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	<title>Rugbypeople &#187; Storie di rugby</title>
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	<description>Lo sport più bello del mondo, la sua gente</description>
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		<title>Rinnovamento a &#8220;RugbyClub&#8221;. Presentazione con Kirwan, Bettarello e le mamme del Benetton</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Feb 2011 11:23:55 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Storie di rugby]]></category>
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		<description><![CDATA[Pubblico il comunicato relativo alla presentazione della rinnovata rivista Rugby Club, al quale collaboro con entusiasmo: è una bella realtà, con molti amici e molta passione, e soprattutto indipendente da qualsiasi controllo federale. Spero di incontrare qualcuno dei venticinque lettori di RugbyPeople alla Lovat di Villorba, mercoledì.
Mercoledì 9 febbraio alle 18.30 presso la Libreria Lovat [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 1px 2px;" src="http://www.rugbyclub.it/wp-content/uploads/2011/02/RC-cover-15.jpg" alt="" width="200" height="271" />Pubblico il comunicato relativo alla presentazione della rinnovata rivista Rugby Club, al quale collaboro con entusiasmo: è una bella realtà, con molti amici e molta passione, e soprattutto indipendente da qualsiasi controllo federale. Spero di incontrare qualcuno dei venticinque lettori di RugbyPeople alla Lovat di Villorba, mercoledì.</em></p>
<p>Mercoledì 9 febbraio alle 18.30 presso la <a title="Librerie Lovat" href="http://www.librerielovat.com/" target="_blank"><strong>Libreria Lovat</strong></a> di Villorba (TV), verrà presentata la rivista <a title="Rugby Club" href="http://www.rugbyclub.it" target="_blank"><strong>Rugby Club</strong></a>, in una veste grafica tutta rinnovata.<br />
L’evento,  promosso da Dasler edizioni, sarà seguito dal talk-show “L’Italia in mischia, in mischia con l’Italia”. Apriranno l’incontro Claudio Da Ponte, responsabile marketing Rugby Club, e Nicola Giuliato della Dasler edizioni, con la presentazione di tutte le novità che da questo numero caratterizzano Rugby Club. Seguirà il saluto dell’assessore alla cultura del Comune di Treviso Vittorio Zanini, attivo appassionato di rugby, e l’intervento di una rappresentante delle mamme del settore giovanile della <strong>Benetton Rugby</strong>, autrici del libro <em>“Ricette in meta”</em>, iniziativa a scopo benefico a favore del reparto pediatrico dell’Ospedale Provinciale Ca’ Foncello di Treviso.</p>
<p>Con un nuovo formato, un taglio editoriale d’impatto e articoli firmati dalle penne storiche del giornalismo sportivo italiano, Rugby Club parte dal rugby per affrontare temi diversi. Curiosità, notizie e tendenze coinvolgeranno tutti coloro che non considerano la “palla ovale” solo uno sport. Articoli di moda, di cucina, di economia e di salute saranno protagonisti insieme ai grandi valori del rugby. Rugby Club è come una grande squadra, spinta al rinnovamento e al miglioramento, ricca di valori in cui crede.</p>
<p><img class="alignright" style="border: 1px solid black; margin: 1px 2px;" src="http://www.internationalrugbyacademy.com/_uploads/staff/d1e1a2a5-3ea8-4e21-8394-651cc8b41a99.jpg" alt="" width="126" height="126" />Il talk show dal titolo “L’Italia in mischia, in mischia con l’Italia”, in cui il pubblico potrà confrontarsi con ospiti d’eccezione quali <strong>Stefano Bettarello</strong>, editorialista di Rugby Club e primo italiano a giocare con i mitici Barbarians, <strong>Umberto Casellato</strong>, effervescente allenatore del Mogliano Rugby, <strong>John Kirwan </strong>(<em>foto</em>), tecnico della Nazionale giapponese di Rugby ed “All Blacks” campione del mondo, <strong>Amerino Zatta</strong>, presidente di Benetton Rugby. Le mamme del libro “Ricette in meta”, spesso “fan del bordo campo”, per l’evento scenderanno nella mischia e saranno anche cuoche: il loro ricco banchetto delizierà l’atmosfera di questa serata carica di entusiasmo.</p>
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		<title>Auguri!</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2011 17:02:20 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[A tutti gli amici di Rugby People auguro un buon ingaggio nel nuovo anno con questo manifesto dell&#8217;Ordine Francescano di Narbonne.


