi in 13 partite, si conferma la sorpresa della stagione.

Una vittoria ottenuta con una formazione forzatamente rimaneggiata – 9 i convocati con la Nazionale – e grazie alle prove di giocatori poco considerati o completamente ignorati da Nick Mallett, a cominciare dal capitano Antonio Pavanello e al signore della touche Corniel Van Zyl, già eleggibile, per proseguire con Gonzalo Padrò e Marco Filippucci, uno più concreto dell’altro in terza linea. Il bassanese ha placcato come un dannato e se il titolo di man of the match è andato al 27enne argentino, è solo per la meta decisiva ed una presenza più “visibile” in attacco.

“Anche Padrò e Filippucci meriterebbero una chance in azzurro, però magari non nelle prossime sei settimane”, ha scherzato a fine gara Franco Smith, ritrovatosi dall’avvio del Sei Nazioni a contare gli uomini a disposizione fra convocati, squalificati ed infortunati. Chi la chance l’ha immediatamente avuta è stato invece Lorenzo Cittadini, ottimo contro il Munster e chiamato da Mallett nel gruppo per il Galles al posto di “Nacho” Fernandez-Rouyet. I due hanno dominato in chiusa contro gli irlandesi, ponendo le basi per il successo biancoverde.

Ci ha poi messo del suo Willem De Waal, che oggi si può dare come pienamente inserito nei meccanismi del Benetton. L’ex Western Province ha effettuato lunghi e ispirati calci di spostamento, ma anche difeso ed attaccato la linea, non male per un giocatore che, ricorda Smith, “in Sud Africa era considerato poco fisico”. Certo De Waal, capace contro il Munster di trasformare un piazzato da metà campo ed una trasformazione dalla bandierina, ha un piede sinistro come a Treviso non si vedeva da tempo.

Issatosi sul 16-3 a metà ripresa, il Benetton ed il pubblico di Monigo hanno tremato fino alla fine per la rabbiosa reazione degli ospiti, giunti ad un soffio dal sorpasso. Commovente la trincea di Pavanello e compagni negli ultimi minuti, ed importanti segnali di maturità: fino a qualche tempo fa partite così, punto a punto, Treviso le perdeva.

Foto da www.benettonrugby.it. In alto i festeggiamenti fra Tobie Botes e Gonzalo Padrò, più sotto De Waal e Filippucci.


Bravo Benetton! Kris Burton: “Cresce la fiducia, ora possiamo giocare alla pari con tutti”

Smaltite le bollicine per la festa di sabato, quando Monigo ha vissuto un’altra storica serata con il clamoroso successo sul Leinster, il Benetton è immediatamente tornato a lavorare sul campo in vista del prossimo match, venerdì ancora in casa contro i Cardiff Blues (ore 19,05, diretta Dahlia, arbitro lo scozzese McMenemy). La squadra gallese, protagonista la scorsa stagione sia in Heineken Cup che in Magners League pur non avendo raggiunto le finali, si è rinforzata quest’anno con l’ingaggio del miglior marcatore in assoluto del torneo celtico, il numero 10 australian-scozzese Dan Parks (foto sotto), autore di 1.132 punti in una carriera prevalentemente con la maglia dei Glasgow Warriors.

Dopo la doppia sorpresa riservata dal Benetton agli Scarlets e al Leinster c’è da aspettarsi che i Blues schiereranno a Monigo la migliore formazione. I biancoverdi dovranno essere sopra a tutto disciplinati, considerato che il Cardiff in tre partite non ha ancora sbagliato un calcio dalla piazzola: all’11 su 11 di Parks si abbina infatti il 9 su 9 complessivo di Ben Blair, l’altro kicker dei gallesi. Mancherà il centro Casey Laulala, che ha subito un brutto colpo alla testa nel match vinto nettamente contro i Dragons (43-21) e sarà lasciato precauzionalmente a riposo.

Il successo sul Leinster ha rappresentato per i biancoverdi  un’importante iniezione di fiducia. «Stiamo decisamente crescendo e soprattutto, grazie alle due vittorie di Monigo, cresce la fiducia nei nostri mezzi», spiega Kris Burton (nella foto a fianco), protagonista sabato di una prova convincente in regia, «contro il Leinster non abbiamo commesso gli errori in difesa che avevamo pagato caro nelle prime due partite ed abbiamo dimostrato di avere valide alternative di gioco in attacco. Ora affrontiamo ogni avversario con la certezza di potere giocare alla pari».

L’ex-Prato si è dimostra finora affidabile in regia ed i suoi drop sono stati importanti per capitalizzare il lavoro degli avanti nel campo avversario. Ma il Benetton, come noto, continua a cercare il quinto straniero ed ha contattato una forte apertura sudafricana, che Smith e Van Zyl conoscono bene dai tempi dei Cheetahs.

Intanto è pronto al rientro il capitano Antonio Pavanello. «La botta subita nella partita di esordio mi ha causato molto dolore ma è ormai assorbita», dice il seconda linea, «non vedo l’ora di rientrare in campo, mi sono già perso l’occasione di festeggiare contro il Leinster».

Archiviato l’infortunio, è ormai disponibile per Franco Smith anche Andy Vilk, che non è ancora sceso in campo in questa stagione. Sabato scorso ha invece esordito con la maglia biancoverde Joe Maddock: pur essendo apparso qualche volta in disagio nello schieramento difensivo, il neozelandese ha dimostrato di essere dotato di un superbo spunto in velocità e già di una sorprendente intesa con il compagno nel triangolo arretrato Brendan Williams.


