Archive for the 'Super 10 2008-2009' Category

Treviso, lo scudetto del pack. Capitan Pavanello: “Gruppo e maturità fanno la differenza”

Wednesday, June 3rd, 2009

“Working class hero” canterebbe John Lennon per celebrare, nel rugby, gli uomini della mischia, ovvero quelli che fanno il lavoro più ruvido e infame, che non segnano mai (beh, quasi mai) ed anzi a volte neanche toccano palla, quelli di cui i giornalisti si dimenticano al momento di comporre il titolo o di nominare il man of the match.

Eppure sono loro gli operai che, lontani dai riflettori, costruiscono le fondamenta di ogni vittoria. Così sabato a Roma per lo scudetto numero 14 del Benetton: è soprattutto ai suoi uomini con la maglia XXXL che Treviso deve questo titolo, contro un Viadana nell’occasione forse superiore per calibro tecnico complessivo. Se il pack biancoverde si era già dimostrato superiore ad ogni avversario nel corso del Super Ten, la finale ha esaltato la predisposizione al combattimento, il rigore e la compattezza del reparto avanzato di Treviso, impeccabile anche quando i titolari di partenza hanno lasciato il campo per fatica.

Giusto che il capitano dello scudetto sia Antonio Pavanello, che da seconda linea gioca proprio nel cuore della mischia, protagonista di un’ottimo campionato e laureatosi per la seconda volta nella stagione dopo il titolo di dottore in Architettura conquistato a Ca’ Foscari lo scorso ottobre. “Non avrei potuto chiedere nulla di più a quest’anno”, spiega raggiante il 27enne, cresciuto nel Rovigo e approdato al Benetton nel 2005, “lo scudetto era l’obiettivo di inizio torneo, ma vincerlo da capitano è un regalo speciale. Ero fra i sei cosiddetti “leader” della squadra anche prima dell’infortunio di De Jager, nel finale di stagione è emersa la possibillità che la responsabilità toccasse a me. Certo non è facile essere capitano in una squadra come Treviso, con tante personalità forti e giocatori ben più esperti di me. A volte ho chiesto di essere aiutato, è successo anche sabato, ed in quelle situazioni ho capito quanto questo gruppo sia unito e maturo”.

I biancoverdi, alle prese con una lunga lista di infortunati, partivano sfavoriti contro un Viadana motivatissimo e dopo un primo tempo dominato si erano ritrovati ad inseguire nel punteggio con soli 10′ da giocare. Eppure è finita come altre quattro volte nei sette anni della gestione Zatta-Munari, cioè con il Benetton in festa sotto lo sguardo divertito di Giovanni Storti, pur senza gli inseparabili Aldo e Giacomo. “Rispetto a tutti gli altri, ciò che fa la differenza è la nostra forza mentale”, commenta Pavanello, “ognuno è capace di dare il massimo nel momento che conta, senza farsi fermare dalla pressione psicologica. Faccio un paio di esempi. Sabato Horak era stato chiamato a giocare in extremis, era reduce da un lungo infortunio alla spalla e lontano dal ritmo partita, ma ha fatto un’ottima finale, sacrificandosi in difesa. Sartoretto aveva giocato pochissimo in questa stagione, è entrato negli ultimi minuti, ha salvato il risultato con un placcaggio devastante su Robertson e poi ha quasi segnato una meta. Viadana ha come noi ottime individualità, ma da noi c’è anche un gruppo solido. Quello che forse era mancato l’anno scorso”.

In questa stagione, come nella passata, la squadra ad un certo punto dava l’impressione di non comprendere i dettami di Franco Smith e di accusare la disastrosa campagna di Heineken Cup. La svolta della stagione del Benetton avviene dopo il derby perso a Padova, racconta il capitano: “Non c’è dubbio, abbiamo anche conosciuto momenti difficili durante l’annata. All’inizio del girone di ritorno giocammo una brutta partita in casa del Petrarca. Alla fine, nello spogliatoio, ci siamo guardati in faccia e ci siamo domandati se volevamo buttare via due anni di sacrifici. E’ venuta fuori ancora una volta la forza del gruppo e da quel momento ho iniziato a credere che lo scudetto sarebbe tornato a Treviso. E sabato è successo lo stesso: dopo essere andati sotto nel punteggio ci siamo riuniti in cerchio e ci siamo chiesti se veramente volevamo questa vittoria. Come risposta, siamo andati ad occupare il campo del Viadana per il resto della partita, assicurandoci lo scudetto con il calcio di Goosen e la meta di Barbieri“.

Da sempre Treviso lamenta scarsa tutela da parte degli arbitri. Non in questa volta occasione, però. “Faccio davvero i complimenti a Mancini, che ha ottimamente arbitrato la finale”, dice Pavanello, “in particolare ha diretto bene il gioco a terra, rendendo più veloce l’uscita del pallone. Inoltre, da capitano, ho potuto avere con lui un proficuo dialogo. Ed alla fine ne è venuta fuori anche una bella partita, mi sembra”.

