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Nonostante l’argomento del giorno riguardi la rinuncia italiana alla Celtic League, un tema quindi di politica e business sportivo, dedichiamo il podcast di oggi al ricordo di Bill McLaren, la splendida voce del rugby per la BBC, un esempio di professionalità e passione.

McLaren è morto lo scorso 19 gennaio, destando viva commozione in tutto il mondo del rugby anglosassone.

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Negli ultimi mesi non riuscivo ad aggiornare il blog con contributi scritti. Ho scoperto che raccontare in un file audio mi viene più facile e mi costa meno tempo e fatica. Quindi propongo da oggi degli interventi in podcast. Si comincia parlando delle scelte controverse di Martin Johnson, tecnico dell’Inghilterra, in vista del Sei Nazioni 2010.

Il XV della Rosa è in crisi di risultati, mentre la crisi (quella vera, la crisi economica) ha depauperato la Premiership di alcuni dei migliori giocatori. Il solo Northampton, fra le squadre inglesi, è riuscito a qualificarsi ai playoff di Heineken Cup, risultando come migliore seconda nel girone vinto dal Munster e che comprendeva anche Benetton e Perpignan.

Johnson, che c’eravamo abituati a vedere assieme al padre a Monigo quando il fratello Will giocava in biancoverde, aveva in passato dichiarato che non avrebbe convocato atleti emigrati fuori dall’Inghilterra. Ormai ci ha ripensato, non potendo rinunciare a gente come Jonny Wilkinson (Toulon) e James Haskell (Stade Français). Anzi, sta cominciando a ricorrere sempre più agli equiparati neozelandesi, come il centro del Bath Shontayne Hape, ultimo talento convertito dal rugby a XIII (nella foto).

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Tre foto di rugby, che mi è capitato di vedere recentemente, mi suggeriscono qualche pensiero in libertà alla vigilia delle feste del 2009.

La prima immagine è stata pubblicata di recente sul sito del San Francisco Chronicle e fa vedere alcuni militari della base di Kahn Neshin, in Afghanistan, impegnati a contendersi nel fango una pallone ovale. E’ probabile che si tratti di football americano e non di rugby, a giudicare dalla movenze dei giocatori senza palla e dalla provenienza dei soldati, marines statunitensi. Non cambia però lo sostanza, e cioè il valore di svago e di gioia che la pratica dello sport porta inevitabilmente con sè, anche in condizioni estreme come quelle di guerra.

La seconda foto è invece certamente di rugby, essendo stata scattata da Jeremy Duxbury nelle isole Fiji, alla Navuso High School.

L’immagine rientrava fra le finaliste del Premio “Photo of the Year” dell’International Board ed avrebbe secondo me meritato di vincerlo, essendo ben più significativa della foto, pur bellissima, che si è aggiudicata il riconoscimento dell’edizione 2009 (“The flying Samoan”, vedila qui). La foto di Duxbury si intitola “Rich kid” e con una certa amarezza sottolinea il vantaggio acquisito dal ragazzo con il pallone grazie alla possibilità di vestire delle scarpe, mentre gli altri giocatori corrono nel fango scalzi.

La terza foto che propongo risale al 1990 ed è tratta dalla rivista di allora “All Rugby”. Nell’immagine l’arbitro Pogutz fischia contro la mischia petrarchina nel derby fra Treviso e Padova; si riconoscono Giuseppe Artuso, Gianfranco “Gian” Barbini e, con il pallone, Guy Pardies. Una punizione di Oscar Collodo a 8′ dalla fine permetterà al Petrarca di Memo Geremia di vincere il match ed il settimo scudetto in undici stagioni. Nessuna nostalgia del passato, ma una riflessione. Allora il campionato si giocava spesso su campi fangosi, eppure di fronte a pubblici numerosi ed appassionati (perlomeno in Veneto). Oggi il campionato ha perso del tutto il suo appeal, mentre è la Nazionale ad attirare il grande pubblico.

Forse è sfuggito ai più che l’anno che sta cominciare sarà decisivo per il rugby italiano. Se dovesse arrivare la Celtic League bene, ma se l’ingresso di Treviso e Viadana fosse respinto o anche rinviato (eventualità possibile, forse probabile) ci ritroveremmo con due “entità” parcheggiate in un torneo sempre più indebolito e certo incapace di fare da serbatoio alla Nazionale. Inoltre, dopo la fronda estiva, i club triveneti sono stati accontentati con il dietro-front federale sulla questione Celtic, ma sono pronti alla rivolta se tutto dovesse saltare. Per gli 80mila di San Siro fanno festa gli organizzatori, ma il movimento è lacerato ed il rugby italiano oggi non può certo dirsi in salute. Un 2010, insomma, tutto da scoprire.

