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“Let the children play”. Un libro e molti progetti a favore del diritto al gioco di tutti i bambini del mondo

Wednesday, October 15th, 2008

Oggi è il Blog Action Day e come l’anno scorso Rugbypeople vi prende parte. Si tratta di un’iniziativa che coinvolge un enorme numero di bloggers nel mondo (quest’anno oltre 8,500, con oltre 9 milioni di lettori complessivamente) e che li vede d’accordo nel pubblicare, in un giorno stabilito, tutti un post su un tema importante. Il tema di quest’anno è la povertà, quindi parlerò di un progetto che riguarda anche il rugby a proposito del diritto al gioco di tutti i bambini del mondo. Lo so benissimo, e lo sanno i miei cento lettori, è solo un granello di sabbia - e non cambierà nulla. Ma partecipare ad iniziative come il Blog Action Day mi fa sentire attivo, e quindi mi fa sentire meglio.

Il libro "Let the children play"

“Let the children play” è un libro pubblicato dalla Fondazione Laureus for Good e venduto in allegato al Corriere della Sera la scorsa primavera. Laureaus ha chiesto a fotografi e scrittori di fama internazionale di interpretare le sue iniziative con storie ed immagini di grande impatto emotivo. “Con il libro”, si legge nella presentazione, “la fondazione vuole sottolineare uno dei tanti aspetti positivi dello sport: il potere di cambiare la vita a molti bambini svantaggiati dando loro la possibilità di trovare una strada nella vita”. C’è secondo me anche questo, comunque: ricordare che ogni bambino del mondo ha diritto al gioco, così come alla salute e all’educazione.

C’è spazio anche per il rugby, naturalmente. Si racconta del progetto Noor (significa “luce” in arabo) lanciato in Marocco da Abdelatif Benazzi, ex capitano della Nazionale francese, nella sua città natale di Oujda, vittima nel 2005 di un disastroso terremoto.

Benazzi con i bambini del Progetto Noor a Oujda, in Marocco

Ragazzi dai 6 ai 16 anni sono coinvolti in attività come pallacanestro, calcio, rugby, pallamano e pallavolo, usando lo sport come strumento per sviluppare le attitudini sociali, lo spirito di squadra, il rispetto e la correttezza nel gioco. Ma il progetto fornisce anche laboratori educativi per aiutari i giovani nella formazione lavorativa (orticoltura, muratura, etc.).

Fra i molti testimonial di “Let the children play” ci sono anche l’eterno All Black Sean Fitzpatrick e la leggenda del rugby argentino Hugo Porta, impegnato però nella vela con il programma Grumet Exit.

Il sudafricano Morné du Plessis lavora invece a favore dell’Operazione Breakthrough ad Hong Kong, dove la pratica di rugby e pugilato viene offerta a giovani dai 12 ai 18 anni che sono stati arrestati dalla polizia. Il programma inserisce questi ragazzi a rischio in un ambiente sicuro, stimolante e disciplinato, dove possono costruire l’autostima e la sicurezza di sè e ridefinire i loro rapporti con figure autoritarie come i poliziotti e gli insegnanti.

L’addio di Scanavacca, cuore rossoblù. “Il rugby mi ha dato tutto, gli unici rimpianti sono per la Nazionale”

Saturday, June 28th, 2008

scanavaccaMiglior marcatore di sempre del campionato italiano, bandiera e faro del Rovigo per quindici stagioni (due soli intervalli a Roma nel 2000-2001 e a Calvisano nel 2006-2007), Andrea “Pepe” Scanavacca è stato uno dei protagonisti del rugby italiano dagli anni Novanta fino allo scorso giugno, quando ha annunciato il suo definitivo ritiro.

“Non avevo più gli stimoli giusti”, racconta Scanavacca, che compie 35 anni il prossimo 23 luglio, “per una vita ho sempre pensato che dovevo essere il primo ad arrivare all’allenamento e l’ultimo ad andarmene. Invece ultimamente lo spirito non era più questo, meglio allora cercare nuove strade. Mi ritengo fortunato: giocando a rugby ho fatto quello che volevo fare fin da bambino. I miei gestivano un ristorante che era sempre frequentato dai giocatori del Rovigo, fra i quali mio zio Nino Rossi. A cinque anni già sognavo di poter diventare come loro e calciavo palle ovali, prendendo le botte da mamma per i vetri che rompevo. Spesso mi portavano al campo, mentre i miei campioni si allenavano io, ancora bambino, giochicchiavo a bordo campo”.

