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	<title>Rugbypeople</title>
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	<description>Lo sport più bello del mondo, la sua gente</description>
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		<title>Joe Maddock, dalla Premiership l&#8217;uomo nuovo del Benetton. &#8220;Porterò esperienza e velocità&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Jul 2010 15:58:13 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il grosso problema di Treviso nei confronti internazionali della scorsa stagione non sono stati l&#8217;intensità fisica degli avanti o l&#8217;organizzazione di gioco, quanto la velocità di ali ed estremi avversari: imprendibili giocatori come Chris Ashton e Ben Foden del Northampton o Paul Warwick del Munster. Sarà per questo che con il rinforzo biancoverde dal pedigree [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" src="http://i.telegraph.co.uk/telegraph/multimedia/archive/01362/joe-maddock_1362416c.jpg" alt="" width="430" />Il grosso problema di <strong>Treviso</strong> nei confronti internazionali della scorsa stagione non sono stati l&#8217;intensità fisica degli avanti o l&#8217;organizzazione di gioco, quanto la velocità di ali ed estremi avversari: imprendibili giocatori come <strong>Chris Ashton</strong> e <strong>Ben Foden</strong> del <strong>Northampton</strong> o <strong>Paul Warwick</strong> del <strong>Munster</strong>. Sarà per questo che con il rinforzo biancoverde dal pedigree più prestigioso si punta proprio a coprire i limiti di “tachimetro” del triangolo arretrato.</p>
<p><strong>Joe Maddock</strong>, neozelandese con un passato nei <strong>Canterbury Crusaders</strong>, ha dimostrato il proprio valore con la maglia del <strong>Bath</strong> in sei anni di <strong>Premiership</strong> inglese, della quale è stato anche metaman nel 2008-2009 (foto sotto).<em> «Sono un giocatore veloce, anche se non quanto Williams e Botes»</em>, racconta di sé al termine di una mattina di test e lavoro in palestra a Monigo, <em>«a Bath ho segnato molto anche perchè praticavamo un gioco votato all&#8217;attacco, ma credo che la mia caratteristica migliore sia la capacità di leggere la difesa, l&#8217;intelligenza tattica. Sono stato molto fortunato ad avere grandi allenatori, da <strong>Robbie Deans</strong> a <strong>Wayne Smith</strong> e <strong>Steve Hansen</strong>, entrambi oggi nello staff degli All Blacks»</em>.</p>
<p><img class="alignright" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" src="http://www.bathrugby.com/images/news/MADDOCK-Top-Try-Scorer-Awar.jpg" alt="" width="294" height="199" />Classe 1978, sposato e con una figlia di 13 anni (un secondo baby è in arrivo e nascerà dunque proprio a Treviso), Maddock è dunque l&#8217;uomo che Treviso ha inseguito a lungo per far fare il salto di qualità al reparto arretrato. <em>«Sono cresciuto a <strong>Christchurch</strong> avendo come idolo <strong>Craig Green</strong>, che mi allenò quando ero nel Development Team di Canterbury, nel 1999</em><em>»</em>, spiega il trequarti dalle doti fisiche all&#8217;apparenza molto modeste (un metro e 76 per 84 chili), <em>«</em><em></em><em>poi siamo persi di vista ma ora so che tornerà in Italia per dirigere le accademie federali e sarà un grande piacere incontrarlo. Dopo le esperienze nei <strong>New Zealond Maori</strong> a vent&#8217;anni ho capito che il sogno di giocare negli All  Blacks, quel sogno che ogni ragazzino neozelandese fa quando comincia a giocare, non si sarebbe mai avverato. Ed allora ho scelto l&#8217;Europa, d&#8217;accordo anche con mia moglie: entrambi avevamo voglia di vedere un altro pezzo di mondo. D</em><em>opo sei stagioni molto belle a Bath ora era ormai tempo di cambiare. Treviso rappresenta non una ma molte sfide: lingua, cultura, ambiente nuovi. Spero di dare qualcosa in termini di esperienza per far crescere la squadra, attesa in Celtic League da avversari sempre impegnativi»</em>.</p>
<p>Il balzo dal campionato italiano alla Celtic League è notevole. Riuscirà il Benetton ad essere competitiva nel torneo?  <em>«Non credo che Treviso sia molto lontana dagli standard internazionali. Ricordo che nel <strong>2004</strong> il Bath, mentre io ero infortunato, giocò qui a Monigo in <strong>Heineken Cup</strong> e perse (29-23, ndr). Nella partita in Inghilterra ci prendemmo la rivincita, ma vincere a Treviso non è mai stato facile. Per essere competitivi dovremo di sicuro alzare il livello della nostra forma fisica, di modo da poter essere veloci e reattivi per tutti gli ottanta minuti. Con il tempo diventerà più facile avere il ritmo degli avversari, quindi credo che il miglior Benetton si vedrà nella seconda parte di stagione.<br />
</em></p>
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		<title>Nasce nel Nordest la Nazionale albanese. Esordio delle &#8220;Aquile Rosse&#8221;, che sognano Rio 2016</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Jun 2010 13:45:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elvis</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2010/06/nazionale-albania-edit.jpg"><img class="alignleft size-large wp-image-981" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" title="nazionale albania edit" src="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2010/06/nazionale-albania-edit-1024x626.jpg" alt="" width="430" /></a>Nasce nel Nordest l&#8217;esperimento di una <strong>Nazionale albanese</strong> (<em>foto in alto</em>). Nordest roccaforte della Lega ma anche regione con un intenso tessuto produttivo e con un forte richiamo per i lavoratori migranti, Nordest che è anche territorio di rugby con radici fortissime. Sullo sfondo di questo scenario prende forma lo scorso inverno l&#8217;idea di mettere insieme i giocatori di origine albanese che sono impegnati nei vari campionati italiani di rugby, alcuni dei quali con una carriera sportiva già ben avviata: è il caso di <strong>Damin Buzaj</strong>, in forza al <strong>Gran Parma</strong>, e del mediano di mischia del VeneziaMestre <strong>Sevian Daupi</strong> (<em>foto</em>), o ancora del veterano <strong>Paco Ogert</strong>, già a Calvisano ed oggi capitano dell&#8217;Alghero.</p>
