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	<title>Rugbypeople</title>
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	<description>Lo sport più bello del mondo, la sua gente</description>
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		<title>A Parigi per Francia-Italia? Per i fanatici del rugby qualche consiglio su locali e shopping</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 15:57:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elvis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sei Nazioni 2010]]></category>
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		<description><![CDATA[Una breve guida alla Parigi del rugby si trova nel numero in edicola del magazine Rugby Club. Penso comunque che saranno parecchi i tifosi azzurri che hanno scelto la capitale francese per una trasferta in occasione del Sei Nazioni 2010 e così aggiungo qui qualche altro consiglio sui locali da visitare. Grazie all&#8217;ascesa del Racing, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" src="http://www.chezmila.fr/public/calendrier/.4_m.jpg" alt="" width="430" />Una breve guida alla <strong>Parigi</strong> del rugby si trova nel numero in edicola del magazine <a title="Rugby Club" href="http://www.rugbyclub.it" target="_blank">Rugby Club</a>. Penso comunque che saranno parecchi i tifosi azzurri che hanno scelto la capitale francese per una trasferta in occasione del Sei Nazioni 2010 e così aggiungo qui qualche altro consiglio sui locali da visitare. Grazie all&#8217;ascesa del <strong>Racing</strong>, la palla ovale a Parigi sta peraltro vivendo una radiosa stagione di popolarità, con una sana rivalità fra il club dell&#8217;franco-ticinese <strong>Jacky Lorenzetti</strong> e lo <strong>Stade Français</strong> di <strong>Max Guazzini</strong> (di origini toscane).</p>
<p><img class="alignright" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" src="http://newsimg.bbc.co.uk/media/images/44236000/jpg/_44236114_mathieu300.jpg" alt="" width="150" />La storica casa di giocatori e tifosi del Racing è la brasserie <em>&#8220;Royal Villiers&#8221;</em> nel XVII° arrondissment (<em>foto al centro</em>), presso Port Champerret, ma l&#8217;attuale generazione frequenta più spesso <em>&#8220;La Régalade&#8221;</em> (XIV°) oppure <em>&#8220;Berny&#8221;</em> nell&#8217;elegante sobborgo di Antony dove ha sede il club ed i suoi campi di allenamento. <strong>Jerome Fillol</strong>, mediano di mischia del Racing ma in precedenza per quattro stagioni allo Stade Français, è il proprietario del centralissimo <a title="chez Mil'a" href="http://www.chezmila.fr/" target="_blank"><em>&#8220;Mil&#8217;a&#8221;</em></a> (rue Rousseau 11 &#8211; <em>foto in alto</em>), frequentato da giocatori di entrambe le squadre.</p>
<p>&#8220;Racingmen&#8221; e &#8220;Stadistes&#8221; si possono incrociare anche nel famoso <a title="Le Pousse au Crime" href="http://www.lepousseaucrime.fr/" target="_blank"><em>&#8220;Pousse au Crime&#8221;</em></a> e al <em>&#8220;Birdland&#8221;</em> (entrambi nel VI°, a Saint Germain de Prés), alla discoteca <em>&#8220;VIP&#8221;</em> (rue de Rivoli, vicino al Louvre) e al <em>&#8220;Bound&#8221;</em> (VIII°). Il luoghi di ritrovo preferiti dai compagni di squadra di <strong>Mauro Bergamasco</strong> e <strong>Sergio Parisse</strong> si trovano invece nei dintorni dello stadio <strong>Jean Bouin</strong>, in un quartiere a dire il vero piuttosto anonimo anche se fra i più cari di Parigi per la tranquillità e l&#8217;accessibilità. Visitate la brasserie <em>&#8220;Au Metro&#8221;</em> e soprattutto la bellissima <em>&#8220;Le Trinquet&#8221;</em>, una vera club-house in riva alla Senna destinata agli appassionati di pelota oltre che di rugby; la gestisce <strong>Mathieu Blin </strong>(<em>foto</em>), tallonatore dello Stade Français noto anche per il suo impegno politico con i socialisti.</p>
<p><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" src="http://www.aveyron.com/parisien/phopari/royal_vilierSalle.jpg" alt="" width="220" />Altri indirizzi con vocazione rugbistica in zona: <em>&#8220;Le 70&#8243;</em>, ristorante del Parco dei Principi, <em>&#8220;Les Princes&#8221;</em>, <a title="La Cantine de Faubourg" href="http://www.lacantine.com/" target="_blank"><em>&#8220;La Cantine du Faubourg&#8221;</em></a> e <em>&#8220;Café Oz&#8221;</em>. Quanto allo shopping, se siete dei fanatici di magliette e souvenir vale la pena visitare allora la ben fornita <strong>Boutique Rugby</strong> che si trova a Pigalle ad un centinaio di metri dal Moulin Rouge (boulevard de Clichy 75). L&#8217;indirizzo giusto è però quello di <strong>Espace Rugby</strong>, che tuttavia si trova piuttosto fuori mano (avenue Paul Adam 14, métro Porte de Champerret). Si tratta di una ditta che si occupa soprattutto di tenute da gioco mentre il negozio non è che un bugigattolo nel quale però si respira la grande passione del titolare, l’ex Racing <strong>Hugues Henry</strong>. Vi troverete un po&#8217; di tutto e da tutto il mondo ovale, inclusi libri, maglie e cravatte che sono autentiche rarità. Ed il calendario “Les odieux du Stade”&#8230;</p>