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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">A tutti gli amici di Rugby People auguro un buon ingaggio nel nuovo anno con questo manifesto dell&#8217;Ordine Francescano di Narbonne.</p>
<p style="text-align: left;">
<a href="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2011/01/narbonne_grande.jpg"><img class="size-full wp-image-1065 alignleft" style="margin: 2px; border: 1px solid black;" title="narbonne_grande" src="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2011/01/narbonne_grande.jpg" alt="" width="400" /></a></p>
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		<title>Quarant&#8217;anni fa la scomparsa di Maci Battaglini, simbolo del Rovigo e del primo rugby italiano</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Dec 2010 17:19:21 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Quaranta anni fa, alle 6,45 del 1° gennaio 1971, moriva all’ospedale di Padova Mario Battaglini, il più grande protagonista della prima stagione del rugby italiano nel dopoguerra. Il rodigino “Maci” era stato vittima qualche settimana prima di una banale caduta dalla bicicletta (mezzo da cui non si separava mai, poichè non aveva la patente), derivando un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2010/12/foto-maci-amatori-milano.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1058" style="margin: 2px; border: 1px solid black;" title="foto maci amatori milano" src="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2010/12/foto-maci-amatori-milano-229x300.jpg" alt="" width="229" height="300" /></a>Quaranta anni fa, alle 6,45 del 1° gennaio 1971, moriva all’ospedale di Padova <strong>Mario Battaglini</strong>, il più grande protagonista della prima stagione del rugby italiano nel dopoguerra. Il rodigino <strong>“Maci”</strong> era stato vittima qualche settimana prima di una banale caduta dalla bicicletta (mezzo da cui non si separava mai, poichè non aveva la patente), derivando un trauma che l’avrebbe portato al coma e quindi alla tragica fine.</p>
<p>Alla funzione funebre <strong>Don Mario Bisaglia</strong> cita la parabola di Sansone: <em>«Tu sei stato questo, Maci, un forte e un dolce, tutti ti ricorderanno così»</em>. Ad assistere alla cerimonia ci sono migliaia di cittadini, perchè di Rovigo Battaglini è stato uno dei figli più amati. <em>«In fondo al suo cuore durava l’immagine della piccola città di nebbie spinose e di soli cocenti, dove anche lontano dallo stadio teatro delle sue gesta, continuava ad essere protagonista»</em>, ha scritto <strong>Gian Antonio Cibotto</strong>.</p>
<p>Gli ultimi anni di vita di Maci sono intrisi di dolore e nostalgia: resta vedovo della moglie Gabriella nel ’66, dopo una lunga malattia, e nel ‘70 viene allontanato dalla panchina del <strong>Rovigo</strong>, rimanendo orfano del rugby, sinonimo di una passione assoluta. Dedicati a Battaglini restano oggi uno stadio ed un monumento, ma soprattutto gli affettuosi ricordi che ancora si rincorrono in città. Come quando Maci fece uno stringato ma efficacissimo discorso alla squadra, prima della sfida fra una selezione veneta e i temibili sudafricani della <strong>Stellenbosch University</strong>. <em>«Loro sono fortissimi, ma se giochiamo come sappiamo </em><em>li ciavemo</em><em>»</em>. E infatti i sudafricani, reduci da una trionfale tournèe in Francia, persero quella partita 15-8.</p>
<p>Era il <strong>1955</strong> e per la prima volta gli italiani si imponevano ad una squadra di una nazione rugbisticamente avanzata. Pioniere, per il rugby azzurro, Battaglini lo era stato da sempre. Prima della guerra &#8211; dopo avere fatto nascere il Rovigo, col fratello <strong>Checco</strong>, e averlo condotto al titolo nazionale della <strong>Gil</strong> &#8211; Maci era stato il primo “professionista” di uno sport allora ancora ai primissimi passi, ottenendo un ingaggio dall’<strong>Amatori Milano</strong> (subito uno scudetto nel ‘39-’40). Classe 1919, di umilissime origini, viene arruolato nel Genio e spedito prima in Yugoslavia e quindi sul fronte russo.</p>
<p><a href="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2010/12/rovigo-51-52.jpg"><img class="size-large wp-image-1061 alignleft" style="margin: 2px; border: 1px solid black;" title="rovigo 51-52" src="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2010/12/rovigo-51-52-1023x681.jpg" alt="" width="430" /></a>Dopo la guerra è il primo rugbista italiano a giocare ed affermarsi in Francia, dove diventa un popolare eroe sportivo grazie soprattutto ai suoi calci da lunghissima distanza e  alle sue straordinarie doti fisiche, da cui deriva il soprannome “Maciste” e per apocope “Maci”. Tre stagioni fra <strong>Vienne</strong> e <strong>Toulon</strong> fino a che “le mal du pays”, irresistibile, lo riporta a Rovigo. Giusto in tempo per la drammatica <strong>alluvione</strong> del <strong>novembre 1951</strong> ma anche per l’esaltante ciclo di quattro scudetti dei bersaglieri rossoblù, nei quali una terra povera come il Polesine trova identificazione e riscatto. Di quella squadra Maci è giocatore, allenatore, simbolo.</p>