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Al Franklin’s Garden di Northampton giocarono, naturalmente vincendo, i primi All Blacks neozelandesi in tournèe in Europa, i cosidetti “Original”. Era il 1905 e la storia viene raccontata da Lloyd Jones nel “Libro della gloria”, una delle opere più suggestive sulla palla ovale. In un luogo così impregnato di tradizione e di passione per il rugby il Benetton disputa oggi il terzo turno di Heineken Cup, di fronte a 13mila tifosi per l’ultimo appuntamento annuale dei “Saints” in maglia verde, nero ed oro, protagonisti finora di una stagione ricca di soddisfazioni (terzo posto in Premiership, una vittoria sul Munster in Europa prima della sconfitta a Perpignan).

L’impegno è durissimo, quasi proibitivo per i biancoverdi, i quali si trovano ad affrontare l’intensità di gioco internazionale dopo una lunga astinenza e due match non pienamente convincenti nel Super Ten, contro Venezia e L’Aquila. Ma dopo l’exploit di Heineken Cup contro il Perpignan – e con la Celtic League all’orizzonte – Treviso è oggi chiamata a dimostrare la sua competitività su qualsiasi terreno straniero. L’allenatore Franco Smith (foto) da parte sua si ritrova finalmente con una squadra al completo, o quasi: in un organico di 40 atleti mancano all’appello solo Williams, Orlando, Costanzo e Neethling, mentre sono ormai vicini al rientro importanti pedine a lungo out come Marcato, Sbaraglini e De Jager.

Lo schieramento per la partita del Franklin’s Garden prevede Marius Goosen in cabina di regia e Tobie Botes all’ala (quasi un secondo estremo, per fronteggiare al meglio il gioco al piede degli inglesi), con il rientro a tutti gli effetti di sette nazionali nel XV titolare. Il Northampton è una squadra priva di grandi finisseur ma dal gioco terribilmente efficace, soprattutto sul campo di casa, dove nei 7 match di questa stagione non ha mai perso.

Ad attrarre l’attenzione dei tifosi delle Midlands è stato di recente il seconda linea Courtney Lawes (201 cm per 115 chili – foto in alto, sotto il video di un suo placcaggio su Thomas del Montpellier), cresciuto a 100 metri dallo stadio, titolare ad appena vent’anni e già celebre per i suoi placcaggi devastanti. “Ma il loro giocatore migliore è probabilmente l’altra seconda linea, Jaundre Kruger, molto fisico e allo stesso tempo tecnico”, sottolinea Smith, dando inevitabilmente credito al conterraneo  sudafricano che tuttavia oggi parte in panchina.

“Nel complesso Northampton e Benetton si assomigliano, io e il loro allenatore (Jim Mallinder, ndr) abbiamo la stessa visione del rugby”, commenta Smith, “a differenza di Perpignan e Munster sono una squadra senza grandi stelle ma molto bene organizzata, nella quale ogni giocatore sa bene cosa fare in campo. Sono molto aggressivi nei punti di incontro, dovremo essere disciplinati e pazienti per rispettare il nostro piano di gioco”. Motivazioni supplementari per Andy Vilk, con la maglia dei Saints dal 2003 al 2006.

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Mentre sabato si è giocato ad Udine il test match fra Italia e Sud Africa, con una degnissima figura da parte degli azzurri nonostante la sconfitta, mi piace oggi ricordare il Mondiale 1995 svoltosi nel paese degli Springboks e vinto proprio dalla squadra verde-oro al ritorno sulle scene internazionali dopo gli anni del boicottaggio per l’apartheid.

Di quella vittoria e dell’abilità politica che permise a Nelson Mandela di farne il simbolo di un intero paese che stava rinascendo parla l’ottimo libro di John Carlin “Ama il tuo nemico”, edito in Italia da (purtroppo con qualche svarione nella traduzione). Ne abbiamo discusso nel corso della trasmissione “Sport alla rovescia” su Radio Sherwood assieme ad Andrea Passerini, giornalista di rugby della Tribuna e di Repubblica, che si trovava all’Ellis Park di Johannesburg nella storica giornata della finale, il 24 giugno 1995.

Partita peraltro drammatica nel risultato, 15-12 ai supplementari grazie ad un drop dell’ex San Donà Joel Stransky e con l’ombra di un avvelenamento alimentare ai danni degli All Blacks. Il film di Clint Eastwood tratto dal libro è in uscita a dicembre.

Per ascoltare l’intervista a Passerini in formato mp3 clicca qui:

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