E’ stato il weekend della Waterloo azzurra: nel confronto con il rugby inglese le nostre Nazionali rimediano 59 punti a Twickenham e 74 l’under 20 a Bath, per un totale (impietoso) di una meta fatta e 133 punti subìti. Ma il movimento ha anche un volto vincente sugli scenari internazionali. E’ quello del Benetton che in Magners League sconfigge la capolista Munster e, con 7 successi in 13 partite, si conferma la sorpresa della stagione.

Una vittoria ottenuta con una formazione forzatamente rimaneggiata – 9 i convocati con la Nazionale – e grazie alle prove di giocatori poco considerati o completamente ignorati da Nick Mallett, a cominciare dal capitano Antonio Pavanello e al signore della touche Corniel Van Zyl, già eleggibile, per proseguire con Gonzalo Padrò e Marco Filippucci, uno più concreto dell’altro in terza linea. Il bassanese ha placcato come un dannato e se il titolo di man of the match è andato al 27enne argentino, è solo per la meta decisiva ed una presenza più “visibile” in attacco.

“Anche Padrò e Filippucci meriterebbero una chance in azzurro, però magari non nelle prossime sei settimane”, ha scherzato a fine gara Franco Smith, ritrovatosi dall’avvio del Sei Nazioni a contare gli uomini a disposizione fra convocati, squalificati ed infortunati. Chi la chance l’ha immediatamente avuta è stato invece Lorenzo Cittadini, ottimo contro il Munster e chiamato da Mallett nel gruppo per il Galles al posto di “Nacho” Fernandez-Rouyet. I due hanno dominato in chiusa contro gli irlandesi, ponendo le basi per il successo biancoverde.

Ci ha poi messo del suo Willem De Waal, che oggi si può dare come pienamente inserito nei meccanismi del Benetton. L’ex Western Province ha effettuato lunghi e ispirati calci di spostamento, ma anche difeso ed attaccato la linea, non male per un giocatore che, ricorda Smith, “in Sud Africa era considerato poco fisico”. Certo De Waal, capace contro il Munster di trasformare un piazzato da metà campo ed una trasformazione dalla bandierina, ha un piede sinistro come a Treviso non si vedeva da tempo.

Issatosi sul 16-3 a metà ripresa, il Benetton ed il pubblico di Monigo hanno tremato fino alla fine per la rabbiosa reazione degli ospiti, giunti ad un soffio dal sorpasso. Commovente la trincea di Pavanello e compagni negli ultimi minuti, ed importanti segnali di maturità: fino a qualche tempo fa partite così, punto a punto, Treviso le perdeva.

Foto da www.benettonrugby.it. In alto i festeggiamenti fra Tobie Botes e Gonzalo Padrò, più sotto De Waal e Filippucci.

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Pubblico il comunicato relativo alla presentazione della rinnovata rivista Rugby Club, al quale collaboro con entusiasmo: è una bella realtà, con molti amici e molta passione, e soprattutto indipendente da qualsiasi controllo federale. Spero di incontrare qualcuno dei venticinque lettori di RugbyPeople alla Lovat di Villorba, mercoledì.

Mercoledì 9 febbraio alle 18.30 presso la Libreria Lovat di Villorba (TV), verrà presentata la rivista Rugby Club, in una veste grafica tutta rinnovata.
L’evento,  promosso da Dasler edizioni, sarà seguito dal talk-show “L’Italia in mischia, in mischia con l’Italia”. Apriranno l’incontro Claudio Da Ponte, responsabile marketing Rugby Club, e Nicola Giuliato della Dasler edizioni, con la presentazione di tutte le novità che da questo numero caratterizzano Rugby Club. Seguirà il saluto dell’assessore alla cultura del Comune di Treviso Vittorio Zanini, attivo appassionato di rugby, e l’intervento di una rappresentante delle mamme del settore giovanile della Benetton Rugby, autrici del libro “Ricette in meta”, iniziativa a scopo benefico a favore del reparto pediatrico dell’Ospedale Provinciale Ca’ Foncello di Treviso.