<p>Quanto alle due squadre parigine, considerate che il Racing vende merchandising solo attraverso il suo sito; se amate lo stile “Pink is beautiful” la <strong>Boutique du Stade Français</strong> è un piccolo spazio all&#8217;interno delle strutture piuttosto fatiscenti del club nell’area del Parco dei Principi (rue du commandant Guilbaud 2, métro Porte de Saint-Cloud). Il bel negozio della Federazione Francese si chiama <strong>Espace XV de France</strong>; l&#8217;indirizzo è rue de Clichy 14, non lontato dalla Boutique Rugby. Bon voyage!</p>
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		<title>&#8220;Invictus&#8221;, sbadigli e stereotipi. Nonostante Morgan Freeman delude il film sul Sud Africa del rugby</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Feb 2010 14:12:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elvis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storie di rugby]]></category>
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		<description><![CDATA[Vista la mia passione per il rugby e quella ancor più viscerale per il cinema di Clint Eastwood aspettavo da mesi, con autentica ansia, il film &#8220;Invictus&#8221;, in cui il regista di San Francisco affronta la storia dei Mondiali 1995 dal punto di vista del Sud Africa post-apartheid. Si è trattato, purtroppo, di una grossa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" src="http://rugby1823.blogosfere.it/images/damon_invictus_eastwood.jpg" alt="" width="430" />Vista la mia passione per il rugby e quella ancor più viscerale per il cinema di <strong>Clint Eastwood</strong> aspettavo da mesi, con autentica ansia, il film <strong>&#8220;Invictus&#8221;</strong>, in cui il regista di San Francisco affronta la storia dei Mondiali 1995 dal punto di vista del <strong>Sud Africa</strong> post-apartheid. Si è trattato, purtroppo, di una grossa delusione.</p>
<p>Ciò per cui la pellicola è da ricordare è l&#8217;eccezionale interpretazione di <strong>Morgan Freeman</strong> nei panni di <strong>Nelson Mandela</strong>, del quale riesce a rendere anche l&#8217;accento ed il personalissimo portamento. La storia ruota tutto intorno al personaggio del leader nero e alle sue scelte politiche, volte alla riconciliazione del paese anche attraverso la strada meno istintiva, quella del perdono. Ispirato da queste idee Mandela decide di sostenere gli <strong>Springboks</strong>, odiatissimi dalla popolazione nera (il rugby era lo sport delle classi più ricche, bianche e razziste), chiamati così a rappresentare la nuova &#8220;rainbow nation&#8221; nella <strong>World Cup</strong> del 1995.</p>
<p><img class="alignright" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" src="http://www.cinematografo.it/cinematografo_new/allegati/14394/mandela_pienaar.jpg" alt="" width="240" />I fatti sono ovviamente noti a tutti gli appassionati di rugby, tanto più a coloro che hanno letto il libro da cui è tratta la sceneggiatura, <em>&#8220;Ama il tuo nemico&#8221;</em> di <strong>John Carlin</strong>. Il guaio di &#8220;Invictus&#8221; è che d&#8217;accordo il positivo messaggio di Mandela sulla riconciliazione e sul perdono, ma al di là di questo il film è scontatissimo e soporifero. La straordinarietà del migliore cinema di Eastwood è rappresentata dal suo essere disturbante, dai dilemmi morali che impone: si pensi, su tutti, al dramma dell&#8217;eutanasia in &#8220;Million dollar baby&#8221;, ma anche a &#8220;Mystic river&#8221;, ai tormenti del generale giapponese di &#8220;Letters from Iwo Jima&#8221;, alle riflessioni sull&#8217;uso della violenza nell&#8217;ultimo &#8220;Gran Torino&#8221;.</p>
<p>Niente di tutto questo in &#8220;Invictus&#8221;. Sono tutti più o meno buoni, anche i più razzisti. Sanno tutti bene cosa fare. Ed è tutto ovvio fin da subito: che Matt Damon-<strong>François Pienaar</strong> farà sue le idee di Mandela e che gli Springboks conquisteranno i Mondiali, come nella peggiore tradizione del cinema sportivo trionfalista dove i buoni rischiano di perdere ma poi alla fine con un ultimo scatto di orgoglio vincono (vd. &#8220;Momenti di gloria&#8221;, &#8220;Fuga per la vittoria&#8221;). Non che ci sia del sentimentalismo o del buonismo (non troppo, almeno), è che il film è semplicemente noioso.</p>
<p><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" src="http://thefastertimes.com/film/files/2009/12/invictus.jpg" alt="" width="240" />Le scene di rugby non sono affatto convincenti. Già fisicamente fra <strong>Matt Damon</strong> e Pienaar ne passa. Nei panni di <strong>Kobus Wiese</strong> è stato scelto un tipo (moro) con il fisico gonfiato da culturista. <strong>Chester Williams</strong> è dipinto come un sempliciotto. Tutto davvero molto stereotipato, sul modello &#8220;rugby sport di uomini duri&#8221;.</p>
<p>La cosa peggiore di tutte, comunque, è il ritornello della colonna sonora scritto dal figlio del regista, <strong>Kyle Eastwood</strong>, e che in modo molto ruffiano ricalca l&#8217;orecchiabile motivo di &#8220;O sole mio&#8221;.</p>
<p>Un paio di curiosità per gli appassionati di rugby. A guidare l&#8217;<strong>haka</strong> è sempre un maori, e non un neozelandese britannico. La regola dell&#8217;ingaggio in mischia secondo &#8220;touch-pause-engage&#8221; è stata inserita dopo i Mondiali 1995. Ed ancora a quel tempo non era ancora legittimo l&#8217;ascensore in touche, così come gli Springboks invece insegnano ai bambini neri.</p>