<p>Di carattere effervescente, non va molto d’accordo con arbitri, giornalisti, dirigenti di club e di Federazione: saranno molti i “casi Battaglini” negli anni della sua carriera, spesa anche a <strong>Treviso</strong>, <strong>Padova</strong> e <strong>Bologna</strong>. Battaglini è l’interprete più rappresentativo della prima stagione del rugby in Italia, di uno sport che nasce aristocratico ed universitario per scoprirsi poi contadino e popolano, radicandosi in provincia e dove antichi sono i legami con la terra, la fatica, il sacrificio; un rugby che non conosceva mode e retoriche del terzo tempo ma parlava la lingua vivacissima e autentica del campanile. Gli ultimi successi per Battaglini (tre scudetti dal ’57 al ’60) giunsero da allenatore delle <strong>Fiamme Oro</strong>, la polisportiva della Polizia di Stato che è quasi una Nazionale grazie al reclutamento dei migliori atleti nel reparto padovano della Celere.</p>
<p>Escluso da un rugby che cambiava velocemente quanto la società italiana, alla fine degli anni Sessanta Maci accetterà un lavoro di bidello ed un posto nella memoria di tutti i bambini di quella generazione. Nella stagione seguente al divorzio con Battaglini, il Rovigo avrà il primo sponsor di maglia &#8211; <strong>Tosimobili</strong> &#8211; ed uno straordinario straniero, <strong>Alex Penciu</strong>. Era già tutto un altro rugby.</p>
<p><em>Nelle foto Maci Battaglini con la maglia dell&#8217;Amatori Milano (per gentile concessione di Umberto Miani, che ringraziamo) ed il Rovigo del secondo scudetto nella stagione dell&#8217;alluvione 1951-52.</em></p>
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		<title>Nasce nel Nordest la Nazionale albanese. Esordio delle &#8220;Aquile Rosse&#8221;, che sognano Rio 2016</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Jun 2010 13:45:02 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2010/06/nazionale-albania-edit.jpg"><img class="alignleft size-large wp-image-981" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" title="nazionale albania edit" src="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2010/06/nazionale-albania-edit-1024x626.jpg" alt="" width="430" /></a>Nasce nel Nordest l&#8217;esperimento di una <strong>Nazionale albanese</strong> (<em>foto in alto</em>). Nordest roccaforte della Lega ma anche regione con un intenso tessuto produttivo e con un forte richiamo per i lavoratori migranti, Nordest che è anche territorio di rugby con radici fortissime. Sullo sfondo di questo scenario prende forma lo scorso inverno l&#8217;idea di mettere insieme i giocatori di origine albanese che sono impegnati nei vari campionati italiani di rugby, alcuni dei quali con una carriera sportiva già ben avviata: è il caso di <strong>Damin Buzaj</strong>, in forza al <strong>Gran Parma</strong>, e del mediano di mischia del VeneziaMestre <strong>Sevian Daupi</strong> (<em>foto</em>), o ancora del veterano <strong>Paco Ogert</strong>, già a Calvisano ed oggi capitano dell&#8217;Alghero.</p>
<p>Per l&#8217;approdo nella Nazionale azzurra di qualche atleta italo-albanese non è che questione di tempo, e si tratterà allora di una significativa svolta culturale per una squadra che utilizza con disinvoltura atleti stranieri naturalizzati grazie a discendenze figlie delle migrazioni italiane in Argentina, Sud Africa e altri angoli del mondo. Oggi l&#8217;under 20 del <strong>Benetton Treviso</strong>, ad esempio, schiera in prima linea apprezzatissimi atleti come <strong>Laert Naka</strong>, <strong>Dusan Berisa</strong> ed <strong>Ornel Gega</strong>, quest&#8217;ultimo già selezionato con la maglia dell&#8217;Italia agli ultimi <strong>Mondiali Juniores</strong> e riconosciuto come uno dei tallonatori più promettenti del panorama italiano giovanile.</p>
<p><a href="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2010/06/Sevian-Daupi-action.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-985" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" title="Sevian Daupi action" src="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2010/06/Sevian-Daupi-action-300x200.jpg" alt="" width="270" /></a>Un gruppo di una trentina di ragazzi albanesi ha cominciato a ritrovarsi regolarmente in allenamento nei mesi scorsi con il sostegno di tre tecnici veneti, l&#8217;ex azzurro <strong>Valter Cristofoletto</strong>, <strong>Michele &#8220;Mice&#8221; Motta</strong> ed <strong>Ivan Mazzon</strong>. Si lavora adesso alla costituzione dei primi club oltre Adriatico, preludio alla fondazione di una Federazione Albanese che possa essere riconosciuta dall&#8217;<strong>International Board</strong>, l&#8217;organismo che governa il rugby mondiale. A tutt&#8217;oggi non si può quindi ancora parlare ufficialmente di nazionale, quanto di un <strong>&#8220;Albania XV&#8221;</strong> che sabato 12 giugno ha conosciuto anche il suo esordio sul campo a <strong>Pordenone</strong>, epicentro dell&#8217;esperienza grazie all&#8217;impegno di <strong>Piergiorgio Grizzo</strong>, giocatore ed animatore nelle scuole friulane.</p>