Ora Antonio Pavanello si aggrega all’Italia A con la quale parteciperà alla Nations Cup in Romania. A detta di qualcuno il seconda linea biancoverde meriterebbe qualcosa di più, ma forse, stante il dissidio “politico” fra la Fir e il club trevigiano, oggi a differenza del passato vestire la maglia del Benetton è più un ostacolo in prospettiva azzurra. “Non spetta a me dire se merito la Nazionale. Da parte mia cerco solo di dare sempre il massimo e credo di avere raggiunto in questa stagione una certa maturità di giocatore. In finale non mi sembra di avere sfigurato contro gli avversari diretti (Geldenhuys è stato convocato da Mallett per il tour estivo, ndr). Ciò che mi fa più piacere, in ogni caso, è sentire la fiducia dei compagni e sentirmi dire da loro che sarei all’altezza della Nazionale maggiore”.

La cronaca della partita si trova qui.

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Storico Rovigo, ai playoff con una meta all’84′. Il miracolo di Brunello e dell’orgoglio rossoblù

Sunday, May 10th, 2009

Rovigo ai playoff dopo 11 anni grazie all’incredibile epilogo del derby, Benetton secondo e in semifinale contro CalvisanoVenezia salvo assieme al Carrera che chiude una stagione anonima con un pari casalingo contro la Capitolina: questi i verdetti della stagione regolare del Super Ten 2008-2009.

E’ stato un campionato scosso dalla annunciata adesione alla Celtic League e insidiato dalla crisi economica, che ha messo in difficoltà numerosi club, dal Gran Parma oggi retrocesso fino a squadre di più alto lignaggio. La favola più bella è quella del Rovigo, che stava pareggiando fino al 38′ della ripresa sul campo del Casinò ma che poi trovava le due mete del punto di bonus che valevano la semifinale a spese dell’Overmach Parma.

Stefano Ambrosio e quindi – 4′ dopo la scadenza del tempo regolamentare – Gabriel Pizarro facevano scatenare i tifosi rossoblù, incapaci di resistere ad una festosa invasione di campo. “La Rugby Rovigo è la mia casa e la mia famiglia, la gioia è immensa e indescrivibile”, diceva alla fine l’allenatore Massimo Brunello, “la quarta meta è l’emblema della nostra stagione: questa è una squadra che sa soffrire e lottare, non molla mai”.

Alla presidentessa  Susanna Vecchi l’onore di “violare” lo spogliatoio, vista l’occasione del tutto speciale: “Sono commossa e sono onorata di essere la rappresentante di questo splendido gruppo. Un risultato di cui il club e la città avevano bisogno”. Tradisce l’emozione Pizarro, che dedica la meta “a mia moglie e a mia figlia che sono in Argentina, a mio suocero che sta male e che sicuramente ha pregato per me, ai tifosi, alla società, a tutta Rovigo”.

Prima il derby era stato caratterizzato soprattutto dal nervosismo che aveva condizionato Venezia, Rovigo e l’arbitro Dordolo, autori tutti di scelte enigmatiche quando non sbagliate tout court. Emblematico cosa succede al 32′: su un calcio di spostamento Corrado Pilat inciampa da solo, l’ovale finisce a Sanchez che però se lo lascia cadere in avanti… Si affrontavano due squadre incerottate e stanche, con Rovigo però più reattivo e motivato, come dimostrava la meta di Legora, sfuggito con un calcio battuto veloce ad un Rameka indisponente.

Issatisi sul 15-3, i rossoblù venivano raggiunti dai padroni di casa nella ripresa quando a Luke Mahoney, fino a quel momento migliore in campo, veniva comminato un giallo (poco prima Dordolo aveva graziato Di Maura per un dangerous tackle su Benetti). A firmare il 15-15 erano Willem Wium – premiato giustamente come miglior giocatore del Casinò della stagione (nella foto) – e Pilat, disastroso nel derby ma capace di farsi trovare pronto per finalizzare un break di Levi con il sostegno di Ziegler.

Alla fine tutti con il fiato sospeso in attesa dei risultati dagli altri campi. Poi la grande festa rodigina, con la sorpresa dell’avversario in semifinale (sconfitto a Roma, il Benetton scivolava al secondo posto). Calvisano-Treviso e Rovigo-Viadana sono le semifinali di andata del prossimo week-end.

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Varato il Veneto Derby Day. L’ultimo atto di una gloriosa tradizione o il primo passo verso il rilancio?