<p>Per l&#8217;approdo nella Nazionale azzurra di qualche atleta italo-albanese non è che questione di tempo, e si tratterà allora di una significativa svolta culturale per una squadra che utilizza con disinvoltura atleti stranieri naturalizzati grazie a discendenze figlie delle migrazioni italiane in Argentina, Sud Africa e altri angoli del mondo. Oggi l&#8217;under 20 del <strong>Benetton Treviso</strong>, ad esempio, schiera in prima linea apprezzatissimi atleti come <strong>Laert Naka</strong>, <strong>Dusan Berisa</strong> ed <strong>Ornel Gega</strong>, quest&#8217;ultimo già selezionato con la maglia dell&#8217;Italia agli ultimi <strong>Mondiali Juniores</strong> e riconosciuto come uno dei tallonatori più promettenti del panorama italiano giovanile.</p>
<p><a href="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2010/06/Sevian-Daupi-action.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-985" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" title="Sevian Daupi action" src="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2010/06/Sevian-Daupi-action-300x200.jpg" alt="" width="270" /></a>Un gruppo di una trentina di ragazzi albanesi ha cominciato a ritrovarsi regolarmente in allenamento nei mesi scorsi con il sostegno di tre tecnici veneti, l&#8217;ex azzurro <strong>Valter Cristofoletto</strong>, <strong>Michele &#8220;Mice&#8221; Motta</strong> ed <strong>Ivan Mazzon</strong>. Si lavora adesso alla costituzione dei primi club oltre Adriatico, preludio alla fondazione di una Federazione Albanese che possa essere riconosciuta dall&#8217;<strong>International Board</strong>, l&#8217;organismo che governa il rugby mondiale. A tutt&#8217;oggi non si può quindi ancora parlare ufficialmente di nazionale, quanto di un <strong>&#8220;Albania XV&#8221;</strong> che sabato 12 giugno ha conosciuto anche il suo esordio sul campo a <strong>Pordenone</strong>, epicentro dell&#8217;esperienza grazie all&#8217;impegno di <strong>Piergiorgio Grizzo</strong>, giocatore ed animatore nelle scuole friulane.</p>
<p><em>&#8220;Qui la comunità albanese è numerosa e l&#8217;evento ha così un duplice significato, sportivo e sociale&#8221;</em>, spiega Grizzo, fra i promotori dell&#8217;iniziativa e reduce da un viaggio a Tirana, &#8220;<em>in Albania abbia ottenuto il pieno sostegno del Ministero dello Sport e del Comitato Olimpico, naturalmente c&#8217;è tutto da costruire ma ovunque, e soprattutto nelle nostre prime esperienze nelle scuole, abbiamo trovato un entusiasmo incontenibile&#8221;</em>.</p>
<p><a href="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2010/06/ogert.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-986" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" title="ogert" src="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2010/06/ogert.jpg" alt="" width="245" height="123" /></a>La sfida contro la selezione triveneta dei <strong>Dogi</strong>, persa 69-14, è stata un test severo per <em>&#8220;Shqiponjat e Kuqe&#8221;</em>, le <strong>Aquile Rosse</strong> (questo il soprannome scelto per la squadra &#8211; <em>nella foto Paco Ogert, premiato come man of the match, assieme al chairman dei Dogi Elio De Anna</em>). Ma al di là delle inevitabili difficoltà dell&#8217;esordio per giocatori e tecnici non sono mancati positivi riscontri. <em>&#8220;Fino a pochi mesi fa mettere in piedi la squadra era solo un sogno, invece tutto è andato avanti molto velocemente&#8221;</em>, dice Sevian Daupi.</p>
<p>Si torna adesso immediatamente al lavoro per la promozione della palla ovale in Albania e la nascita di club nelle principali città attraverso un attivo comitato denominato <strong>“Rugby Shqiptar”</strong>, mentre si pensa intanto all&#8217;organizzazione di un match non ufficiale contro l&#8217;ultima classificata del ranking internazionale (attualmente la Finlandia). Più a lungo termine l&#8217;obiettivo è il riconoscimento internazionale della Federazione che offrirebbe il diritto a partecipare alle qualificazioni ai <strong>Mondiali</strong> e alle <strong>Olimpiadi</strong>. Il sogno è ritrovarsi nel <strong>2016</strong> a Rio de Janeiro.</p>
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		<title>Dopo 16 anni tornano in campo i Dogi. All&#8217;Aquila per beneficenza i &#8220;barbarians&#8221; veneti</title>
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		<pubDate>Mon, 31 May 2010 12:21:44 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Era almeno dal 2002 che si riparlava della rinascita dei Dogi. Ora è finalmente arrivato il momento: domani, in coincidenza con la Festa della Repubblica (e quella Serenissima è stata storicamente la prima Repubblica in territorio italiano&#8230;), ritornano in campo i Barbarians del rugby veneto, a sedici anni dalla loro ultima apparizione. Negli anni Settanta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/it/8/87/Rugby_Dogi_-_All_Kiwis_1989.jpg" alt="" width="430" />Era almeno dal 2002 che si riparlava della rinascita dei <strong>Dogi</strong>. Ora è finalmente arrivato il momento: domani, in coincidenza con la Festa della Repubblica (e quella Serenissima è stata storicamente la prima Repubblica in territorio italiano&#8230;), ritornano in campo i <strong>Barbarians</strong> del rugby veneto, a sedici anni dalla loro ultima apparizione. Negli anni Settanta ed Ottanta, in tempi di palla ovale dilettantistica, la selezione fu protagonista di clamorosi successi contro avversari di livello internazionale e scrisse, anche nelle occasioni delle sconfitte, belle pagine di sport giocando alla pari anche con rappresentative imbottite di <strong>All Blacks</strong> (si pensi agli <strong>&#8220;All Kiwis&#8221;</strong>, con i neozelandesi dei campionati europei).</p>