<p><em>Nelle due foto nel post Mandela-Pienaar al centro e Freeman-Damon in basso.</em></p>
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		<title>Più o meno Italia-Inghilterra. Al Flaminio finalmente gli azzurri che vogliamo</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Feb 2010 10:15:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elvis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sei Nazioni 2010]]></category>
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		<description><![CDATA[Più più più Flaminio. Sembra passata una vita da quando lo stadio romano si presentava con ampie porzioni vuote e sulle tribune si sentivano solo i cori dei tifosi delle squadre anglosassoni. Nel Flaminio (ora ampliato, ed in attesa di un ulteriore allargamento) c&#8217;erano ieri 32mila spettatori che non hanno fatto mancare il loro sostegno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2010/02/flaminio.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-883" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" title="flaminio" src="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2010/02/flaminio-224x300.jpg" alt="" width="221" height="296" /></a>Più più più Flaminio</strong>. Sembra passata una vita da quando lo stadio romano si presentava con ampie porzioni vuote e sulle tribune si sentivano solo i cori dei tifosi delle squadre anglosassoni. Nel Flaminio (ora ampliato, ed in attesa di un ulteriore allargamento) c&#8217;erano ieri 32mila spettatori che non hanno fatto mancare il loro sostegno agli azzurri, sovrastando nettamente la voce dei 6mila inglesi presenti. Complimenti agli autori del geniale striscione &#8220;W la FI&#8230; R&#8221;.</p>
<p>Mettici anche le dolcezze climatiche, artistiche e gastronomiche della capitale e la trasferta a Roma è ormai diventata un must per il popolo del Sei Nazioni. Possibile, però, che al Flaminio non ci sia un tabellone con punti e cronometro?</p>
<p><strong>Meno meno Martin Johnson</strong>. L&#8217;Inghilterra gioca con il fantasma del suo allenatore in campo. A metà gara contro il Galles Johnson (<em>nella foto sotto, in conferenza-stampa a Roma</em>) aveva detto ai suoi di smetterla di osare. Contro l&#8217;Italia ancora una strategia iperprudente, anche quando l&#8217;<strong>Inghilterra</strong> era in superiorità numerica. Eppure era evidente che al largo la velocità di <strong>Ugo Monye</strong>, <strong>Mark Cueto</strong> ed <strong>Delon Armitage</strong> avrebbe potuto mettere in grossa difficoltà gli azzurri. Invece Johnson ha tenuto in campo Wilkinson, pur malconcio, e chiesto a lui di risolvere il match nello stesso modo in cui il XV della Rosa vinse la finale dei Mondiali 2003&#8230; Difficile oggi pensare ad un&#8217;Inghilterra competitiva nella World Cup neozelandese.</p>
<p><strong><img class="alignright" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" src="http://t0.gstatic.com/images?q=tbn:VDmoS9EMsgSeeM:http://www.rbs6nations.com/images/news/SalvatorePeruginiPA.jpg" alt="" width="127" height="85" />Più più gli azzurri</strong>. Bravi un po&#8217; tutti, ma una spanna più in alto <strong>Alessandro Zanni</strong> e <strong>Salvatore Perugini</strong> (<em>foto</em>). Il rientro di <strong>Marco Bortolami</strong>, che è comunque apparso ancora in ritardo quanto a tenuta atletica, ha rimesso a posto la touche. <strong>Leonardo Ghiraldini</strong> è stato vivace anche nel gioco aperto, il &#8220;sergente Garcia&#8221; ha chiuso i varchi nel midfield. <strong>Mirco Bergamasco</strong> ha messo dentro 4 calci su 5, cosa si può chiedergli di più?</p>
<p><strong><a href="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2010/02/martin-johnson.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-886" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" title="martin johnson" src="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2010/02/martin-johnson-285x300.jpg" alt="" width="171" height="180" /></a>Meno la mediana Tebaldi-Gower</strong>. Resta il maggiore punto interrogativo della nostra Nazionale. <strong>Craig Gower</strong> &#8211; che non dimentichiamo arriva dal League &#8211; sarebbe più un centro ed il suo gioco al piede non convince mai. <strong>Tito Tebaldi</strong> è giovane e fa bene Mallett a dargli fiducia.</p>
<p><strong>Più Jonny Wilkinson</strong>. In una giornata-no risolve comunque la partita con un drop. E lancia il gioco, placca, si getta nelle ruck. Un campione punto e basta.</p>
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		<title>Sei Nazioni, quando gli allenatori scendevano in campo. Nick Mallett e la Sanson Rovigo</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Feb 2010 15:28:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elvis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sei Nazioni 2010]]></category>
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		<description><![CDATA[Di recente il sito Planet Rugby ha dedicato una delle sue gallerie fotografiche agli allenatori del Sei Nazioni, ricordando in una serie di scatti quando questi erano giocatori.