<p><em>&#8220;Qui la comunità albanese è numerosa e l&#8217;evento ha così un duplice significato, sportivo e sociale&#8221;</em>, spiega Grizzo, fra i promotori dell&#8217;iniziativa e reduce da un viaggio a Tirana, &#8220;<em>in Albania abbia ottenuto il pieno sostegno del Ministero dello Sport e del Comitato Olimpico, naturalmente c&#8217;è tutto da costruire ma ovunque, e soprattutto nelle nostre prime esperienze nelle scuole, abbiamo trovato un entusiasmo incontenibile&#8221;</em>.</p>
<p><a href="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2010/06/ogert.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-986" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" title="ogert" src="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2010/06/ogert.jpg" alt="" width="245" height="123" /></a>La sfida contro la selezione triveneta dei <strong>Dogi</strong>, persa 69-14, è stata un test severo per <em>&#8220;Shqiponjat e Kuqe&#8221;</em>, le <strong>Aquile Rosse</strong> (questo il soprannome scelto per la squadra &#8211; <em>nella foto Paco Ogert, premiato come man of the match, assieme al chairman dei Dogi Elio De Anna</em>). Ma al di là delle inevitabili difficoltà dell&#8217;esordio per giocatori e tecnici non sono mancati positivi riscontri. <em>&#8220;Fino a pochi mesi fa mettere in piedi la squadra era solo un sogno, invece tutto è andato avanti molto velocemente&#8221;</em>, dice Sevian Daupi.</p>
<p>Si torna adesso immediatamente al lavoro per la promozione della palla ovale in Albania e la nascita di club nelle principali città attraverso un attivo comitato denominato <strong>“Rugby Shqiptar”</strong>, mentre si pensa intanto all&#8217;organizzazione di un match non ufficiale contro l&#8217;ultima classificata del ranking internazionale (attualmente la Finlandia). Più a lungo termine l&#8217;obiettivo è il riconoscimento internazionale della Federazione che offrirebbe il diritto a partecipare alle qualificazioni ai <strong>Mondiali</strong> e alle <strong>Olimpiadi</strong>. Il sogno è ritrovarsi nel <strong>2016</strong> a Rio de Janeiro.</p>
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		<title>Dopo 16 anni tornano in campo i Dogi. All&#8217;Aquila per beneficenza i &#8220;barbarians&#8221; veneti</title>
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		<pubDate>Mon, 31 May 2010 12:21:44 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Era almeno dal 2002 che si riparlava della rinascita dei Dogi. Ora è finalmente arrivato il momento: domani, in coincidenza con la Festa della Repubblica (e quella Serenissima è stata storicamente la prima Repubblica in territorio italiano&#8230;), ritornano in campo i Barbarians del rugby veneto, a sedici anni dalla loro ultima apparizione. Negli anni Settanta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/it/8/87/Rugby_Dogi_-_All_Kiwis_1989.jpg" alt="" width="430" />Era almeno dal 2002 che si riparlava della rinascita dei <strong>Dogi</strong>. Ora è finalmente arrivato il momento: domani, in coincidenza con la Festa della Repubblica (e quella Serenissima è stata storicamente la prima Repubblica in territorio italiano&#8230;), ritornano in campo i <strong>Barbarians</strong> del rugby veneto, a sedici anni dalla loro ultima apparizione. Negli anni Settanta ed Ottanta, in tempi di palla ovale dilettantistica, la selezione fu protagonista di clamorosi successi contro avversari di livello internazionale e scrisse, anche nelle occasioni delle sconfitte, belle pagine di sport giocando alla pari anche con rappresentative imbottite di <strong>All Blacks</strong> (si pensi agli <strong>&#8220;All Kiwis&#8221;</strong>, con i neozelandesi dei campionati europei).</p>
<p>L&#8217;appuntamento è dunque a <strong>L&#8217;Aquila</strong>, dove i Dogi affronteranno i locali &#8211; rinforzati da ex di lusso, come <strong>Carlo Festuccia</strong> ed <strong>Andrea Masi</strong> &#8211; e la <strong>Nazionale Vigili del Fuoco</strong> in un triangolare di beneficenza denominato “Una meta per Haiti”. Nel capoluogo abruzzese la selezione veneta condurrà anche un trofeo in ricordo di <strong>Franco Casellato</strong>, l&#8217;appassionato dirigente trevigiano recentemente scomparso, tra i rifondatori del club ad invito.</p>
