Super 10, in un brutto derby meglio Venezia di Treviso (magliette escluse)
Sunday, October 14th, 2007
Mentre i Mondiali si avviano alla conclusione (ma non ne voglio parlare, Rugbypeople è in lutto per la sconfitta della Francia: ancora non capisco come abbia potuto succedere), è tornato ieri il Super 10 italiano. Pur con i suoi limiti, è sempre il nostro rugby. Ho visto il derby fra Venezia e Treviso, era una splendida giornata di sole e c’era molta gente sugli spalti e attorno al campo: quello di Favaro, pur piccolo, è un impianto molto ospitale, con un’ottima club-house e la possibilità di essere a pochi metri dai giocatori sul terreno di gioco, recintato da una semplice staccionata di legno.
E’ stata una partita decisamente brutta, fra due squadre ben lontane da una forma decente; per di più spezzattata da infiniti fischi arbitrali. E’ evidente che tutte e due le formazioni pagheranno per un pezzo il fatto di avere cambiato così tanto durante l’estate (il Benetton anche la guida tecnica). Fatte le debite proporzioni rispetto agli obiettivi e ai budget, fra le due è piaciuto di più il Casinò VeneziaMestre, ben disposto in campo e animato dalla grinta dei molti ex, da capitan Wium (il quale però alla fine si rammaricava di avere avuto colpa nel cartellino giallo e in un fallo costato una punizione) a “Dado” Candiago, da Perziano a “Ferro” Carlesso, fino allo stesso tecnico Umberto Casellato. Pur soffrendo in mischia chiusa - si attendo un pilone destro - i veneziani sono rimasti a galla per più di un tempo, facendo vedere un’ottima mediana con i neozelandesi Crane e Bambry (nella foto). Sotto tono Levi, giunto a Mestre solo da pochi giorni, bene invece fra gli italiani le seconde Tumiati e Minello. Positivo spezzone di partita per Rameka.
Incapace di fare gioco il Benetton, che si è attaccato alla sua superiorità in mischia per condurre in porto una vittoria non scontata dopo il primo tempo. I biancoverdi hanno gestito con pazienza, trovando la meta solo in 15 contro 14, nella ripresa, e affidandosi con troppa insistenza alle iniziative di Brendan Williams. Fra i nuovi, da segnalare qualche spunto da parte di Horak e la mobilità di Vidal, ma le cose migliori le hanno fatte vedere nel cuore dei raggruppamenti spontanei Scottie Palmer, Kingi e i due Pavanello. In fin dei conti i padroni di casa avrebbero anche meritato il punto di bonus, svanito con l’errore di Bambry nell’ultima trasformazione, da posizione angolata. Passare a Favaro, comunque, non sarà facile per nessuno.
Continua la deriva delle magliette da rugby. Come erano belle quelle di una volta. Poi arrivarono l’acrilico, i materiali tecnici, sponsor e sponsorini, lo stile Stade Français. Quelle del VeneziaMestre di quest’anno, con una fantasia psichedelica multicolore, sono davvero inguardabili. Potete immaginare i commenti in tribuna.
71 caps con la Scozia, due Coppe del Mondo disputate, otto fra Cinque e Sei Nazioni, una lunga e onorata militanza in Premiership e in Celtic League: Stuart Grimes, 33 anni, è uno dei nomi più prestigiosi approdati quest’anno nel Super 10 nostrano. Assieme all’ex All Black Chresten Davis formerà nel Carrera Padova una delle seconde linee più affidabili del torneo, almeno sulla carta: i due hanno già dimostrato un certo affiatamento e addirittura si assomigliano un po’ nell’aspetto (entrambi biondi, 2,01 per 105 chili il neozelandese, 1,99 per 107 chili lo scozzese, un solo anno di differenza di età). Grimes, una laurea e un master nel cassetto, è giunto a Padova assieme alla moglie Trish ed affronta con grande entusiasmo la nuova esperienza.
Dopo l’esperienza con il Newcastle nell’ultima stagione hai giocato con i Borders Reivers in Celtic League. Ora affronti un campionato di minor livello come il Super Ten italiano. “Si tratta comunque di una sfida personale. Può essere stimolante dovere lottare sempre per mantenersi al massimo livello, ma lo è altrettanto inserirsi in un ambiente nuovo e cercare di trasferire le proprie idee e le proprie esperienze per farlo crescere. E’ interessante per me il fatto che il gioco del Super Ten sia più orientato verso gli avanti, come in Premiership, mentre nella Celtic League si privilegia invece il gioco al largo”.