La carrellata includeva diverse immagini di Martin Johnson (a fianco), il tecnico con il palmares più prestigioso fra tutti e sei essendo stato capitano dell&#8217;Inghilterra campione del mondo, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-848" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" title="mallett-giocatore-sanson" src="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2010/02/mallett-giocatore-sanson-300x176.jpg" alt="" width="430" />Di recente il sito <strong>Planet Rugby</strong> ha dedicato una delle sue <a href="http://www.planetrugby.com/gallery/story/0,25928,9825_5888483,00.html" target="_blank">gallerie fotografiche</a> agli allenatori del Sei Nazioni, ricordando in una serie di scatti quando questi erano giocatori.</p>
<p><a href="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2010/02/martin-johnson-1993_2412135.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-851" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" title="martin-johnson-1993_2412135" src="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2010/02/martin-johnson-1993_2412135-300x225.jpg" alt="" width="230" /></a>La carrellata includeva diverse immagini di <strong>Martin Johnson</strong> (<em>a fianco</em>), il tecnico con il palmares più prestigioso fra tutti e sei essendo stato capitano dell&#8217;Inghilterra campione del mondo, e di <strong>Marc Lièvremont</strong>, attuale coach della Francia (<em>foto in basso, con la maglia dello Stade Français</em>). In più l&#8217;ex All Black <strong>Warren Gatland</strong>, ora guida del Galles, impegnato nel lancio in touche (<em>al centro</em>).</p>
<p>Per ovviare alla mancanza del sito inglese proponiamo qui una fotografia che ritrae l&#8217;attuale allenatore dell&#8217;Italia, il sudafricano <strong>Nick Mallett</strong>, ai tempi della sua esperienza da giocatore nella <strong>Sanson Rovigo</strong>.</p>
<p><a href="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2010/02/warren-gatland-playing-nz_2412131.jpg"><img class="size-medium wp-image-850 alignright" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" title="warren-gatland-playing-nz_2412131" src="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2010/02/warren-gatland-playing-nz_2412131-300x225.jpg" alt="" width="180" /></a>In Polesine Mallett è ricordato come una combattiva e concreta terza linea. Era la stagione 1982-83. Il sudafricano da parte sua ha sempre ricordato con affetto il tempo trascorso a Rovigo e gli infuocati derby con il Petrarca (vedi <a href="http://mediaofficina.com/rugbypeople/2007/10/31/nick-mallett-crescita-dei-giovani-e-quarti-di-finale-nel-2011-i-miei-progetti-per-il-rugby-azzurro/" target="_blank">qui</a> un altro post su RP). <em>&#8220;Non posso dimenticare la febbre dei rodigini per il rugby, a cominciare dal derby contro Padova&#8221;</em>, ha dichiarato in passato il tecnico azzurro.</p>
<p><a href="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2010/02/lievremont-playing-for-stade-fr_2412123.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-852" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" title="lievremont-playing-for-stade-fr_2412123" src="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2010/02/lievremont-playing-for-stade-fr_2412123-300x225.jpg" alt="" width="230" /></a></p>
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		<title>Più o meno Irlanda-Italia. Solo Brian O&#8217;Driscoll ci salva dalla noia del rugby dei robot</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Feb 2010 11:57:32 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Qualche riflessione all&#8217;indomani di Irlanda-Italia, con il criterio del &#8220;me piase de più&#8221; e &#8220;me piase de manco&#8221;.