<p><img class="alignright" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" src="http://img299.imageshack.us/img299/3601/dogiallkiwislowis5.jpg" alt="" width="200" />Anche se il nome “Dogi” era riemerso nel corso delle trattative per l&#8217;ammissione di Treviso alla <strong>Celtic League</strong>, in relazione ad un progetto che avrebbe dovuto coinvolgere l&#8217;intero movimento regionale, la selezione che si ripresenta oggi non ha legami con il Benetton ne&#8217; con la Federazione. A guidarla sono un gruppo di ex dalla prestigiosa carriera azzurra alle spalle, dal presidente <strong>Elio De Anna</strong> ai consiglieri <strong>Stefano Bettarello</strong> e <strong>Manrico Marchetto</strong> (completano la dirigenza Gianni Franceschini, Corrado Della Siega, Renato Della Ragione, Gianluca De Simoi).</p>
<p>La squadra, allenata da <strong>Piero Monfeli</strong>, Gianni Franceschini e <strong>Fabio Coppo</strong>, raduna atleti di serie A, B e C e veste i tradizionali colori amaranto ed oro, con calzettoni della società di appartenenza nello stile Barbarians. Ammessi ai Dogi sono giocatori del Triveneto ma anche stranieri se da tre stagioni in squadre del territorio.</p>
<p><em>«Abbiamo contattato 26 società, registrando grande entusiasmo e collaborazione»</em>, spiega il portavoce del club, <strong>Corrado Della Siega</strong>, <em>«l&#8217;obiettivo è di far rivivere una bella tradizione, allestendo una  squadra che giochi un rugby con orgoglio, per il piacere dei giocatori e del pubblico. Crediamo che in Veneto, nonostante i molti impegni agonistici, ci sia spazio anche per una iniziativa come questa. In questo momento l&#8217;importante era ripartire, anche per fare un po&#8217; di rodaggio e capire quali sono le reali prospettive. Dall&#8217;anno prossimo vogliamo programmare due o tre incontri di buon livello internazionale a stagione»</em>. Ci sono contatti con il Racing di Pierre Berbizier.</p>
<p>Ma l&#8217;attività a più breve termine è comunque intensa. Nella prossime settimane i Dogi saranno in campo con una squadra under 20 in campo contro il Cus Padova ed una formazione seven al torneo <strong>“La Colonna”</strong> di Mirano il prossimo 5 giugno, e quindi il 12 saggeranno le capacità della neonata <strong>Nazionale albanese</strong> a Pordenone.</p>
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		<title>&#8220;Invictus&#8221;, sbadigli e stereotipi. Nonostante Morgan Freeman delude il film sul Sud Africa del rugby</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Feb 2010 14:12:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elvis</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Vista la mia passione per il rugby e quella ancor più viscerale per il cinema di Clint Eastwood aspettavo da mesi, con autentica ansia, il film &#8220;Invictus&#8221;, in cui il regista di San Francisco affronta la storia dei Mondiali 1995 dal punto di vista del Sud Africa post-apartheid. Si è trattato, purtroppo, di una grossa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" src="http://rugby1823.blogosfere.it/images/damon_invictus_eastwood.jpg" alt="" width="430" />Vista la mia passione per il rugby e quella ancor più viscerale per il cinema di <strong>Clint Eastwood</strong> aspettavo da mesi, con autentica ansia, il film <strong>&#8220;Invictus&#8221;</strong>, in cui il regista di San Francisco affronta la storia dei Mondiali 1995 dal punto di vista del <strong>Sud Africa</strong> post-apartheid. Si è trattato, purtroppo, di una grossa delusione.</p>
<p>Ciò per cui la pellicola è da ricordare è l&#8217;eccezionale interpretazione di <strong>Morgan Freeman</strong> nei panni di <strong>Nelson Mandela</strong>, del quale riesce a rendere anche l&#8217;accento ed il personalissimo portamento. La storia ruota tutto intorno al personaggio del leader nero e alle sue scelte politiche, volte alla riconciliazione del paese anche attraverso la strada meno istintiva, quella del perdono. Ispirato da queste idee Mandela decide di sostenere gli <strong>Springboks</strong>, odiatissimi dalla popolazione nera (il rugby era lo sport delle classi più ricche, bianche e razziste), chiamati così a rappresentare la nuova &#8220;rainbow nation&#8221; nella <strong>World Cup</strong> del 1995.</p>
<p><img class="alignright" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" src="http://www.cinematografo.it/cinematografo_new/allegati/14394/mandela_pienaar.jpg" alt="" width="240" />I fatti sono ovviamente noti a tutti gli appassionati di rugby, tanto più a coloro che hanno letto il libro da cui è tratta la sceneggiatura, <em>&#8220;Ama il tuo nemico&#8221;</em> di <strong>John Carlin</strong>. Il guaio di &#8220;Invictus&#8221; è che d&#8217;accordo il positivo messaggio di Mandela sulla riconciliazione e sul perdono, ma al di là di questo il film è scontatissimo e soporifero. La straordinarietà del migliore cinema di Eastwood è rappresentata dal suo essere disturbante, dai dilemmi morali che impone: si pensi, su tutti, al dramma dell&#8217;eutanasia in &#8220;Million dollar baby&#8221;, ma anche a &#8220;Mystic river&#8221;, ai tormenti del generale giapponese di &#8220;Letters from Iwo Jima&#8221;, alle riflessioni sull&#8217;uso della violenza nell&#8217;ultimo &#8220;Gran Torino&#8221;.</p>