<p>L&#8217;appuntamento è dunque a <strong>L&#8217;Aquila</strong>, dove i Dogi affronteranno i locali &#8211; rinforzati da ex di lusso, come <strong>Carlo Festuccia</strong> ed <strong>Andrea Masi</strong> &#8211; e la <strong>Nazionale Vigili del Fuoco</strong> in un triangolare di beneficenza denominato “Una meta per Haiti”. Nel capoluogo abruzzese la selezione veneta condurrà anche un trofeo in ricordo di <strong>Franco Casellato</strong>, l&#8217;appassionato dirigente trevigiano recentemente scomparso, tra i rifondatori del club ad invito.</p>
<p><img class="alignright" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" src="http://img299.imageshack.us/img299/3601/dogiallkiwislowis5.jpg" alt="" width="200" />Anche se il nome “Dogi” era riemerso nel corso delle trattative per l&#8217;ammissione di Treviso alla <strong>Celtic League</strong>, in relazione ad un progetto che avrebbe dovuto coinvolgere l&#8217;intero movimento regionale, la selezione che si ripresenta oggi non ha legami con il Benetton ne&#8217; con la Federazione. A guidarla sono un gruppo di ex dalla prestigiosa carriera azzurra alle spalle, dal presidente <strong>Elio De Anna</strong> ai consiglieri <strong>Stefano Bettarello</strong> e <strong>Manrico Marchetto</strong> (completano la dirigenza Gianni Franceschini, Corrado Della Siega, Renato Della Ragione, Gianluca De Simoi).</p>
<p>La squadra, allenata da <strong>Piero Monfeli</strong>, Gianni Franceschini e <strong>Fabio Coppo</strong>, raduna atleti di serie A, B e C e veste i tradizionali colori amaranto ed oro, con calzettoni della società di appartenenza nello stile Barbarians. Ammessi ai Dogi sono giocatori del Triveneto ma anche stranieri se da tre stagioni in squadre del territorio.</p>
<p><em>«Abbiamo contattato 26 società, registrando grande entusiasmo e collaborazione»</em>, spiega il portavoce del club, <strong>Corrado Della Siega</strong>, <em>«l&#8217;obiettivo è di far rivivere una bella tradizione, allestendo una  squadra che giochi un rugby con orgoglio, per il piacere dei giocatori e del pubblico. Crediamo che in Veneto, nonostante i molti impegni agonistici, ci sia spazio anche per una iniziativa come questa. In questo momento l&#8217;importante era ripartire, anche per fare un po&#8217; di rodaggio e capire quali sono le reali prospettive. Dall&#8217;anno prossimo vogliamo programmare due o tre incontri di buon livello internazionale a stagione»</em>. Ci sono contatti con il Racing di Pierre Berbizier.</p>
<p>Ma l&#8217;attività a più breve termine è comunque intensa. Nella prossime settimane i Dogi saranno in campo con una squadra under 20 in campo contro il Cus Padova ed una formazione seven al torneo <strong>“La Colonna”</strong> di Mirano il prossimo 5 giugno, e quindi il 12 saggeranno le capacità della neonata <strong>Nazionale albanese</strong> a Pordenone.</p>
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		<title>La decima finale di Vittorio Munari. &#8220;Uno scudetto al quale il Benetton tiene particolarmente&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 27 May 2010 16:36:17 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Per il rugby regionale giunge un&#8217;altra soddisfazione nell&#8217;anno delle tre venete in semifinale: ad arbitrare il match decisivo della stagione è stato infatti designato l&#8217;emergente fischietto padovano Alan Falzone, 34 anni il prossimo 11 giugno. Mentre dovrebbe essere confermata la mediana Botes-McLean dopo la bella prova di sabato scorso, contro Viadana al tecnico Franco Smith [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" src="http://img183.imageshack.us/img183/1503/vittorio2io5.jpg" alt="" width="160" />Per il rugby regionale giunge un&#8217;altra soddisfazione nell&#8217;anno delle tre venete in semifinale: ad arbitrare il match decisivo della stagione è stato infatti designato l&#8217;emergente fischietto padovano <strong>Alan Falzone</strong>, 34 anni il prossimo 11 giugno. Mentre dovrebbe essere confermata la mediana <strong>Botes-McLean</strong> dopo la bella prova di sabato scorso, contro Viadana al tecnico <strong>Franco Smith</strong> mancheranno l&#8217;ex Rouyet e Mulieri, ancora in condizioni fisiche imperfette, oltre all&#8217;infortunato Garcia ed al giovane Benvenuti, impegnato con l&#8217;Italia under 20 ai Mondiali di categoria in Russia.</p>
<p>Per Vittorio Munari, general manager dei biancoverdi, si tratta della decima finale se si includono le due perse (contro Treviso) da  allenatore del Petrarca, e l&#8217;ottava consecutiva da quando assunse l&#8217;incarico in Ghirada. A Munari chiediamo dunque come si affronta un impegno così delicato. <em>«Non ci sono formule, ad essere decisivo è come viene gestita la tensione nervosa»</em>, spiega, <em>«la squadra è oggi molto serena: lo sportivo professionista sa spendere la giusta dose di pressione per giungere all&#8217;appuntamento consapevole ma non “bruciato” dall&#8217;aspettativa. Per questa maturità il merito è dell&#8217;ambiente creato dalla società e soprattutto da Franco Smith, un tecnico non solo all&#8217;avanguardia in Italia per competenze, ma anche di grande spessore personale»</em>.</p>
<p>Che partita sarà?<br />
<em>«Decideranno come al solito gli episodi. Il Montepaschi ha ottime individualità e può metterci in difficoltà. Da parte nostra riteniamo di avere un gruppo completo, capace di sopperire alle assenze e di adattarsi alle diverse situazioni di gioco, ad esempio schierando piloni più pesanti e potenti oppure più leggeri e dinamici».<br />
</em></p>
<p>Quale giocatore del <strong>Montepaschi Viadana</strong> vorrebbe avere nella sua squadra?<br />
<em>«Per il loro attaccamento al club ho sempre stimato moltissimo il pilone <strong>Savi</strong> e la seconda linea <strong>Bezzi</strong>, che però non giocano più».<br />
</em></p>
<p><img class="alignright" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" src="http://www.benettonrugby.it/thumb.aspx?img=/docs/gallery/128/24-krause-semenzato.jpg&amp;c=90" alt="" width="241" height="178" />Come giudica la designazione di Falzone?<br />