Più più più Brian O&#8217;Driscoll. Il rugby sta diventando un gioco sempre più noioso, soprattutto quando in campo ci sono due squadre che cercano una di risparmiarsi per le prossime partite e l&#8217;altra di limitare il punteggio su [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" src="http://www3.pictures.gi.zimbio.com/Italy+v+Ireland+RBS+6+Nations+R9mclBNAi-Ml.jpg" alt="" width="208" height="297" />Qualche riflessione all&#8217;indomani di Irlanda-Italia, con il criterio del &#8220;me piase de più&#8221; e &#8220;me piase de manco&#8221;.</p>
<p><strong>Più più più Brian O&#8217;Driscoll</strong>. Il rugby sta diventando un gioco sempre più noioso, soprattutto quando in campo ci sono due squadre che cercano una di risparmiarsi per le prossime partite e l&#8217;altra di limitare il punteggio su dimensioni accettabili. Non concedere più di 30 punti agli avversari è fra gli obiettivi dell&#8217;Italia, secondo <strong>Nick Mallett</strong>: quindi meglio non scoprirsi, non osare. La ripresa di Irlanda-Italia è stata di una noia mortale. Per di più i giocatori sono sempre più schiavi del coaching e del game plan, ormai purtroppo i veri protagonisti del gioco. Per fortuna esiste ancora gente come Brian O&#8217;Driscoll (<em>foto</em>) o il gallese <strong>James Hook</strong>, capaci di inventare, prendersi la responsabilità di un&#8217;iniziativa fuori dagli schemi. Quelle due o tre magie di O&#8217;Driscoll rimangono l&#8217;unica cosa da ricordare del pomeriggio di Dublino.</p>
<p><strong>Meno meno monsieur Romain Poite</strong>. L&#8217;arbitro francese era stato nell&#8217;occhio del ciclone in Irlanda dopo avere &#8220;osato&#8221; espellere <strong>Paul O&#8217;Connell</strong> nel match di Heineken Cup fra Munster e Northampton. Poite, nella sua prima direzione nel Sei Nazioni, si è evidentemente fatto perdonare. Gli irlandesi sapevano che lasciava correre nei breakdown ed infatti hanno regolarmente rallentato l&#8217;uscita del pallone. Impossibile giudicare cosa succede in mischia chiusa. Ma se Poite ha dato il giallo per il placcaggio pericoloso di Garcia su O&#8217;Driscoll, allora doveva darlo anche a <strong>Tomàs O&#8217;Leary</strong> per il placcaggio al collo su <strong>Luke McLean</strong> (la spinta in touche di <strong>Leo Cullen</strong> mi è sembrata involontaria). E poi va bene che ormai gli in-avanti sono come i &#8220;passi&#8221;  nella NBA, va bene che l&#8217;azione era veloce e spettacolare, ma nella prima meta irlandese di in-avanti ce ne erano almeno due, il primo del break e quello finale.</p>
<p><img class="alignright" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" src="http://www.rbs6nations.com/images/news/AlessandroZanniPA.jpg" alt="" width="220" /><strong>Più più Croke Park</strong>. Stadio bellissimo, con splendida atmosfera. Le tribune sono molto ripide &#8211; come al Pacifici di San Donà&#8230; &#8211; ma questo permette agli spettatori di essere molto vicini al campo. Erba perfetta (si confronti con quella di Twickenham in Inghilterra-Galles). Viene voglia di tornarci quando c&#8217;è una finale di calcio gaelico, per fare una vera esperienza irlandese.</p>
<p><strong>Meno Leonardo Ghiraldini</strong>. Giornata da dimenticare per il neo-capitano azzurro. La touche è andata in tilt, e qualche colpa ce l&#8217;ha anche il lanciatore. Ma è forte di carattere e si riscatterà.</p>
<p><strong>Più Alessandro Zanni</strong>. Parisse è Parisse, ma il colosso friulano (<em>nella foto a fianco</em>) si è dimostrato sicuro nelle palle alte e ha come al solito difeso con coraggio. Uno dei giocatori che sono più cresciuti negli ultimi anni.</p>
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		<title>RP podcast, in ricordo di Bill McLaren. La vita della più emozionante voce del rugby</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Jan 2010 17:22:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elvis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storie di rugby]]></category>
		<category><![CDATA[BBC]]></category>
		<category><![CDATA[Bill McLaren]]></category>

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		<description><![CDATA[rugbypeople-podcast-29-01-10
Nonostante l&#8217;argomento del giorno riguardi la rinuncia italiana alla Celtic League, un tema quindi di politica e business sportivo, dedichiamo il podcast di oggi al ricordo di Bill McLaren, la splendida voce del rugby per la BBC, un esempio di professionalità e passione.
McLaren è morto lo scorso 19 gennaio, destando viva commozione in tutto il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2010/01/rugbypeople-podcast-29-01-10.mp3">rugbypeople-podcast-29-01-10</a></p>
<p><a href="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2010/01/billmclaren.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-842" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" title="billmclaren" src="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2010/01/billmclaren-300x213.jpg" alt="" width="220" height="156" /></a>Nonostante l&#8217;argomento del giorno riguardi la rinuncia italiana alla Celtic League, un tema quindi di politica e business sportivo, dedichiamo il podcast di oggi al ricordo di <strong>Bill McLaren</strong>, la splendida voce del rugby per la <strong>BBC</strong>, un esempio di professionalità e passione.</p>