Treviso, lo scudetto del pack. Capitan Pavanello: “Gruppo e maturità fanno la differenza”

“Working class hero” canterebbe John Lennon per celebrare, nel rugby, gli uomini della mischia, ovvero quelli che fanno il lavoro più ruvido e infame, che non segnano mai (beh, quasi mai) ed anzi a volte neanche toccano palla, quelli di cui i giornalisti si dimenticano al momento di comporre il titolo o di nominare il man of the match.

Eppure sono loro gli operai che, lontani dai riflettori, costruiscono le fondamenta di ogni vittoria. Così sabato a Roma per lo scudetto numero 14 del Benetton: è soprattutto ai suoi uomini con la maglia XXXL che Treviso deve questo titolo, contro un Viadana nell’occasione forse superiore per calibro tecnico complessivo. Se il pack biancoverde si era già dimostrato superiore ad ogni avversario nel corso del Super Ten, la finale ha esaltato la predisposizione al combattimento, il rigore e la compattezza del reparto avanzato di Treviso, impeccabile anche quando i titolari di partenza hanno lasciato il campo per fatica.

Giusto che il capitano dello scudetto sia Antonio Pavanello, che da seconda linea gioca proprio nel cuore della mischia, protagonista di un’ottimo campionato e laureatosi per la seconda volta nella stagione dopo il titolo di dottore in Architettura conquistato a Ca’ Foscari lo scorso ottobre. “Non avrei potuto chiedere nulla di più a quest’anno”, spiega raggiante il 27enne, cresciuto nel Rovigo e approdato al Benetton nel 2005, “lo scudetto era l’obiettivo di inizio torneo, ma vincerlo da capitano è un regalo speciale. Ero fra i sei cosiddetti “leader” della squadra anche prima dell’infortunio di De Jager, nel finale di stagione è emersa la possibillità che la responsabilità toccasse a me. Certo non è facile essere capitano in una squadra come Treviso, con tante personalità forti e giocatori ben più esperti di me. A volte ho chiesto di essere aiutato, è successo anche sabato, ed in quelle situazioni ho capito quanto questo gruppo sia unito e maturo”.

I biancoverdi, alle prese con una lunga lista di infortunati, partivano sfavoriti contro un Viadana motivatissimo e dopo un primo tempo dominato si erano ritrovati ad inseguire nel punteggio con soli 10′ da giocare. Eppure è finita come altre quattro volte nei sette anni della gestione Zatta-Munari, cioè con il Benetton in festa sotto lo sguardo divertito di Giovanni Storti, pur senza gli inseparabili Aldo e Giacomo. “Rispetto a tutti gli altri, ciò che fa la differenza è la nostra forza mentale”, commenta Pavanello, “ognuno è capace di dare il massimo nel momento che conta, senza farsi fermare dalla pressione psicologica. Faccio un paio di esempi. Sabato Horak era stato chiamato a giocare in extremis, era reduce da un lungo infortunio alla spalla e lontano dal ritmo partita, ma ha fatto un’ottima finale, sacrificandosi in difesa. Sartoretto aveva giocato pochissimo in questa stagione, è entrato negli ultimi minuti, ha salvato il risultato con un placcaggio devastante su Robertson e poi ha quasi segnato una meta. Viadana ha come noi ottime individualità, ma da noi c’è anche un gruppo solido. Quello che forse era mancato l’anno scorso”.

In questa stagione, come nella passata, la squadra ad un certo punto dava l’impressione di non comprendere i dettami di Franco Smith e di accusare la disastrosa campagna di Heineken Cup. La svolta della stagione del Benetton avviene dopo il derby perso a Padova, racconta il capitano: “Non c’è dubbio, abbiamo anche conosciuto momenti difficili durante l’annata. All’inizio del girone di ritorno giocammo una brutta partita in casa del Petrarca. Alla fine, nello spogliatoio, ci siamo guardati in faccia e ci siamo domandati se volevamo buttare via due anni di sacrifici. E’ venuta fuori ancora una volta la forza del gruppo e da quel momento ho iniziato a credere che lo scudetto sarebbe tornato a Treviso. E sabato è successo lo stesso: dopo essere andati sotto nel punteggio ci siamo riuniti in cerchio e ci siamo chiesti se veramente volevamo questa vittoria. Come risposta, siamo andati ad occupare il campo del Viadana per il resto della partita, assicurandoci lo scudetto con il calcio di Goosen e la meta di Barbieri“.

Da sempre Treviso lamenta scarsa tutela da parte degli arbitri. Non in questa volta occasione, però. “Faccio davvero i complimenti a Mancini, che ha ottimamente arbitrato la finale”, dice Pavanello, “in particolare ha diretto bene il gioco a terra, rendendo più veloce l’uscita del pallone. Inoltre, da capitano, ho potuto avere con lui un proficuo dialogo. Ed alla fine ne è venuta fuori anche una bella partita, mi sembra”.

Ora Antonio Pavanello si aggrega all’Italia A con la quale parteciperà alla Nations Cup in Romania. A detta di qualcuno il seconda linea biancoverde meriterebbe qualcosa di più, ma forse, stante il dissidio “politico” fra la Fir e il club trevigiano, oggi a differenza del passato vestire la maglia del Benetton è più un ostacolo in prospettiva azzurra. “Non spetta a me dire se merito la Nazionale. Da parte mia cerco solo di dare sempre il massimo e credo di avere raggiunto in questa stagione una certa maturità di giocatore. In finale non mi sembra di avere sfigurato contro gli avversari diretti (Geldenhuys è stato convocato da Mallett per il tour estivo, ndr). Ciò che mi fa più piacere, in ogni caso, è sentire la fiducia dei compagni e sentirmi dire da loro che sarei all’altezza della Nazionale maggiore”.

La cronaca della partita si trova qui.