<em>«Non ho nessun commento da fare, e non invidio i designatori italiani il cui lavoro non deve essere affatto facile. Vorrei solo sottolineare che la componente arbitrale è fondamentale per lo sviluppo del movimento: il rugby italiano può crescere complessivamente solo attraverso la crescita individuale di tutti i suoi attori».<br />
</em></p>
<p>Sarà l&#8217;ultima finale prima del passaggio di Treviso e Viadana nella <strong>Celtic League</strong>. Cosa resterà del campionato italiano e delle passioni di campanile che l&#8217;hanno animato?<br />
<em>«A questo scudetto teniamo particolarmente, proprio perchè il Benetton ha da sempre amato e onorato il campionato italiano. Aneddoti dei derby infuocati fra Padova, Rovigo e Treviso vengono ricordati ad ogni cena con i compagni di avventura e con gli avversari di allora. Se la scelta della Celtic League è stata giusta lo dirà il tempo, intanto per il campionato italiano è ahimè difficile prevedere un futuro roseo».<br />
</em></p>
<p>La squadra biancoverde vince e gioca bene, eppure non riesce ancora ad appassionare il pubblico.<br />
<em>«A Treviso, con club di vertice in diversi sport e Cortina ed Jesolo ad un&#8217;ora di macchina, c&#8217;è una sproporzione fra domanda e offerta. Dalla prossima stagione il Benetton vuole rappresentare l&#8217;intero rugby veneto e per questo auspichiamo che vengano permesse regole di interscambio tecnico fra società che sono già in vigore nella Celtic League».<br />
</em></p>
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		<title>Semifinale, poche chance per il Petrarca. A Monigo passerella per l&#8217;ultimo match di Goosen e Kingi</title>
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		<pubDate>Thu, 20 May 2010 14:21:44 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2010/05/benetton-petrarca-semifinale-2.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-948" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" title="benetton petrarca semifinale 2" src="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2010/05/benetton-petrarca-semifinale-2.jpg" alt="" width="227" height="340" /></a>La prima semifinale al Plebiscito si è conclusa con entrambe le squadre scontente per l&#8217;arbitraggio del milanese <strong>Stefano Pennè</strong>. <em>&#8220;O l&#8217;arbitro era in malafede oppure era un incompetente&#8221;</em>, accusava a fine partita un arrabbiatissimo <strong>Enrico Toffano</strong>, presidente del Petrarca, <em>&#8220;non ci stiamo ad essere presi in giro in questo modo&#8221;</em>. Con lo stesso vigore protestava anche lo staff del Benetton. <em>&#8220;Possibile che nonostante il netto predominio del gioco a Treviso e Padova siano stati fischiati lo stesso numero di calci di punizione&#8221;</em>, domandava ironico il direttore generale biancoverde, <strong>Vittorio Munari</strong>.</p>
<p>Ed anche a Viadana Rovigo ha contestato duramente la direzione di gara, tanto che l&#8217;allenatore <strong>Umberto Casellato</strong> ha ricevuto una squalifica di quattro mesi in seguito alle parole rivolte a Damasco a fine gara. In questo weekend le due semifinali di ritorno. Il Montepaschi troverà al <strong>&#8220;Battaglini&#8221;</strong> un clima caldissimo.</p>
<p>A Monigo invece il +12 nello score finale ed il +4 nella classifica combinata frutto del successo di Padova mettono il <strong>Benetton</strong> in una serena posizione psicologica. Peraltro il <strong>Petrarca</strong> visto in garauno non sembra in grado di impensierire i campioni in carica e di metterne in discussione il ritorno il 29 giugno nello stadio padovano, sede dell&#8217;ultima finale del “vero” campionato italiano prima del distacco in <strong>Celtic League</strong> di Treviso e Viadana. Anche se Smith dovrà rinunciare a <strong>&#8220;Nacho&#8221; Rouyet</strong> ed <strong>Emiliano Mulieri</strong>, infortunati.</p>
<p>Sarà l&#8217;occasione di un&#8217;autentica passerella per due giocatori dei più rappresentativi dell&#8217;ultimo lustro di storia biancoverde come <strong>Marius Goosen</strong> e <strong>Dion Kingi</strong> (<em>foto</em>), all&#8217;ultima uscita sul terreno di Monigo. Due limpidi esempi di professionalità ed abnegazione.</p>
<p>“Gus”, 36 anni, ha annunciato da tempo l&#8217;intenzione di chiudere con il rugby giocato per dedicarsi solamente al mestiere di allenatore (attualmente cura i trequarti a fianco di Franco Smith). Intanto anche sabato scorso il sudafricano è risultato decisivo, non solo per i 18 punti segnati nel 28-16 finale ma soprattutto per le consuete capacità di leadership nella gestione del gioco.</p>
<p><img class="alignleft" style="margin: 2px; border: 1px solid black;" src="http://www.benettonrugby.it/thumb.aspx?img=/docs/gallery/121/5.jpg&amp;c=90" alt="" width="263" height="193" />Kingi a 34 anni e dopo 5 splendide stagioni chiude giocoforza il capitolo con Treviso, al quale le direttiva Fir impongono un limite di cinque stranieri in Celtic League a tutela degli atleti di interesse per la <strong>Nazionale</strong>. Anche se le mosse di mercato del Benetton restano ancora top secret, è chiaro che il maori di Waiuki rientrerà nel cospicuo gruppo di atleti sacrificati nella ristrutturazione per lo sbarco sul palcoscenico anglosassone.</p>
<p>Fra questi, con tutta probabilità, anche gli oriundi argentini <strong>Allori</strong>, <strong>Vidal </strong><em>(foto)</em> e Mulieri, divenuti improvvisamente “stranieri” (assieme ad un altro centinaio di naturalizzati) in seguito alla nuova norma salva-vivai introdotta dalla Federugby. Non sarà facile per il Benetton trovare dei degni sostituti sul mercato italiano ed europeo.</p>
<p><em>Foto in alto di Elena Barbini, da <a href="http://www.petrarcarugby.it" target="_blank">www.petrarcarugby.it</a></em></p>
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		<title>Harakiri veneziano: il Casinò retrocede e accusa l&#8217;arbitro Mancini. Pipitone lascia?</title>