Con un nuovo formato, un taglio editoriale d’impatto e articoli firmati dalle penne storiche del giornalismo sportivo italiano, Rugby Club parte dal rugby per affrontare temi diversi. Curiosità, notizie e tendenze coinvolgeranno tutti coloro che non considerano la “palla ovale” solo uno sport. Articoli di moda, di cucina, di economia e di salute saranno protagonisti insieme ai grandi valori del rugby. Rugby Club è come una grande squadra, spinta al rinnovamento e al miglioramento, ricca di valori in cui crede.

Il talk show dal titolo “L’Italia in mischia, in mischia con l’Italia”, in cui il pubblico potrà confrontarsi con ospiti d’eccezione quali Stefano Bettarello, editorialista di Rugby Club e primo italiano a giocare con i mitici Barbarians, Umberto Casellato, effervescente allenatore del Mogliano Rugby, John Kirwan (foto), tecnico della Nazionale giapponese di Rugby ed “All Blacks” campione del mondo, Amerino Zatta, presidente di Benetton Rugby. Le mamme del libro “Ricette in meta”, spesso “fan del bordo campo”, per l’evento scenderanno nella mischia e saranno anche cuoche: il loro ricco banchetto delizierà l’atmosfera di questa serata carica di entusiasmo.

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Auguri!

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By elvis | Filed in Storie di rugby | One comment

A tutti gli amici di Rugby People auguro un buon ingaggio nel nuovo anno con questo manifesto dell’Ordine Francescano di Narbonne.

Quaranta anni fa, alle 6,45 del 1° gennaio 1971, moriva all’ospedale di Padova Mario Battaglini, il più grande protagonista della prima stagione del rugby italiano nel dopoguerra. Il rodigino “Maci” era stato vittima qualche settimana prima di una banale caduta dalla bicicletta (mezzo da cui non si separava mai, poichè non aveva la patente), derivando un trauma che l’avrebbe portato al coma e quindi alla tragica fine.

Alla funzione funebre Don Mario Bisaglia cita la parabola di Sansone: «Tu sei stato questo, Maci, un forte e un dolce, tutti ti ricorderanno così». Ad assistere alla cerimonia ci sono migliaia di cittadini, perchè di Rovigo Battaglini è stato uno dei figli più amati. «In fondo al suo cuore durava l’immagine della piccola città di nebbie spinose e di soli cocenti, dove anche lontano dallo stadio teatro delle sue gesta, continuava ad essere protagonista», ha scritto Gian Antonio Cibotto.

Gli ultimi anni di vita di Maci sono intrisi di dolore e nostalgia: resta vedovo della moglie Gabriella nel ’66, dopo una lunga malattia, e nel ‘70 viene allontanato dalla panchina del Rovigo, rimanendo orfano del rugby, sinonimo di una passione assoluta. Dedicati a Battaglini restano oggi uno stadio ed un monumento, ma soprattutto gli affettuosi ricordi che ancora si rincorrono in città. Come quando Maci fece uno stringato ma efficacissimo discorso alla squadra, prima della sfida fra una selezione veneta e i temibili sudafricani della Stellenbosch University. «Loro sono fortissimi, ma se giochiamo come sappiamo li ciavemo». E infatti i sudafricani, reduci da una trionfale tournèe in Francia, persero quella partita 15-8.

Era il 1955 e per la prima volta gli italiani si imponevano ad una squadra di una nazione rugbisticamente avanzata. Pioniere, per il rugby azzurro, Battaglini lo era stato da sempre. Prima della guerra – dopo avere fatto nascere il Rovigo, col fratello Checco, e averlo condotto al titolo nazionale della Gil – Maci era stato il primo “professionista” di uno sport allora ancora ai primissimi passi, ottenendo un ingaggio dall’Amatori Milano (subito uno scudetto nel ‘39-’40). Classe 1919, di umilissime origini, viene arruolato nel Genio e spedito prima in Yugoslavia e quindi sul fronte russo.