A soli diciannove anni l’esordio in serie A con il Rovigo, che è rimasto per sempre il tuo club.
“Dopo le prime esperienze con il Frassinelle, ero passato in giovanile al Rovigo e da lì rapidamente aggregato alla prima squadra. Mi fece subito esordire, in una partita contro la Tarvisium. Da quel momento tutti i miei sogni con i “bersaglieri” hanno cominciato a realizzarsi. Forse sarò un rugbista con la mentalità degli anni Cinquanta, ma per me la maglia rossoblù è sempre stata il massimo. Giocare per la mia città è stato qualcosa di speciale, che sentivo fin da piccolo: a Rovigo il rugby è qualcosa di più di un semplice sport. Ho avuto molte possibilità di andare via, probabilmente avrei ottenuto altre soddisfazioni dalla mia carriera, ma non ho nessun rimpianto”.

scanavaccaCon la Nazionale, invece, una storia piuttosto controversa.
“Il mio rammarico, oltre a non aver vinto uno scudetto, è di non essere mai riuscito a dimostrare il mio valore con la maglia azzurra. Nessuno ha mai veramente creduto in me, chissà forse anche per demerito mio. E poi ci sono messi anche gli infortuni”.

All’inizio, forse, ti sei ritrovato chiuso da Dominguez.
“D’accordo, un grande campione. Ma per sostituirlo sono stati scelti dei giocatori stranieri, ignorando gli italiani. Anche a Rovigo c’era Naas Botha, eppure quando lui ritornò in Sud Africa il club non ebbe nessun dubbio ad affidarmi la guida della squadra…”

Poi arrivò Johnstone e ti accusò di avere paura degli scarafaggi.
“Una favola per i giornali, mentre la mia esclusione era semplicemente una scelta tecnica. In ogni caso non ho paura degli scarafaggi”.

Con il Sei Nazioni 2007 sembravi finalmente aver ottenuto un posto in Nazionale. Cosa è successo poi?
“Avevo disputato un buon torneo e lavorato duro nella prospettiva dei Mondiali. Poi invece Berbizier non mi ha chiamato ed è stata una delusione terribile. Il suo pupillo era Bortolussi, la mia presenza evidentamente avrebbe creato qualche problema con il rientro dell’estremo”.

scanavacca azzurroIl ricordo più bello della tua carriera, e quello più brutto.
“L’esordio in A con il Rovigo e la vittoria azzurra ad Edimburgo, con una mia meta, nel Sei Nazioni dell’anno scorso. Il ricordo più brutto l’infortunio al collo a Favaro contro il VeneziaMestre: oltre alla paura, per l’ennesima volta dovetti rinunciare all’Italia. Ma al di là dei ricordi, il rugby mi ha educato, mi ha insegnato il rispetto e il sacrificio, mi ha dato valori e amicizie”.

Come passerai il tempo adesso?
“Do sempre una mano al ristorante di famiglia, servendo gli spaghetti in tavola. Un po’ di golf. E soprattutto faccio il team manager del Rovigo, spero che la mia esperienza adesso possa essere utile a livello dirigenziale con l’obiettivo di riportare il rugby rossoblù ai vertici del panorama italiano, come da tradizione. Allo stesso tempo vorrei dare l’opportunità di esprimersi a giovani italiani, sia del nostro vivaio che da fuori. In quest’ottica arriveranno a Rovigo ragazzi come Favaro, Pavin e Canale. Anche quest’anno siamo partiti in ritardo con il mercato, ma spero che sapremo di nuovo allestire una squadra competitiva”.

Dal Corriere del Veneto del 28 giugno 2008.

Finale, ancora Benetton contro Calvisano. Ma il Super Ten nostrano non è poi così male…

Saturday, June 7th, 2008

Messo in ombra dall’irresistibile appeal della Nazionale azzurra, snobbato dal grande pubblico e dai media, il Super Ten nostrano riscopre nei mesi della bella stagione di avere ancora un suo personalissimo fascino e tante storie da raccontare. Si risveglia la passione nelle piazze storiche e nei piccoli campanili che più di recente hanno scelto il rugby come sport di elezione, con uno strascico di polemiche (vedi Petrarca e la moviola) che aggiunge sale a due semifinali combattutissime, di fronte a tribune finalmente piene.

nitoglia“Think globally, play locally”: forse dovrebbe essere questo, in fin dei conti, lo slogan per lo sviluppo futuro della palla ovale nel paese. Sì azzurri e Sei Nazioni, ma anche e sempre radici ben salde sul territorio. E per la terza volta il Super Ten nostrano targato Groupama consuma il suo atto decisivo al Brianteo di Monza, questo pomeriggio alle 17,15 (diretta Sky Sport 3, arbitro Damasco).