<p>Niente di tutto questo in &#8220;Invictus&#8221;. Sono tutti più o meno buoni, anche i più razzisti. Sanno tutti bene cosa fare. Ed è tutto ovvio fin da subito: che Matt Damon-<strong>François Pienaar</strong> farà sue le idee di Mandela e che gli Springboks conquisteranno i Mondiali, come nella peggiore tradizione del cinema sportivo trionfalista dove i buoni rischiano di perdere ma poi alla fine con un ultimo scatto di orgoglio vincono (vd. &#8220;Momenti di gloria&#8221;, &#8220;Fuga per la vittoria&#8221;). Non che ci sia del sentimentalismo o del buonismo (non troppo, almeno), è che il film è semplicemente noioso.</p>
<p><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" src="http://thefastertimes.com/film/files/2009/12/invictus.jpg" alt="" width="240" />Le scene di rugby non sono affatto convincenti. Già fisicamente fra <strong>Matt Damon</strong> e Pienaar ne passa. Nei panni di <strong>Kobus Wiese</strong> è stato scelto un tipo (moro) con il fisico gonfiato da culturista. <strong>Chester Williams</strong> è dipinto come un sempliciotto. Tutto davvero molto stereotipato, sul modello &#8220;rugby sport di uomini duri&#8221;.</p>
<p>La cosa peggiore di tutte, comunque, è il ritornello della colonna sonora scritto dal figlio del regista, <strong>Kyle Eastwood</strong>, e che in modo molto ruffiano ricalca l&#8217;orecchiabile motivo di &#8220;O sole mio&#8221;.</p>
<p>Un paio di curiosità per gli appassionati di rugby. A guidare l&#8217;<strong>haka</strong> è sempre un maori, e non un neozelandese britannico. La regola dell&#8217;ingaggio in mischia secondo &#8220;touch-pause-engage&#8221; è stata inserita dopo i Mondiali 1995. Ed ancora a quel tempo non era ancora legittimo l&#8217;ascensore in touche, così come gli Springboks invece insegnano ai bambini neri.</p>
<p><em>Nelle due foto nel post Mandela-Pienaar al centro e Freeman-Damon in basso.</em></p>
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		<title>RP podcast, in ricordo di Bill McLaren. La vita della più emozionante voce del rugby</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Jan 2010 17:22:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elvis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storie di rugby]]></category>
		<category><![CDATA[BBC]]></category>
		<category><![CDATA[Bill McLaren]]></category>

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		<description><![CDATA[rugbypeople-podcast-29-01-10
Nonostante l&#8217;argomento del giorno riguardi la rinuncia italiana alla Celtic League, un tema quindi di politica e business sportivo, dedichiamo il podcast di oggi al ricordo di Bill McLaren, la splendida voce del rugby per la BBC, un esempio di professionalità e passione.
McLaren è morto lo scorso 19 gennaio, destando viva commozione in tutto il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2010/01/rugbypeople-podcast-29-01-10.mp3">rugbypeople-podcast-29-01-10</a></p>
<p><a href="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2010/01/billmclaren.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-842" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" title="billmclaren" src="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2010/01/billmclaren-300x213.jpg" alt="" width="220" height="156" /></a>Nonostante l&#8217;argomento del giorno riguardi la rinuncia italiana alla Celtic League, un tema quindi di politica e business sportivo, dedichiamo il podcast di oggi al ricordo di <strong>Bill McLaren</strong>, la splendida voce del rugby per la <strong>BBC</strong>, un esempio di professionalità e passione.</p>
<p>McLaren è morto lo scorso 19 gennaio, destando viva commozione in tutto il mondo del rugby anglosassone.</p>
<p><em>Clicca sul link all&#8217;inizio dell&#8217;articolo per ascoltare il podcast</em></p>
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		<title>Rugby e fango. Tre foto e qualche pensiero in libertà alla vigilia di un anno decisivo</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Dec 2009 15:10:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elvis</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Afghanistan]]></category>
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		<category><![CDATA[Kahn Neshin]]></category>
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		<category><![CDATA[Petrarca Padova]]></category>
		<category><![CDATA[San Francisco Chronicle]]></category>

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		<description><![CDATA[Tre foto di rugby, che mi è capitato di vedere recentemente, mi suggeriscono qualche pensiero in libertà alla vigilia delle feste del 2009.