Dopo la guerra è il primo rugbista italiano a giocare ed affermarsi in Francia, dove diventa un popolare eroe sportivo grazie soprattutto ai suoi calci da lunghissima distanza e  alle sue straordinarie doti fisiche, da cui deriva il soprannome “Maciste” e per apocope “Maci”. Tre stagioni fra Vienne e Toulon fino a che “le mal du pays”, irresistibile, lo riporta a Rovigo. Giusto in tempo per la drammatica alluvione del novembre 1951 ma anche per l’esaltante ciclo di quattro scudetti dei bersaglieri rossoblù, nei quali una terra povera come il Polesine trova identificazione e riscatto. Di quella squadra Maci è giocatore, allenatore, simbolo.

Di carattere effervescente, non va molto d’accordo con arbitri, giornalisti, dirigenti di club e di Federazione: saranno molti i “casi Battaglini” negli anni della sua carriera, spesa anche a Treviso, Padova e Bologna. Battaglini è l’interprete più rappresentativo della prima stagione del rugby in Italia, di uno sport che nasce aristocratico ed universitario per scoprirsi poi contadino e popolano, radicandosi in provincia e dove antichi sono i legami con la terra, la fatica, il sacrificio; un rugby che non conosceva mode e retoriche del terzo tempo ma parlava la lingua vivacissima e autentica del campanile. Gli ultimi successi per Battaglini (tre scudetti dal ’57 al ’60) giunsero da allenatore delle Fiamme Oro, la polisportiva della Polizia di Stato che è quasi una Nazionale grazie al reclutamento dei migliori atleti nel reparto padovano della Celere.

Escluso da un rugby che cambiava velocemente quanto la società italiana, alla fine degli anni Sessanta Maci accetterà un lavoro di bidello ed un posto nella memoria di tutti i bambini di quella generazione. Nella stagione seguente al divorzio con Battaglini, il Rovigo avrà il primo sponsor di maglia – Tosimobili – ed uno straordinario straniero, Alex Penciu. Era già tutto un altro rugby.

Nelle foto Maci Battaglini con la maglia dell’Amatori Milano (per gentile concessione di Umberto Miani, che ringraziamo) ed il Rovigo del secondo scudetto nella stagione dell’alluvione 1951-52.

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Galthié, tiè!

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By elvis | Filed in Heineken Cup 2010-2011 | No comments yet.

Venerdì scorso su L’Equipe due pagine dedicate all’inizio dell’Heineken Cup. Leggo con interesse il commento di Fabien Galthié che riporto qui a fianco. L’ex mediano di mischia dello Stade Français e della Francia ci spiega quanto siano duri ed eccitanti gli scenari della Heineken Cup dominato l’anno scorso dai francesi.

Mi colpisce però l’ultima frase del pezzo, in cui Galthié sostiene che la presenza delle squadre italiane e scozzesi falsa la competizione “per le squadre che non hanno la fortuna di incrociarle nel loro girone”. Beh, si sa come sono i nostri cugini francesi: l’umiltà non è la loro principale qualità. Visti i risultati del rugby italiano, non è che neppure possiamo chiedere particolare considerazione. Però che il Benetton “falsi” la Heineken Cup sembra davvero un po’ troppo…

L’anno scorso Treviso piuttosto ha falsato la stagione del Perpignan campione di Francia, caduto a Monigo proprio nell’esordio di Heineken Cup, a quel punto già compromessa. Sabato scorso i biancoverdi stavano per compiere un’altra storica impresa: erano in vantaggio sul Leicester fino a 3′ dal termine e non fosse stato per una follia di Joe Maddock anche i campioni di Inghilterra, in quel momento frastornati dalla mostruosa prova del Benetton, sarebbero tornati a casa con una sconfitta.

Tra l’altro neppure le scozzesi si sono dimostrate nel primo turno delle squadre materasso: il Cardiff in casa ha superato di un solo punto l’Edinburgh (18-17), mentre nel derby di Magners League il Glasgow ha battuto i Dragons 21-13. Ma non dimentichiamo che i Warriors nel gennaio 2009 erano stati capaci di andare a vincere a Toulouse.

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