Al di là dell’equilibrio che mai come quest’anno ha dominato il torneo, le protagoniste della finale saranno più o meno le stesse di sempre, cioè Benetton e Calvisano. La Lega Rugby punta al tutto esaurito, sulla scia del boom per la palla ovale, ma 18.000 spettatori per il campionato italiano restano un traguardo ambizioso, tanto più se il set si trova lontano dal Veneto. Certo comunque che lo sforzo promozionale da parte dell’organizzazione è stato notevole. Pronostico? A partire favorita questa volta è Calvisano, non ci piove. I lombardi sono approdati in finale navigando di bolina, protagonisti di uno strepitoso finale di stagione regolare anche se poi costretti dal Petrarca a qualche imprevisto affanno in semifinale.

brendan williamsL’andatura del Benetton è stata invece senza spunti ma autoritaria e consapevole, come quella di un’affidabile berlina. Più volte è sembrata sfuggire di mano ai biancoverdi la finale, e con essa la qualificazione all’Heineken Cup ed i money e il prestigio che ne conseguono. Prima nel delicato periodo post-Sei Nazioni, quando Franco Smith si è ritrovato sguarnito nel midfield a causa degli infortuni ad Heidtmann e Goosen e delle bizze di Mauger. Se l’ex All Black, ceduto al Toulon, ha fatto in tempo a giocare proprio la partita della matematica promozione dei rossoneri nel Top14, Treviso ha intanto già ingaggiato due centri per l’anno a venire, l’inglese degli Wasps Fraser Waters e il promettente Marco Neethling, entrambi sudafricani di nascita (tanto per cambiare…). Poi nella semifinale di ritorno a Monigo, a tempo già scaduto, una prodezza dalla piazzola dell’ex Pilat regalava la finale al Viadana: era una magia di Brendan Williams, all’ultimissimo pallone giocabile, a riportare invece il Benetton sulla via di Monza (nella foto, “Dingo” festeggiato dai compagni).

Treviso quindi dalle mille risorse, capace di superare anche i momenti più difficili (le complesse strutture di gioco volute da Smith non sono mai sembrate completamente metabolizzate), aggrappandosi al talento delle individualità e al sacrificio a capo chino della “working class” del pacchetto. Treviso che ha carattere ed esperienza di vittoria. Ne ha fatto le spese Viadana l’anno scorso.

E Calvisano sa bene che non ci potrebbe essere avversario peggiore in una partita secca come la finale. Perdipiù i lombardi devono rinunciare per infortunio al loro faro Fraser e ad uno dei migliori emergenti del torneo, Cittadini. Al trevigiano Paolo Buso (cresciuto nel Paese, ma mai passato per il Benetton) la responsabilità di guidare Calvisano con la maglia numero 10.

Allez Toulon! I rossoneri tornano nel Top 14, in arrivo Dan Carter

Wednesday, May 28th, 2008

E’ ormai matematica la promozione del Toulon dalla ProD2 al Top14. Battendo domenica 31-17 il Racing Parigi di Berbizier, Festuccia e Lo Cicero, i rossoneri hanno festeggiato al mitico stadio “Mayol” il ritorno nell’élite del rugby francese dopo due anni di purgatorio.

Tifo per il Toulon da quando ho sperimentato la magica atmosfera del loro stadio in riva al mare e di un pubblico che è il più caldo di tutta la Francia. Tutta la città è coinvolta dalle vicende della squadra, che ha una prestigiosa tradizione (ultimo scudetto nel 1992). Chi vive per una volta l’ambiente del rugby rossonero finisce per innamorarsene. E viene voglia di intonare “Pilou-pilou”, l’inno dei tifosi del Toulon.

Il presidente Mourad Boudjellal, il magnate dei fumetti che sta investendo milioni di euro per il rugby della sua città, sta già pensando ad una campagna di reclutamento da sogno. Obiettivo numero uno un certo Dan Carter, che andrebbe a fare compagnia alle altre stelle già in rossonero come Gregan, Mehrtens (nella foto in alto i due mediani festeggiano), Matfield, Luger e Umaga (ora team manager). Tra l’altro contro il Racing ha anche esordito nel Toulon Nathan Mauger, che il Benetton ha ceduto di recente al club francese.

Il lungo cammino di Roberto

Wednesday, May 21st, 2008

Sono in vacanza e non sto pensando molto alla palla ovale. Ma penso ogni tanto ad un amico del rugby che sta facendo qualcosa di speciale: si tratta di Roberto Bortolato, ex Mirano e oggi presidente del Civ, che sta andando a piedi da Venezia a Santiago di Compostela.

Sono “solo” 2338 chilometri. Roberto lo fa per sè, perchè voleva sfidare i propri limiti e fare una nuova esperienza sportiva ed esistenziale, e lo fa per Giancarlo Volpato e l’Associazione La Colonna. Gente di rugby di tre paesi, mobilitatesi attraverso uno spontaneo tam-tam, lo ospiterà lungo il cammino.

L’avventura può essere seguita giorno per giorno su questo sito: http://www.lesionispinali.org/santiago/index.html.

Ciao Robi, buon viaggio. (Nella foto c’è lui che sta partendo da Piazzale Roma. Sono andato a dargli un saluto e mi sono sentito piccolo piccolo: io stavo andando all’Auchan in macchina, lui a Santiago di Compostela a piedi…)

Roberto Bortolato