Secondo un articolo del Sydney Morning Herald c’è la tentazione dell’esperienza europea o giapponese per Anthony Minichiello, estremo dei Sydney Roosters del league. E l’Italia sarebbe una delle destinazioni possibili per il giocatore, assieme alla Francia e al Giappone nel caso di un code-switching sulla scia di quanto fecero, ad esempio, Tony Gasnier e l’altro ragazzotto di Sydney Craig Gower.

Ma l’altra opzione, secondo l’Herald, resta la conferma con i Roosters, di cui Minichiello è quasi un simbolo. Soprattutto dopo l’impresa di lunedì scorso nel derby di Sydney con i Rabbitohs. “Mini”, che nel corso del match era stato espulso per un dubbio placcaggio in ritardo, ha inventato a tempo scaduto la meta del sorpasso per i Roosters (video qui sotto). A 31 anni, il giocatore (che alcuni anni fa era stato sul taccuino del Benetton) si dimostra ancora in gran forma.

I legami di Minichiello con la patria dei suoi antenati si sono rinsaldati di recente quando l’estremo dei Roosters si è impegnato nell’avventura della Nazionale italiana di rugby league, di cui è stato anche nominato capitano. Di recente ha sposato la stilista Terry Biviano e l’evento ha tenuto banco a lungo nella scena sociale della più grande città australiana.

YouTube Preview Image

Tags: , , , , , , , ,

Benetton e Franco Smith insieme fino al 2014. La notizia della firma di un contratto biennale arriva da un quotidiano sudafricano solitamente ben informato sugli affari dei rugbisti della zona di Bloemfontein, anche se non viene confermata dal tecnico e dalla società, i quali probabilmente attendono l’imprimatur della Fir prima di dare ufficialità all’accordo (secondo il famigerato capitolato sulla partecipazione alla Celtic League, alla Federazione spetta l’ultima parola sugli staff tecnici delle due franchigie).

L’allenatore che ha traghettato il Benetton dal Super 10 nostrano agli scenari europei rimane dunque a Treviso per allungare un ciclo che dura già da un lustro e che giungerà infine a sette anni. Per Franco Smith un mandato praticamente da Presidente della Repubblica. Il paragone sarà pure irriverente, ma di certo al tecnico sudafricano va ascritta una buona parte di merito nella crescita del club negli ultimi anni.

Smith godeva di buone quotazioni di mercato in Sud Africa. Il suo nome era girato addirittura fra i possibili candidati al posto di allenatore dei trequarti degli Springboks dopo la nomina a head coach di Heyneke Meyer. Ma il tecnico aveva soprattutto una concreta offerta dai Bulls (orfani dello stesso Meyer) e l’interessamento di Cheetahs, Griquas, Southern Kings. Anche importanti club di Pro12 si erano fatti avanti per offrire un posto nel loro staff. «A Treviso c’è ancora molto lavoro da fare», aveva dichiarato nei mesi scorsi Smith, «prima di intraprendere nuovi progetti, mi piacerebbe condurre a compimento quello cominciato qui. Con il Benetton vorrei raggiungere un risultato concreto, come i playoff di Pro12 o Heineken Cup».

Tags: , , , , , ,

Il Daily Mail sembra esserne proprio sicuro: fra gli allenatori che hanno inviato il proprio curriculum alla RFU per la panchina dell’Inghilterra c’è anche Nick Mallett, ex ct azzurro. Oltre Manica il nome del tecnico sudafricano è sempre stato gettonato, ma Mallett sembrava aver rinunciato a dare la sua disponibilità.

In un articolo di oggi, il quotidiano inglese assicura che l’allenatore – inglese di nascita – ha posto ufficialmente la sua candidatura alla guida della Nazionale della Rosa. Dopo la rinuncia di Jim Mallinder e dell’ex Treviso e Casale Wayne Smith, Mallett resta ora come il più qualificato pretendente all’eredità di Martin Johnson, assieme all’attuale traghettatore Stuart Lancaster.

Tags: , , , , ,

Dieci giocatori del Benetton schierati nel XV titolare dell’Italia che gioca sabato a Dublino nel Sei Nazioni (più tre biancoverdi in panchina). Non si tratta però di un record. Spulciando fra l’apparato statistico degli ottimi annuari della coppia Pacitti-Volpe (credo sia uscito quello del 2012, con cd integrativo), emerge che già Treviso aveva fornito due terzi delle maglie azzurre in un’occasione relativamente recente, cioè Italia-Galles del Sei Nazioni 2001, finita 23-33. I dieci biancoverdi erano Perziano, Pozzebon, D.Dallan, Mazzantini, Checchinato, Ma.Bergamasco, Gritti, Visser, Properzi e Moscardi.