<p>McLaren è morto lo scorso 19 gennaio, destando viva commozione in tutto il mondo del rugby anglosassone.</p>
<p><em>Clicca sul link all&#8217;inizio dell&#8217;articolo per ascoltare il podcast</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>RP podcast, verso il Sei Nazioni. Tre equiparati per l&#8217;Inghilterra, talenti dal XIII per Martin Johnson</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Jan 2010 13:33:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elvis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sei Nazioni 2010]]></category>
		<category><![CDATA[Inghilterra]]></category>
		<category><![CDATA[James Haskell]]></category>
		<category><![CDATA[Jonny Wilkinson]]></category>
		<category><![CDATA[Martin Johnson]]></category>
		<category><![CDATA[Northampton Saints]]></category>
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		<description><![CDATA[rugbypeople-podcast-26-01-10
Negli ultimi mesi non riuscivo ad aggiornare il blog con contributi scritti. Ho scoperto che raccontare in un file audio mi viene più facile e mi costa meno tempo e fatica. Quindi propongo da oggi degli interventi in podcast. Si comincia parlando delle scelte controverse di Martin Johnson, tecnico dell&#8217;Inghilterra, in vista del Sei Nazioni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2010/01/rugbypeople-podcast-26-01-10.mp3">rugbypeople-podcast-26-01-10</a></p>
<p>Negli ultimi mesi non riuscivo ad aggiornare il blog con contributi scritti. Ho scoperto che raccontare in un file audio mi viene più facile e mi costa meno tempo e fatica. Quindi propongo da oggi degli interventi in podcast. Si comincia parlando delle scelte controverse di <strong>Martin Johnson</strong>, tecnico dell&#8217;Inghilterra, in vista del <strong>Sei Nazioni 2010</strong>.</p>
<p>Il XV della Rosa è in crisi di risultati, mentre la crisi (quella vera, la crisi economica) ha depauperato la <strong>Premiership</strong> di alcuni dei migliori giocatori. Il solo <strong>Northampton</strong>, fra le squadre inglesi, è riuscito a qualificarsi ai playoff di <strong>Heineken Cup</strong>, risultando come migliore seconda nel girone vinto dal Munster e che comprendeva anche Benetton e Perpignan.</p>
<p><img class="alignright" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" src="http://www.maximumrugby.com/blog/wp-content/uploads/2009/09/shontaynehape.jpg" alt="" width="150" height="226" />Johnson, che c&#8217;eravamo abituati a vedere assieme al padre a Monigo quando il fratello Will giocava in biancoverde, aveva in passato dichiarato che non avrebbe convocato atleti emigrati fuori dall&#8217;Inghilterra. Ormai ci ha ripensato, non potendo rinunciare a gente come <strong>Jonny Wilkinson</strong> (Toulon) e <strong>James Haskell</strong> (Stade Français). Anzi, sta cominciando a ricorrere sempre più agli equiparati neozelandesi, come il centro del Bath <strong>Shontayne Hape</strong>, ultimo talento convertito dal rugby a XIII (<em>nella foto</em>).</p>
<p><em>Clicca sul link ad inizio dell&#8217;articolo per ascoltare il podcast</em></p>
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		<title>Rugby e fango. Tre foto e qualche pensiero in libertà alla vigilia di un anno decisivo</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Dec 2009 15:10:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elvis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storie di rugby]]></category>
		<category><![CDATA[Afghanistan]]></category>
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		<description><![CDATA[Tre foto di rugby, che mi è capitato di vedere recentemente, mi suggeriscono qualche pensiero in libertà alla vigilia delle feste del 2009.
La prima immagine è stata pubblicata di recente sul sito del San Francisco Chronicle e fa vedere alcuni militari della base di Kahn Neshin, in Afghanistan, impegnati a contendersi nel fango una pallone [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2009/12/ba-aptopix_afgha_0500939582.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-818" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" title="ba-aptopix_afgha_0500939582" src="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2009/12/ba-aptopix_afgha_0500939582.jpg" alt="" width="300" /></a>Tre foto di rugby, che mi è capitato di vedere recentemente, mi suggeriscono qualche pensiero in libertà alla vigilia delle feste del 2009.</p>
<p>La prima immagine è stata pubblicata di recente sul sito del <strong>San Francisco Chronicle</strong> e fa vedere alcuni militari della base di Kahn Neshin, in <strong>Afghanistan</strong>, impegnati a contendersi nel fango una pallone ovale. E&#8217; probabile che si tratti di football americano e non di rugby, a giudicare dalla movenze dei giocatori senza palla e dalla provenienza dei soldati, marines statunitensi. Non cambia però lo sostanza, e cioè il valore di svago e di gioia che la pratica dello sport porta inevitabilmente con sè, anche in condizioni estreme come quelle di guerra.</p>
<p><img class="alignright" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" src="http://www.irb.com/mm/Photo/NewsMedia/0/IRB_2009_J_Duxbury_Rich_Kid_9074.jpg" alt="" width="300" />La seconda foto è invece certamente di rugby, essendo stata scattata da <strong>Jeremy Duxbury</strong> nelle <strong>isole Fiji</strong>, alla Navuso High School.</p>