Saturday, April 18th, 2009

La notizia è che per la prima volta, accantonando un atavico spirito di campanile, quattro società di rugby della regione hanno saputo trovarsi d’accordo su qualcosa. Si tratta del primo Veneto Derby Day messo in cantiere per il prossimo 26 aprile con sede allo stadio padovano del Plebiscito in occasione della sesta di ritorno del Super Ten: alle 15 Benetton Treviso-Femi-Cz Rovigo, alle 17 Carrera Petrarca-Casinò di Venezia e tutto intorno una festa per le tifoserie dei tre club di maggior tradizione e per un quarto che si propone con ambizioni alla pari delle “cugine” scudettate.

Con il trasloco di un match da Monigo a Padova si concentrano quindi in uno stesso stadio, per un giorno, tutte le attenzioni del rugby regionale. Obiettivo: dimostrare che “un altro Super Ten è possibile”, che il campionato può avere ancora un valore di identità e di marketing a fronte del progetto Celtic Club destinato inevitabilmente a mettere in ombra la competizione nazionale, che già fatica ad imporsi all’attenzione dei media e del pubblico.

I derby sono stati l’essenza del rugby veneto dal dopoguerra all’avvento del professionismo, con la stagione d’oro fra gli anni Settanta ed Ottanta e l’acme toccato all’Appiani nel 1977, con i 20mila spettatori di Petrarca-Rovigo (foto sotto). Quell’aspra rivalità, fuori dal campo, si è tradotta in divisioni mai sanate, che hanno negato alla regione capofila di questo sport la possibilità di avere un’adeguata rappresentanza nei palazzi romani. Ed oggi, una volta ancora, il Veneto si ritrova incapace di presentare una candidatura unitaria per una franchigia in Celtic League.

Il Derby Day a questo punto rappresenta quasi un bivio. L’ultimo colpo di coda di una tradizione gloriosa ma inevitabilmente destinata al declino? Oppure il primo passo verso un fronte regionale compatto e verso il rilancio in grande stile? Dipenderà non solo dalla risposta del pubblico, ma anche dai segnali che sapranno offrire i club nei prossimi mesi, fino alla decisione sulla scelta delle due partecipanti alla Celtic League fissata da Giancarlo Dondi nel consiglio federale di giugno.

Intanto va segnalato il beau geste dei rugbisti veneti, che devolveranno l’intero incasso della biglietteria del Derby Day alle vittime del sisma abruzzese, che ha colpito direttamente il mondo dell’ovale con la scomparsa del pilone aquilano Lorenzo Sebastiani. I primi ad acquistare il tagliando saranno gli stessi atleti, allenatori e dirigenti dei quattro club coinvolti. I biglietti costeranno 20 euro, con riduzioni a 10 per le donne e i ragazzi fra i 16 e 18 anni e gratuita per gli under 16.

ENGLISH     The news is that for the first time, setting aside an ancient spirit of parochialism, four rugby clubs of the region reached an agreement on something. We speak about the first Veneto Day Derby, a double-haeder that will be staged the 26th of April in the Plebiscito stadium of Padua, in occasion of the 15th round of the italian Super Ten: at 3 pm Benetton Treviso-Femi-Cz Rovigo, at 5 pm Carrera Petrarca-Casinò Venezia and all around a big party for the supporters of three clubs of great tradition and for a quarter that proposes itself  with pair ambitions of the “cousins”.

With the move of a match from Treviso to Padua are concentrated therefore in a same pitch, for a day, all the attentions of the regional rugby. Goal: to demonstrate that “an other Super Ten is possible”, that the championship can still have a marketing and identity value opposing to the Celtic League project destined unavoidably to put in shadow the national competition. The derbies have been the essence of rugby in Veneto from the post-war period to the advent of the professionalism, with the golden season between the Seventies and the Eighties and the acme touched at Appiani stadium in 1977, with 20 thousand people attending Petrarca-Rovigo.

That sour rivalry, outside from the field, has been translate in divisions never healed, that have denied to the region leader of italian rugby the chance to have an adequate representation in the Union. And today, once again, Veneto is incapable to propose a unitary candidacy for a Celtic League franchise. The Derby Day represents nearly a crossroad. The last step of a tradition destined to the decline? Or the first step towards a compact regional front and towards a new rise? It will not only depend from the answer of the public, but also from what the clubs will be able to do in the next few months, till the decision on the choice of the two participants to the Celtic League fixed in june by Giancarlo Dondi, chairman of the italian union.

The whole income from the ticket office of the Derby Day will be devolved to the victims of the recent heartquake at L’Aquila, that has directly hit the world of  itakian rugby with the death of the young prop Lorenzo Sebastiani. The first ones to purchase the tickets will be the same athletes, trainers and officers of the four clubs involved.