Naturalmente era già successo in passato che la Nazionale si affidasse al blocco di un club. Il record assoluto sono gli 11 titolari delle Fiamme Oro (foto in alto, una formazione del 1960) scesi in campo a Piacenza per Italia-Germania Ovest. Era il 15 gennaio 1961 e la squadra dominava la scena italiana grazie al semi-professionismo garantito dalla ferma presso la Celere di stanza a Padova. (Chissà se in ricordo di quelle Fiamme Oro giocano a rugby anche i celerini del film A.C.A.B., ora al cinema).

Dieci titolari in Nazionale li ha avuti anche l’Amatori Milano, ma si era in pieno conflitto mondiale (2 maggio 1942, Italia-Romania 22-3). Poco più tardi, nel 1951, la Rugby Roma: in maglia azzurra Rosi, Gabrielli e compagni battono la Spagna 12-o con un XV che include anche il parmigiano Del Bono e i rodigini Battaglini, Turcato, Favaretto e Gabanella. Questi ultimi costituiscono la prima linea dei rossoblù veneti in campionato, al tempo infatti i selezionatori cercavano spesso di replicare di un club un intero reparto.

Nel 1971 sarebbe stata la volta del blocco Petrarca dei vari Lazzarini, Valier, Boccaletto (a fianco).  Sono padovani dieci dei quindici azzurri che l’11 aprile sono impegnati in Romania per la Coppa Europa. Finisce però male per l’Italia, travolta 32-6.

Quello del Benetton per Irlanda-Italia non è dunque un record. C’è però una differenza rispetto al passato. Che sempre il campionato si è fermato in occasione degli impegni della Nazionale, mentre Treviso domani gioca in Pro12 in casa degli Scarlets e praticamente ha 23 uomini giusti giusti per compilare il referto. Niente permit players (ha giocato l’Eccellenza), qualche inevitabile infortunato (Sepe, Muccignat, Derbyshire), i due giocatori che la Nazionale ha liberato – Van Zyl e Minto – ai quali però lo staff azzurro ha chiesto di rimanere a riposo. Di fatto i due non avrebbero comunque potuto raggiungere il Galles con il charter della squadra. In casa Benetton, come sempre, si mastica amaro. Fatto il passo di ritirare il ricorso sugli stranieri, ci si attendeva dalla Fir gesti di collaborazione più concreti.

Tags: , , , , , , , , , , , , , ,

Contro il Benetton il Munster dà lezione, anzi diverse lezioni: gli irlandesi sono più atletici, più organizzati, più lucidi, soprattutto più “cattivi” e “ignoranti” nel significato decisivo che questi due aggettivi assumono sopra un campo da rugby. Emblematica la determinazione degli irlandesi nei punti di incontro. Controruck, palle rubate o quanto meno sempre rallentate: una “fame” dalla quale il Benetton viene completamente irretito. Una terza linea come Peter O’Mahony è il degno erede di Alan Quinlan e David Wallace, in compagnia dei più esperti O’Driscoll e Coughlan in una specie di scuola sui raggruppamenti. Docente, anzi preside Paul O’Connell. E’ con questi  animali del pacchetto che il Munster è diventata una delle squadre più vincenti in Europa (nella foto un’immagine del match di andata, ma la prima è la stessa di sabato con Botha, Varley, Du Preez: loro non hanno il problema di non poter mettere due stranieri in prima linea…).

Ha avuto ragione il pubblico di Monigo prendendosela con Neil Hennessy, perché l’arbitro gallese ha fischiato male e nella prima mezz’ora sempre contro i bianconeri, lasciando correre sulle ruvidezze degli ospiti nei punti di incontro. Ma questa è l’arte della ruck, e quelli del Munster la sanno interpretare magistralmente, anche dal punto di vista della valutazione del metro arbitrale.

E’ il Benetton che compie un notevole passo indietro, lasciandosi sovrastare dal mestiere degli avversari come spesso accadeva nell’era pre-Celtic. La concomitanza con il Sei Nazioni, per i problemi di gestione della rosa, si conferma la fase più difficile della stagione per Franco Smith. Le due ultime sconfitte dicono come le seconde scelte non siano ancora in grado di garantire un rendimento costante in alternativa ai migliori. E le cervellotiche regole federali su stranieri e permit players sono un ulteriore ostacolo. Ma al di là di tutto è mancata questa volta la voglia di combattere, perlomeno per buona parte del primo tempo.

Il migliore fra i biancoverdi è stato, finchè in campo, un arrembante Franco Sbaraglini, capace di emergere per determinazione anche nel momento di massimo grigiore trevigiano (foto a fianco, di Marco Sartori dal sito Benetton). Presente nei placcaggi Filippucci, mentre va sottolineata anche la crescita di Muccignat. E si è rivisto Semenzato, davvero opaco negli ultimi mesi. Ma perché il Benetton sia davvero pericoloso in attacco sono oggi ancora indispensabili la velocità e la creatività di Botes e Benvenuti. Fra gli irlandesi si fa apprezzare per la velocità Simon Zebo, astro nascente del rugby irlandese (ma con sangue francese e caraibico, e gambe da sprinter).

Tags: , , , , , , , , , , , , , , ,