<p>L&#8217;immagine rientrava fra le finaliste del Premio &#8220;Photo of the Year&#8221; dell&#8217;<strong>International Board</strong> ed avrebbe secondo me meritato di vincerlo, essendo ben più significativa della foto, pur bellissima, che si è aggiudicata il riconoscimento dell&#8217;edizione 2009 (&#8220;The flying Samoan&#8221;, vedila <a title="The Flying Samoan" href="http://www.irb.com/mm/Photo/NewsMedia/0/HenryBrowneIRBPOTYentry003_9073.jpg" target="_blank">qui</a>). La foto di Duxbury si intitola <strong>&#8220;Rich kid&#8221;</strong> e con una certa amarezza sottolinea il vantaggio acquisito dal ragazzo con il pallone grazie alla possibilità di vestire delle scarpe, mentre gli altri giocatori corrono nel fango scalzi.</p>
<p><a href="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2009/12/petrarca-1980.jpg"><img class="size-medium wp-image-820 alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" title="petrarca-1980" src="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2009/12/petrarca-1980-300x188.jpg" alt="" width="300" height="188" /></a>La terza foto che propongo risale al 1990 ed è tratta dalla rivista di allora &#8220;All Rugby&#8221;. Nell&#8217;immagine l&#8217;arbitro Pogutz fischia contro la mischia petrarchina nel derby fra Treviso e Padova; si riconoscono <strong>Giuseppe Artuso</strong>, Gianfranco &#8220;Gian&#8221; Barbini e, con il pallone, Guy Pardies. Una punizione di <strong>Oscar Collodo</strong> a 8&#8242; dalla fine permetterà al Petrarca di <strong>Memo Geremia</strong> di vincere il match ed il settimo scudetto in undici stagioni. Nessuna nostalgia del passato, ma una riflessione. Allora il campionato si giocava spesso su campi fangosi, eppure di fronte a pubblici numerosi ed appassionati (perlomeno in Veneto). Oggi il campionato ha perso del tutto il suo appeal, mentre è la Nazionale ad attirare il grande pubblico.</p>
<p>Forse è sfuggito ai più che l&#8217;anno che sta cominciare sarà decisivo per il rugby italiano. Se dovesse arrivare la <strong>Celtic League</strong> bene, ma se l&#8217;ingresso di Treviso e Viadana fosse respinto o anche rinviato (eventualità possibile, forse probabile) ci ritroveremmo con due &#8220;entità&#8221; parcheggiate in un torneo sempre più indebolito e certo incapace di fare da serbatoio alla Nazionale. Inoltre, dopo la fronda estiva, i club triveneti sono stati accontentati con il dietro-front federale sulla questione Celtic, ma sono pronti alla rivolta se tutto dovesse saltare. Per gli 80mila di San Siro fanno festa gli organizzatori, ma il movimento è lacerato ed il rugby italiano oggi non può certo dirsi in salute. Un 2010, insomma, tutto da scoprire.</p>
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		<title>Il gigante Lawes e la storia del Franklin&#8217;s Garden. Missione (quasi) impossibile per il Benetton</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Dec 2009 10:38:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elvis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Coppe Europee 2009-2010]]></category>
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		<description><![CDATA[Al Franklin&#8217;s Garden di Northampton giocarono, naturalmente vincendo, i primi All Blacks neozelandesi in tournèe in Europa, i cosidetti &#8220;Original&#8221;. Era il 1905 e la storia viene raccontata da Lloyd Jones nel &#8220;Libro della gloria&#8221;, una delle opere più suggestive sulla palla ovale. In un luogo così impregnato di tradizione e di passione per il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" src="http://www2.pictures.zimbio.com/gi/Gloucester+v+Northampton+Saints+Guinness+premiership+0-jepinjDOZl.jpg" alt="" width="235" height="356" />Al <strong>Franklin&#8217;s Garden</strong> di <strong>Northampton</strong> giocarono, naturalmente vincendo, i primi <strong>All Blacks</strong> neozelandesi in tournèe in Europa, i cosidetti &#8220;Original&#8221;. Era il 1905 e la storia viene raccontata da <strong>Lloyd Jones</strong> nel &#8220;Libro della gloria&#8221;, una delle opere più suggestive sulla palla ovale. In un luogo così impregnato di tradizione e di passione per il rugby il <strong>Benetton</strong> disputa oggi il terzo turno di <strong>Heineken Cup</strong>, di fronte a 13mila tifosi per l&#8217;ultimo appuntamento annuale dei &#8220;Saints&#8221; in maglia verde, nero ed oro, protagonisti finora di una stagione ricca di soddisfazioni (terzo posto in Premiership, una vittoria sul Munster in Europa prima della sconfitta a Perpignan).</p>
<p>L&#8217;impegno è durissimo, quasi proibitivo per i biancoverdi, i quali si trovano ad affrontare l&#8217;intensità di gioco internazionale dopo una lunga astinenza e due match non pienamente convincenti nel <strong>Super Ten</strong>, contro Venezia e L&#8217;Aquila. Ma dopo l&#8217;exploit di Heineken Cup contro il <strong>Perpignan</strong> &#8211; e con la <strong>Celtic League</strong> all&#8217;orizzonte &#8211; Treviso è oggi chiamata a dimostrare la sua competitività su qualsiasi terreno straniero. L&#8217;allenatore <strong>Franco Smith</strong> (<em>foto</em>) da parte sua si ritrova finalmente con una squadra al completo, o quasi: in un organico di 40 atleti mancano all&#8217;appello solo Williams, Orlando, Costanzo e Neethling, mentre sono ormai vicini al rientro importanti pedine a lungo out come Marcato, Sbaraglini e De Jager.</p>