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		<pubDate>Sun, 09 May 2010 15:53:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elvis</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { size: 21cm 29.7cm; margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --><span style="font-family: DejaVu Serif,serif;"><a href="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2010/05/delusione-venezia.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-936" style="margin: 2px; border: 1px solid black;" title="delusione venezia" src="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2010/05/delusione-venezia.jpg" alt="" width="430" /></a>Il <strong>Casinò di Venezia</strong> compie un autentico harakiri e conclude il suo campionato con una incredibile retrocessione. <em>&#8220;Reperire risorse economiche è sempre più difficile e non so se ci iscriveremo al prossimo torneo di A, anzi non so neppure se continuerò ad impegnarmi personalmente nel rugby&#8221;</em>, questo l&#8217;amarissimo commento del presidente <strong>Tommaso Pipitone</strong> immediatamente dopo la sconfitta in casa da parte del <strong>Banca Monte Parma</strong> allenato dall&#8217;ex &#8220;Ciro&#8221; Sgorlon. Fra le società in crisi di bilancio Venezia è comunque in buona compagnia: certo non stanno meglio, ed esempio, Rovigo o Roma. C&#8217;è da domandarsi che campionato di Eccellenza sarà quello del 2010-11.</span></p>
<p><span style="font-family: DejaVu Serif,serif;"><a href="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2010/05/mc-govern.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-939" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" title="mc govern" src="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2010/05/mc-govern-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Una sola masochistica scelta costa l&#8217;intera stagione agli amaranto-oro, ultimi a pari punti del Gran prima del match di sabato. In vantaggio 20-16 a tempo ormai scaduto, i veneziani rinunciano ad un facile piazzato per cercare il bonus che garantirebbe la salvezza senza passare dallo spareggio. Si va per la quarta meta a forza di percussioni degli avanti, poi <strong>Lucio Prati</strong> (peraltro autore di una buona gara nell&#8217;inedita posizione di ala) avrebbe l&#8217;occasione per segnare ma l&#8217;ovale gli cade di mano.<br />
</span></p>
<p><span style="font-family: DejaVu Serif,serif;"> Sono invece i gialloblù ospiti ad andare a segno nel lungo recupero concesso dall&#8217;internazionale <strong>Stefano Mancini</strong> (<em>nella foto, sullo sfondo di una percussione di McGovern</em>), certo protagonista di una direzione di gara non proprio trasparente: finisce così 16-21 ed il Casinò scivola in serie A visto il contemporaneo successo del Gran sulla Roma. Pochi minuti prima gli amaranto-oro si trovavano ad un passo dalla salvezza, addirittura senza l&#8217;obbligo di spareggiare coi parmensi&#8230;</span></p>
<p><span style="font-family: DejaVu Serif,serif;"> Peccato davvero perchè la squadra di <strong>Alejandro Canale</strong>, pur alle prese con molti infortuni, aveva disputato un match di enorme orgoglio, trascinata dai veterani <strong>“Dado” Candiago</strong> e <strong>&#8220;Maci&#8221; Perziano</strong> (quest&#8217;ultimo autore di un bella meta nel primo tempo), mentre il Banco Monte Parma si era dimostrato complessivamente superiore per qualità tecniche, soprattutto in mischia chiusa.</span></p>
<p><span style="font-family: DejaVu Serif,serif;"><a href="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2010/05/cazzola.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-941" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" title="cazzola" src="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2010/05/cazzola-277x300.jpg" alt="" width="230" /></a></span><span style="font-family: DejaVu Serif,serif;">Trovatisi nuovamente ad inseguire nella ripresa, i veneziani trovavano l&#8217;energia per rimontare e l&#8217;apporto importante di giovani come <strong>Vittorio Candiago</strong> e <strong>Alberto Cazzola</strong> (<em>foto</em>).Il sorpasso con <strong>Lucas Paschini</strong> prima dell&#8217;incredibile epilogo.  Alla fine applausi del pubblico di Favaro Veneto per gli sconfitti ed – ironicamente – per l&#8217;arbitro Mancini, contestatissimo durante il match.</span></p>
<p><span style="font-family: DejaVu Serif,serif;">Ma il Casinò di Venezia forse dovrebbe prendersela più con se stesso per gli errori di gestione di sabato e per i molti altri commessi nel corso della stagione.<br />
</span></p>
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		<title>Il XV ideale del Sei Nazioni. Monopolio dei francesi con la stella Parra, sorprese dalla Scozia</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Mar 2010 15:01:57 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Non che sia stato un Sei Nazioni particolarmente emozionante. Ed anche il livello tecnico resta quello che è, certo inferiore ai match più duri di Heineken Cup. La Francia sta sbocciando e potrebbe essere la squadra europea più competitiva alla prossima World Cup, soprattutto se l&#8217;Inghilterra continuerà a sprecare il suo enorme potenziale umano sotto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" src="http://images.mirror.co.uk/upl/m4/feb2009/9/1/Image_5_for_France_2116_Wales_gallery_78679153.jpg" alt="" width="430" />Non che sia stato un <strong>Sei Nazioni</strong> particolarmente emozionante. Ed anche il livello tecnico resta quello che è, certo inferiore ai match più duri di Heineken Cup. La <strong>Francia</strong> sta sbocciando e potrebbe essere la squadra europea più competitiva alla prossima World Cup, soprattutto se l&#8217;<strong>Inghilterra</strong> continuerà a sprecare il suo enorme potenziale umano sotto la guida di <strong>Martin Johnson</strong>. Al di là dei modesti risultati, la <strong>Scozia</strong> ha fatto vedere qualcosa di buono che potrebbe evolvere,  a lungo termine, in un rilancio degli highlanders. Ecco il XV ideale del Sei Nazioni 2010, secondo RugbyPeople.</p>
<p>15. <strong>Clément Poitrenaud</strong>. Estremo affidabile e pungente. Il ruolo non offriva grande scelta. Oltre ai soliti Byrne, Southwell e Murphy, ci sarebbe da tenere d&#8217;occhio anche l&#8217;inglese Ben Foden, che però ha giocato troppo poco.</p>