La prima immagine è stata pubblicata di recente sul sito del San Francisco Chronicle e fa vedere alcuni militari della base di Kahn Neshin, in Afghanistan, impegnati a contendersi nel fango una pallone [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2009/12/ba-aptopix_afgha_0500939582.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-818" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" title="ba-aptopix_afgha_0500939582" src="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2009/12/ba-aptopix_afgha_0500939582.jpg" alt="" width="300" /></a>Tre foto di rugby, che mi è capitato di vedere recentemente, mi suggeriscono qualche pensiero in libertà alla vigilia delle feste del 2009.</p>
<p>La prima immagine è stata pubblicata di recente sul sito del <strong>San Francisco Chronicle</strong> e fa vedere alcuni militari della base di Kahn Neshin, in <strong>Afghanistan</strong>, impegnati a contendersi nel fango una pallone ovale. E&#8217; probabile che si tratti di football americano e non di rugby, a giudicare dalla movenze dei giocatori senza palla e dalla provenienza dei soldati, marines statunitensi. Non cambia però lo sostanza, e cioè il valore di svago e di gioia che la pratica dello sport porta inevitabilmente con sè, anche in condizioni estreme come quelle di guerra.</p>
<p><img class="alignright" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" src="http://www.irb.com/mm/Photo/NewsMedia/0/IRB_2009_J_Duxbury_Rich_Kid_9074.jpg" alt="" width="300" />La seconda foto è invece certamente di rugby, essendo stata scattata da <strong>Jeremy Duxbury</strong> nelle <strong>isole Fiji</strong>, alla Navuso High School.</p>
<p>L&#8217;immagine rientrava fra le finaliste del Premio &#8220;Photo of the Year&#8221; dell&#8217;<strong>International Board</strong> ed avrebbe secondo me meritato di vincerlo, essendo ben più significativa della foto, pur bellissima, che si è aggiudicata il riconoscimento dell&#8217;edizione 2009 (&#8220;The flying Samoan&#8221;, vedila <a title="The Flying Samoan" href="http://www.irb.com/mm/Photo/NewsMedia/0/HenryBrowneIRBPOTYentry003_9073.jpg" target="_blank">qui</a>). La foto di Duxbury si intitola <strong>&#8220;Rich kid&#8221;</strong> e con una certa amarezza sottolinea il vantaggio acquisito dal ragazzo con il pallone grazie alla possibilità di vestire delle scarpe, mentre gli altri giocatori corrono nel fango scalzi.</p>
<p><a href="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2009/12/petrarca-1980.jpg"><img class="size-medium wp-image-820 alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" title="petrarca-1980" src="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2009/12/petrarca-1980-300x188.jpg" alt="" width="300" height="188" /></a>La terza foto che propongo risale al 1990 ed è tratta dalla rivista di allora &#8220;All Rugby&#8221;. Nell&#8217;immagine l&#8217;arbitro Pogutz fischia contro la mischia petrarchina nel derby fra Treviso e Padova; si riconoscono <strong>Giuseppe Artuso</strong>, Gianfranco &#8220;Gian&#8221; Barbini e, con il pallone, Guy Pardies. Una punizione di <strong>Oscar Collodo</strong> a 8&#8242; dalla fine permetterà al Petrarca di <strong>Memo Geremia</strong> di vincere il match ed il settimo scudetto in undici stagioni. Nessuna nostalgia del passato, ma una riflessione. Allora il campionato si giocava spesso su campi fangosi, eppure di fronte a pubblici numerosi ed appassionati (perlomeno in Veneto). Oggi il campionato ha perso del tutto il suo appeal, mentre è la Nazionale ad attirare il grande pubblico.</p>
<p>Forse è sfuggito ai più che l&#8217;anno che sta cominciare sarà decisivo per il rugby italiano. Se dovesse arrivare la <strong>Celtic League</strong> bene, ma se l&#8217;ingresso di Treviso e Viadana fosse respinto o anche rinviato (eventualità possibile, forse probabile) ci ritroveremmo con due &#8220;entità&#8221; parcheggiate in un torneo sempre più indebolito e certo incapace di fare da serbatoio alla Nazionale. Inoltre, dopo la fronda estiva, i club triveneti sono stati accontentati con il dietro-front federale sulla questione Celtic, ma sono pronti alla rivolta se tutto dovesse saltare. Per gli 80mila di San Siro fanno festa gli organizzatori, ma il movimento è lacerato ed il rugby italiano oggi non può certo dirsi in salute. Un 2010, insomma, tutto da scoprire.</p>
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		<title>Quando Mandela vestì la maglia degli Springboks e cambiò la storia del Sud Africa</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Nov 2009 17:30:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elvis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storie di rugby]]></category>
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		<description><![CDATA[Mentre sabato si è giocato ad Udine il test match fra Italia e Sud Africa, con una degnissima figura da parte degli azzurri nonostante la sconfitta, mi piace oggi ricordare il Mondiale 1995 svoltosi nel paese degli Springboks e vinto proprio dalla squadra verde-oro al ritorno sulle scene internazionali dopo gli anni del boicottaggio per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" src="http://www.smh.com.au/ffximage/2008/11/19/nelson_mandela.jpg" alt="" width="175" height="269" />Mentre sabato si è giocato ad <strong>Udine</strong> il test match fra <strong>Italia</strong> e <strong>Sud Africa</strong>, con una degnissima figura da parte degli azzurri nonostante la sconfitta, mi piace oggi ricordare il <strong>Mondiale 1995</strong> svoltosi nel paese degli <strong>Springboks</strong> e vinto proprio dalla squadra verde-oro al ritorno sulle scene internazionali dopo gli anni del boicottaggio per l&#8217;apartheid.</p>