<p><img class="alignright" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" src="http://www.benettonrugby.it/thumb.aspx?img=/docs/gallery/104/22-franco%20smith.jpg&amp;c=90" alt="" width="175" height="123" />Lo schieramento per la partita del Franklin&#8217;s Garden prevede <strong>Marius Goosen</strong> in cabina di regia e <strong>Tobie Botes</strong> all&#8217;ala (quasi un secondo estremo, per fronteggiare al meglio il gioco al piede degli inglesi), con il rientro a tutti gli effetti di sette nazionali nel XV titolare. Il Northampton è una squadra priva di grandi finisseur ma dal gioco terribilmente efficace, soprattutto sul campo di casa, dove nei 7 match di questa stagione non ha mai perso.</p>
<p>Ad attrarre l&#8217;attenzione dei tifosi delle <strong>Midlands</strong> è stato di recente il seconda linea <strong>Courtney Lawes</strong> (201 cm per 115 chili &#8211; <em>foto in alto, sotto il video di un suo placcaggio su Thomas del Montpellier</em>), cresciuto a 100 metri dallo stadio, titolare ad appena vent&#8217;anni e già celebre per i suoi placcaggi devastanti. <em>&#8220;Ma il loro giocatore migliore è probabilmente l&#8217;altra seconda linea, <strong>Jaundre Kruger</strong>, molto fisico e allo stesso tempo tecnico&#8221;</em>, sottolinea Smith, dando inevitabilmente credito al conterraneo  sudafricano che tuttavia oggi parte in panchina.</p>
<p><em>&#8220;Nel complesso Northampton e Benetton si assomigliano, io e il loro allenatore (<strong>Jim Mallinder</strong>, ndr) abbiamo la stessa visione del rugby&#8221;</em>, commenta Smith, <em>&#8220;a differenza di Perpignan e Munster sono una squadra senza grandi stelle ma molto bene organizzata, nella quale ogni giocatore sa bene cosa fare in campo. Sono molto aggressivi nei punti di incontro, dovremo essere disciplinati e pazienti per rispettare il nostro piano di gioco&#8221;</em>. Motivazioni supplementari per <strong>Andy Vilk</strong>, con la maglia dei Saints dal 2003 al 2006.</p>
<p><a href="http://mediaofficina.com/rugbypeople/2009/12/12/il-gigante-lawes-e-la-storia-del-franklins-garden-missione-quasi-impossibile-per-il-benetton-a-northampton/"><em>Click here to view the embedded video.</em></a></p>
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		<title>Quando Mandela vestì la maglia degli Springboks e cambiò la storia del Sud Africa</title>
		<link>http://mediaofficina.com/rugbypeople/2009/11/22/quando-mandela-vesti-la-maglia-degli-springboks-e-cambio-la-storia-del-sud-africa/</link>
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		<pubDate>Sun, 22 Nov 2009 17:30:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elvis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storie di rugby]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Passerini]]></category>
		<category><![CDATA[Clint Eastwood]]></category>
		<category><![CDATA[Ellis Park]]></category>
		<category><![CDATA[Joel Stransky]]></category>
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		<category><![CDATA[Rugby San Donà]]></category>
		<category><![CDATA[Springboks]]></category>

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		<description><![CDATA[Mentre sabato si è giocato ad Udine il test match fra Italia e Sud Africa, con una degnissima figura da parte degli azzurri nonostante la sconfitta, mi piace oggi ricordare il Mondiale 1995 svoltosi nel paese degli Springboks e vinto proprio dalla squadra verde-oro al ritorno sulle scene internazionali dopo gli anni del boicottaggio per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" src="http://www.smh.com.au/ffximage/2008/11/19/nelson_mandela.jpg" alt="" width="175" height="269" />Mentre sabato si è giocato ad <strong>Udine</strong> il test match fra <strong>Italia</strong> e <strong>Sud Africa</strong>, con una degnissima figura da parte degli azzurri nonostante la sconfitta, mi piace oggi ricordare il <strong>Mondiale 1995</strong> svoltosi nel paese degli <strong>Springboks</strong> e vinto proprio dalla squadra verde-oro al ritorno sulle scene internazionali dopo gli anni del boicottaggio per l&#8217;apartheid.</p>
<p>Di quella vittoria e dell&#8217;abilità politica che permise a <strong>Nelson Mandela</strong> di farne il simbolo di un intero paese che stava rinascendo parla l&#8217;ottimo libro di <strong>John Carlin</strong> <em>&#8220;Ama il tuo nemico&#8221;</em>, edito in Italia da (purtroppo con qualche svarione nella traduzione). Ne abbiamo discusso nel corso della trasmissione &#8220;Sport alla rovescia&#8221; su Radio Sherwood assieme ad <strong>Andrea Passerini</strong>, giornalista di rugby della Tribuna e di Repubblica, che si trovava all&#8217;<strong>Ellis Park</strong> di Johannesburg nella storica giornata della finale, il 24 giugno 1995.</p>
<p>Partita peraltro drammatica nel risultato, 15-12 ai supplementari grazie ad un drop dell&#8217;ex San Donà <strong>Joel Stransky</strong> e con l&#8217;ombra di un avvelenamento alimentare ai danni degli All Blacks. Il film di <strong>Clint Eastwood</strong> tratto dal libro è in uscita a dicembre.</p>
<p>Per ascoltare l&#8217;intervista a Passerini in formato mp3 clicca qui: <a href="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2009/11/mandela.mp3">mandela</a></p>
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