<p>14. <strong>Shane Williams</strong>. Pochi dubbi sul motorino gallese.</p>
<p>13. <strong>Mathieu Bastareaud</strong>. Il ragazzo della banlieau parigina sembra avere messo a posto la testa (per il fisico non c&#8217;era problema).</p>
<p>12. <strong>Riki Flutey</strong>. O <strong>Yannick Jauzion</strong>? Scegliamo il maori dell&#8217;Inghilterra perchè mica possiamo mettere solo francesi&#8230;</p>
<p>11. <strong>Tommy Bowe</strong>. Vale lo stesso discorso, perchè non sfigurerebbero ne&#8217; Malzieu ne&#8217; Palisson ne&#8217; Andreu.</p>
<p>10. <strong>Dan Parks</strong>. Ogni allenatore vorrebbe un numero 10 con un piede così. Fra i più giovani (l&#8217;australiano della Scozia ha già 31 anni) crescono bene sia Thrin-Duc che Sexton, pur ancora fra alti e bassi.</p>
<p>9. <strong>Morgan Parra</strong> (<em>foto in alto</em>). Probabilmente il miglior giocatore in assoluto del torneo. A 21 anni&#8230; Qualche lampo anche da Danny Care, ma il mediano di mischia di Metz, terra della palla rotonda, è inarrivabile.</p>
<p><img class="alignright" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" src="http://www.rbs6nations.com/images/news/Alastair-Kellock456.jpg" alt="" width="268" height="180" />8. <strong>Imanol Harinordoquy</strong>. Monumentale. Nomination anche per il nostro Alessandro Zanni, degno sostituto in azzurro dell&#8217;infortunato Parisse, e per lo scozzese Beattie.</p>
<p>7. <strong>John Barclay</strong>. Grande placcatore. Una sorpresa.</p>
<p>6. <strong>Thierry Dusatoir</strong>.</p>
<p>5. <strong>Alastair Kellock</strong> (<em>foto</em>). Altra sorpresa scozzese.</p>
<p>4. <strong>Paul O&#8217;Connell</strong>. Un classico.</p>
<p>3. <strong>Nicolas Mas</strong>. Titolare in tutti gli incontri del torneo, la prima linea dei &#8220;galletti&#8221; ha dominato ogni avversario, anche e soprattutto gli inglesi nel match che valeva il Grande Slam (o Chelem, come è per i francesi).</p>
<p>2. <strong>William Servat</strong>.</p>
<p>1. <strong>Thomas Domingo</strong>. Menzione, comunque, per l&#8217;inossidabile Totò Perugini.</p>
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		<title>Club italiani nel caos. Celtic League per due squadre, ma che ne sarà di tutto il resto?</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Mar 2010 15:55:27 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il caso Celtic League è giunto a conclusione con quell&#8217;happy end che Treviso e molti appassionati veneti attendevano con ansia (e qualche timore) da un paio di settimane. E&#8217; trascorso quasi un anno dal primo comunicato ufficiale del torneo sulla disponibilità a vagliare la candidatura italiana, un&#8217;idea che risale comunque al 2004 quando a lanciarla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2009/07/banner-celtic-league.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-644" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" title="banner-celtic-league" src="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2009/07/banner-celtic-league-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Il caso <strong>Celtic League</strong> è giunto a conclusione con quell&#8217;happy end che <strong>Treviso</strong> e molti appassionati veneti attendevano con ansia (e qualche timore) da un paio di settimane. E&#8217; trascorso quasi un anno dal primo comunicato ufficiale del torneo sulla disponibilità a vagliare la candidatura italiana, un&#8217;idea che risale comunque al 2004 quando a lanciarla fu <strong>John Kirwan</strong>, allora allenatore della Nazionale azzurra.</p>
<p>Fra il 26 marzo 2009 e l&#8217;8 marzo 2010, data dell&#8217;ammissione ufficiale di Benetton ed <strong>Aironi Viadana</strong>, abbiamo assistito ad una serie di clamorosi colpi di scena frutto delle lotte di potere che, dietro le quinte, si sono incrociate per una svolta così rilevante sui futuri equilibri del movimento. Dopo che la decisione era ormai presa, la battaglia è scoppiata all&#8217;interno della Celtic League stessa, con gli scozzesi a chiedere un peso maggiore nella stanza dei bottoni ed irlandesi e gallesi ad un certo punto pronti addirittura – secondo la Bbc – ad estromettere Glasgow e Edimburgo a favore delle due franchigie italiane.</p>
<p>L&#8217;approdo nel torneo di Treviso e Viadana di fatto aggancia le due realtà di vertice ad una competizione professionistica di alto livello, così come accadde nel 2000 con l&#8217;ingresso dell&#8217;Italia nel Sei Nazioni per merito della mediazione di <strong>Giancarlo Dondi</strong> (con francesi e anglosassoni ben consapevoli, allora come oggi, dell&#8217;importanza di accogliere un mercato di 60 milioni di abitanti per espandere il proprio business). Quanto al Veneto si tratta di un preziosa occasione di promozione del territorio, con sicure ricadute positive in una fase economica che certo non invita all&#8217;ottimismo.</p>
<p>L&#8217;ingresso nella Celtic League non risolve di certo tutti i problemi del rugby italiano, ponendone semmai di nuovi ed inediti. Non si è giunti a questo passaggio epocale con un progetto condiviso, quanto invece con passi incerti ed improvvisati ed a costo di un lungo braccio di ferro fra Treviso e Fir. <em>&#8220;Chi gà vinto?&#8221;</em>, si domanderebbe<strong> Ulisse Trevisin</strong>, il ruspante pilone messo in scena da<strong> Marco Paolini</strong>. Il Benetton gioisce: approda in uno scenario europeo e dà un senso così al mecenatismo che la famiglia ha avviato nel rugby già nel 1978, prima di basket e volley. Ma il club trevigiano, già umiliato dall&#8217;esclusione della sua candidatura nel Consiglio federale dello scorso 18 luglio, ha pagato un conto salatissimo pur di ottenere a fine gennaio la riapertura delle trattative.</p>