<p>Di quella vittoria e dell&#8217;abilità politica che permise a <strong>Nelson Mandela</strong> di farne il simbolo di un intero paese che stava rinascendo parla l&#8217;ottimo libro di <strong>John Carlin</strong> <em>&#8220;Ama il tuo nemico&#8221;</em>, edito in Italia da (purtroppo con qualche svarione nella traduzione). Ne abbiamo discusso nel corso della trasmissione &#8220;Sport alla rovescia&#8221; su Radio Sherwood assieme ad <strong>Andrea Passerini</strong>, giornalista di rugby della Tribuna e di Repubblica, che si trovava all&#8217;<strong>Ellis Park</strong> di Johannesburg nella storica giornata della finale, il 24 giugno 1995.</p>
<p>Partita peraltro drammatica nel risultato, 15-12 ai supplementari grazie ad un drop dell&#8217;ex San Donà <strong>Joel Stransky</strong> e con l&#8217;ombra di un avvelenamento alimentare ai danni degli All Blacks. Il film di <strong>Clint Eastwood</strong> tratto dal libro è in uscita a dicembre.</p>
<p>Per ascoltare l&#8217;intervista a Passerini in formato mp3 clicca qui: <a href="http://mediaofficina.com/rugbypeople/wp-content/uploads/2009/11/mandela.mp3">mandela</a></p>
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		<title>Appunti francesi 2. Coqs contro i campioni del mondo, lo stile Springboks, il bonus del Top 14</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Nov 2009 09:17:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elvis</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Super Ten]]></category>
		<category><![CDATA[Top 14]]></category>

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		<description><![CDATA[In Francia sale l&#8217;attesa per il test-match di venerdì sera fra i &#8220;galletti&#8221; ed il Sud Africa campione del mondo, a Toulouse. Una delle partite di cartello del ciclo novembrino, con tutto rispetto per gli 80mila di San Siro Italia-All Blacks non rientra fra queste (e lo dimostra la formazione annunciata da Graham Henry). Gli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" src="http://www.scrum.com/PICTURES/CMS/2200/2262.jpg" alt="" width="260" height="201" />In <strong>Francia</strong> sale l&#8217;attesa per il test-match di venerdì sera fra i &#8220;galletti&#8221; ed il <strong>Sud Africa</strong> campione del mondo, a <strong>Toulouse</strong>. Una delle partite di cartello del ciclo novembrino, con tutto rispetto per gli 80mila di San Siro Italia-All Blacks non rientra fra queste (e lo dimostra la formazione annunciata da Graham Henry). Gli stessi Springboks hanno qualche problema di formazione, soprattutto in prima linea, e rinunciando ai giocatori emigrati all&#8217;estero non schierano ne&#8217; <strong>François Steyn</strong> (al Racing Parigi) ne&#8217; <strong>Jean De Villiers</strong> (al Munster).</p>
<p>Si tratta comunque di una squadra in cui i titolari contano 588 caps complessivi e che ha un sistema di gioco collaudato e vincente, basato sulla superiorità fisica nei punti di incontro e su un sapiente gioco al piede. Ci pensa infine <strong>Morné Steyn</strong> a punire l&#8217;indisciplina a cui inevitabilmente gli avversari sono costretti: per l&#8217;apertura dei Bulls la media del 90% di realizzazioni negli ultimi nove match (36 su 40, più 3 drop).</p>
<p>La Francia tuttavia è la bestia nera degli Springboks, i quali hanno vinto solo 2 degli ultimi 8 incontri. E nel paese transalpino gli Springboks non vincono addirittura dal 22 novembre 1997, in occasione dell&#8217;ultima apparizione dei coqs al <strong>Parco dei Principi</strong> (10-52).</p>
<p><img class="alignright" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" src="http://newsimg.bbc.co.uk/media/images/44435000/jpg/_44435017_jamesmontgomerygetty.jpg" alt="" width="250" height="180" /></p>
<p>Sempre attenti allo stile, i francesi hanno criticato gli abiti ufficiali degli <strong>Springboks</strong>, con una giacca verdastra con i contorni gialli che è sinceramente agghiacciante. Simpatica risposta dell&#8217;aiuto-allenatore della Nazionale transalpina, <strong>Didier Retière</strong>, in conferenza stampa: <em>&#8220;Se sei due metri per 130 chili puoi vestirti come vuoi. Se sei due metri per 130 chili e sei vestito da schifo, nessuno verrà mai a fartelo notare&#8221;.</em></p>
<p>Scopro che nel <strong>Top 14</strong> il bonus offensivo non è uguale a quello in vigore nel <strong>Super Ten</strong>. E che si tratta di una regola sicuramente migliore. Oltralpe si guadagna il punto di <strong>bonus</strong> non con le quattro mete segnate, ma segnando tre mete in più degli avversari. In Italia potrebbe dunque succedere &#8211; a differenza della Francia &#8211; che una squadra guadagni il bonus offensivo pur perdendo, come nel caso di VeneziaMestre-L&#8217;Aquila 26-48 (punti in classifica 1-5). E che due squadre &#8220;mollino&#8221; una volta raggiunta la quarta meta, mentre la regola <em>à la française</em> impone di lottare fino alla fine per conservare o agguantare il +3 nel computo delle mete. In un caso limite nel Top 14 una squadra potrebbe vincere solo con i calci e la perdente guadagnare il bonus sia difensivo che offensivo, immaginiamo un match 21-15 in cui chi vince segna 7 calci e chi perde 3 mete&#8230;</p>
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