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Super Benetti, il VeneziaMestre piega Roma. La follia delle maglie: ora tocca a Rovigo

Sunday, April 12th, 2009

Il quarto turno di ritorno rivoluziona la classifica del Super Ten, con le venete tutte a segno con la sola eccezione della Benetton, da ieri ex-capolista in seguito alla sconfitta 19-13 nel derby di Padova. Balza in testa l’Overmach Parma, capace di espugnare Viadana, mentre Rovigo aggancia Calvisano al quarto posto e resta quindi accreditato candidato per un posto nei playoff.

A Favaro Veneto il VeneziaMestre regola, pur con qualche affanno, i romani della Futura Park e fa un’altro deciso passo verso la salvezza. In un match dominato dal ruvido scontro fra i pacchetti si sono rivelati decisivi un guizzo di Josh Levi nel primo tempo e, nel corso dell’intera gara, la puntualità di Corrado Pilat dalla piazzola (5 su 6 per il bellunese, pur non altrettanto autorevole in regia), mentre l’efficace organizzazione difensiva amaranto-oro concedeva una meta agli ospiti solo nella ripresa e in una fase di inferiorità numerica.

L’ottima prestazione dietro la mischia di Nicola Benetti, fatta di verve nella gestione del gioco e aggressività nei placcaggi, sancisce l’approdo alla maturità del venticinquenne mediano trevigiano, “scommessa” dello staff veneziano che l’ha prelevato quest’estate dal Mogliano in cambio di Lucas Lambrè. Da segnalare una volta ancora la prova tutta sostanza del sudafricano Krause. Finisce 19-8, con gli amaranto-oro che possono recriminare per un paio di occasioni sciupata da M.J. Mentz.

Continua la saga delle magliette. Perfino il Rovigo, club ancorato alla tradizione in modo molto assoluto e radicale, si concede un design moderno, tradendo i classici colori rossoblù. Nella foto che ritrae “Braam” Immelman, premiato come man of the match, ecco la casacca con cui la Femi-Cz ha giocato e vinto sul campo della Capitolina. Maglia azzurrina con spiritosi omini rossi… No comment.

Foto Legarugby

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Risiko Celtic, Venezia lancia l’allarme e propone un superclub con Petrarca e Rovigo. Rinascono i Dogi?

Saturday, January 24th, 2009

Mentre avanza il progetto Celtic League con l’ipotesi di due sole selezioni coinvolte nel torneo anglosassone, Venezia lancia un accorato grido d’allarme rivolto alla città e alla Federugby. E allo stesso tempo propone una partnership con Petrarca e Rovigo per la nascita di un superclub regionale, sorta di riedizione dei prestigiosi Dogi, e una iniziativa in grande stile per dimostrare il potenziale valore, anche commerciale, del Super Ten: il Veneto Derby Day del 26 aprile con Carrera-Casinò e Benetton-Femi Cz giocate nello stesso impianto sul modello del “double-header” londinese, con il quale si apre la Premiership a Twickenham.

“Abbiamo investito molto per portare Venezia al massimo livello ma ora potremmo essere costretti ad un ridimensionamento dei nostri impegni e dei nostri obiettivi”, ha spiegato il presidente Tommaso Pipitone (foto sotto), “abbiamo avviato progetti per l’ampliamento del nostro impianto a Favaro con la copertura della tribuna e la creazione di una seconda tribuna dal lato opposto, ma gli ultimi sviluppi ci costringono ad una riflessione sul futuro. L’eventuale abbandono della sponsorizzazione Casinò, in coincidenza anche con la crisi economica che colpisce altre aziende nostre partner, ci mette di fronte alla constatazione che la città è incapace di supportare lo sport attraverso le sue forze imprenditoriali”.

Quanto al risiko Fir-selezioni-club, Pipitone esprime per conto della sua società un disagio comune ad una grossa parte del movimento. “In assenza di regole chiare non siamo in grado di programmare la prossima stagione e il progetto Celtic League minaccia di “uccidere” il campionato”, sottolinea, “stiamo valutando una collaborazione con il Petrarca ed eventualmente il Rovigo, che per il momento è solo un’ipotesi ma che si prospetta come l’unico modo per sopravvivere ad alto livello, considerato anche che l’impianto di Favaro non ha i requisiti richiesti”.

Parte da Venezia anche l’iniziativa del Veneto Derby Day. “E’ un’idea che ci è venuta discutendo con il nostro allenatore Gajan delle sue esperienze in Giappone. Due derby veneti concentrati nello stesso stadio e nello stesso pomeriggio, uno di seguito all’altro, potrebbe convogliare le quattro tifoserie per un grande appuntamento promozionale. Vorremmo così dimostrare che il campionato italiano ha ancora valore, basta pensare ad un adeguato investimento di risorse per rilanciarlo”.

Qui sotto una formazione dei Dogi, leggendario team ad invito che raccoglieva i migliori giocatori veneti per sfide internazionali di alto livello.

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