<p><a href="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2010/03/munari-campese.jpg"><img class="alignleft size-large wp-image-906" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" title="munari campese" src="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2010/03/munari-campese-1024x617.jpg" alt="" width="430" /></a>Giancarlo Dondi, presidente-padrone della Fir, ha dovuto obtorto collo insistere per l&#8217;ingresso in Celtic League, idea che non ha mai amato troppo come dichiarato anche pubblicamente (ad esempio lo scorso 10 settembre in occasione della presentazione del campionato all&#8217;Hotel Gallia di Milano). Ma Dondi non ha perso: la concentrazione degli azzurri in due sole franchigie ed il confronto continuo con le corazzate d&#8217;oltremanica non potranno che giovare alla Nazionale di <strong>Nick Mallett</strong>, sulla quale poggia il boom presso il grande pubblico ed il budget federale. Ad uscirne decisamente appannata, dopo 13 anni di potere sempre più assoluto nelle mani del presidente parmense, è l&#8217;immagine della Fir. I pasticci della vicenda Celtic League hanno messo in una lente di ingrandimento la pochezza della politica federale e l&#8217;incapacità di abbozzare una qualsiasi progettazione a lungo termine.</p>
<p>A tutt&#8217;oggi non si sa come si realizzerà la piramide che deve condurre i giocatori fino al livello internazionale di vertice, ne&#8217; che ne sarà della prossima stagione, da chi e come verrà giocato un campionato italiano per il quale trovare investitori sarà sempre più difficile. Con gran parte delle società attanagliate dai debiti, anzi, vien da chiedersi se qualcuno non deciderà di mollare già dal <strong>Super Ten</strong> in corso. Dietro la copertina patinata della Nazionale e della Celtic League, c&#8217;è ora il rischio del caos.</p>
<p><em>Nella foto, Vittorio Munari e David Campese ai tempi del Petrarca. La Celtic League riporterà in Italia i grandi big stranieri?</em></p>
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		<title>A Parigi per Francia-Italia? Per i fanatici del rugby qualche consiglio su locali e shopping</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 15:57:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elvis</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una breve guida alla Parigi del rugby si trova nel numero in edicola del magazine Rugby Club. Penso comunque che saranno parecchi i tifosi azzurri che hanno scelto la capitale francese per una trasferta in occasione del Sei Nazioni 2010 e così aggiungo qui qualche altro consiglio sui locali da visitare. Grazie all&#8217;ascesa del Racing, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" src="http://www.chezmila.fr/public/calendrier/.4_m.jpg" alt="" width="430" />Una breve guida alla <strong>Parigi</strong> del rugby si trova nel numero in edicola del magazine <a title="Rugby Club" href="http://www.rugbyclub.it" target="_blank">Rugby Club</a>. Penso comunque che saranno parecchi i tifosi azzurri che hanno scelto la capitale francese per una trasferta in occasione del Sei Nazioni 2010 e così aggiungo qui qualche altro consiglio sui locali da visitare. Grazie all&#8217;ascesa del <strong>Racing</strong>, la palla ovale a Parigi sta peraltro vivendo una radiosa stagione di popolarità, con una sana rivalità fra il club dell&#8217;franco-ticinese <strong>Jacky Lorenzetti</strong> e lo <strong>Stade Français</strong> di <strong>Max Guazzini</strong> (di origini toscane).</p>
<p><img class="alignright" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" src="http://newsimg.bbc.co.uk/media/images/44236000/jpg/_44236114_mathieu300.jpg" alt="" width="150" />La storica casa di giocatori e tifosi del Racing è la brasserie <em>&#8220;Royal Villiers&#8221;</em> nel XVII° arrondissment (<em>foto al centro</em>), presso Port Champerret, ma l&#8217;attuale generazione frequenta più spesso <em>&#8220;La Régalade&#8221;</em> (XIV°) oppure <em>&#8220;Berny&#8221;</em> nell&#8217;elegante sobborgo di Antony dove ha sede il club ed i suoi campi di allenamento. <strong>Jerome Fillol</strong>, mediano di mischia del Racing ma in precedenza per quattro stagioni allo Stade Français, è il proprietario del centralissimo <a title="chez Mil'a" href="http://www.chezmila.fr/" target="_blank"><em>&#8220;Mil&#8217;a&#8221;</em></a> (rue Rousseau 11 &#8211; <em>foto in alto</em>), frequentato da giocatori di entrambe le squadre.</p>
<p>&#8220;Racingmen&#8221; e &#8220;Stadistes&#8221; si possono incrociare anche nel famoso <a title="Le Pousse au Crime" href="http://www.lepousseaucrime.fr/" target="_blank"><em>&#8220;Pousse au Crime&#8221;</em></a> e al <em>&#8220;Birdland&#8221;</em> (entrambi nel VI°, a Saint Germain de Prés), alla discoteca <em>&#8220;VIP&#8221;</em> (rue de Rivoli, vicino al Louvre) e al <em>&#8220;Bound&#8221;</em> (VIII°). Il luoghi di ritrovo preferiti dai compagni di squadra di <strong>Mauro Bergamasco</strong> e <strong>Sergio Parisse</strong> si trovano invece nei dintorni dello stadio <strong>Jean Bouin</strong>, in un quartiere a dire il vero piuttosto anonimo anche se fra i più cari di Parigi per la tranquillità e l&#8217;accessibilità. Visitate la brasserie <em>&#8220;Au Metro&#8221;</em> e soprattutto la bellissima <em>&#8220;Le Trinquet&#8221;</em>, una vera club-house in riva alla Senna destinata agli appassionati di pelota oltre che di rugby; la gestisce <strong>Mathieu Blin </strong>(<em>foto</em>), tallonatore dello Stade Français noto anche per il suo impegno politico con i socialisti.</p>
<p><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" src="http://www.aveyron.com/parisien/phopari/royal_vilierSalle.jpg" alt="" width="220" />Altri indirizzi con vocazione rugbistica in zona: <em>&#8220;Le 70&#8243;</em>, ristorante del Parco dei Principi, <em>&#8220;Les Princes&#8221;</em>, <a title="La Cantine de Faubourg" href="http://www.lacantine.com/" target="_blank"><em>&#8220;La Cantine du Faubourg&#8221;</em></a> e <em>&#8220;Café Oz&#8221;</em>. Quanto allo shopping, se siete dei fanatici di magliette e souvenir vale la pena visitare allora la ben fornita <strong>Boutique Rugby</strong> che si trova a Pigalle ad un centinaio di metri dal Moulin Rouge (boulevard de Clichy 75). L&#8217;indirizzo giusto è però quello di <strong>Espace Rugby</strong>, che tuttavia si trova piuttosto fuori mano (avenue Paul Adam 14, métro Porte de Champerret). Si tratta di una ditta che si occupa soprattutto di tenute da gioco mentre il negozio non è che un bugigattolo nel quale però si respira la grande passione del titolare, l’ex Racing <strong>Hugues Henry</strong>. Vi troverete un po&#8217; di tutto e da tutto il mondo ovale, inclusi libri, maglie e cravatte che sono autentiche rarità. Ed il calendario “Les odieux du Stade”&#8230;</p>
<p>Quanto alle due squadre parigine, considerate che il Racing vende merchandising solo attraverso il suo sito; se amate lo stile “Pink is beautiful” la <strong>Boutique du Stade Français</strong> è un piccolo spazio all&#8217;interno delle strutture piuttosto fatiscenti del club nell’area del Parco dei Principi (rue du commandant Guilbaud 2, métro Porte de Saint-Cloud). Il bel negozio della Federazione Francese si chiama <strong>Espace XV de France</strong>; l&#8217;indirizzo è rue de Clichy 14, non lontato dalla Boutique Rugby. Bon voyage!</p>
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		<title>&#8220;Invictus&#8221;, sbadigli e stereotipi. Nonostante Morgan Freeman delude il film sul Sud Africa del rugby</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Feb 2010 14:12:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elvis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storie di rugby]]></category>
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		<category><![CDATA[World Cup 1995]]></category>

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		<description><![CDATA[Vista la mia passione per il rugby e quella ancor più viscerale per il cinema di Clint Eastwood aspettavo da mesi, con autentica ansia, il film &#8220;Invictus&#8221;, in cui il regista di San Francisco affronta la storia dei Mondiali 1995 dal punto di vista del Sud Africa post-apartheid. Si è trattato, purtroppo, di una grossa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" src="http://rugby1823.blogosfere.it/images/damon_invictus_eastwood.jpg" alt="" width="430" />Vista la mia passione per il rugby e quella ancor più viscerale per il cinema di <strong>Clint Eastwood</strong> aspettavo da mesi, con autentica ansia, il film <strong>&#8220;Invictus&#8221;</strong>, in cui il regista di San Francisco affronta la storia dei Mondiali 1995 dal punto di vista del <strong>Sud Africa</strong> post-apartheid. Si è trattato, purtroppo, di una grossa delusione.</p>
<p>Ciò per cui la pellicola è da ricordare è l&#8217;eccezionale interpretazione di <strong>Morgan Freeman</strong> nei panni di <strong>Nelson Mandela</strong>, del quale riesce a rendere anche l&#8217;accento ed il personalissimo portamento. La storia ruota tutto intorno al personaggio del leader nero e alle sue scelte politiche, volte alla riconciliazione del paese anche attraverso la strada meno istintiva, quella del perdono. Ispirato da queste idee Mandela decide di sostenere gli <strong>Springboks</strong>, odiatissimi dalla popolazione nera (il rugby era lo sport delle classi più ricche, bianche e razziste), chiamati così a rappresentare la nuova &#8220;rainbow nation&#8221; nella <strong>World Cup</strong> del 1995.</p>
<p><img class="alignright" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" src="http://www.cinematografo.it/cinematografo_new/allegati/14394/mandela_pienaar.jpg" alt="" width="240" />I fatti sono ovviamente noti a tutti gli appassionati di rugby, tanto più a coloro che hanno letto il libro da cui è tratta la sceneggiatura, <em>&#8220;Ama il tuo nemico&#8221;</em> di <strong>John Carlin</strong>. Il guaio di &#8220;Invictus&#8221; è che d&#8217;accordo il positivo messaggio di Mandela sulla riconciliazione e sul perdono, ma al di là di questo il film è scontatissimo e soporifero. La straordinarietà del migliore cinema di Eastwood è rappresentata dal suo essere disturbante, dai dilemmi morali che impone: si pensi, su tutti, al dramma dell&#8217;eutanasia in &#8220;Million dollar baby&#8221;, ma anche a &#8220;Mystic river&#8221;, ai tormenti del generale giapponese di &#8220;Letters from Iwo Jima&#8221;, alle riflessioni sull&#8217;uso della violenza nell&#8217;ultimo &#8220;Gran Torino&#8221;.</p>
<p>Niente di tutto questo in &#8220;Invictus&#8221;. Sono tutti più o meno buoni, anche i più razzisti. Sanno tutti bene cosa fare. Ed è tutto ovvio fin da subito: che Matt Damon-<strong>François Pienaar</strong> farà sue le idee di Mandela e che gli Springboks conquisteranno i Mondiali, come nella peggiore tradizione del cinema sportivo trionfalista dove i buoni rischiano di perdere ma poi alla fine con un ultimo scatto di orgoglio vincono (vd. &#8220;Momenti di gloria&#8221;, &#8220;Fuga per la vittoria&#8221;). Non che ci sia del sentimentalismo o del buonismo (non troppo, almeno), è che il film è semplicemente noioso.</p>
<p><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" src="http://thefastertimes.com/film/files/2009/12/invictus.jpg" alt="" width="240" />Le scene di rugby non sono affatto convincenti. Già fisicamente fra <strong>Matt Damon</strong> e Pienaar ne passa. Nei panni di <strong>Kobus Wiese</strong> è stato scelto un tipo (moro) con il fisico gonfiato da culturista. <strong>Chester Williams</strong> è dipinto come un sempliciotto. Tutto davvero molto stereotipato, sul modello &#8220;rugby sport di uomini duri&#8221;.</p>
<p>La cosa peggiore di tutte, comunque, è il ritornello della colonna sonora scritto dal figlio del regista, <strong>Kyle Eastwood</strong>, e che in modo molto ruffiano ricalca l&#8217;orecchiabile motivo di &#8220;O sole mio&#8221;.</p>
<p>Un paio di curiosità per gli appassionati di rugby. A guidare l&#8217;<strong>haka</strong> è sempre un maori, e non un neozelandese britannico. La regola dell&#8217;ingaggio in mischia secondo &#8220;touch-pause-engage&#8221; è stata inserita dopo i Mondiali 1995. Ed ancora a quel tempo non era ancora legittimo l&#8217;ascensore in touche, così come gli Springboks invece insegnano ai bambini neri.</p>
<p><em>Nelle due foto nel post Mandela-Pienaar al centro e Freeman-Damon in basso.</em></p>
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